Novara di Sicilia
Il trionfo della pietra 

Comune di novara di sicilia 
solo centro storico
(Provincia di Messina)
Altitudine
m. 650 s.l.m.
Abitanti
1753 (1000 nel borgo)

Patrono
Maria SS. Assunta, 15 agosto – Sant’Ugo Abate, 16 agosto
info turismo
Ufficio Turistico, ore 9-13, piazza G. Sofia 2 – tel. 0941 650954/5/6
Pro Loco, via Duomo, ore 18-20
www.comune.novara-di-sicilia.me.it
info@comune.novara-di-sicilia.me.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Noa, vocabolo di origine sicana, significa “maggese” a indicare la cospicua produzione di frumento che caratterizzò la colonizzazione greca. Con i Romani cambiò in Novalia (campo di grano) e per gli Arabi fu Nouah (giardino, orto, fiore). Nel medioevo fu Nucaria, Noara, fino alla Novara di oggi.

 

La storia

Età preistorica, i ritrovamenti in contrada Casalini e le rudimentali abitazioni scavate all’interno della roccia Sperlinga documentano l’esistenza di un complesso mesolitico.
Età greco-romana, l’antica città romana di Noa è menzionata da Plinio, che chiama i suoi abitanti “noeni”.
IX sec., i saraceni costruiscono un castello che diventa il nuovo centro della vita civile sostituendo quello nell’attuale contrada Casalini, abitato fino a tutta l’epoca bizantina.
1061-72, si insedia una colonia di lombardi, di religione cattolica con rito latino, probabilmente nei luoghi in cui sorge l’attuale paese.
1171, è fondata da Sant’Ugo, sotto re Ruggero II, l’abbazia di Santa Maria Nucaria, prima edificazione cistercense in Sicilia.
XIII sec., viene edificata una struttura fortificata per opera di Ruggero di Lauria.
Nel 1298 l’abitato di Novara è già censito come castrum Nucariae.
XIV sec., terra e castello sono possedimento della famiglia Palazzi e, in seguito, di Vinciguerra Aragona.
XVII sec., il borgo raggiunge il suo massimo sviluppo: risale a quest’epoca quasi tutto il tessuto edilizio conservato sino ad oggi.

Lasciata la costa tirrenica, la strada si contorce sempre più in un susseguirsi di tornanti, finché si apre alla vista un paese di pietra allungato su un costone roccioso che sbuca dai boschi. L’impressione di essere finalmente nel cuore dei monti, a Novara, è netta, e non solo d’inverno, quando il lento fioccare della neve imbianca gli spioventi tetti di tegole di cotto, le cime dei campanili, i sagrati delle chiese. Patria dei mitici Ciclopi, Novara ha accolto nell’abbazia il sommesso pregare dei monaci bianchi e, nei tortuosi vicoli, il transito degli animali da soma, facilitato dal minimo salto di rottura fra un gradino e l’altro. L’immagine del paese di pietra viene dalle strade in basole di pietra (ciappe), dai portali del Duomo e delle altre chiese, dalle cornici dei balconi, dalle mensole e dai supporti sottostanti (cagnò) degli antichi palazzi, tutte opere realizzate tra il ‘500 e il ‘700.
Per le intricate viuzze (vaelli) acciottolate, tagliate a mosaico tra le antiche casette che si reggono l’un l’altra abbarbicate sul pendio, si respira il mistero del tempo. Qui ancora si può vedere qualche cannizza sulla quale vengono messi ad essiccare al sole fichi, pomodori e altri prodotti della terra.

Se non fosse per le automobili che testardamente cercano di occupare gli spazi davanti agli antichi edifici, e per il degrado di alcune zone non ancora risanate, il borgo sarebbe una meraviglia. Sorge sulla pendice della montagna da cui si scorge l’antica Tindari, in un incantevole scenario naturale a valle di un imponente sperone di roccia, la Rocca Salvatesta, che raggiunge i 1340 m. Le piccole case affastellate, la trama di vicoli e viuzze talvolta sormontati da archi, i decori delle facciate, l’eleganza dei palazzi, la sontuosità delle chiese danno fascino a un assetto urbanistico d’impronta medievale. Le strade, per lo più pavimentate in acciottolato stretto tra due file longitudinali di pietra arenaria locale, contribuiscono a valorizzare l’architettura del centro storico. L’arenaria è stata utilizzata nelle costruzioni civili e con elaborazioni di grande pregio in quelle religiose, dove sono presenti anche molti elementi architettonici realizzati in cipollino, un’altra pietra locale, rossa e marmorea. L’uso della pietra, che sul territorio affiora un po’ ovunque, testimonia l’importanza dell’arte dello scalpellino che si tramandava di padre in figlio, fino al deplorevole arrivo del cemento (ma oggi il nobile mestiere viene ripreso con buoni risultati). L’antico castello saraceno, di cui oggi restano i ruderi, era situato su una rupe a strapiombo che conserva immutata la propria bellezza, anche se la sommità del poggio non è stata protetta da sconsiderati interventi edilizi. Dalla cima si gode l’ampiezza della vallata che scende verso il mare: spingendo lo sguardo sino all’orizzonte si vedono le isole Eolie. La via Dante Alighieri collega l’area del Castello al sottostante duomo (secolo XVI), raggiungibile anche percorrendo la via lastricata che inizia dalla piazza principale. La chiesa presenta una bella facciata monumentale con un’ampia scalinata; l’interno è a tre navate delineate da colonne monolitiche in pietra. L’abside ospita un coro ligneo settecentesco; di grande pregio sono l’altare del Sacramento in marmo intarsiato a smalto, il battistero in marmo cipollino locale sormontato da una cupoletta in legno, la statua dell’Assunta e il grande crocifisso in legno. Più raccolta e graziosa è la chiesa di San Francesco del secolo XIII, la più antica e piccola del borgo: francescana, appunto, con un tetto-soffitto di arte povera. Nel quartiere intorno alla chiesa sorge per contrasto villa Salvo, superba e elegante, con lo stemma del casato. Poco distante si trova la chiesa dell’Annunziata (secolo XVII) a tre navate con colonne in pietra a sezione quadrata e diversi capolavori, tra cui un organo a canne del ‘700 e il gruppo gaginesco dell’Annunciazione: tre statue in marmo pario decorato, scolpite nel 1531 da Giovambattista Mazzola.
Nella parte alta del paese sorge la chiesa di Sant’Ugo Abate (secolo XVII), in corso di restauro. Costruita con il monastero cistercense, successivamente distrutto, conserva un imponente reliquario ligneo, la giara di Sant’Ugo (in realtà un vaso arabo di bella fattura), un crocifisso ligneo e un dipinto su tavola dello Stetera, L’Annunciazione (1570). Al centro del paese è situata la chiesa di San Nicolò (secolo XVII) recentemente restaurata, con il suo artistico prospetto in cima a una grande gradinata in pietra. Nella parte bassa del borgo si trovano invece le chiese monumentali di San Giorgio Martire e di Sant’Antonio Abate, entrambe a tre navate.
La prima, secentesca, oggi adibita ad auditorium, presenta sulla facciata principale un gioco di rimandi con il colonnato interno su cui poggiano i tetti; interessante il soffitto centrale a cassettoni. Ancora più suggestiva la cinquecentesca chiesa di Sant’Antonio, che conserva il portale in stile normanno e la torre campanaria a guglia, sontuosa e finemente decorata, oltre a custodire statue lignee e dipinti su tela. Tra i tanti edifici civili di rilievo meritano attenzione il palazzo Municipale (ex Oratorio di San Filippo Neri), il palazzo Stancanelli che si affaccia sulla piazza principale, vero salotto del borgo, e il palazzo Salvo Risicato sulla via Duomo, recentemente recuperato dal Comune. A valle del Duomo si conserva casa Fontana, edificio del ‘700 avvolto da una cortina muraria secentesca che ingloba caratteristiche bucature impreziosite da elementi scolpiti nella pietra arenaria. Il teatro comunale, intitolato al musicista novarese Riccardo Casalaina, presenta dopo il restauro una superba facciata decorata con scorniciati di pietra e, all’interno, tre livelli di palchi sistemati ad anfiteatro. A 5 km da Novara resiste l’abbazia di Santa Maria La Noara fondata nel secolo XII da Sant’Ugo Abate sotto re Ruggero, prima edificazione cistercense in Sicilia.
In essa sono presenti molti segni dell’architettura specifica dell’ordine dei monaci cistercensi, improntata alla sobrietà. All’interno sono visibili grandi archi scarni e, accanto all’altare, una porta in pietra, alta, segno della presenza di un antico torrione arabo.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Passeggiate a cavallo, trekking, escursioni nella pineta Mandrazzi, tiro al piattello, tennis, gioco della trottola (paòrgiu).

Sono segnalati i percorsi a cavallo, il mezzo migliore per godere degli interessanti scenari naturali che si possono ammirare dalla sommità del borgo, per la migliore fruizione del quale è prevista la chiusura al traffico automobilistico. La zona chiamata “Rocca di Novara” è stata inserita nei Siti di Importanza Comunitaria per la sua eccezionale valenza naturalistica. Inoltre, Novara di Sicilia è stata individuata dalla Regione tra le “Città d’arte” ad economia prevalentemente turistica. Tra le attrattive vi è il percorso dei mulini ad acqua. Nel borgo, infine, si è avviato da qualche tempo il recupero delle lavorazioni artigianali (scalpellini, ebanisti e fabbri) che erano state abbandonate.

Museo etno-antropologico
presso il palazzo Stancanelli, piazza M. Bertolami: esposizione di oggetti legati alla cultura contadina, alla pastorizia e all’artigianato.

Tesoro della chiesa parrocchiale.

Festa di Sant’Antonio Abate,
la domenica successiva al 17 gennaio, con benedizione degli animali, sfilata di uomini a cavallo e accensione del ceppo devozionale nella torre campanaria.

Il Gioco del Maiorchino,
nel periodo di Carnevale, con inizio il 17 gennaio: consiste nel lanciare una ruzzola di cacio, a maiurchèa, lungo un percorso predeterminato, da parte di squadre contendenti. Il gioco culmina nella Sagra del Maiorchino, il martedì grasso, con la preparazione della ricotta che viene consumata in serata insieme ai maccheroni conditi con sugo di maiale e cosparsi di maiorchino grattugiato. Altri momenti del Carnevale sono dedicati ai bambini (la domenica di Carnevale) e agli adulti per il tradizionale veglione danzante ospitato nel Teatro Comunale, in cui si rinnova nella pausa di mezzanotte il rito della sbaffatoria, una consumazione di dolci e pietanze in gran quantità.

Riti Pasquali,
con le processioni penitenziali delle Confraternite locali durante la settimana Santa, la silenziosa e toccante processione del Venerdì Santo con le quattro “varette” portate a spalla dagli uomini e la spettacolare Resurrezione meccanica, la notte del Sabato Santo.

Novara in Fiore,
luglio.

Autoslalom delle Rocche,
ultima domenica di luglio.

Giro Podistico Internazionale,
9-10 agosto nelle vie del borgo.

Mostra artistico-artigianale,
prima quindicina d’agosto: esposizione di paramenti, arredi sacri, opere d’arte, manufatti artigianali.

Festino di Mezz’agosto,
14-16 agosto, con la tradizionale processione notturna dell’Assunta, prima patrona (dalle 21 del 15 agosto alle 2 di notte), e le processioni del fercolo ligneo settecentesco che ospita le reliquie di Sant’Ugo Abate, secondo patrono, nei giorni 14, 16 e 22. La vara dell’Assunta, illuminata da 142 candele, pesa una tonnellata e viene portata a spalla da oltre 30 uomini.

Presepe Vivente,
suggestiva rappresentazione natalizia ambientata nel quartiere Arangia.

Il piatto tradizionale del festino di mezz’agosto è la pasta ‘ncasciada condita con ragù di vitello e castrato, polpette sbriciolate, melanzane, uova e pan grattato. Un altro piatto tipico, dal bel nome di lempi e trori (lampi e tuoni), è preparato con fagioli, cicerchia, granoturco, lenticchie e grano bolliti e conditi. Per robusti appetiti di montagna ci sono i frittui, carne di maiale mista a lardo, lessa insieme a cotiche, trippa, polmone, cuore, fegato dello stesso maiale.

Novara è nota per il maiorchino, un particolare formaggio pecorino stagionato da più di otto mesi, le cui forme hanno 10-12 cm di spessore, 35 cm di diametro e un peso di 10-12 kg. Altre specialità sono la ricotta infornata, le provole, le nocciole e squisiti dolci a prova di dieta: u risu niru (riso mescolato a nocciole tostate con aggiunta di cacao, caffè, buccia d’arancia candita e cannella), i cassatelli (frolle con impasto di fichi secchi, miele, cannella, nocciole), i raviiò (ravioli fritti di pasta umettata con vino, ripieni di ricotta fresca profumata di cannella), a pignurada (un impastato di frolla tagliata a dadini e fritta) e i “diti d’apostolo” (iiditi d’aposturu), uno speciale cannolo di ricotta con l’involucro di pasta ricoperto di glassa.