Sant’Agata de’ Goti
La città sannita sul costone di tufo

Comune di sant’agata de’ goti
(Provincia di Benevento)
Altitudine
m. 160  s.l.m.
Abitanti
12.000 (2000 nel borgo)

Patrono
Sant’Agata, 5 febbraio
Santo Stefano, 26 dicembre
Protettore e Co-Patrono:
Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, 1 agosto
info turismo
URP Comune, piazza Municipio 1 – tel. 0823 718249
Pro Loco, villa Torricella – tel. 0823 953623/338 9238541
www.santagatadegoti.net

Lo spirito del luogo

Il nome

La città – anticamente chiamata Saticula – fu dedicata a Sant’Agata nello stesso secolo, il VI, in cui vi si stabilì una colonia di Goti, popolo che apprese il culto della santa in Sicilia.

 

La storia

313 a.C., la città sannita di Saticula, conquistata dai romani dopo un lungo assedio, diventa colonia di Roma, distrutta da Silla durante la guerra civile; la scoperta in loco di necropoli sannitiche e ville romane, fa ritenere che Sant’Agata sia l’erede dell’antica Saticula; tra i ritrovamenti archeologici, un prezioso vaso greco del pittore Assteas (IV sec. a.C.) raffigurante Il ratto d’Europa, conservato temporaneamente al Museo Archeologico di Paestum.
553, i goti, sconfitti dai bizantini nella battaglia del Vesuvio, ottengono di rimanere nelle loro fortezze; nel 568, compare per la prima volta il toponimo Sant’Agata, riferito a un gastaldato longobardo compreso nel ducato di Benevento.
866, la città, alleata dei bizantini, è presa dall’imperatore Ludovico II.
970, con la fondazione del Duomo, Sant’Agata diventa sede vescovile; nel 1066 inizia la dominazione normanna.
1270-1411, dominio (con interruzioni) della famiglia Artus, originaria della Francia, diramatasi nel Regno di Napoli per seguire il re Carlo I d’Angiò; nel 1343 Carlo d’Artus, secondo alcuni figlio naturale di re Roberto d’Angiò, è nominato da quest’ultimo conte di Sant’Agata dei Goti e Gran cancelliere del Regno; nel 1528 Sant’Agata diventa feudo degli Acquaviva, quindi dei Ram e, dal 1572 al 1636, dei Cosso.
1566-1571, Felice Peretti è vescovo della diocesi di Sant’Agata de’ Goti, prima di diventare Papa con il nome di Sisto V e artefice del rinnovamento cattolico di Roma.
1696-1806, la città è possedimento dei conti Carafa fino all’abolizione del feudalesimo.
1762-1775, regge la diocesi di Sant’Agata il vescovo Alfonso Maria de’ Liguori, scrittore, teologo e autore della canzone natalizia “Tu scendi dalle stelle”, proclamato Santo nel 1839 da Papa Gregorio XVI e Dottore della chiesa nel 1871.

Il vaso uscito nel IV secolo a.C. dall’officina ceramica di Assteas originario di Paestum, rinvenuto in uno scavo clandestino nel 1975, raffigura Europa rapita da Zeus sotto le sembianze di toro: nasce dunque in queste propaggini meridionali dell’impero l’identità europea.
E tanto è movimentato il vaso greco, con la svolazzante fanciulla in groppa al bianco animale, quanto immobile è il baldacchino gotico sotto il quale riposa nel silenzio della morte il conte angioino Ludovico Artus. Sant’Agata de’ Goti vive tra queste meraviglie dimenticate, disseminate ovunque nel centro storico che ha origini sannitiche. Come un libro di storia all’aperto, conserva le pagine scritte nelle epigrafi latine dai dominatori romani, e poi dai longobardi, dai goti, dai normanni, da vescovi che sono diventati papi o santi, e dai briganti. Il ricco patrimonio storico-architettonico passa in rassegna tutte le ere e gli stili, dal romanico al gotico e al Settecento, concentrandosi in particolare nel Quattrocento stupendamente rappresentato nella chiesa dell’Annunziata. Il costone tufaceo a picco fra due forre naturali, su cui sorge la medievale struttura urbana a spina di pesce, s’illumina al tramonto; e la pace giunge quando, sul ponte sul fiume Martorano, scendono le stelle del canto natalizio di Sant’Alfonso.

Il centro storico poggia su una terrazza di tufo tra due corsi d’acqua, affluenti del fiume Isclero che formano un intreccio di profondi valloni. La pianta della città antica, che si sviluppa alle falde del monte Maineto (556 m) oltre il torrente Martorano, è a semicerchio e misura 1 km di lunghezza, sufficiente a contenere un patrimonio di palazzi storici, chiese, elementi architettonici, epigrafi, sparsi sulla strada principale e nei vicoletti che confluiscono dalla parte estrema del costone tufaceo alla terrazza di Largo Torricella.
La visita inizia con la chiesa dell’Annunziata, fondata nel 1239: l’abside è duecentesco, ma l’edificio, rifatto nel Quattrocento, è nel suo insieme gotico. Ammirevoli il portale di marmo della facciata (1563), opera della scuola napoletana di Annibale Caccavello, e il suo portone di legno (1565). L’interno è a una navata sorretta da archi, con soffitto a capriate ricostruito su quello originario. L’affresco, molto narrativo, del Giudizio Universale sulla controfacciata, è forse riconducibile a Ferrante Maglione e sicuramente all’ambiente campano del XV secolo, mentre gli affreschi dell’abside sono in parte coevi e in parte del XIV secolo. Al pittore napoletano Angiolillo Arcuccio è attribuita la splendida pala d’altare dell’Annunciazione (1483). Le vetrate a colori sono di Bruno Cassinari (1976).
Da largo Annunziata si passa a una piazza irregolare che prende tre nomi diversi, dove si trovano a destra i resti del castello (in fase di recupero) eretto dai longobardi e ampliato dai normanni, e a sinistra la chiesa romanica di San Menna, consacrata nel 1110 da Papa Pasquale II.
La chiesa presenta all’esterno il portale originario con archivolto romanico sorretto ai lati da due teste di leone e sull’architrave una scritta latina sulle origini e i benefici della chiesa. Il suo tesoro più grande è il mosaico cosmatesco (opera di maestranze di origini laziali) a figure geometriche che riveste il pavimento, databile al 1110 circa, secondo Emile Bertaux il più antico dell’Italia meridionale.
Dal ponte sul torrente Martorano si vedono a destra le case del centro storico quasi a precipizio sul torrente; riprendendo la via, si raggiunge la chiesa di Sant’Angelo in Munculanis, di cui scavi recenti hanno riportato alla luce l’antica struttura a pianta basilicale, coeva di quella di San Menna. Sorta su preesistenze romane, conserva l’ingresso originario con le due colonne longobarde che sorreggono il campanile. Poco distante, si trova la chiesa settecentesca di Santa Maria di Costantinopoli, con l’attiguo monastero delle Redentoriste, arricchito da un portale secentesco. La chiesa riporta un’epigrafe funeraria romana del I secolo a.C., la prima di una serie di testimonianze espresse in epigrafi o su cippi, visibili lungo tutto il percorso urbano. Nella piazza di fronte c’è la chiesa del Carmine, al cui interno è collocato il museo Diocesano.
Procedendo per via Roma, dopo i portici ricavati sotto il monastero delle suore di clausura del Santissimo Redentore, si incontra la chiesa di San Francesco, consacrata nel 1282. La sua veste è del Settecento, come il pavimento in maiolica dei fratelli Massa, il notevole soffitto a cassettoni dorati, il ciclo di affreschi di Tommaso Giaquinto con scene dell’Antico Testamento e, sulla cantoria, l’organo a canne recentemente restaurato. La perla della chiesa è il monumento funebre di Ludovico d’Artus, conte di Sant’Agata, morto nel 1370: otto colonnine tortili binate sostengono il sarcofago su cui giace il defunto, contornato da un baldacchino in stile gotico retto a sua volta da due colonne tortili. Dalla profondità della morte alla veduta aerea: si sale sul campanile per ammirare dall’alto i tetti del centro storico e la città nel suo insieme. Il municipio, parte integrante del complesso conventuale francescano insieme alla chiesa, fu fondato nel XIII secolo. Il portale è del Settecento e l’epigrafe sul masso angolare esterno è romana. Attraversata piazza Umberto, si arriva al cortile con fontana del Settecento su cui si affaccia il palazzo Vescovile, dove tutto parla di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori. Qui sono conservati i suoi oggetti, la sua sedia, la sua modesta stanzetta. Il fedele può visitare il cunicolo di Sant’ Alfonso, fatto affrescare nel 1614 dal vescovo Diotallevi e scelto dal santo come luogo di preghiera, espiazione e penitenza. Più avanti, in piazza Sant’ Alfonso, si trova il duomo dedicato all’Assunta, con la facciata preceduta da un porticato sorretto da dodici colonne antiche con capitelli corinzi. Fondato nel 970 su un tempio pagano (nel portico sono inserite epigrafi romane), è stato rifatto all’inizio del XII secolo (l’arco romanico del portale di mezzo è simile a quello di San Menna) e restaurato nel Settecento. L’interno a croce latina presenta tre navate con cappelle laterali ricche di stucchi barocchi, altari marmorei e opere d’arte soprattutto settecentesche. La cripta è quanto rimane della chiesa romanica del XII secolo: volte a crociera e archi poggiano su 12 colonne adorne di capitelli tardo antichi e romanici.

Piaceri e Sapori

Trekking, cicloturismo, percorsi naturalistici lungo l’acquedotto Carolino, patrimonio Unesco dal 1997. Visite guidate ai monumenti e alle cavità del sottosuolo con la Pro Loco, escursioni sul Taburno sulle tracce dei briganti, visita alle cantine storiche Mustilli.

Sant’Agata de Goti è compresa nel Parco regionale del Taburno-Camposauro. Il borgo sorge alle falde del monte Taburno ed è circondato da colline e catene montuose che raggiungono l’altitudine massima di 1323 metri con il Colle dei Paperi. La montagna è ricca di sorgenti: da quelle del Fizzo derivano le acque che, convogliate nell’acquedotto Carolino realizzato da Luigi Vanvitelli, alimentano le fontane della Reggia di Caserta. L’ambiente rurale che circonda l’insediamento urbano con le numerose frazioni è di notevole interesse per la presenza di fontane e antichi lavatoi. Il Mulino Alviggi è la vecchia ferriera posta sul fiume Isclero, grazie alla quale Sant’Agata ha avuto l’energia elettrica sin dai primi del Novecento. Passeggiando lungo le vie o i sentieri dei monti che circondano la città, è facile imbattersi in cinghiali, volpi, fagiani, cornacchie grigie e, con un po’ di fortuna, seguire il volo della poiana o del falco gheppio. Per una conoscenza più approfondita del territorio dell’antica Saticula, è possibile visitare con la Pro Loco (tel. 0823 953623 / 338 9238541) i monumenti, le opere d’arte e le cavità del sottosuolo, e prenotare un’escursione nei luoghi del Taburno in cui operarono i briganti tra il 1860 e il 1862.

Museo Diocesano:
le sue tre sezioni sono dedicate alle tele di autori del Settecento (Giaquinto, Maratta, Tomaioli), ai paramenti sacri vescovili e agli oggetti sacri, tra i quali un piatto reggi-teschio del XIII secolo.

Luoghi Alfonsiani:
nel palazzo Vescovile sono conservati i documenti, gli oggetti, la stanza e i luoghi di preghiera di Sant’Alfonso Maria de’ Liguori, che fu vescovo della diocesi di Sant’Agata de’ Goti dal 1762 al 1775.

Cellula Archeologica:
allestita nella chiesa di San Francesco.

Galleria d’Arte Contemporanea presso villa Torricella,
nell’antico frantoio oggi sede della Pro Loco.

Primavera d’Arte e Cultura,
aprile, maggio e giugno: mostre d’arte.

Il Papa ‘Nsisto,
maggio-giugno: a Papa Sisto V, che fu vescovo di Sant’Agata, sono dedicati un convegno, eventi artistici e musicali, e una mostra nella chiesa di San Francesco con abiti, documenti e cimeli del periodo rinascimentale.

Memoria Innovans,
2 luglio: festa nei quartieri del centro storico legata alla Madonna delle Grazie.

Falanghina Felix,
luglio: rassegna regionale dedicata ai vini ottenuti da uva Falangina.

Rassegna della Mela Annurca,
prima domenica di dicembre: il frutto tipico locale è al centro delle degustazioni gratuite offerte dai produttori: “mappatelle”, fagottini, cacciagione, mostarda, sidro, crostate, torte, frittelle, elisir, rosolio e distillati vari.

Festa di Sant’Alfonso de’ Liguori,
1-3 agosto.

Settembre d’Autore,
settembre-ottobre: rassegna editoriale che unisce la divulgazione di libri d’autore alla cornice architettonica del centro storico in cui sono presentati.

Giornate en Plein Air,
settembre-ottobre: visita guidata alla città e giornata all’aria aperta con i camperisti.

Obiettivo Corto,
metà novembre: concorso di cortometraggi, con giuria popolare costituita da studenti.

Le mappatelle all’annurca, una pasta con ripieno formato da mela annurca e altri ingredienti locali.

Tre sono i prodotti di questo territorio agricolo: il vino Falanghina, il famoso bianco Dop di Sant’Agata de’ Goti che proprio qui è stato fatto rinascere intorno al 1980 quasi per scommessa, reimpiantando il vitigno autoctono; la mela Annurca, una delle varietà più pregiate dell’intera Campania; l’olio extravergine di oliva. Si produce anche vino Aglianico di buona qualità.