stemma-San-Lorenzo-Dorsino-defSan Lorenzo Dorsino
Fatiche nascoste nei muri

Comune
di SAN LORENZO DORSINO

(Provincia di Trento)
Altitudine
m. 800 s.l.m.
Abitanti
1.200

info turismo
Comune, fraz. Prato 1, Tel. 0465 734023,
segreteria@comune.sanlorenzodorsino.tn.it
Azienda per il Turismo,
via C. Battisti 38/d, Tel. 0465 702626 – info@comano.to
Pro Loco San Lorenzo in Banale, Fraz. Prato 1,
info.proloco@sanlorenzoinbanale.eu
www.comune.sanlorenzodorsino.tn.it

Lo spirito del luogo

stemma-San-Lorenzo-Dorsino-defIl nome
Il nome Banale ha una radice paneuropea che rinvia a capi e obblighi feudali, ed è la stessa di banlieue, Banato e Banovina nei Balcani. Settima Pieve delle Valli Giudicarie, San Lorenzo ne occupa la porzione occidentale e in passato era chiamato Banale verso Castel Mani, per distinguerlo dal vicino Banale verso Castel Stenico.

 

La storia
2000 a.C. circa, l’insediamento palafitticolo nella torbiera di Fiavè lascia testimonianze di vita quotidiana e di abilità manifatturiera; intorno al 1000 a.C. una gigantesca frana post-glaciale cambia la geografia della valle del Bondai, dando origine al lago di Molveno.
118 a.C., il console romano Quinto Marcio Re sottomette la popolazione alpina degli Stoni stanziata in zona; le valli Giudicarie sono aggregate al Municipium di Brescia ascritto alla tribù Fabia; il processo di romanizzazione è profondo, come testimonia l’abbondanza in zona di prediali (nomi derivati da nomi rustici romani) e di epigrafi.
774 d.C., le Giudicarie passano dai Longobardi ai Franchi di Carlo Magno. 1027, istituzione del potere temporale del Vescovo di Trento; nel XII secolo viene edificato Castel Mani, rocca vescovile e sede di guarnigione, con l’annesso dazio (il primo documento che ne parla è del 1207); per i successivi sette secoli (fino al 1803), il “Banale verso Castel Mani” sarà un baluardo del potere vescovile, come ricorda lo stemma comunale; oggi ne rimane solo un lembo solitario sull’omonimo colle.
1815, col trattato di Vienna l’ex Principato vescovile è annesso alla Contea principesca del Tirolo. 1848, tredici volontari lombardi sono presi prigionieri a Sclemo e giustiziati sul posto.
1914, scoppia la Grande Guerra: quando l’Italia scende in campo nel maggio 1915, la “meglio gioventù” del Banale e del Trentino è già caduta sui campi di battaglia della Galizia.
1948-1960, fervono i “lavori”, com’è chiamata qui la costruzione del ciclopico sistema idroelettrico Sarca-Molveno-Santa Massenza, che porta a San Lorenzo tecnici e operai da ogni parte d’Italia; con i “lavori” arriva il benessere e insieme lo sconvolgimento dell’idrografia giudicariese e della Valle dei Laghi.

San Lorenzo vuol dire “sette ville”, sette frazioni (nove se si considerano le attuali esistenti) che un tempo erano piccoli nuclei a sé stanti. La peculiarità del luogo, oltre all’ambiente in cui è inserito (il Parco dell’Adamello-Brenta) è data appunto dalle “ville” che hanno per la maggior parte conservato la tradizionale architettura alpina, in particolare Senaso – quella di maggior interesse – e poi Berghi e Moline. Il fascino di San Lorenzo sta nelle atmosfere rurali, nei profumi di legna, fieno, latte, di fiori e di affumicato, nell’aria frizzante dei vecchi pascoli. Le abitazioni che hanno resistito alla modernità, mostrano tutto il calore e la sapienza costruttiva dell’architettura trentina. Sono separate da vie anguste, cortili e piazzette pavimentate in salesà (l’acciottolato locale) e percorribili solo a piedi attraverso porticati e anfratti. L’arco e la volta sono elementi tipici di questo modo di costruire, che sa talvolta arricchirsi di loggiati e portali. Passeggiare sui sentieri, osservare i loggiati a graticci, le aie coperte, i vecchi fienili, annusare il profumo della ciuiga, inoltrarsi nei boschi, vedere i borghi distesi al sole: a San Lorenzo si va a scuola di ruralità.

Disteso su una soleggiata terrazza verde affacciata sulla valle e sorvegliato alle spalle dalle Dolomiti di Brenta, San Lorenzo è un antico borgo contadino nato dalla fusione di sette Ville: Berghi, Pergnano, Senaso, Dolaso, Prato, Prusa e Glolo. Posto all’imbocco della splendida Val d’Ambièz, il borgo è la porta di accesso al Parco Naturale Adamello Brenta.
La visita alle sette Ville non può che cominciare dalla Casa del Parco “C’era una volta”. Posta nella bella Casa Oséi raccoglie tutta la storia contadina di queste terre. Il vicino teatro comunale è un’antica chiesa sconsacrata e restaurata per volontà degli abitanti, dove la spiritualità dell’arte si confonde con quella della religione. Siamo ancora a Prato. Le sta vicino Prusa, la Villa più in basso. Cattura lo sguardo casa Mazoleti, perfetto esempio di architettura rurale: a piano terra cantine e stalle, al primo piano cucina e stanze, al terzo e quarto piano le aie coperte e i depositi di fieno, e i piani di sottotetto per l’essicazione della paglia accessibili dai “pont”, le rampe carrabili. Arricchita da un loggiato ad archi e da una luminosa meridiana, fa da sfondo in autunno alla sagra della ciuìga. In senso antiorario, si arriva a Glolo, in posizione privilegiata come “ancella” del Castel Mani, il cui nome in dialetto (“Grol”) è ripetuto dai bambini quando invitano le lumache a buttar fuori i loro cornetti. Attraversata la statale 421, ecco Berghi (da Berg, “monte”) da dove passa la selciata via Caváda, segnata dai solchi paralleli lasciati dalle slitte. La chiesetta del Seicento è dedicata a Santa Apollonia.
A fianco, la splendida dimora rurale casa Martinoni. Le sue imponenti dimensioni hanno fatto supporre che un tempo fosse un convento, voce forse alimentata dal luogo in cui sorge, chiamato dos dei frà, colle dei frati. Poco più avanti casa Moscati, sapientemente ristrutturata. Da Berghi si arriva a Pergnano, distesa al sole. La chiesetta dedicata ai santi Rocco e Sebastiano contiene affreschi dei bergamaschi Baschenis di Averaria, godibili per luminosità e freschezza: una pittura di facile lettura, pochi colori ma di grande effetto cromatico. Da Pergnano a Senaso, la frazione meglio conservata e per la quale è stato impostato un impegnativo progetto di riqualificazione. La Villa è carica di memorie di malgari e di casari, di cacciatori di mestiere e di esperti confezionatori delle ciuìghe. E’ qui che resiste al tempo la tradizione dell’affumicatura artigianale di questo salume: avviene ogni autunno nell’affumicatoio, all’interno del vecchio caseificio turnario. La chiesa di San Matteo ha conservato l’antico sagrato, mentre casa dei Sartorei è una preziosa testimonianza di abitazione rurale, con gli originali graticci dei fienili e il maestoso portale d’accesso all’ex stalla. Per Dolaso, il settimo borgo, si tira dritto sulla strada della Val d’Ambiéz. Dopo poche centinaia di metri, passato un prativo chiamato le Braile (termine longobardo per designare un’estensione in piano) si arriva al capitello che un certo Marin Cornela fece costruire nel Settecento “per sua devocione” dedicandolo alla Madonna.
Nel borgo sono dodici i capitelli che offrono sollievo alle preoccupazioni. Tornando sui nostri passi, scendiamo a Dolaso, borgo per conto suo, con campagne un tempo coltivate e feconde. Quante piccole patrie in giro per il mondo ripongono i loro pensieri in queste case, un tempo dai tetti di paglia, periodicamente devastate dal fuoco – un esempio casa Bosetti ricostruita nel 1927, dopo l’incendio del ’26 che distrusse Dolaso – e sempre ricostruite a nascondere le fatiche degli uomini, in fila dietro la chiesa di Sant’Antonio Abate, con la piazzetta che è un belvedere sulle cime del Bondone. Nello stemma di San Lorenzo non hanno trovato posto gli insediamenti a valle della frana da cui nacque il lago di Molveno, Le Moline e Deggia. Le Moline erano operose di fucine e di mulini. Prima del 1921, quando i genieri tagliarono le pareti calcaree che la sovrastano, ci passava la strada principale, c’erano la scuola e le osterie per i carrettieri. Ora guarda scorrere il torrente Bondai. Deggia è più serena, distesa sul poggio sovrastante. Il vicino santuario della Madonna di Caravaggio, edificato alla fine dell’Ottocento con le rimesse degli emigrati, in stagione profuma di fiori di tiglio.

Piaceri e Sapori

Al cospetto delle Dolomiti di Brenta è difficile resistere alla tentazione di tuffarsi nel verde e divertirsi con la mountain bike, il trekking, l’arrampicata o il nordic walking. Per gli amanti della montagna ci sono percorsi di varia difficoltà e sempre ben segnalati nel Parco Naturale dell’Adamello Brenta, alla scoperta di flora, fauna, malghe, antiche baite.
I climbers trovano le pareti su cui cimentarsi e i bikers il nuovo Dolomiti di Brenta Bike, un percorso ad anello di 171 chilometri che attraversa il Parco (www.dolomitidibrentabike.it).
Nei dintorni, le Terme di Comano (tel. 0465 701277 www.termecomano.it) immerse in un parco di 14 ettari, con un’acqua oligominerale unica in Italia con una temperatura di 27°C, propongono bagni termali e sono inoltre dotate di un moderno reparto wellness. Per i più mondani, infine, c’è il vicinissimo lago di Molveno con tutte le attività sportive connesse.

L’Oasi WWF del laghetto di Nembia è uno specchio d’acqua protetto al quale fanno da sfondo pareti rocciose da dove si lanciano gli esemplari dell’avifauna locale: gheppio, corvo imperiale, picchio muraiolo e rondine montana. è anche una zona di boschetti abitati da pini silvestri, faggi e abeti rossi, e di prati, che da primavera all’autunno si accendono di fiori variopinti.
La Val d’Ambièz è la meravigliosa bocca d’accesso al Parco Naturale Adamello Brenta e riserva nella riserva, generosa di scorci ancora intatti e di testimonianze geologiche.
È una valle percorribile con bellissimi sentieri di varia difficoltà che conducono alla scoperta di uno spettacolare anfiteatro naturale, di verdi alpeggi, delle architetture semplici delle ca’ da mont, di antichi fossili e persino delle tracce dell’orso.

Casa del Parco “C’era una volta”, tel. 0465 734040: mostra etnografica permanente allestita dal Parco Naturale Adamello Brenta; raccoglie utensili del lavoro agricolo e silvo-pastorale.

Festa per la Madonna di Deggia, ultima domenica di maggio: pellegrinaggio al Santuario della Madonna di Caravaggio.

In Ambiéz, luglio: una delle più partecipate corse in montagna del Trentino.

La Casa di Wilma, da luglio a novembre: Alexandra Koch mette in cartellone iniziative culturali con artisti tedeschi e italiani; per informazioni: info@lacasadiwilma.it

Giornate della Montagna Ars Venandi, fine agosto: la montagna diventa protagonista di eventi culturali, musicali e artistici; escursione guidata in Val d’Ambièz con avvistamento di animali e Premio Mario Rigoni Stern a chi si è più distinto nella sua attività a favore della montagna.

Sagra della Ciuìga, primi giorni di novembre: il tipico salame con le rape è celebrato nelle corti, tra i vicoli, nelle cantine e sotto i vòlt della frazione di Prusa, tra musica, spettacoli di strada, degustazioni e gli abbinamenti gastronomici dei ristoranti.

ciuiga_san lorenzo dorsinoRiscattato il suo passato di povertà, la ciuìga è oggi una prelibatezza da gustare al naturale, rielaborata in gustosi sughi, abbinata a patate lesse e cicoria oppure purè di patate e cavolo-cappuccio, adagiata su fette di pane leggermente tostato e imburrato. Altre golosità: i gnocchi di patate con le comendole (spinaci di montagna), e le fojade (tagliatelle) al sugo di capriolo.

ciuiga+formaggio san lorenzo dorsinoDi necessità virtù. Nella seconda metà dell’Ottocento, in un clima di grandi ristrettezze, fu inventata la ciuìga. Oggi questo salame con le rape confezionato secondo tradizione solo a San Lorenzo,
è presidio Slow Food. L’autunno è la sua stagione, quando si uccide il maiale e nei campi maturano le rape. è in questo periodo che i pochi, abili macellai del Banale sciorinano golose catene di ciuìghe dal sapore pungente e unico.

Ospitalità

San Lorenzo, Hotel Cima Tosa

Hotel Cima Tosa

Hotel in posizione centrale a conduzione familiare, dotato di camere confortevoli, bagno privato e balcone con vista panoramica.

  Via per Promeghin, 26/a
  +39 0465 730005
  +39 3204455623
 info@hotelcimatosa.it
 www.hotelcimatosa.it