Monte San Giovanni Campano
Medioevo ciociaro

Comune di monte san giovanni campano
solo centro storico
(Provincia di Frosinone)
Altitudine
m.  420 s.l.m.
Abitanti
12.776 (650 nel borgo)

Patrono
San Tommaso d’Aquino, 7 marzo
info turismo
Sportello del Cittadino, piazza G. Marconi – tel. 0775 289980/81/82
Biblioteca Comunale, via San Luigi 9 – tel. 0775 289541
www.comune.montesangiovannicampano.fr.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Monte sta a indicare il fenomeno dell’incastellamento, quando le invasioni barbariche costrinsero le popolazioni a rifugiarsi in luoghi alti, più sicuri e protetti; San Giovanni deriva dal monastero benedettino del VI secolo dedicato ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista; Campano è l’aggettivo derivante da Campagna, una delle province dello Stato Pontificio cui apparteneva il borgo, aggiunto nel 1872 per non confonderlo con l’altro Monte San Giovanni esistente nel Lazio.

 

La storia

VI sec. d.C., i Benedettini fondano il monastero dedicato ai Santi Giovanni Battista ed Evangelista.
XI sec., viene edificato il castrum, ma bisognerà aspettare il 1018 per leggere per la prima volta, in una pergamena, il nome del castello Montis S. Ioannis.
1157, il conte Adinolfo d’Aquino acquista per permuta da Adriano IV, l’unico Papa inglese della storia, il castello accettando le condizioni di vassallaggio: nasce così nel 1159 il feudo di Monte San Giovanni.
1186, compare per la prima volta in un documento il nome della chiesa di Santa Maria della Valle.
1244-45, nel castello paterno è tenuto prigioniero dai fratelli San Tommaso d’Aquino al fine di distoglierlo dalla vocazione religiosa.
1443, il marchese d’Avalos sposa Antonella dei Conti d’Aquino, marchesa di Pescara, ottenendo il Feudo del borgo.
1495, il castello è espugnato per la prima volta, a causa dell’impiego delle bocche da fuoco che fanno la loro apparizione in Italia; le truppe del re di Francia Carlo VIII, alla conquista del Regno di Napoli,
distruggono il borgo facendo
oltre 700 morti.
1568, Papa Pio V eleva il feudo a ducato.
1595, Monte San Giovanni torna sotto la diretta autorità del Pontefice, che liquida il duca Alfonso d’Avalos d’Aquino con 160 mila ducati.
1632, il 28 marzo arriva la miracolosa statua della Madonna del Suffragio, dono del Papa Urbano VIII, oggetto di straordinaria devozione da parte della popolazione.
1842, Papa Gregorio XVI eleva il borgo a rango di Città.
1867, il luogo è teatro di uno dei più violenti scontri tra forze pontificie e garibaldini, i quali lasciano sul terreno 23 morti.

Questo è un borgo doppio, che guarda a Roma e a Napoli, dalle quali è quasi equidistante; che fonda la prima chiesa nei pressi del tempio romano dedicato a Giano, il dio bifronte; una chiesa che i Benedettini, per non essere da meno dei pagani, intitolano ai due santi che si chiamano Giovanni, il Battista e l’Evangelista.
Ma non è finita: il borgo porta il nome di Monte e si trova in collina. Il patrono è San Tommaso, non Giovanni.
E l’aggettivo che lo specifica è Campano, pur appartenendo al Lazio. E’ la storia che si è ingarbugliata, in quest’angolo di Ciociaria, di bella ruralità laziale dove l’aria pura, quasi balsamica, accarezza le vecchie pietre che hanno visto passare papi e dignitari, soldati e conti, e che ancora impreziosiscono il colle roccioso su cui continuano a stare, vigilate dagli ospitali abitanti.

Si chiama semplicemente Il Borgo, il centro storico di Monte San Giovanni Campano. Costruito lungo il digradare di un collo roccioso alto 420 metri, è formato da un nucleo fortificato, il Castello, e da un abitato che scende verso il basso ad anelli, con case addossate le une alle altre, quasi tutte con pareti esterne provviste di feritoie. Una poderosa cinta muraria, di cui sono visibili solo pochi tratti, difendeva il lato nord-est, mentre gli altri versanti erano resi sicuri da strapiombi e aspri pendii rocciosi. Lungo il perimetro dell’abitato sono dislocate trentasei torrette quadrate e cilindriche, ormai inglobate nelle case perimetrali o sommerse dalla vegetazione.
Delle cinque porte originarie ne restano tre, la Codarda, la Rendola e quella della Scrima, mentre le restanti due, Valle e Rione, sono state sacrificale alle esigenze della circolazione automobilistica. Nel castello, ben conservato, vale la pena di visitare le parti di pregio che ancora lo compongono, come un sontuoso palazzo di stile rinascimentale, diversi altri interessanti edifici, la cella (trasformata successivamente in cappella) in cui San Tommaso fu tenuto dai fratelli e due torri, una delle quali curiosamente pentagonale. Del palazzo Ducale invece resta ben poco: era costituito da cinque piani e aveva la particolarità di essere più alto della torre maschia; gli ultimi tre piani furono demoliti a causa dei terremoti del 1703 e del 1915.
La torre maschia guarda verso il piazzale di Corte, il punto più alto del centro storico, dal quale si gode un panorama che spazia dai monti Ernici ai Marsicani, da quelli della Meta fin verso il monte Cairo, gli Ausoni, gli Aurunci e i Lepini. Sulla stessa piazza si nota l’elegante edificio del Bargello.
La collegiata di Santa Maria della Valle è la chiesa principale del borgo. Distrutta dalle artiglierie di Carlo VIII, fu ricostruita dalle fondamenta nel XVI secolo a croce latina su disegno della scuola di Bramante. Presenta un artistico portale di bronzo, opera dello scultore Tommaso Gismondi, e custodisce la statua lignea della Madonna del Suffragio, alta circa due metri, attribuita a un artista di scuola fiamminga. Nel palazzo Comunale, che condivide con la collegiata lo spazio di piazza Marconi, merita una visita la splendida sala consiliare.
Restano da vedere inoltre la chiesa di Santa Margherita col suo campanile romanico in parte murato, e quella di San Pietro fuori le mura, a croce greca del XII secolo. Su una solitaria collinetta a due km dal borgo sorge il convento dei Cappuccini, costruito nel 1260 e completamente restaurato per volere della feudataria Vittoria Colonna, moglie di Ferdinando d’Avalos. Nel 1531 fu donato da Antonella dei Conti d’Aquino al nuovo ordine dei Frati Minori Cappuccini, insieme a un terreno circostante. Interessanti il chiostro e la chiesa dedicata ai due Giovanni, Battista ed Evangelista. La biblioteca conserva preziosi incunaboli donati ai frati dal monticiano Giovan Thomaso Cimello, letterato e musicista del XVI secolo.

Piaceri e Sapori

Alle Rave Rosse arrampicate sportive con trenta vie di salita. Piscina comunale coperta con scuola di nuoto. Escursioni in montagna, a Pozzo Faito, dove sorge il più alto santuario di epoca romana dedicato a Giove Aere, e a monte Pedicino, e lungo l’antico confine tra lo Stato Pontificio ed il Regno di Napoli delimitato da cippi. Passeggiate ecologiche. Maneggi e scuola di equitazione. Pesca e canottaggio nel fiume Liri.

L’amministrazione è impegnata a combattere il fenomeno dell’abusivismo edilizio che macchia in più punti la bella campagna circostante. Le verdi colline della valle del fiume Liri, ricche di fauna, e il massiccio del monte Cairo fanno da contorno a un borgo che chiede di preservare il paesaggio in cui la storia l’ha inserito.

Festa di San Tommaso d’Aquino,
7 marzo: le celebrazioni del santo patrono si svolgono all’interno del Castello e sono accompagnate da conferenze sulla sua vita e la sua opera.

Venerdì Santo:
presentazione della Passione Vivente presso il Convento dei Cappuccini.

Madonna del Suffragio,
sabato e domenica in Albis: manifestazioni civili e religiose, con la statua della Madonna del Suffragio portata in solenne processione (nel 2004 vi ha partecipato l’allora cardinale Joseph Ratzinger).

Festival Musicale delle Città Medievali,
luglio: prestigiosa rassegna di musica classica (compresa sinfonica e operistica), contemporanea e popolare nei luoghi più suggestivi del borgo; vi partecipano artisti e gruppi musicali di fama internazionale.

Festival Folk-Rock,
settimana precedente il ferragosto: si svolge nella splendida cornice di piazza di Corte, dove l’Associazione Musicalmonte organizza anche un evento di cucina locale.

Festa di San Rocco,
16 agosto: si mangiano sagne e fagioli in piazza Marconi, con balli e accensione rituale della “Signora”, un fantoccio alto quattro metri di carta colorata.

Sagne e fagioli sono forse il piatto più tradizionale, insieme ai caratteristici fedelini, sottilissime fettuccine al ragù. La fama godereccia del territorio si traduce anche in fettuccine alla ciociara, nella bruschetta cappuccina e nella garofolata, vale a dire involtini di carne di pecora ripieni di chiodi di garofano e altre spezie.

Notevoli sono i prosciutti e gli altri prodotti di norcineria.
Da considerare anche l’olio extravergine d’oliva, essendo Monte San Giovanni inserita nel circuito delle Città dell’Olio, e i formaggi ovini e caprini.