Caprarola
Il sogno dei Farnese

Comune di caprarola
(Provincia di Viterbo)
Altitudine
m. 520 s.l.m.
Abitanti
5600 (1780 nel borgo)

Patrono
Sant’Egidio Abate, 1 settembre
info turismo
Ufficio Turistico Comunale, via F. Nicolai 2, tel. 0761 646157
caprarola.turismo@comune.caprarola.vt.it
Museo Multimediale, piazza R. Romei – tel. 327 2213746
farnesemultimediale@libero.it – www.comune.caprarola.vt.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Il toponimo deriva da “capra”- il luogo era abitato da pastori e caprai – e indica il ricovero, la stalla, in cui sono custoditi gli animali.

 

La storia

II sec. a.C., il console Cassio costruisce la via Cimina per collegare l’Etruria meridionale con Roma:
resti di epoca romana come basolati, cisterne, acquedotti e tombe sono ancora visibili nelle campagne di Caprarola, le cui origini sono etrusche.
IV sec. d.C., i sepolcreti scoperti nella contrada Corsica appartengono a cristiani fuggiti da Roma a causa delle persecuzioni.
XII-XIII sec., si forma il primo nucleo urbano, costituito dalle attuali contrade Aquilone e Borgo Vecchio; nel 1240 il borgo è assoggettato ai Di Vico, già proprietari di una parte del lago, e per tutto il medioevo è oggetto di contesa da parte delle famiglie feudatarie di Vico, Orsini e Anguillara.
1435, Caprarola passa sotto la giurisdizione della Santa Sede.
Nel 1465, con la decapitazione di Giacomo Di Vico e la confisca dei beni degli Anguillara da parte della chiesa, finisce l’epoca feudale.
1473, Caprarola è affidata in vicariato ai Riario – Della Rovere, sotto i quali vive un periodo di prosperità; da essi viene ceduta nel 1504 alla famiglia Farnese.
1530, il cardinale Alessandro Farnese, innamoratosi del luogo, avvia la costruzione di una fortezza pentagonale su disegno di Antonio Sangallo il giovane; i lavori non sono portati a termine perché il Farnese, diventato papa nel 1534 con il nome di Paolo III, preferisce dedicarsi alla costituzione del ducato di Castro, uno stato indipendente all’interno di quello pontificio, in cui riunire tutti i possedimenti della famiglia per affidarli al figlio Pier Luigi.
1559, il cardinale Alessandro Farnese il Giovane, figlio di Pier Luigi e nipote di Paolo III, riprende la costruzione di palazzo Farnese affidandola al Vignola, il quale converte l’austera fortezza progettata dal Sangallo in una delle più belle ville del Rinascimento italiano.
1649, Caprarola passa sotto il controllo della Camera Apostolica.
1731, con l’estinzione della famiglia Farnese, palazzo Farnese è trasmesso in eredità ai Borbone di Spagna, fino al 1941, quando diventa proprietà dello Stato italiano.

Arroccato su uno sperone di tufo tra i boschi di cerro e faggio della Selva Cimina temuta dagli eserciti romani, il borgo di Caprarola esprime la genialità del Rinascimento italiano: uno scatto in avanti della bellezza, che non si accontenta della visione ristretta del medioevo. La famiglia Farnese affida all’architettura e alla pianificazione urbanistica la celebrazione della sua potenza, raccogliendo il meglio che si potesse avere a quel tempo nel campo dell’arte: così, incarica il Vignola di ricostruire il vecchio nucleo urbano per porlo all’altezza del suo nuovo palazzo e del suo sogno di potenza. Ma Caprarola non è solo palazzo Farnese: è tutto un susseguirsi di giochi visivi, anzi di visioni, che implicano l’antico borgo, dove la piazza Prato,
le case costruite sul tufo in contrada Corsica, il ponte delle Monache, sembrano venir fuori da un quadro dei pittori danesi attivi a Roma nell’Ottocento. E quindi, un portale bugnato, un finestrone, un particolare prospettico, il gioco delle simmetrie e delle allegorie, una vecchia finestra confusa nell’intonaco, una fontana rinascimentale, il resto di una torre medievale, una scala
addobbata di gerani, danno il senso della storia, del tempo che passa, anche dolcemente, nell’antica Tuscia degli etruschi.

Nel buen retiro di Caprarola, la famiglia Farnese realizzò il suo sogno: un palazzo ancora più imponente di quello che aveva a Roma, che la esaltasse tra i potenti della terra. Giusto un cardinale e futuro papa poteva concepire quello che sarebbe diventato un intervento urbanistico tra i più rilevanti del Rinascimento. Una pianificazione esemplare, cui concorsero i migliori architetti e pittori del tempo. Alessandro Farnese affidò la costruzione di una struttura difensiva ad Antonio da Sangallo il Giovane, che elaborò una fortificazione a pianta pentagonale. I lavori iniziarono nel 1530 ma furono sospesi appena realizzata la base con i cinque bastioni angolari. Sarà il nipote cardinale Alessandro Farnese il Giovane a riprendere i lavori nel 1559. Questa volta l’architetto scelto è Jacopo Barozzi da Vignola, che del progetto del Sangallo mantiene il perimetro esterno a forma di pentagono, ma attua una totale trasformazione degli spazi rendendo la fortezza una grandiosa villa extraurbana. Non solo: alla mole e al prestigio del nuovo palazzo deve adattarsi anche il borgo medievale costruito sul costone di tufo. Il Vignola progetta quindi una strada rettilinea che squarcia il vecchio abitato e si mette in asse col fondale del palazzo. Questa spettacolare via Diritta (l’attuale via Filippo Nicolai)
e l’articolazione dello spazio prospettico davanti al fondale, consentono lo svelamento progressivo e scenografico di palazzo Farnese, che lo spettatore raggiunge in salita e con esperienze percettive di avvicinamento-allontanamento studiate ad hoc. Per realizzare, tra il 1550 e il 1560, questo magnifico prospetto rinascimentale, il Vignola ha dovuto costruire ponti, scalinate, sottopassi, abbattere parte dei quartieri medievali, ristrutturare palazzi e chiese e costruire nuovi edifici. Il palazzo, dunque, ha rigenerato il borgo.
palazzo Farnese si sviluppa su cinque livelli: i primi tre piani sono uniti da una mirabile invenzione del Vignola, una scala elicoidale (scala Regia) composta da trenta colonne in peperino, che rinvia a quella del Bramante per il Belvedere del Vaticano. All’esterno, l’immagine di fortezza si attenua man mano che si sale ai piani alti. La decorazione interna (1560 -1576) affidata a Taddeo Zuccari e alla sua bottega, e poi ultimata dal fratello Federico, celebra la storia della famiglia Farnese con i modi espressivi tipici del manierismo. I temi dell’opera pittorica sono stati scelti dal cardinale Alessandro e dall’umanista Annibal Caro. A Jacopo Del Duca e Girolamo Rainaldi si deve il progetto dei Giardini Superiori (1579-1587) con la magnifica Catena dei Delfini, la Casina del Piacere, il Giardino delle Cariatidi, i giochi d’acqua, le sculture, le fontane, gli elementi vegetali, tutti racchiusi in uno splendido parco. I Giardini Inferiori, progettati dallo stesso Vignola, sono anch’essi ricchi di statue, fontane, mosaici, grotte, divinità marine, cascatelle, essenze vegetali, secondo il gusto manierista.
Destano meraviglia tutti gli altri ambienti, dalla sala del Mappamondo, con la geografia e l’astronomia così come si rappresentavano nel 1574, alle sale dipinte con i Fasti Farnesiani e al cortile circolare con portico al piano terra e loggia a quello superiore. Pur se condizionato dalla costruzione di palazzo Farnese, il centro storico conserva l’aspetto medievale nelle contrade Aquilone e Casacce, nel Borgo Vecchio (con i palazzi del Podestà e Fabrizi-Valentini) e in quello che fu il castello della famiglia Di Vico, prima rocca difensiva del borgo (XIII-XIV secolo), poi ristrutturato dai Farnese e adibito a cancelleria. Invece, le chiese e i palazzi di ristrutturazione farnesiana presentano eleganti e marcate linee vignolesche, monumentali portali bugnati e grandi cornici in peperino intorno alle finestre, simboli di signorilità rinascimentale.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Escursioni a piedi, a cavallo e in bici nell’area paludosa del lago e lungo i sentieri del Monte Venere e del Monte Fogliano (m. 965). Birdwatching presso il punto d’osservazione della Riserva Naturale Lago di Vico. Percorsi enogastronomici su prenotazione.

Il centro di Caprarola offre al visitatore molti altri spunti interessanti. Riprendiamo la nostra visita con la chiesa di San Marco, eretta a fine Cinquecento su disegno del Vignola. Percorrendo la via Dritta, s’incontrano a destra l’ottocentesca fontana del Mascherone, a sinistra l’ex ospedale di San Giovanni (1495) ristrutturato dal Vignola, più avanti a sinistra palazzo Restituti con maestoso portale e facciata in bugne angolari, rifatta nel 1586 per allineare l’edificio al nuovo asse. In piazza P. Cuzzoli si trova la fontana delle Boccacce con tre maschere e stemmi farnesiani, e in piazza V. Emanuele la chiesa della Madonna della Consolazione (1566), capolavoro voluto da Alessandro Farnese, con altare ligneo rivestito d’oro disegnato dal Vignola, soffitto ligneo a lacunari decorato (1590) e portale d’entrata in legno intagliato (1564). Nella stessa piazza si ammira palazzo Mariani, progettato dal Vignola nel 1571. Tornando sulla via Diritta s’incontrano a sinistra palazzo Pettelli (fine XVI secolo) col suo portale in bugnato e, di fronte, palazzo Flacchi-Spada con un disegno di lesene ioniche sulla facciata. Proseguendo, a sinistra s’incontra palazzo Riario, che fu fortezza prima degli Anguillara (XIV secolo) e poi dei Riario, con due torri quadrate e una circolare. Di fronte, la collegiata di San Michele Arcangelo, di origine trecentesca, fu modificata dai Farnese e riedificata dal Valadier nell’Ottocento. Su piazza Vignola si affacciano palazzo Moscheni (metà XVI secolo), il tardo cinquecentesco palazzo Sebastiani con il maestoso portale e palazzo Petti, costruito nel 1573 su abitazioni medievali e su una parte del castello dei Di Vico. Un torrione circolare del castello, verso piazza Sicilia, è stato trasformato nell’abside della chiesa di Santa Maria Assunta, dalla quale si arriva alla quattrocentesca fontana Riario. La via Diritta termina con il ponte delle Monache a sinistra, la chiesa di San Rocco, con un soffitto a cassettoni dipinto, e il rinascimentale palazzo Gherardi (1580) decorato da bugne angolari, un tempo convento delle agostiniane e oggi sede comunale. Appena fuori del centro, sono da vedere le scuderie di palazzo Farnese, anch’esse realizzate su probabile progetto del Vignola (1570), oggi utilizzate per iniziative culturali e convegni, e la chiesa di Santa Teresa con annesso convento dei carmelitani. Opera di Girolamo Rainaldi (1619), la chiesa ha una facciata articolata su due livelli e conserva sopra l’altare maggiore una tela di Guido Reni raffigurante Santa Teresa (1623). Oltre alla visita di palazzo Farnese (biglietteria, tel. 0761 646052) posto sotto la tutela della Soprintendenza per i Beni Architettonici per le province laziali, si possono prenotare visite guidate al centro storico e alla Riserva Naturale Lago di Vico (via Cassia Cimina, km 12, tel. 0761 647444, apertura 8.30-13). Quest’ultimo è, tra i laghi italiani di origine vulcanica, quello che forse presenta l’ambiente più incontaminato. La riserva, oltre alla superficie lacustre, comprende boschi di cerro, castagno e faggio, un sottobosco ricco di specie perenni (pungitopo e, in località Spinaceto, agrifoglio) e fioriture primaverili e autunnali (narciso, bucaneve, orchidea selvatica). Un piccolo paradiso terrestre in cui trovano rifugio la volpe, il riccio, il ghiro, il falco, l’istrice, il tasso, l’upupa. La palude delle Pantanacee (“Zona Umida” secondo la Convenzione di Ramsar) è l’ambiente ideale per numerose specie di uccelli acquatici (svasso maggiore, garzetta, germano reale, airone cinerino, beccaccino). Dalla strada provinciale del lago di Vico comincia l’escursione al Monte Venere (863 m.), il cui versante nord-orientale è ricoperto da una rigogliosa faggeta. Infine, la Strada di Mezzo attraversail cratere inoltrandosi per una decina di km nel bosco di cerri e aceri.

Museo Multimediale “La Tuscia e i Farnese”,
piazza R. Romei, tel. 327 2213746: i sotterranei di palazzo Farnese ospitano un percorso multimediale sulla storia della famiglia Farnese.

Itinerari Musicali,
febbraio – maggio: rassegna musicale.

Fiera Agricola e Artigianale,
ultimo fine settimana di maggio.

Di Voci e Di Suoni,
luglio – agosto: festival di musica, teatro e cultura popolare.

Sagra della Nocciola,
24 agosto – 1 settembre.

Festa della Castagna,
20 ottobre – 10 novembre.

Polis, novembre – maggio:
rassegna teatrale.

Tra i primi piatti sono da considerare i pici, pasta fatta a mano con uova, acqua e farina, e i taccò, sorta di fettuccine senza uova. Tra i secondi, il pesce d’acqua dolce di lago (coregone alla brace, filetti di persico reale fritti) o gli arrosti di capretto tipici della Tuscia.

Gli estesi noccioleti intorno al lago di Vico fanno di Caprarola il borgo della nocciola, utilizzata in pasticceria nella produzione di biscotti (tozzetti, amaretti, cazzotti) e come salsa per primi piatti mantecati.

Ristorazione

Agriristoro L’Antica cantina

Nel centro storico di Caprarola, a pochi metri da Palazzo Farnese. L’Antica cantica è un ambiente famigliare e caratteristico, dove la cucina è rigorosamente tradizionale. Il Ristorante Taverna de li Caldora rinnova i piatti della tradizione abruzzese e gli dona modernità ed eleganza.  Specialità di pasta e dolci fatti a mano. Produttori di nocciole e castagne a guscio. Wi Fi gratuito.

  Via Madonna delle Grazie snc
  +39 0761 647203
  +39 338 8177185
  agriristoroanticacantina@gmail.com
  www.lanticacantina.it