Fornelli
Il profumo che il vento ruba agli ulivi

Comune di fornelli
(Provincia di Isernia)
Altitudine
m. 530 s.l.m.
Abitanti
2010

Patrono
San Pietro Martire da Verona, 29 aprile
Co-patrono: San Domenico Abate, 22 agosto
info turismo
Comune, via dei Martiri, tel. 0865 956132
comune.fornelli@libero.it
www.comune.fornelli.is.itt

Lo spirito del luogo

Il nome

L’ipotesi più accreditata è che il castello del X secolo citato col nome di Bantra nel Chronicon Vulturnense e di Vandra in documenti successivi, abbia mutato nome in Fornello nell’XI secolo e in Fornelli intorno alla metà del XVIII. L’etimologia è da collegare alla presenza nel territorio di fornaci per mattoni e coppi oppure di forni per la lavorazione di metalli.

 

La storia

981, la località è menzionata per la prima volta in una sentenza del Chronicon Vulturnense, codice miniato redatto a Benevento, dove si parla di vertenze relative ai monaci dell’abbazia di San Vincenzo al Volturno e di contratti stipulati tra questi e i coloni provenienti dal contado di Valva (Sulmona) e da tutta l’Italia centrale, per ripopolare il territorio dopo i saccheggi degli Arabi; Fornelli è dunque uno dei borghi fortificati, o «castelli», sorti nell’Alta Valle del Volturno grazie all’immigrazione favorita dagli abati, impegnati a far rinascere le attività agricole; si presume pertanto che il castello esistesse già nel IX secolo presso il fiume Vandra, come possedimento del vicino monastero di San Vincenzo al Volturno.
XII sec., ai Benedettini succedono i Normanni, che ampliano il perimetro del recinto fortificato costruendo un mastio a pianta quadrata in corrispondenza dell’attuale palazzo Vecchio.
1438, Francesco Pandone, uomo d’armi del capitano di ventura Giacomo Caldora, si impadronisce di alcuni possedimenti dell’abbazia di San Vincenzo al Volturno, tra cui Fornelli.
XVI sec., Fornelli è devoluta al Demanio a causa dei debiti contratti da Federico Pandone, con il quale termina il dominio di questa famiglia; il borgo diventa in seguito feudo delle famiglie Di Capua, Del Greco, Caracciolo, ancora Di Capua, poi Spina, Ansericis e Dentice.
1667, il feudo è venduto da Carlo Dentice ad Andrea Carmignano, al quale si deve la costruzione del nuovo palazzo marchesale sulle mura di cinta.
1744, Carlo III di Borbone pernotta a Fornelli, ospite dei Carmignano; l’ala del palazzo in cui è accolto sarà da allora ricordata come “l’alcova di Carlo III”.
1832, i Carmignano vendono i loro possedimenti alla famiglia Laurelli, che completa le modifiche al palazzo baronale.
1943, il palazzo Carmignano-Laurelli, incendiato dai soldati tedeschi per rappresaglia, perde tutti i mobili, l’archivio e i solai di legno; nel 1993 è sottoposto a vincolo della Soprintendenza per i Beni Artistici e Storici del Molise.

Sette sono le torri e sette le cose da vedere a Fornelli: innanzitutto la cinta muraria che avvolge il borgo e lo rende diverso dagli altri paesi del Molise rovinati da un’edilizia dozzinale (qui confinata alla periferia); poi le torri “rompitratta”, testimoni dell’identità dell’agglomerato almeno dall’epoca normanna; quindi la chiesa madre; il palazzo baronale; la chiesa di San Pietro, dove la statua del santo ha un coltello conficcato nella testa; il manto di ulivi che circonda il borgo, con i profumi portati dal vento; infine, i monti della catena delle Mainarde che il tramonto tinge di rosa e di viola, e che il camminamento di ronda di via Belvedere rende quasi vicini.

La cinta muraria medievale tra le meglio conservate del Molise e un impianto urbanistico che ancora ricalca quello originario, rendono interessante il piccolo borgo di Fornelli, naturalmente escludendo l’edificato più recente, anonimo e di cattiva qualità, che si estende fuori del nucleo storico. E’ quasi un miracolo che la cortina muraria si sia preservata, anche se le torri sono state adattate alle esigenze degli abitanti. Pur non presentando edifici di particolare richiamo architettonico, questo piccolo borgo è dunque apprezzabile per la compattezza del suo tessuto storico e urbano, rara in altri centri di questa regione. La sua esistenza ci è nota dall’anno 981, quando in una disputa giudiziaria sui castelli a servizio dell’abbazia di San Vincenzo al Volturno, entra anche il castellum quod Vantra nominatur, lo stesso che in un’altra parte del documento è chiamato castello de Vantra quod dicitur Fornellu.
L’intitolazione a San Michele Arcangelo della chiesa madre fa ritenere che il colle su cui essa sorge abbia visto il passaggio e il dominio dei Longobardi. La parte più alta del paese è occupata insieme dall’autorità religiosa e da quella civile, rappresentata dal palazzo baronale che ripete in gran parte l’impianto dell’antico castello longobardo. Sono invece del periodo normanno e angioino le sette torri inglobate nelle mura difensive che racchiudono il primitivo assetto urbano. La porta principale di accesso al centro storico era un tempo dotata di un ponte levatoio che si alzava sul fossato. Si entra nel borgo anche attraverso Porta Castello e Porta Nova, ingressi così esigui da impedire per fortuna l’accesso agli autoveicoli.
Il palazzo baronale, sorto sulle mura di cinta in corrispondenza della porta di piazza Umberto I, ha due torri circolari normanne inglobate nella facciata principale, i cui caratteri di severa simmetria sono ingentiliti da elementi tardo barocchi presenti nelle mensole dei balconi. Alla famiglia Laurelli si devono le ultime modifiche al palazzo, come la sopraelevazione a ridosso della chiesa madre.
La chiesa di San Michele Arcangelo, su cui svetta il campanile del 1738, fu consacrata nel 1746. La recente manomissione dell’alta copertura a volta ne ha tradito le forme originarie; restano comunque da vedere la statua di San Michele e tre tele del Settecento da poco restaurate. Della chiesa di San Pietro Martire si conserva il ricordo del bel portale rinascimentale e gli intarsi marmorei del paliotto che decora l’altare barocco. Nella piazza su cui si affaccia la chiesa, si trova la fontana dedicata all’Estate, una copia della scultura che il francese Mathurin Moreau presentò all’Esposizione Universale di Parigi del 1855.
Infissi in alluminio e pavimentazione a coda di pavone non rendono giustizia al borgo, che può fare ancora molto per valorizzare la sua tipologia “ad avvolgimento totale”, la compattezza, cioè, del suo nucleo urbano all’interno dell’antica cinta muraria.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Passeggiate e trekking sui monti delle Mainarde che raggiungono i 2.000 metri d’altitudine.

Sembra essersi fermata l’aggressione al territorio perpetrata nella catena delle Mainarde, i rilievi più bassi dei Monti della Meta, estesi a cavallo tra Lazio, Molise e il confine meridionale d’Abruzzo. Le Mainarde sono considerate una prosecuzione del Parco Nazionale d’Abruzzo, di cui fanno parte dal 1990. Fitti boschi, rocce e praterie d’altitudine caratterizzano il paesaggio, in più punti ferito da strade inutili, lottizzazioni, villette, alberghi fuori scala, impianti sciistici, in nome di un malinteso sviluppo turistico rimasto sulla carta. Si tratta ora di assicurare un armonioso sviluppo sostenibile, fatto di natura, agricoltura e cultura, a tutti i villaggi delle Mainarde, tra cui Fornelli, altrimenti condannati all’emigrazione e al degrado.

R Fueche b’n’ritt,
sabato santo della settimana di Pasqua: si accende un grande falò davanti alla chiesa di San Pietro Martire.

Festival della Taranta,
penultimo fine settimana di luglio.

Sagra dei Sciur c Coccia,
1 e 2 agosto: l’occasione per mangiare i fiori di zucchine fritti in pastella.

Fornelli Cabaret Festival,
prima settimana di agosto: quattro serate all’insegna dell’umorismo, presso l’anfiteatro del parco comunale.

Giornate al Borgo,
10-11 agosto: due sere di rievocazioni medievali nei vicoli e nelle piazzette del borgo, con musici, giullari, dame di corte e, ai piedi del castello, il Palio delle Contrade, in cui si sfidano a colpi di lancia sei cavalieri, uno per ogni contrada.

Feste Patronali,
ultimo fine settimana di agosto.

Si comincia – rigorosamente in dialetto – con taccunell e fasciuel (una pasta senza uova, tagliata a quadratini, condita con soffritto di olio, aglio e fagioli), quindi sciur c coccia (fiori di zucchine in pastella fritti) e poi r’ suffritt (interiora o frattaglie di agnello fritte con patate e peperoni) oppure casc’ e ova (fegatino di capretto con uova e formaggio). Si chiude con il dolce, diverso per ogni stagione: a carnevale le cioffe (fiocchi di pasta frolla fritti), a Pasqua la pastiera (crostata di riso cotto nel latte) e r’ sciaiun (calzoni ripieni di vari tipi di formaggi e verdure), a Natale la cecrchiata (palline di pasta frolla con il miele) e r sciusc (pasta di pane e patate, fritta e spolverata di zucchero).

Città dell’Olio, Fornelli è circondata di ulivi e produce un olio fruttato e leggero. Un frantoio all’ingresso del borgo e una cooperativa di commercializzazione testimoniano l’importanza di questo prodotto per l’economia locale. Nel territorio si trovano anche tartufi, come in altre zone del Molise. Sono infine coltivati legumi in via di estinzione lungo il fiume Vandra.