Chianalea
La piccola Venezia

Comune di chianalea
nel Comune di Scilla
(Provincia di Reggio Calabria)
Altitudine
m. 1500 s.l.m.
Abitanti
5670 (350 nel borgo)

Patrono
San Rocco, 16 agosto
info turismo
Comune, tel. 0965 754003
Pro Loco, piazza San Rocco – tel. 0965 754003
Assessorato al Turismo – tel./fax 0965 704303
www.comune.scilla.rc.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Il più antico borgo di Scilla è Chianalea e deriva il suo nome da “piano della galea”, ma è chiamato anche Acquagrande o Canalea, perché le piccole case che sorgono direttamente sugli scogli sono separate le une dalle altre da piccole viuzze, simili a canali, che scendono direttamente nel mare Tirreno.

 

La storia

Età omerica, la leggenda vuole che siano stati gli esuli troiani a costituire il primo nucleo abitato sotto la rupe, dove grazie ai numerosi scogli era più facile la pratica della pesca. 456 d.C., il villaggio è distrutto dai Vandali.
VIII-IX sec., il dominio bizantino garantisce alla terra di Scilla una certa prosperità; la rocca è abitata da monaci italo-greci, chiamati Padri Basiliani.
IX-XI sec., le coste calabre sono sconvolte dalle feroci scorrerie saracene.
1060, i Normanni dopo un lungo assedio al castello occupano il borgo e scacciano per sempre i Bizantini.
XI-XIV sec., Scilla conosce sotto gli Svevi un periodo di prosperità grazie ai commerci con l’Oriente e con i principali porti dell’Adriatico. Poi passa sotto il dominio degli Aragonesi e quindi degli Angioini.
1523, Paolo Ruffo, conte di Sinopoli e capitano d’armi in Reggio Calabria, acquista il feudo di Scilla e impedisce al feroce pirata Barbarossa di sbarcare su questi lidi. La famiglia Ruffo, di origini antichissime, ha segnato la storia di Scilla, come quella dell’intera Calabria, portando i suoi membri a ricoprire cariche di vicari, viceré, marescialli, prelati, cardinali.
1720, il castello di Scilla viene fortificato dagli Austriaci per difenderlo dagli Spagnoli che però nel 1734 ritornano in possesso delle Due Sicilie.
Nel 1783 un terribile terremoto-maremoto devasta il borgo.
1827, tramontato l’astro napoleonico, ­ ­ i Borbone, tornati padroni del Regno, istituiscono anche a Scilla una guardia urbana.

Nell’immaginario collettivo Scilla, dal greco Skylax, “cagna”, è legata al mostro (sei teste, sei lunghissimi colli e guaito di cucciolo di cane) creato dalle fantasie dei naviganti ed entrato nella leggenda omerica di Ulisse. Di fronte – là dove Calabria e Sicilia sembrano quasi abbracciarsi – sta Cariddi, l’altro mostro che ingoia le acque e le rivomita, simboleggiando i pericolosi vortici delle correnti marine.
Come le Sirene, anche Scilla e Cariddi rappresentano, sotto il velo del mito, i pericoli della navigazione: l’ingannevole seduzione del mare calmo, i mostri che vivono nelle sue profondità. Per preservare questo luogo, in cui gli antichi coloni greci hanno collocato le loro paure e fantasie, non bisogna dunque liberarlo dal mito, ma anzi farlo rivivere ogni volta che si guarda il mare. Solo così è possibile non contaminare le emozioni mediterranee, i colori dell’acqua che cambiano con le ore, tenui all’alba, rossi o violetti al tramonto, con la banalità del moderno immaginario vacanziero.

Scilla si estende lungo la costa della Calabria tra il mare Tirreno e le pendici dell’Aspromonte. Chianalea è il vecchio borgo di pescatori, non imbalsamato a scopo turistico ma che ancora vive dell’attività antica della pesca. Passeggiando tra le sue suggestive viuzze è facile incontrare pescatori che, sotto casa, costruiscono le reti per la pesca, apportano piccole riparazioni alle barche o si preparano a partire per affrontare una nuova giornata in mare.
Le onde del Tirreno penetrano sin quasi dentro le abitazioni che sono continuamente sottoposte alla forza d’urto delle acque; di notte il silenzio amplifica il suggestivo rumore dei “colpi” di mare che costituisce il sottofondo musicale della vita a Chianalea. Si dice che qui le case sono barche e le barche sono case. Sullo “Scaro Alaggio”, dove i pescatori ancorano le proprie barche per ripararle dalle onde, si impone per armonia architettonica il palazzo Scategna, con il suo doppio ordine di balconi in pietra squadrata disposti su tre piani. Vicino si trova villa Zagari, un edificio del 1933 in stile eclettico. Le antiche fontane, sparse qua e là, le piazze e le chiese, ognuna con la propria storia, gli scogli e le rocce che si frantumano nel mare, offrono un paesaggio naturale di grande bellezza, vigilato dall’austero castello dei Ruffo, sulla rocca che è la stessa del mostro omerico. Costruito a scopo militare, l’imponente edificio è stato riadattato ad uso residenziale dal conte Paolo Ruffo che nel 1532 subentrò nel feudo di Scilla ai precedenti signori. Dal castello si gode un meraviglioso panorama che comprende le isole Eolie e la costa siciliana.

Piaceri e Sapori

Attività balneari, immersioni subacquee, pesca, trekking.

Il territorio comunale è molto esteso: dal mare si arriva sino ai 1500 m di Gambarie d’Aspromonte, dove vi sono le piste da sci.

Castello dei Ruffo:
convegni e mostre d’arte.

Sagra del Pesce Spada,
nel periodo estivo: spettacoli e degustazione nelle vie del borgo.

Festa di San Rocco,
il sabato e la domenica successivi al 16 agosto. La statua del santo, preceduta da una fiaccolata, è portata a spalla dai devoti per le vie del paese, tra canti e preghiere, fin sotto i fuochi pirotecnici (il tradizionale “trionfino”) e con l’accompagnamento della banda musicale.

Estate Scillese,
eventi teatrali e musicali.

Il pesce spada è il re incontrastato della gastronomia scillana: qui, come a Bagnara, viene cucinato secondo tradizionali ricette, al forno, in padella o nel sugo dei maccheroni; più sbrigativo, anche se meno consueto, il pesce spada alla griglia. Comunque venga cucinato, deve essere accompagnato da un vino del posto, ottenuto dalle uve zibibbo.

Oltre al pesce spada, il territorio offre i profumi del vino ottenuto dalle uve zibibbo e dei limoni di qualità “verdello”.