Cison_di_Valmarino-StemmaCison di Valmarino
Ville venete e vigneti del prosecco

Comune di CISON DI VALMARINO
(Provincia 260 – 700)
Altitudine
m. 700 s.l.m.
Abitanti
2700 (1050 nel borgo)

Patrono
San Giovanni Battista, 24 giugno
info turismo
Comune, Piazza Roma 1
Tel. 0438 85449
www.comune.cisondivalmarino.tv.it

Lo spirito del luogo

Cison_di_Valmarino-StemmaIl nome
L’origine probabile – ma non certa – del nome Cison è dal latino caesum, «tagliato», vale a dire bonificato e disboscato, in riferimento alla situazione del territorio, forse dopo le bonifiche dei monaci cistercensi.

 

La storia
Epoca romana, su un ramo secondario della via imperiale Claudia Augusta, una postazione militare protegge e controlla la valle sottostante.
VI-VII sec., il feudo della Valmareno si costituisce in epoca longobarda.
962, l’imperatore Ottone I il Grande concede le prerogative feudali di tutto il territorio della Valmareno al vescovo di Ceneda.
1146, arrivano nella valle i monaci cistercensi, che bonificano le paludi e iniziano la lavorazione della lana, sostenuti dai Da Camino, i signori della Marca Trevigiana.
1198, è documentato per la prima volta come Castrum Costae il castello di Cison, fatto erigere dai Da Camino, che rilevano il feudo passato dal vescovo di Ceneda alle famiglie nobili.
1236, i Da Camino mettono i loro castelli, tra cui quello di Cison, sotto la protezione dell’imperatore Federico II giurando fedeltà al suo vicario Ezzelino da Romano.
1337, alla morte senza eredi dell’ultimo dei Da Camino, il feudo ritorna al vescovo di Ceneda, che ne concede l’investitura ai Procuratori di San Marco.
1436, la Repubblica di Venezia dona per meriti militari il castello e la contea di Valmareno ai capitani di ventura Erasmo da Narni, noto come il Gattamelata, e Brandolino da Bagnacavallo, il quale tre anni dopo acquista per 3mila ducati la quota del Gattamelata.
XVII sec., i conti Brandolini (così sono chiamati i successori del primo Brandolino) da gente d’armi diventano sempre più signori della terra che amministrano; in particolare il conte Guido VIII, tra il 1660 e il 1680, investe cospicue somme nell’ammodernamento di mulini, magli, segherie, concerie.
1797, con la caduta della Serenissima ad opera di Napoleone, i conti Brandolini perdono la Valmareno.

Subito piace, appena arrivati a Cison, oltre alla bella piazza d’atmosfera veneta, il rapporto tra il luogo e l’acqua. Il torrente Rujo taglia per il lungo il borgo, e da sempre ne ha caratterizzato l’aspetto. La vita quotidiana scorreva intorno a queste acque che alimentavano mulini e magli, dando lavoro a fabbri e mugnai. Mulini, lavatoi e abbeveratoi sono gli elementi della civiltà rurale che Cison sta salvaguardando, insieme all’artigianato per il quale organizza un’importante rassegna da oltre trent’anni.
Dalle vie dell’acqua a quelle del vino, in fondo il passo è breve. Perché qui siamo nelle terre del Prosecco, e le ben pettinate colline su cui ovunque si poggia lo sguardo, sono punteggiate da alberi da frutto, casolari ristrutturati e dai vigneti del Prosecco, come la borgata rurale di Rolle, luogo caro al poeta Andrea Zanzotto. Il quale, innamorato di questo incantevole posto della Marca Trevigiana, lo battezzò liricamente “Dolle”.
Cison, con le sue ville venete settecentesche, le sue acque, le colline del Prosecco candidate a patrimonio Unesco, con il rosso delle imposte delle sue case, è un angolo di provincia veneta scampato alle devastazioni urbanistiche del resto della regione.

Antico centro politico e amministrativo della contea di Valmareno, il borgo di Cison è sorvegliato dal castello Brandolini, chiamato nel medioevo Castrum Costae e oggi – diventato hotel di lusso – Castelbrando. Il complesso fortificato di epoca caminese (XII secolo) fu trasformato dai conti Brandolini con l’aggiunta dell’ala rinascimentale e l’innalzamento delle mura e dei bastioni esterni. Fu il conte Antonio Maria Brandolini, morto nel 1530, a volere l’elegante facciata da dimora patrizia veneta, scandita da bifore e trifore a doppio ordine, e la sistemazione del parco con fontana. Ma è soprattutto il centro storico ad attirare il visitatore, subito colpito dall’armonica piazza Roma, su cui si affacciano il palazzo Barbi, villa veneta ora sede del Comune, e la Loggia, costruita a metà Seicento per ospitarvi il tribunale, e oggi teatro. Le cantine Brandolini sono un esempio di corretto recupero di edificio storico. La chiesa arcipretale di Santa Maria Assunta è un gioiello settecentesco (fu consacrata nel 1746) dalla doppia facciata: quella dell’ingresso principale, a ovest, è ornata da tre statue ottocentesche di Marco Casagrande raffiguranti Fede, Speranza e Carità; quella a est si affaccia su piazza Roma e presenta al centro la statua del patrono San Giovanni Battista e ai lati, disposte in coppia, Prudenza e Giustizia, Fortezza e Temperanza. L’interno a navata unica custodisce, sulla parete centrale dietro l’altare, l’Assunzione della Vergine di Egidio Dall’Oglio (1753) e un prezioso organo di Gaetano Callido del 1779. Belli sono gli angeli-scultura dell’altare, i dipinti settecenteschi di un allievo del Piazzetta, così come, fuori dalla chiesa, gli altri palazzi veneti che rendono prezioso il borgo. Si noti, nel centro storico, che le imposte delle case sono quasi tutte rosse o marrone: un rosso che qui si chiama «rosso Brandolini». E si noti, la sera, seguendo la luce soffusa con il segnapassi, la poesia di una strada come la Calata, con il suo muro a secco e il tracciato che ricalca un tratto dell’antica via maestra imperiale, la Claudia Augusta Altinate.
E a meravigliare, ancora, è lo scorrere dell’acqua fin dentro il borgo, grazie a un percorso – le vie dell’Acqua – che, costeggiando il torrente Rujo, si snoda nel bosco per raggiungere vecchi mulini e altre opere idrauliche, testimonianze di archeologia industriale.
Non si può andarsene da Cison prima di aver fatto il giro delle sue frazioni. La prima è Tovena, un borgo rurale di case di sasso quasi tutte recuperate. Da vedere la fontana settecentesca a pianta ottagonale in pietra masegno con specchi in pietra rossa; la chiesa dei Santi Simone e Giuda con il trittico dell’altare maggiore di fine Seicento e i tre altari minori interamente scolpiti e dorati; l’antica canonica con gli stemmi dei Brandolini e del vescovo Pietro Lioni; infine casa Magagnin, tipica abitazione in sasso, che reca sulla facciata tre dipinti murali di epoca settecentesca.
Tutta di sasso anche la frazione Mura, ma quella che più rimane nel cuore è Rolle, circondata da colline boscose e dai vigneti del Prosecco, soleggiata, adorata dal poeta Andrea Zanzotto che la definì “una cartolina inviata dagli dei”. Il recente restauro dei lavatoi e abbeveratoi della Rosada invita a una sosta davanti al torrente che scendendo dalla parete rocciosa forma una piccola cascata.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Cison è punto di partenza per escursioni e passeggiate nella cornice prealpina della Marca Trevigiana, uno dei territori meno rovinati del Veneto. Offre ai suoi visitatori itinerari da percorrere a piedi, in bicicletta, a cavallo e, per i più pigri, in auto. Gli amanti della montagna possono raggiungere il Rifugio dei Loff, che può ospitare una decina di persone.

La Strada dei Cento Giorni è un’opera di ingegneria austriaca per fini bellici. Tracciata su un percorso romano, conserva una torre di vedetta di epoca bizantina. Nel passato è stata utilizzata da viandanti e mercanti diretti nel bellunese, dai pastori per la transumanza, dai pellegrini. Nel 1914 iniziò la realizzazione, interrotta nel 1916, del primo tratto dell’attuale percorso, su progetto dell’ingegnere Giuseppe Carpenè. Nel corso della prima guerra mondiale, ragioni strategiche indussero il Genio austriaco a completare l’opera in tempi strettissimi. Nella metà di giugno del 1918 era pronta, dopo soli cento giorni di lavoro. In cima al passo di San Boldo che porta nel bellunese, nella Val Morel dello scrittore Dino Buzzati, si trova il museo che documenta le fasi di realizzazione del progetto. A San Boldo sono stati realizzati anche un orto botanico di erbe officinali e un’area di sosta. Nella valle di San Daniele si trova il Bosco delle Penne Mozze, che commemora i caduti alpini trevigiani in tutte le guerre. Vi sono altri due percorsi interessanti: quello delle Vie d’Acqua, che segue il corso del Rujo e comprende anche la piacevole passeggiata lungo la via dei Mulini; e quello che va alla ricerca della religiosità popolare nella vallata, che trova espressione nei numerosi capitelli votivi sparsi nel territorio. Per finire, si consiglia una visita al paese vicino di Follina per ammirare il gioiello architettonico dell’abbazia di Santa Maria, di fondazione benedettina; nel XII secolo ai benedettini subentrarono i cistercensi, che riadattarono il monastero al particolare stile costruttivo del loro ordine.

Museo della radio d’epoca:
al secondo piano dell’edificio comunale, sono esposti 72 apparecchi che raccontano lo sviluppo tecnico ed estetico della radio nell’arco di tempo che va dagli anni Venti ai Settanta del Novecento; in mostra anche il radiofonografo Safar progettato nel 1938 dall’ingegner Virgilio Floriani di Cison, un pioniere della ricerca nelle telecomunicazioni.

Museo di Arte Sacra,
nella frazione Tovena.

Museo della Strada dei Cento Giorni, presso la sede degli Alpini di Tovena, a San Boldo in cima al passo.

Il Bosco Incantato, 25 aprile: “Sulle vie dell’acqua” è il sottotitolo della manifestazione all’aria aperta dedicata alla creatività (musica, teatro, arte, poesia) e all’associazionismo.

Artigianato Vivo, 7-15 agosto: dal 1980 il ferragosto di Cison e la festa di Santa Maria Assunta sono stati inglobati in una delle più importanti rassegne della produzione artigianale in Italia: oltre duecento espositori, provenienti anche dall’estero, animano con le loro botteghe i vecchi portici, i cortili e i vicoli del centro storico; la manifestazione organizzata dalla Pro Loco in collaborazione con le associazioni attive sul territorio, offre un ricco calendario di eventi collaterali, quali concerti, spettacoli di animazione, mostre, incontri letterari.

Fiera Franca, 29 ottobre: a Tovena, in occasione della festa dei santi patroni Simone e Giuda, si svolge da secoli la “fiera de san Simòn”, che fino agli anni Quaranta del Novecento faceva incontrare agricoltori, pastori e mercanti dell’area pedemontana e del bellunese per gli scambi di prodotti alimentari, bestiame e attrezzi agricoli; la Pro Loco con i suoi stand, le pietanze e il vino, fa rivivere il tempo in cui davanti a una fumante “sopa coe tripe” si contrattavano affittanze e forniture legate all’agricoltura e alla pastorizia.

Stelle di Natale,
due fine settimana prima di Natale.

Lo spiedo è sicuramente la specialità di Cison di Valmarino e dell’area pedemontana della provincia di Treviso. La cucina allo spiedo è forse uno dei metodi di cottura più antichi. Le carni devono essere servite ben calde e croccanti, e accompagnate da contorni quali erbe cotte, fagioli, radicchio di campo, patate.

Posta lungo il percorso del Prosecco, Cison ha nella borgata di Rolle uno dei migliori luoghi di produzione del Prosecco docg.