Giove-stemmaGiove
Tra storia e mito

Comune di GIOVE
(Provincia di Terni)
Altitudine
m. 292 s.l.m.
Abitanti
1920 (900 nel borgo)

info turismo
Comune, Via Roma 10 – Tel. 0744 992928
info@comune.giove.tr.it
Pro loco, piazza XXIV Maggio
www.comune.giove.tr.it
www.ilsolelalunafestival.it | www.pergiove.net

Lo spirito del luogo

Giove-stemmaIl nome
Il borgo di Giove è all’origine un insediamento romano sul fiume Tevere che deve probabilmente il suo nome all’esistenza di un tempio dedicato a Zeus, divinità alla quale erano consacrati molti colli ancora prima della divisione etnica tra etruschi e umbri. Un’altra ipotesi è che il nome derivi dalla volgarizzazione del latino jugum (“giogo montano”, “passaggio obbligato”, “vetta” entro due valli) che richiama le caratteristiche geografiche del luogo.

 

La storia
1191, Castel di Juvo compare la prima volta alla storia in un documento su una permuta di beni tra Berardo di Pietro, signore del luogo, e Offreduccio di Buonconte di Alviano; per la sua posizione dominante sulla valle del Tevere, il castello è terra di contesa tra i maggiori Comuni della zona – Orvieto, Todi, Amelia, Spoleto – e tra i signori di Alviano e la chiesa.
1481, il Papa Sisto IV assegna il feudo di Giove a Lucrezia Appiani d’Aragona, vedova di Pino degli Oderlaffi; in seguito Giove entra nelle mire della famiglia Borgia.
1514, il castello e le terre del contado sono acquistati da Pier Bertoldo del ramo di Latera, con il quale inizia il dominio della famiglia Farnese.
1557, l’8 settembre Pier Bertoldo Farnese, signore di Giove, concede lo Statuto Comunale.
1597, Mario Farnese vende il feudo di Giove per 65mila scudi ai fratelli Asdrubale e Ciriaco Mattei; il trasferimento di proprietà è confermato da una breve del Papa Clemente VIII.
1643, con bolla papale del 10 ottobre, Urbano VIII concede al marchese Girolamo Mattei, figlio di Asdrubale, la dignità di duca “affinchè la terra sia adorna al titolo più degno”; comincia un lungo periodo di pace e prosperità accompagnato da progresso urbanistico, mecenatismo e nuove edificazioni.
1796, con la discesa delle truppe napoleoniche il territorio entra a far parte del Dipartimento del Trasimeno, dipendente direttamente dal governo imperiale di Francia.
1854, consegnato dalla Restaurazione nuovamente nelle mani dello Stato Pontificio e della famiglia Mattei, Giove è inserito nella “Provincia dell’Umbria” come parte del mandamento di Amelia; nel 1860 fa il suo ingresso nel Regno d’Italia.
1909, i duchi Canonici Mattei cedono il palazzo al conte Pietro Ricciardi che a sua volta nel 1919 lo vende ai conti De Chenaz de Robilant; nel 1936 il castello è acquistato da Pietro d’Acquarone.

Come si fa, dall’alto di questo colle, a guardare il verde Tevere senza pensare agli dei che qui avevano i loro santuari? Nel disincanto delle epoche successive Giove è rimasto confinato, per un po’ di tempo, negli affreschi delle sale di palazzo Ducale, dove i soggetti mitologici e biblici continuano a rimandare a un’età dell’oro che oggi ritroviamo solo sui biondi chicchi d’uva e sulle foglie argentate degli ulivi che rendono fertile il territorio. Già Virgilio nelle Georgiche celebrava i vigneti “amerini”, della zona di Amelia, e qui forse il poeta latino aveva intravisto la possibilità della calma olimpica, che rende superiori gli uomini. Il borgo attuale conserva, infatti, un aspetto riposante e sereno, gli abitanti sono cordiali, non avendo smarrito la mescolanza di caratteri etruschi e umbri, e la vista spazia sui rilievi del vicino Lazio e sui Monti Cimini concedendo poco o nulla al degrado della modernità.

Giove dalla sua aperta posizione sulla collina domina l’ampia valle sinistra del Tevere. piazza XXIV Maggio è la principale agorà cittadina, su cui si affaccia il maestoso palazzo Ducale, possedimento della famiglia Mattei. Il castello ducale sorge su una rocca preesistente di cui sono ancora visibili alcuni tratti delle mura perimetrali con i loro torrioni. L’attuale aspetto deriva dall’unione di un nucleo medievale con l’ampliamento eseguito nel Seicento forse dal Vignola o comunque dalla sua scuola. Dall’ingresso principale si entra in un vasto androne decorato con colonne doriche: qui parte un’originale rampa a spirale che al suo interno accoglie un anello in muratura contenente un’ulteriore scala con gradini sul perno centrale. Al termine si è accolti dalla bella loggia che si affaccia sulla valle del Tevere e dalla quale si accede agli appartamenti ducali. Al piano superiore le sale nobili contengono affreschi di soggetto biblico e mitologico attribuiti alla mano di artisti quali il Domenichino e Domenico Alfani, o più probabilmente alle rispettive scuole. Si dice che il castello abbia 365 finestre, una per ogni giorno dell’anno.
In prossimità del Belvedere, si trova la Porta che introduce al borgo medievale e che reca impresso il monogramma di San Bernardino (IHS). Il nucleo storico di Giove vecchio è diviso in due strette vie fatte di case addossate l’una all’altra, speroni di mura, archi e portali in pietra. Qui è bello passeggiare tra i silenziosi vicoli abbandonandosi con l’immaginazione al tempo passato. Nel medioevo il percorso aveva due poli: il palazzo Comunale all’ingresso e, al lato opposto, la chiesa di San Giovanni Battista sull’attuale piazza Cento Tramonti. Una nota curiosa è data dalla piccola figura umana in peperino, posta sul portale di una casa, indicante probabilmente l’ufficio di censimento delle nascite. Sulla piazza, la chiesa Parrocchiale dedicata alla Madonna Assunta è stata eretta nel 1740 dal duca Giuseppe Girolamo Mattei. All’interno la chiesa è decorata da stucchi di elegante fattura con l’abside circondato da un pregevole coro, mentre in alto splende una preziosa tavola raffigurante l’Assunta attribuita alla scuola dell’Alunno di Foligno. Fuori le mura, la cappella di San Rocco, offerta al santo invocato contro la pestilenza, ospita affreschi cinquecenteschi della scuola folignate raffiguranti scene sacre. E’ dal 1969 sacrario dedicato ai caduti di tutte le guerre. Luogo di devozione e pellegrinaggio, infine, è la chiesa della Madonna del Perugino, le cui pareti sono colme di ex voto donati per grazia ricevuta. Sull’immagine della Madonna, dipinta nel 1658, è ancora visibile una macchia nerastra a testimonianza dell’offesa prodotta dal gesto di uno squilibrato e del miracolo che gli ha ridato la ragione, motivo della costruzione dell’edificio.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Tennis presso gli impianti sportivi, passeggiate lungo i sentieri.

La campagna intorno al borgo di Giove offre numerosi percorsi pedonali e ciclabili per salutari passeggiate alla scoperta di antichi casolari ben conservati e ristrutturati, che testimoniano le origini contadine di una comunità che ancora oggi prova piacere a impegnarsi nelle piccole attività agricole. A pochi chilometri è possibile visitare Amelia, Lugnano e Penna in Teverina, mentre in breve tempo si raggiungono Orvieto, Todi, le Cascate delle Marmore e la città dei Papi, Viterbo.

Studio d’Arte del Maestro Alessandro Prayer, vicolo del Prato.

San Giovanni Battista,
24 giugno: si festeggia il Patrono con i riti religiosi e la sagra popolare.

Festival Il Sole,
La Luna, ultima settimana di luglio: il borgo vecchio e il castello ospitano eventi musicali e teatrali, mostre di pittura e degustazioni nelle taverne di prodotti e piatti tipici, all’insegna degli archetipi del maschile e del femminile, capaci di vibrazioni che permettono di assorbire il calore del sole e di ascoltare la voce della luna.

Musica e parole,
agosto: una serata dedicata alla memoria. Per info: tel. 0744 992928.

Sagra delle Erbe,
settembre. Per info: tel. 0744 992928.

Madonna del Perugino,
seconda settimana di settembre: festa religiosa.

GIOVE_PIATTOIl piccione in salmì è da sempre il piatto preferito dalle famiglie di Giove.
Il ripieno è composto di uovo, pane e fegato dell’animale. Servito con pane tostato, il piccione in tranci è condito con il sughetto di cottura e accompagnato dal ripieno tagliato a fette.

Sulle armoniose e soleggiate colline umbre crescono rigogliosi la vite e l’ulivo. Nel bosco, funghi, tartufi e asparagi di stagione si accompagnano al gusto selvatico della carne di cinghiale, con cui si preparano i piatti che lasciano sapori e ricordi di questa terra.