Canterano_StemmaCanterano
Un salotto a cielo aperto

Comune di canterano
(Provincia di Roma)
Altitudine
m. 750 s.l.m.
Abitanti
357

Patrono
San Mauro – 15 gennaio
info turismo
Comune di Canterano, Via del Castello 7 tel. 0774 803023
Sito web: www.comune.canterano.rm.it
Mail: comune.canterano@tiscali.it

Lo spirito del luogo

Canterano_StemmaIl nome
Sull’etimologia non vi è certezza.
C’è chi ha sostenuto, come lo storico Livio Mariani, nella sua “Storia di Subiaco” del 1834, che derivi dal suo presunto fondatore, il barone Giovanni di Camorano (da qui Canterano). Il nobile, proprietario del feudo, avrebbe donato terre e castello al vescovo di Tivoli, dopo aver perso l’unico figlio nel corso di uno scontro con la vicina Gerano.
Un’ipotesi certo più avvincente, anche se poco probabile, è quella riportata alla fine del XIX secolo da un altro studioso di storia locale: l’archeologo Luigi Maria Bruzza. Secondo il Bruzza, Cantorano, “che taluno sognò avere origine ebraica”, deriverebbe dal latino cantorianum, vale a dire “fondo della gente Cantoria”. Il senso di questa definizione non è chiaro, probabilmente lo storico voleva intendere che il territorio di Canterano era affidato “ai cantori di chiesa”, dignitari capitolari, molto stimati, che insegnavano a leggere e a cantare.
Più avvincente, invece, la spiegazione di legare l’etimologia alle origini del paese, a quanto pare antichissime, che vorrebbero Canterano come uno dei primi insediamenti dei Pelasgi. Il nome altro non sarebbe che la fusione tra il sostantivo Kan, capostipite della razza pelasgica, e terapne, abitazione: “dimora di Kan”.

 

La storia
La presenza umana risale a tempi immemorabili. Il ritrovamento, in una grotta del Monte Rufo – alle cui pendici sorge Canterano – di un ripostiglio con sette asce di bronzo, lo testimonia. I reperti sono oggi conservati al Museo Nazionale Preistorico Etnografico “Luigi Pigorini” di Roma.
Tra i fondatori, i Pelasgi, popolo di navigatori del Peloponneso, sbarcati sulle coste tirreniche nel XIII a.C. Si insediarono sulle alture della Valle dell’Aniene, dove sorge appunto il borgo. Per scacciare e difendersi dai Siculi, primissimi abitanti della zona, eressero delle mura. Persino lo stemma del paese, raffigurante una nave a vele spiegate, rimanda alla grande colonizzazione della civiltà pelasgica in Italia centrale.
Anche gli Equi, antica popolazione italica, passarono a Canterano. Nel VII secolo a.C., a scopo difensivo, costruirono terrazzamenti e mura poligonali, dando vita a veri e propri insediamenti fortificati, gli oppida. Per circa 2 secoli, impedirono ai Romani di espandere il loro dominio nella Valle dell’Aniene. E solo nel 458 a.C. furono vinti. Cincinato, in cinquanta giorni, si prese i loro 41 insediamenti fortificati, tra cui Canterano. La dominazione di Roma è testimoniata da due epigrafi, conservate all’interno del Municipio.
Canterano, tra l’XI e il XII secolo, divenne “castellum” (castello), con funzioni difensive, dell’Abbazia di Subiaco. Nel 1564, finì sotto il controllo del Vescovato di Tivoli. Con Papa Urbano VIII, il 15 novembre 1638, il paese tornò definitivamente agli abati sublacensi che lo governarono fino al 1753, quando passò alla Congregazione del Buon Governo e, quindi, sotto la Curia romana.
Dopo la presa di Roma, nel 1870, Canterano diventò comune del Regno d’Italia.

Situato a 602m s.l.m., a soli 60 km da Roma, Canterano (350 abitanti) è una delle tappe da non perdere per chi volesse visitare le bellezze naturalistiche e storiche della Valle dell’Aniene. Un territorio, “impreziosito” dalle rovine romane, dai Monasteri Benedettini di Subiaco, dai Santuari della Mentorella e della Santissima Trinità, dalla stazione sciistica di Monte Livata e dai castelli medievali che si ergono su tutta la Valle. Tra questi, c’è anche il borgo di Canterano. Un piccolo gioiello – “un salotto a cielo aperto”, come hanno esclamato i responsabili-visitatori del Club “I Borghi più Belli d’Italia” – che, nonostante la moderna urbanizzazione, conserva ancora l’assetto architettonico medievale, con la torre e l’abitato che vi si arrocca intorno. Tutto è proiettato verso l’alto, verso il castello e la Chiesa. Quel che vedrete è uno straordinario “gioco” di vicoli e vicoletti, che si intersecano tra loro come in un labirinto. Improvvisamente, vi troverete in un’incantevole piazzetta o in una contrada fiorita. Niente automobili, solo tanti gradini a collegare i rioni. Ebbene sì, Canterano è il paese delle scale. Per chi non avesse fiato e gambe, nessun problema: ad accogliervi deliziosi spiazzi, dotati di panchine, che si affacciano su panorami mozzafiato.
A far compagnia al visitatore muri “parlanti”, su cui leggere poesie e aforismi.
Una visita al Municipio (previa prenotazione) vale la pena, per ammirare le epigrafi romane qui gelosamente custodite. A un passo c’è la Chiesa di San Mauro, patrono del paese (si festeggia il 15 gennaio), dove sono conservati antichi manoscritti e dipinti.
Appena fuori dal borgo, in località “Jastra” (dal latino “castrum”, “accampamento”), non lontana dall’attuale cimitero, è possibile vedere le mura poligonali, segno imperituro della permanenza degli Equi dei Romani a Canterano.
Bisognerà allontanarsi un po’ dal centro abitato, per visitare il vecchio cimitero, risalente alla fine dell’Ottocento, e la chiesetta di Santa Maria degli Angeli. Secondo la leggenda, qui sarebbe apparsa la Vergine, alla quale il paese è particolarmente devoto. Si ritorna a Canterano, infatti, soprattutto in occasione del primo e due Agosto, quando si festeggia la Madonna degli Angeli, patrona del borgo. Suggestiva è la processione in notturna dell’1 e quella diurna del 2. Su un percorso di circa due chilometri, che va dalla chiesa principale fino al vecchio cimitero, si snoda un lungo corteo in cui sfilano tre confraternite, ciascuna con i propri colori e i propri vessilli, ad accompagnare l’imponente statua lignea della Vergine (XIII sec.), ricoperta d’oro e portata a spalla da 8 incollatori. Fiaccole e candele illuminano tutto il tragitto.
Altra festa da non perdere è quella in onore di San Rocco, il 16 agosto, con la sagra degli gnocchi. La penultima domenica del mese, invece, è dedicata a Sant’Antonio di Padova, alla sagra degli “strozzapreti pizzicati” e ai balli folkloristici.
L’agosto canteranese si chiude con la “Suata”, gara podistica non competitiva su un tracciato di 4 o di 14 chilometri.
La natura di Canterano è altrettanto “generosa”: il territorio, caratterizzato da boschi di castagni e lecci, offre la possibilità di diversi percorsi, a piedi o a cavallo.

Piaceri e Sapori

A Canterano si “ammassano” le fregnacce. Bandite le macchinette per la pasta, solo forza di braccia, spianatoia, mattarello, farina e acqua per queste particolari fettuccine. Molto più larghe delle comuni tagliatelle, più dure e spesse, dai contorni irregolari, perché impastate e tagliate a mano, e dal gusto inimitabile. Sugo semplice o di castrato, una spruzzata di pecorino, e il capolavoro è servito.

cantrano-paneCanterano è il paese del pane. Filoni e pagnotte, fragranti e dorati, realizzati, ancora oggi, secondo la ricetta degli antichi panifici: farina, lievito madre, e l’acqua e l’aria di Canterano a fare il resto.
La tradizione dolciaria non è da meno nel borgo. Da gustare le ciambelline al vino e anice; il salame del Re, soffice rotolo di pan di Spagna farcito con crema al cioccolato e bagnato con il liquore, e i tozzetti alle mandorle, alle nocciole e, nella variante più moderna, anche al cioccolato.
E poi questo è il borgo delle castagne e del tartufo, bianco e nero, “celebrati” in due sagre autunnali.