piediluco-Provincia_di_Terni-StemmaPiediluco
Ai piedi del bosco sacro

Comune di Piediluco
(Provincia di Terni)
Altitudine
m. 373 s.l.m.
Abitanti
476

info turismo
IAT di Terni
Via Cassian Bon, 4
Tel. 0744 423047 – fax 0744 427259
www.marmore.it
Proloco di Piediluco
http://piediluco.altervista.org

Lo spirito del luogo

piediluco-Provincia_di_Terni-StemmaIl nome
Il nome del borgo “Piediluco”, di chiara origine latina, significa :“ai piedi del bosco sacro”.

 

La storia

Dal piccolo centro, caratterizzato da casette colorate, accatastate le une alle altre, appena separate da suggestivi vicoli, scalette e sottarchi, prende a sua volte il nome il caratteristico lago di Piediluco, dalle sembianze di uno specchio d’acqua alpino, circondato da rilievi boscosi, tra i quali il monte Caperno, detto anche “montagna dell’Eco”, individuabile per la sua caratteristica forma a cono.
Piediluco è il solo centro abitato ad affacciarsi sul lago. Il borgo è di origine medievale, ma ciò non significa che la zona sia stata disabitata nelle epoche precedenti. Scavi archeologici hanno infatti dimostrato, attraverso il ritrovamento di numerosi reperti, la presenza di insediamenti collocabili nella tarda età del Bronzo, abbandonati, però, all’inizio dell’età del Ferro, parallelamente al sorgere del nucleo proto-urbano di Terni. Solo ipotesi, invece, per ciò che riguarda l’epoca pre-romana e romana, anche se è sicuro che l’area, prima di essere conquistata dai romani intorno alla metà del III secolo a.C., sia stata abitata dai Sabini.
Neppure per l’alto Medioevo esiste una documentazione certa. Solo nel 1028, all’interno di un documento con il quale Berardo di Arrone, feudatario del luogo, offre i suoi possedimenti all’Abbazia di Farfa, si fa espressa menzione di un “Castello de Luco”, posto alla sommità del monte della Rocca e di una “curtem de Postro”, collocata lungo le rive del lago. Ai piedi del monte, con buona probabilità, si trovava un villaggio di pescatori e contadini, sorto sopra una pic¬cola altura denominata “Il Colle”. Si ipotizza che tra il XI e il XII se¬colo lì sia stata edificata la chiesa romanica di Santa Maria del Colle, di cui rimangono i ruderi e il campanile caratterizzato da due ordini di bifore, che oggi costituisce l’emergenza del borgo. Fu Federico II, nel 1244, a trasferirlo nelle mani della famiglia Brancaleoni, la quale, tra la fine del XIII secolo e la metà del successivo, provvide a trasformarlo, rendendolo più complesso. Fatta eccezione per la residenza signorile, il castello, debitamente fortificato, perse le sue funzioni abitative a vantaggio di quelle di difesa.
Fernando di Belviso, cugino dell’Albornoz e rettore del Ducato di Spoleto, nel 1364 acquistò dai Brancaleoni, il castello di Luco, ormai in decadenza, ed il territorio circostante, facendo edificare negli anni immediatamente successivi la Rocca, i cui resti sono ancora oggi visibili. La nuova fortezza, simbolo del ritrovato potere pontificio, racchiuse al suo interno quella che per circa un secolo e mezzo era stata la residenza dei Brancaleoni, mentre anche gli ultimi abitanti del vecchio castello si trasferirono nel borgo sulle rive del lago, ormai denominato Piediluco.

Dopo un trentennio in cui si alternarono diversi signori, a partire dal 1393, il territorio di Piediluco fu retto dalla famiglia Trinci, che lo conservò sino al 1439. Ai Trinci si deve, un riordino amministrativo con il quale si è completato il processo di mutamento dell’insediamento un tempo noto come Castello di Luco, ed allora conosciuto come Castello di Piediluco. La struttura era, infatti, ormai stabilmente definita nel modo in cui, ancora oggi, nonostante le moderne trasformazioni, possiamo osservarla: in alto, il nucleo difensivo costituito dalla Rocca, luogo di residenza del castellano; in basso, il nucleo abitativo, luogo di attività pubbliche, sociali ed economiche; tra i due livelli un sistema di cortine murarie.
Cessato il dominio dei Trinci, per volontà di Eugenio IV, il territorio di Piediluco passò sotto il controllo diretto della Santa Sede. Quindi, nel 1453 la signoria del luogo fu concessa da papa Nicolò V al reatino Matteo Poiani. L’assenza di un erede maschio, ne determinò, nel 1578, il trasferimento al nobile amerino Giovanni Farrattini che sposò Plautilla Poiani. I nuovi proprietari lo tennero sino alla fine del XVII secolo.
Tra il Settecento e l’Ottocento Piediluco appartenne ai baroni Ancajani, quindi ai conti Pianciani di Spoleto e, infine, ai baroni Franchetti. A loro, in particolare ad Eugenio, si deve la costruzione di Villalago, residenza in stile neoclassico, immersa nel verde.

Chiesa di San Francesco
Principale chiesa di Piediluco, un luogo in cui l’intera comunità da sempre si riconosce.
Edificata alla fine del XIII secolo, fu portata a compimento nel 1338 ad opera di Pietro Damiani di Assisi, in ricordo della visita di San Francesco a Piediluco.
La chiesa, pur rispondendo in gran parte ai canoni delle chiese francescane ispirate ai modelli cistercensi, se ne distacca nel modo di concepire la facciata, nelle decorazioni del portale e nell’inserimento nel tessuto urbano.
L’architettura presenta eleganti finestre ad arco e due accessi. Nel coronamento del portale si trova un fregio riproducente gli elementi della pesca: barche e pesci, significato di un ringraziamento alla ricchezza offerta dal lago.
L’interno presenta un’unica navata, con sei grandi archi trasversali a sesto rialzato che sorreggono un tetto ligneo.
La navata termina in un’abside poligonale, a cinque lati, coperto da volte dove è situato un crocifisso ligneo del Quattrocento, raffigurante il Buon Gesù, ed alcuni dipinti del XVI secolo. Vi sono conservati inoltre alcuni reperti romani ed un capitello utilizzato come acquasantiera.

La Rocca
La superba fortezza domina il panorama di Piediluco e costituisce parte integrante del paesaggio. Si erge alla sommità del colle che sovrasta il paese al quale è collegata da due lunghe, seppur non integre, cortine di mura. Il sistema difensivo, oggi in via di restauro, esprime ancora tutta l’imponenza del suo aspetto originario.
Nella zona sud-est si trova il palazzo fatto costruire nel corso del XIII secolo da Oddone e Matteo Brancaleoni, ristrutturato poi da Blasco. A tutt’oggi è possibile individuarne la sala di rappresentanza con il portale di accesso, le stanze residenziali e i vani accessori. Con la chiesa di San Francesco esso costituisce un esempio di prim’ordine della stagione del gotico a Piediluco.

Piaceri e Sapori

Per una descrizione dettagliata dei musei e delle gallerie di Pacentro si rimanda direttamente al sito del Comune: www.comune.pacentro.gov.it/

Tipico piatto piedilucano sono i “carbonaretti” ovvero pesce persico reale cotto sulla fiamma viva, abbrustolito, pulito spinato e servito con la sola aggiunta di olio d’oliva, sale, pepe ed aglio. Altro pesce tipico che arricchisce le acque del lago è il coregone, cucinato rigorosamente arrosto. Altri piatti locali: le tagliatelle al sugo di trota, l’anguilla allo spiedo e la trota tartufata.

Gli umidi sottoboschi che circondano il lago, sono ricchi di tante varietà di funghi che possono essere gustati arrostiti sul fuoco, in padella, conservati in aceto e spezie o come condimento per la pasta lavorata a mano.

Ospitalità

Piediluco, Hotel del Lago

Hotel Del Lago Piediluco

Posizione incantevole, tra le rocce, con una lussureggiante vegetazione e vista lago. A 4 km dalla Cascata delle Marmore.

  Strada Del Porto,71 (Ex Voc. Mazzelvetta,4)
  +39 0744 368450
  www.hoteldellago.com