stemma-arqua-petrarcaArquà Petrarca
I dolci colli del poeta

Comune di ARQUA’ PETRARCA
(Provincia di Padova)
Altitudine
m. 6 s.l.m.
Abitanti
1860 (415 nel borgo)

info turismo
Comune, Tel. 0429 777100
Informazioni turistiche, Via Zane 2/b
Tel. 0429 777327, 328 9151010 – biblioteca.arqua@libero.it
info@arquaperarca.com | www.comune.arqua.pd.it

Lo spirito del luogo

stemma-arqua-petrarcaIl nome
Il borgo si è sviluppato alle falde di due colli ed è abbracciato da altri dolcemente digradanti verso la pianura a forma di arco, da cui il nome latino Arquatum, poi volgarizzato in Arquade e infine in Arquà. Nel 1868 fu aggiunto il nome di Petrarca.

 

La storia
1000 ca. a.C., i Veneti provenienti dall’Asia minore s’insediano nella regione dando vita a una civiltà detta “atestina” perché aveva il suo maggiore centro in quella che oggi è la città di Este.
50 ca. a.C., fedeli alleati di Roma contro i Galli, i Veneti ottengono la cittadinanza romana e tutto il territorio atestino, compresa Arquatum, è aggregato alla decima regione d’Italia.
985, è documentata l’esistenza ad Arquà di un castello di origine carolingia, che nel 990 l’imperatore Ottone I dà in dote alla figlia Ada.
1040, il feudatario Rodolfo Normanno risiede nel castello.
I marchesi d’Este, ai quali appartiene, lo concedono poi in feudo ai conti di Abano, padovani.
1196-1205, governa sul castello il conte di Arquà.
XIII sec., sotto la Repubblica di Padova, Arquà è sede di podestà.
Il villaggio è ormai un agglomerato urbano dalle tipiche case costruite con blocchi di trachite rozzamente squadrati.
1318-1405, con i Carraresi, signori di Padova, il borgo diventa sede vicarile.
Nel 1374 vi muore Francesco Petrarca.
1405, Arquà passa sotto la Serenissima Repubblica di Venezia e ne condivide le sorti fino al 1797, quando il Veneto è aggregato all’Austria.
1866, il Veneto si ricongiunge al Regno d’Italia.

Lo chiamano “la perla dei Colli Euganei”, e certo il borgo di Arquà che fu il buen retiro del Petrarca negli ultimi suoi quattro anni di vita, ha qualcosa di indefinibile che aleggia nell’aria: forse il colore verde dei colli che accarezzato dalla luce cambia tonalità più volte al giorno, per poi diventare di velluto nei passaggi di stagione quando le sfumature si accentuano; o forse i toni caldi della pietra e del cotto che, sparsi in questo mare mosso di verde, danno al paesaggio un’aria ora toscana ora provenzale: ed è questo il motivo per cui piacque tanto al Petrarca, che vi ritrovava panorami a lui cari, la nativa Arezzo, la serenità della Vaucluse, gli occhi avignonesi di Laura.

Ariosità, leggerezza, serenità: quali altri stati d’animo potrebbero definire questo borgo trecentesco che qualcuno, insistendo sulla vicenda di Petrarca, ha chiamato “paese di vigilia”, adatto a chi intende abbandonarsi al nirvana, folgorato da lampi di visione interiore? In effetti, il borgo vibra di silenzio, racchiude nei suoi scorci, nelle sue strade lastricate, nei suoi panorami, l’ardore della giovinezza che si stempera nella malinconia, riflettendo forse come uno specchio gli umori di Petrarca quando vi ha stabilito la sua residenza finale.
Ma risalta anche l’aspetto luminoso, dato dalla pietra chiara delle sue case, delle sue chiese, dei palazzetti che la moda petrarchista ha fatto erigere a ricche famiglie venute da Venezia. Lungo le rampe tortuose che dal paese basso portano a quello alto ci si trova subito immersi in una fantasia rurale, che comincia con le prime case in pietra, prosegue con la visione dei vecchi lavatoi e abbeveratoi, subito prima della fontana detta del Petrarca (al quale in realtà preesisteva, anche se certamente il poeta vi veniva ad attingere l’acqua) e termina sul sagrato della parrocchiale, la chiesa arcipetrale di Santa Maria Assunta. In mezzo al sagrato sorge la tomba del Petrarca, l’arca eretta sei anni dopo la sua morte in marmo rosso di Verona. Della chiesa si ha notizia sin dal 1026; ai tempi del Petrarca aveva un porticato ed era usanza farsi seppellire vicino ad essa, come lo stesso poeta nel suo testamento aveva disposto. All’interno la chiesa, recentemente ristrutturata, conserva affreschi di scuola veneto-bizantina, un polittico trecentesco, una pala di Palma il Giovane. Giunti in piazza Petrarca nel borgo alto, troviamo il palazzo Contarini, in stile gotico veneziano del XV secolo e, accanto, una pittoresca osteria detta “del Guerriero”, ora chiusa.
Uscendo dalla piazza e percorrendo via Roma si incontrano una casa romanica con aggiunte gotiche e quattrocentesche e una piccola dimora con nicchia e affresco che era sede, agli inizi del Trecento, di un ospedale per mendicanti. Alla volta, dopo un’altra casa duecentesca, appare villa Alessi, di origine trecentesca e restaurata nel 1789. Alla fine della salita ecco lo scorcio sublime degli appena restaurati oratorio della Santissima Trinità con la Loggia dei Vicari, un tempo abbellita dagli stemmi gentilizi dei nobili padovani che amministrarono Arquà per conto della Serenissima. La Loggia, rimasta scoperta dal 1828 presenta ora una caratteristica copertura in rame sostenuta da capriate in vetro che riflettendo il sole creano magici giochi di luce. L’Oratorio con tetto a campana, ospita il polittico di Sant’Agostino, opera di Jacobello di Bonomo (1370). Recentemente restaurato, una tela di Palma il Giovane (1626) e resti di affreschi. Attualmente l’Oratorio è visitabile solo in determinate occasioni.
Nei pressi, si ammira una bella casa rifatta nel Cinquecento, con ampia balconata sui colli circostanti. Vista la colonna del Leone veneto del 1612, si imbocca via Valleselle per giungere alla casa del Petrarca. Immersa nel verde, circondata dagli orti che lui stesso curava, l’abitazione è preesistente al poeta, cui fu donata, secondo tradizione, nel 1369, dal signore di Padova, Francesco il Vecchio da Carrara. Petrarca la ingrandì, migliorò e la abitò, anche se non in maniera continua, dal 1370 al ‘74. Nel cinquecento furono aggiunti la loggetta e gli affreschi ispirati alle sue opere, e altre modifiche seguirono nel tempo. La suggestione di questo luogo, che naturalmente oggi, nella struttura generale e nella disposizione degli spazi interni e degli arredi, è alquanto diverso da come lo vedeva Petrarca, sta nel suo potere evocativo, complice il paesaggio che gli si distende davanti e che è più o meno lo stesso ammirato dal poeta.

Piaceri e Sapori

Passeggiate a piedi e in bici su percorsi attrezzati all’interno del Parco regionale dei Colli Euganei tel. 0429 602796

Arquà è inserita nel Parco regionale dei Colli Euganei, (www. parks.it) e in una trama di sentieri e piste ciclabili che permette di raggiungere, percorrendo i versanti dei colli ad anello, punti panoramici o oasi silenziose, tra le ginestre e i pini neri e attraverso coltivi e fitti boschi di latifoglie. Inoltre, il gemellaggio con la cittadina francese di Fontaine de Vaucluse, dove soggiornò Petrarca negli anni giovanili, sottolinea
il forte investimento culturale in nome del poeta.

CasaPetrarca01-arqua-petrarcaCasa del Petrarca:
di proprietà del Comune di Padova, conserva intatto lo studiolo in cui morì il poeta, con sedia e libreria (pare) originarie. Abbellita da pitture cinquecentesche ispirate al Canzoniere, contiene anche un piccolo museo petrarchesco. Ore 9.30-12.30/15.30-19, chiuso lun.

Oratorio Santissima Trinità,
Conserva al suo interno una pala di Palma il Giovane e due importanti opere del XVI secolo tra cui spicca un quadro di Giovanni Battista Pellizzari. Dopo il restauro sono stati riportati al suo interno anche altre importanti opere e manufatti.

Fondazione musicale Masiero-Centanin,
mostra permanente di antichi pianoforti. tel. 042 9718025

Concerti in Villa,
musica classica nella cornice dei colli, in maggio.

Festival Euganeo,
concerti di musica classica e lirica, in luglio.

Serate d’Estate,
rassegna di musica e teatro, da giugno ad agosto.

Festa delle Giuggiole,
prima e seconda domenica di ottobre.

Bigoli al ragù: spaghettoni fatti a mano con farina e uova, passati in un “torchio” e conditi con ragù di manzo, vitello, maiale, funghi porcini e sugo di pomodoro.

Questo è il posto giusto per andare in brodo di giuggiole, sia per la bellezza del paesaggio e dell’antico borgo, sia perché ad Arquà la giuggiola è regina, tant’è che le è dedicata una festa, mentre altrove il frutto fa ormai parte dei sapori dimenticati.

Ristorazione

Arquà Petrarca, La Montanella

Ristorante La Montanella

Ristorante con vista panoramica sui colli Euganei, immerso in un giardino di ulivi secolari. Nato nel 1952, comprende una biblioteca culinaria, antichi testi e una cantina con oltre 600 etichette di vini. Tra i piatti tipici, il papero alla frutta e il risotto alla quaglia.

  Via dei Carraresi, 9
  +39 0429 718200
www.montanella.it

Acquisti

Arquà, Lavandeto

Il Lavandeto di Arquà Petrarca

Produzione e vendita di lavande rare. Collezione di angustifolie e ibride.

  Via Palazzina, 16
  +39 338 3761805
 www.lavandetodiarqua.it