Scanno
Fotografie d’autore

Comune di scanno
(Provincia de L’Aquila)
Altitudine
m.1050 s.l.m.
Abitanti
2100 (1600 nel borgo)

Patrono
Sant’Eustachio, 20 settembre.
info turismo
IAT, piazza Santa Maria della Valle
tel. 0864 74317 – fax 0864 747121
ore 9-13, 16-19
www.comune.scanno.aq.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Scanno ha il nome del luogo su cui sorge. Furono i Romani a chiamare scamnum, scanno, sgabello, lo sperone di roccia su cui poggiano i primi contrafforti dei monti dell’alta Valle del Sagittario.

 

La storia

Età romana: le statuine di Ercole con la clava trovate lungo il corso del fiume Carapale testimoniano la presenza di un abitato già in epoca preromana.
1067, è conservato nell’abbazia di Montecassino il primo documento che attesta l’esistenza di Scanno.
Il borgo passa, nei secoli, da un feudatario all’altro: è sottomesso ai Conti di Valva, ai Di Sangro, ai D’Aquino, ai D’Avalos, ai De Pascale, ai D’Afflitto e infine ai Caracciolo.
XVII – XVIII sec., grazie allo sviluppo delle attività legate al commercio degli armenti e allo sfruttamento del bosco, il borgo raggiunge il suo massimo splendore. Nasce tra ’600 e ’800 quello che è forse il più bel vanto di Scanno: il costume femminile, ancora oggi motivo di lustro per chi lo indossa. La diffusione del costume è contemporanea all’affermarsi dell’industria della lana e dell’arte della tintoria: l’abilità delle donne di Scanno nell’orditura e nella tessitura era nota in tutto il Regno di Napoli.
XIX sec., il paese vive le vicende della storia nazionale, dal Risorgimento al fenomeno del brigantaggio. A quest’ultima piaga si aggiunge, nei primi decenni del ‘900, quella dell’emigrazione.
Ne consegue l’abbandono della pastorizia: gli ovini, dalle decine di migliaia che erano nel ’700, si riducono all’inizio del secolo scorso a poche migliaia di capi.
In tempi più recenti, però, il contro-esodo degli emigrati ha consentito lo sviluppo dell’industria turistica,sorta grazie ai risparmi da loro accumulati all’estero.

Per capire Scanno, ci vorrebbero gli occhi di Henry Cartier-Bresson. Nei riti, nelle andature, negli sguardi fotografati della gente del luogo, risalta il forte legame con il “campanile”, la tradizione, il radicamento alla terra aspra di montagna. L’identità di questa comunità, forgiata – in secoli di nomadismo pastorale e poi di emigrazione – sulle partenze, sullo spaesamento, sugli andirivieni dove baricentro di tutto è il vecchio borgo, si legge nei costumi femminili e nei gioielli che li impreziosiscono (le circeije, la presentosa, la cicirchieta), continuamente rifatti, pensati, riprodotti, quasi a ripetere l’ossessione di una testarda volontà di sopravvivenza. Come dimostrano le 108 donne ultraottantenni che continuano a indossare il costume tradizionale.

Scanno sarebbe un set perfetto per un film di Pasolini: “Io sono una forza del passato, solo nella tradizione è il mio amore. Vengo dai ruderi, dalle chiese…”, recita Orson Welles nella Ricotta. E certo è strano che tutto questo “ben di Dio” architettonico che si vede impresso nelle facciate dei palazzi, nelle chiese, nelle fontane, provenga dall’attività più umile, la pastorizia. Invece fu proprio l’aristocrazia terriera – grandi e piccoli proprietari di pecore – a far rifluire le sue ricchezze nel piccolo centro montano; e la disponibilità economica era, evidentemente, tale che le famiglie gareggiavano nell’affermare il loro prestigio con la costruzione di imponenti palazzi, arricchiti e decorati con gli elementi architettonici più vari: portali, colonne, archi, cornicioni, lesene, angeli, putti, balconi, trifore. Siamo nell’età d’oro di Scanno, quando il dio Pan, anziché zufolare dietro i greggi, finiva raffigurato nei palazzi padronali, o era intravisto dentro i vicoli da qualche dama affacciata alla finestra. Il barocco dei nuovi palazzi (XVII-XVIII secolo) – si armonizzava bene con gli elementi romanici e gotici preesistenti, grazie alla pietra locale, resistente ai rigori del clima montano, utilizzata da numerose maestranze che affluivano qui da tutte le parti d’Italia. Certo, il tempo e l’incuria degli uomini hanno messo del loro per consentire a questo gioiello di pietra di scricchiolare. Qualche edificio andrebbe sistemato, qualche facciata ha perso il colore originario, c’è qualche crepa di troppo, dovuta ai lunghi abbandoni dell’emigrazione, ma il tessuto urbanistico del centro storico resta armonico e compatto. La bellezza di questo presepe ormai senza più pastori, si scopre addentrandosi senza meta nei suoi vicoli, dove è piacevole farsi sorprendere da un particolare curioso, un dettaglio architettonico, una visione inaspettata. Qui una piccola chiesa, là un portale borgognone, qui una corte (suggestiva quella del seicentesco palazzo Tanturri de Horatio), là un’iscrizione, un rosone, uno stemma su una fontana, un mascherone, un affresco (splendida la Madonna in trono della chiesetta di Santa Maria di Costantinopoli): Scanno è da scoprire così, lasciandosi trasportare dal piacere degli occhi.
Dell’antica cinta muraria resta oggi solo una delle quattro porte (porta della Croce, XV secolo).
I numerosi archi all’interno dei vicoli, i celebri portali in pietra, le due fontane barocche e tutta la sapienza costruttiva dell’”ornato” che si trova dentro le residenze private, i palazzetti nobiliari, le chiese e quello che era l’”arredo urbano” del tempo, testimoniano una volontà di stupire e di frivolezza che ben contrastano con l’ambiente severo di montagna. I vertici di questa sensibilità scannese, oltre che nelle numerose chiese e nei palazzi padronali, sono raggiunti nelle arti applicate: nell’artigianato orafo, nell’arte del ricamo con la lavorazione del tombolo, nei costumi femminili.

Piaceri e Sapori

Bagni nel lago, canoa, pesca, windsurf, mountain bike, cicloturismo, sci (di fondo, escursionistico ed alpino), equitazione, escursionismo guidato nel Parco Nazionale d’Abruzzo.

Il territorio di Scanno, compreso tra i 950 e i 2250 m di altitudine, è inserito in buona parte nel Parco Nazionale d’Abruzzo, la seconda riserva naturale più antica d’Italia, al cui interno vivono l’orso, il camoscio, il cervo e il lupo. Forse solo qui, tra questa natura e questi borghi, resiste il vero mondo appenninico. Il lago di Scanno, formatosi per sbarramento naturale, è circondato da monti aspri e selvaggi. Il suo recupero ambientale è previsto in tempi brevi. Dotato di un’ottima ricettività, Scanno ha avviato le pratiche per la certificazione EMAS del suo sistema turistico e ambientale.

Museo della Lana,
via Calata Sant’Antonio, tel. 0864 747924: ricostruisce la vita quotidiana dei pastori.

Museo delle Immagini Sacre,
via Silla, tel. 0864 747924: collocato all’interno della chiesa di San Giovanni Battista, custodisce alcune statue di santi realizzate tra il ’600 e il ’900.

Museo del Lago nel Parco Nazionale,
centro informazioni con ricostruzioni dell’ambiente naturale del lago.

Festa di Sant’Antonio Abate,
17 gennaio: distribuzione delle sagne (pasta fatta in casa con acqua e farina) con la ricotta salata.

Riti della Passione,
Venerdì Santo: iniziano con la processione degli Incappucciati e si chiudono con il corteo del Cristo morto che percorre le vie del borgo al suono struggente del Miserere.

Festa di Sant’Antonio da Padova, 13 giugno: antico rito propiziatorio con offerta al Santo della legna, portata dai muli in processione.

Premio Scanno,
seconda decade di giugno: premio letterario nato nel 1972, che ha avuto tra i vincitori, nelle varie sezioni, personalità come Konrad Lorenz, Carlo Rubbia, Romano Prodi, Michelangelo Antonioni.

Premio Internazionale “Scanno dei Fotografi”, Scanno con le sue architetture, il costume delle donne, l’ambiente naturale ha da sempre attratto i grandi maestri della fotografia, come Henry Cartier-Bresson, Mario Giacomelli, Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna, Giovanni Bucci e tanti altri. Il Premio è stato istituito nel 1998.

Ju Catenacce,
14 agosto: rievocazione di un antico corteo nuziale con i costumi tradizionali. Glorie di San Martino, 10 novembre: una sorta di Palio durante il quale, alle 18.30, si appicca il fuoco a cataste di legna alte 15 m.

D’obbligo, con i salumi e i formaggi di qui, gli antipasti, dove la ricotta, fresca e stagionata, prepara la bocca alle delizie successive. Tra i primi: sagne e fagioli, maccheroni alla chitarra oppure cazzellitti con le foglie. I secondi privilegiano le carni di agnello o di maiale. I dolci locali, infine, sono i mostaccioli, gli amaretti e il pan dell’orso (sorta di focaccia a base di frutta secca e ricoperta di cioccolata).

È il costume tradizionale delle donne.