Montagnana_STEMMAMontagnana
Le mura di Giorgione

Comune di MONTAGNANA
(Provincia di Padova)
Altitudine
m. 16 s.l.m.
Abitanti
9.358 (1.028 nel borgo)

info turismo
Comune, Via Carrarese, 14 – Tel. 0429 81247
protocollo@comune.montagnana.pd.it
Ufficio Turistico, Piazza Trieste, 15 – Tel. 0429 81320
ufficioturistico@comune.montagnana.pd.it
www.comune.montagnana.pd.it

Lo spirito del luogo

Montagnana_STEMMAIl nome
Il toponimo Motta Aeniana, da cui Montagnana, deriva da motta, che in latino medievale indicava una piccola altura (e il castello costruito su quella collinetta), e Aeniana, in riferimento a una mansio (stazione di posta) Anneianum citata nell’Itinerarium Antonini (III secolo d.C.) e collegata a un fundus (podere) Enianus.

 

La storia
I sec. d.C., risale all’epoca romana la necropoli della Gens Vassidia scoperta a 1 km dall’attuale centro storico (notevole la stele in biancone di Postumulena Sabina decorata a bassorilievo); sono documentate anche varie ville rustiche.
589, dopo le bonifiche e le arginature dell’argine realizzate dai Romani, il fiume a seguito di una disastrosa alluvione devia il proprio corso più a sud.
1239, già fortificata contro le invasioni degli Ungari, Montagnana respinge un primo attacco di Ezzelino III da Romano, vicario dell’Imperatore Federico II, che però la sconfigge nel 1242, anno in cui fa erigere il grande mastio di Castel San Zeno.
1290, i marchesi d’Este vendono i diritti sul territorio della Scodòsia, che diviene proprietà del Comune di Padova; nel corso della contesa tra Padova e Verona, i Carraresi nel 1362 completano con la Rocca degli Alberi la cinta muraria così come oggi la vediamo.
1405, Montagnana si consegna a Venezia; l’insediamento di facoltose famiglie nobili legate alla Serenissima favorisce l’agricoltura e i commerci.
1431, inizia il cantiere per la costruzione della nuova chiesa madre cittadina, che si concluderà solo nel 1502.
1797, alla caduta della Serenissima, Montagnana segue le sorti del Lombardo-Veneto.
1866, in luglio la città apre le porte all’esercito italiano, divenendo parte del nuovo Regno.

La cerchia murata di Montagnana è «una delle vere glorie d’Italia», scrisse il grande storico dell’arte Bernard Berenson. Basta un veloce giro esterno alle mura lunghe circa 2 km, per farsi un’idea di cosa fosse una città fortificata nel XIV secolo. Il verde dell’antico fossato, ormai solo erboso, contrasta col mattone degli spalti merlati, interrotti da 24 torri alte fino a 19 metri, e dalle due principali porte fortificate, il castello di San Zeno e la rocca degli Alberi. Sono le stesse mura che ispirarono a Giorgione un disegno a sanguigna conservato a Rotterdam, a torto identificate per secoli con quelle di Castelfranco Veneto. Non solo Giorgione, ma anche Palladio, Michele Sammicheli, il Marescalco, il Veronese, Palma il Giovane, hanno lasciato tracce qui. Insomma, tanta arte e tanta storia, da Ezzelino da Romano alla Repubblica di Venezia, richiamata anche dal grande “listón” della vasta piazza centrale, che per privilegio antico può imitare la pavimentazione di piazza San Marco. All’interno della cortina trecentesca, il disegno urbano mantiene l’impronta medievale con vie a portici e vicoli d’atmosfera.

montagnana muraLe mura che avvolgono Montagnana, rafforzate da 24 torri esagonali con merlatura guelfa, hanno quattro aperture in corrispondenza delle porte e mostrano tutta la loro imponenza dal lato di nord-est: lo stesso punto di osservazione adottato da Giorgione quando le ritrasse nel disegno a sanguigna del museo Boymans-Van Beuningen di Rotterdam. Dalla “piazzola di Giorgione” si nota lo stacco, per colore e tipologia costruttiva, tra il tratto duecentesco di mura e quello trecentesco di epoca carrarese, costruito con blocchi di trachite alternati a laterizio. Accanto alla cortina difensiva, villa Pisani è la dimora extraurbana edificata a metà Cinquecento da Andrea Palladio per il nobile veneziano Francesco Pisani. Penalizzata dalla posizione sulla strada, è una delle prime applicazioni del modello a cubo, scompartito da colonne doriche e ioniche secondo il gusto rinascimentale. Al lato opposto della strada si trovano le altre lussuose dimore patrizie del borgo veneziano: palazzo Giusti Sammartini (1756), la quattrocentesca residenza dei Gatteschi e, tornando verso il centro, lungo il lato opposto della via, palazzo Giusti Chinaglia (XV secolo, rimaneggiato nel XVIII) e quindi la loggetta del Veneziano, costruita nel XVI secolo e attribuita a Gianmaria Falconetto. Di fronte alla villa del Palladio, il castello di San Zeno è costituito da un edificio principale rettangolare, da un cortile interno protetto da due torri di vedetta e dal mastio alto 38 metri che domina il nucleo urbano. Questa torre, edificata da Ezzelino nel 1242, andrebbe osservata, per coglierne la solidità, dalle mura sud, da dove si entra direttamente nel fossato erboso. Rientrando in centro, percorrendo la via Carrarese si raggiunge il palazzo Sammicheli, oggi sede municipale. Realizzato verso il 1538, fu parzialmente ricostruito nel 1593 a seguito di un incendio. Il progetto dell’edificio è attribuito all’architetto veronese Michele Sammicheli. La sala consiliare, con i raffinati intagli lignei dei soffitti, è opera del 1605 di Marcantonio Vanin. Il cuore cittadino è la piazza Vittorio Emanuele II, abbellita dal listón in trachite grigia dei Colli Euganei con inserti in pietra bianca, sull’esempio di piazza San Marco a Venezia. Sulla piazza si affacciano eleganti edifici, come il palazzo Zanella dai raffinati camini a corolla, il palazzo Valeri di gusto settecentesco, il Monte di Pietà fondato nel 1497 per contrastare l’egemonia dei banchi ebraici, il palazzo della Loggia costruito nel 1877, l’edificio in cotto in stile medioevale costruito nel 1924 e occupato dalla Cassa di Risparmio. Verso via Roma si trovano l’ottocentesco palazzo Santini, i cui colori e le cui decorazioni celebrano il Risorgimento e l’Unità d’Italia, e il palazzo Pomello Chinaglia del XV secolo, ritenuto una delle residenze dei Gatteschi da Narni oppure dei Pisani.
Il duomo (1431-1502) presenta all’esterno uno stile tardo gotico, ingentilito dal portale in marmo bianco attribuito a Jacopo Sansovino o alla sua scuola, e all’interno un carattere rinascimentale. I due affreschi della controfacciata raffiguranti David con la testa del gigante Golia e Giuditta vittoriosa su Oloferne, sono stati attribuiti a Giorgione sulla base di confronti iconografici. Sulla parete sinistra la tela della Battaglia di Lepanto ricorda la vittoria cristiana del 1571 contro l’esercito turco. Sul fianco sinistro della navata si trova la cappella del Rosario con il suo affresco astrologico della fine del XV secolo. Sulla parete di destra una Madonna in trono con Bambino e Santi incorniciata da un elegante altare in pietra dei Berici, è opera cinquecentesca di Giovanni Buonconsiglio detto “il Marescalco”, autore anche del grande affresco dell’Assunzione nel catino absidale. Al centro dell’abside, l’altare maggiore reca la Trasfigurazione di Cristo di Paolo Veronese del 1555.
La chiesa di San Francesco, trecentesca ma con elementi romanici in facciata, conserva un organo Callido del Settecento, affreschi del Trecento e la Madonna con Bambino e i Santi di Palma il Giovane. In via Matteotti il quattrocentesco palazzo Magnavin-Foratti in stile gotico-veneziano era forse residenza di Giacoma da Leonessa, moglie del condottiero detto il Gattamelata. Gli elementi di spicco sono il portale in pietra tenera istoriata e la pentafora al piano nobile. L’ospedale della Natività, che offriva già nel 1407 assistenza agli indigenti, conserva al piano superiore affreschi del Buonconsiglio.
La rocca degli Alberi, costruita nel 1360 per volontà di Francesco il Vecchio Da Carrara, era circondata d’acqua come una piccola isola accessibile solo attraverso ponti levatoi, saracinesche e portoni. Le garitte e i merli sono un falso ottocentesco. La chiesa di San Benedetto (1771) è in stile tardo barocco. In via Mure Nord, le casette addossate alle mura sono state ricavate nell’Ottocento dalle arcate interne. Uscendo dalla postierla in fondo a via Cesare Battisti, si arriva alla chiesetta di Sant’Antonio Abate, un oratorio del XII secolo retto dagli Antoniti. La croce araldica sull’acquasantiera a forma di elmo crociato rovesciato è segno della presenza dei Templari.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Di interesse naturalistico per il camperista e le sue uscite in bicicletta, c’è il percorso del Fiumicello, manufatto medievale ampliato in epoca veneziana come via fluviale per il trasporto di merci e persone. Le sue sponde sono attorniate di piante verdi autoctone, tra cui il gelso, fino a ottant’anni fa fonte di integrazione di reddito per le famiglie contadine con l’allevamento del baco da seta. Ora l’argine è diventato una pista ciclabile con percorso vita che congiunge Montagnana al fiume Frassine.

Montagnana è luogo di partenza ideale per i più importanti centri d’arte e cultura del Veneto. Nelle immediate vicinanze si trovano Villa Pojana del Palladio, nella lista Unesco insieme alle altre ville palladiane del Veneto, a Poiana Maggiore; il trecentesco castello di Bevilacqua con il suo grande parco; Villa Correr a Casale di Scodosia, bellissima villa veneta di fine Seicento. In mezz’ora si raggiunge il polmone verde dei Colli Euganei con il borgo di Arquà Petrarca; le cittadine di Este e Monselice; l’area naturalistica dei Colli Berici; le ville venete in provincia di Vicenza; il castello di Soave nel veronese. In un’ora o poco più si arriva a Padova, Venezia, Vicenza, Verona, Mantova e al lago di Garda.

Museo Civico Antonio Giacomelli, piazza Trieste 15, tel. 0429 81320: è suddiviso in una sezione archeologica con testimonianze dal tardo neolitico all’epoca romana, una sezione medievale e moderna con affreschi, tele di pittura veneta e ceramiche, e una sezione musicale dedicata a Giovanni Martinelli e Aureliano Pertile, due famosi tenori nati a Montagnana entrambi nel 1885.

Festa del Prosciutto Veneto Berico-Euganeo «Crudo dolce di Montagnana» Dop, maggio: rassegna e degustazione di specialità locali.

Concorso lirico internazionale Giovanni Martinelli – Aureliano Pertile, giugno: incontri musicali nel nome dei due celebri tenori nativi di Montagnana.

Sagra dell’Assunta, 15 agosto: luna park e attrazioni popolari.

Palio dei Dieci Comuni del Montagnanese, prima domenica di settembre: rievocazione medievale con cortei storici, esibizioni di musici e sbandieratori.

Montagnanese in Fiera, primo fine settimana di ottobre: rassegna delle attività agricole, enogastronomiche e dell’economia locale.

Mercatino dell’antiquariato e del collezionismo, ogni terza domenica del mese, eccetto luglio e agosto.

Mercato settimanale ogni giovedì mattina.

Il prosciutto crudo Veneto Berico-Euganeo è padrone dei menu. E la tradizione del maiale si esprime in numerosi piatti, a partire dalla rinomata “pasta e fasòi” (fagioli) con il battuto di lardo, da accompagnare con gli ottimi vini Merlara Doc.

Il prosciutto crudo dolce di Montagnana, lavorato e stagionato secondo la tradizione, ha un gusto dolce e morbido dovuto alla sapiente dosatura di sale. E’ molto apprezzato in abbinamento al melone, altro prodotto del territorio.
Sono 15 i comuni compresi tra i padovani Colli Euganei e i vicentini Monti Berici in cui si produce il prosciutto crudo Veneto Berico-Euganeo Dop. La denominazione di origine protetta è stata assegnata nel 1996 per garantirne lo stretto legame con il territorio.