stemma-PoffabroPoffabro
La magia della pietra e del legno

Comune di FRISANCO
(Provincia di Pordenone)
Altitudine
m. 510 s.l.m.
Abitanti
678 (200 nel borgo)

info turismo
Comune, Tel. 0427 78061 | protocollo@com-frisanco.regione.fvg.it
Proloco Val Colvera, Tel. 0427 784411
Associazione Culturale Scarpèti, Tel. 0427 730388
Centro Visite del Parco delle Dolomiti Friulane, Tel. 0427 877404
www.comunefrisanco.it

Lo spirito del luogo

stemma-PoffabroIl nome
Il toponimo Prafabrorum, “prato dei fabbri”, è menzionato in una sentenza arbitrale del 1339.
Un documento notarile del 1357 riporta notizie sulla decima di Pratum Fabri che il signore di Maniago lasciò in eredità al figlio.
Maniago è dall’età medievale nota per la lavorazione del ferro ma è possibile che l’arte fabbrile sia nata in Val Colvera, grazie allo sfruttamento delle acque del Colvera, per poi svilupparsi nel fondovalle.

 

La storia
Età romana: passava di qui l’antica strada romana che partiva da Julia Concordia per inoltrarsi nelle Alpi.
1339, risale a questa data il primo documento in cui si parla di Poffabro. Ma fin dall’XI secolo nell’archivio parrocchiale viene riportato l’avvicendarsi delle generazioni.
Secoli XVII-XVIII: delle vicende della piccola comunità montana di Poffabro si numerose testimonianze negli archivi del governo di Venezia, che riportano le suppliche che il borgo rivolge agli amministratori della Serenissima per essere esentato dalle tasse in quanto “Commun poverissimo”. Nell’archivio della Curia di Udine si conservano invece i memoriali del 1648-1650 relativi a un processo dell’Inquisizione contro le streghe che si radunavano per il sabba nel prato di Malgustât, dietro il monte Raut. “Quella villa di Frisanco si dice esser il nido particolar delle strege”, sta scritto in un documento.
1663, la chiesetta campestre di Poffabro, dedicata a San Nicolò, ottiene completa autonomia dalla pieve di San Mauro di Maniago.
1810, con decreto napoleonico del 28 settembre, Frisanco diventa capoluogo della Val Colvera aggregando Poffabro.
1873, epidemie di tifo e di vaiolo decimano gli abitanti della vallata. Nella seconda metà dell’Ottocento il borgo si spopola anche a causa dell’emigrazione.
1888, viene aperta la prima vera via di comunicazione verso la pianura.
1976, il terremoto di maggio lascia profonde ferite nell’abitato di Poffabro e in tutta la Val Colvera. Iniziano però da quella data, con la ricostruzione dei paesi, la riscoperta delle tradizioni e il recupero delle caratteristiche abitative e architettoniche della montagna friulana.

La fantasiosa architettura spontanea che sposa la pietra e il legno, intrecciandosi con le voci del bosco e il mormorio delle acque, costituisce il fascino di Poffabro. Le caratteristiche abitazioni in pietra arenaria e legno distribuite in lunghe schiere o nelle chiuse, bellissime corti circolari, si discostano poco da quelle del Cinque o Seicento. Poffabro è un’opera umana unica, incastonata nella natura intatta e silenziosa del Friuli pedemontano. In apparenza aspro, questo paesaggio rivela invece un’umanità antica, dimenticata. Le umili strade di campagna, le mulattiere, i sentieri montani, le stalle, le casere, i rifugi, gli abbeveratoi, i pozzi e tutte le opere che un tempo documentavano la fatica degli uomini ai margini del bosco o nelle sue radure più grandi, ora sono in stato di abbandono e stanno per scomparire. Fermare la dissoluzione di questo paesaggio è compito di tutti.

Poffabro è, secondo il pittore Armando Pizzinato, l’esempio di architettura spontanea più razionale e fantasiosa delle nostre Prealpi. La sua “forza magica” sta nell’effetto incantatore delle pietre tagliate al vivo e dei balconi di legno, elementi architettonici schietti e austeri, che pure danno un senso di intimità e raccoglimento nelle corti racchiuse su se stesse, a cui si accede attraverso uno stretto arco, o nelle lunghe schiere di abitazioni di pianta cinque-seicentesca. Nemmeno il terremoto del 1976 è riuscito a scalfire le case in pietra locale – arenaria o calcare – a tre o quattro piani, con i profondi ballatoi di legno a vista, caratterizzati dalle protezioni laterali sviluppate in verticale, unite tra di loro come in cerca di protezione. Il bello del borgo sta proprio nella sua assenza di palazzi tronfi e signorili e nell’umile realtà di pilastri, scale, ballatoi e archi in sasso, in armonia perfetta con la natura circostante. La pace e il silenzio hanno negli ultimi anni attirato qui diversi artisti, incantati dalla semplicità e dalla mancanza di magniloquenza. Poffabro e il suo circondario non vantano, ad esempio, grandi chiese dai mirabili tesori artistici, ma capitelli votivi sparsi un po’ ovunque e chiesette minori nate da una forte, anche se ingenua, esigenza devozionale, talvolta legata a episodi singolari, come la scelta del sito per la costruzione dell’oratorio di San Floriano in Crociera (sec. XV), indicato, pare, da un gregge di pecore che lì sostò. Così anche la chiesa di San Nicolò è prima di tutto il segno di un’innegabile fede, rivendicata attraverso le dimensioni anomale rispetto a quelle degli altri edifici del paese. La fisionomia attuale della chiesa, con la sua maestosa facciata bianca, si delineò già a fine Seicento, ma fu spesso oggetto di restauri e rifacimenti, riportati con la massima precisione nei registri parrocchiali, a causa delle frequenti scosse di terremoto.
La povertà del luogo era tale che gli arredi sacri erano fatti venire da fuori (da Concordia Sagittaria in provincia di Venezia, come riporta una cronaca del 1587) e si andavano ad aggiungere ai pochi oggetti acquistati con grandi sacrifici dalla popolazione. La chiesa conserva alcune sculture in legno di Giacomo Marizza e un altare ligneo del sec. XVII.
Nei pressi di Poffabro, si trova il santuario della Beata Vergine della Salute, eretto nel 1873 a Pian Delle Merie in pulite forme neoclassiche.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Tennis, passeggiate a piedi e in mountain bike, escursioni di diverso livello (facili o per escursionisti esperti attrezzati), arrampicate alpinistiche, palestra di roccia (a pochi chilometri).

Da Poffabro si diramano numerosi sentieri di montagna: passeggiate ed escursioni nei boschi sono alla portata di tutti. Il territorio del Comune rientra in parte nel Parco Regionale delle Dolomiti Friulane, ricco di straordinari paesaggi.
Il gruppo del Monte Raut è considerato dai botanici uno dei più ricchi di fiori, anche molto rari, in Italia. Da alcuni anni esiste anche un Parco comunale – quello delle grotte dei Landris – pure interessante per la flora e la fauna. Nel capoluogo di Comune, Frisanco, fanno bella mostra di sé le case in blocchi di pietra arenaria gialla. Nel vicino abitato di Andreis in Val Cellina si possono ammirare i “dalz”, splendidi esempi di architettura spontanea rurale: sono case in sasso con i ballatoi in legno ad assi orizzontali e rivolti a sud, usati un tempo per farvi essiccare mele e pannocchie, e oggi per esibirvi i fiori della valle.

Associazione Scarpeti, mostra dell’artigianato locale, tutti i giorni nel periodo estivo e natalizio, fuori stagione solo i fine settimana o su appuntamento, tel. 0427 730388. Tradizionali manufatti in legno, “scarpeti” friulane, ricami e lavori di cucito delle donne della zona.

Miniature di Carlin: a Frisanco, nella vecchia latteria ristrutturata in piazza Pognici. Esposizione di edifici costruiti in scala 1:10 completi di tutti gli arredi: dalla chiesa all’osteria, dal mulino al battiferro, sono riproposti modi e stili di vita del mondo agricolo prealpino. Aperto sab e dom pomeriggio, giorni feriali su appuntamento, tel. 0427 78047.

Centro Visita del Parco Regionale delle Dolomiti Friulane: mostra dell’arte casearia e reperti fossili.

Sentiero della via Crucis: unisce Poffabro al monastero di Santa Maria attraverso un percorso scandito da bassorilievi scolpiti in pietra dall’artista G. Padovan.

San Liberale, sagra paesana, ultimo fine settimana di luglio.

Arte lungo la strada del Fisar, esposizione di lavori artistici lungo l’antico sentiero del fico (il fisar) con decine di pittori, scultori, fotografi che si scambiano informazioni sulle opere e sulle tecniche, dialogando con il pubblico. La seconda domenica di luglio.

Paesi Aperti, manifestazione cultural-gastronomica frutto del gemellaggio tra i comuni di Frisanco e di Andreis, la prima domenica di settembre. Mostre di fotografia, laboratori artistici, musica tradizionale, giocolieri e ricostruzioni di antichi mestieri costituiscono il menu culturale, mentre quello più propriamente culinario consiste nella realizzazione di ricette sottratte all’oblio, come quelle della morja accompagnata da polenta, o dello scopeton, oltre alle trippe e ai dolci fatti in casa.

San Nicolò, la festa dei bambini, 6 dicembre. La notte precedente, gli oggetti dimenticati spariscono per ritrovarsi, la mattina dopo, ammonticchiati tutti insieme intorno alla fontana del paese.

Poffabro, presepe tra i presepi: evento di grande suggestione, presenta nell’incantata atmosfera invernale del borgo un centinaio di composizioni sulla Natività. I presepi sbucano da finestre, cortili e ballatoi vegliati dalle grandi sagome bianche di pastori e angioletti poste sui balconi imbiancati dalla neve insieme a composizioni di fiori e frutta. Imperdibile la visita notturna dei presepi illuminati. Da metà dicembre a metà gennaio.

Cucina povera ma impreziosita dalle erbe aromatiche di montagna, quella delle valli del Pordenonese. Tipico è il frico, formaggio di salamoia fritto in padella; appetitose anche la brovada e muset (rape alla vinaccia con cotechino) e tutte le specialità di selvaggina. Ottimi gli insaccati e infine la pitina, tradizionale impasto di carne macinata e aromatizzata che viene conservata affumicata e può essere consumata cruda o cotta.

Le scarpeti di Poffabro, pantofoline in velluto lavorate a mano dagli ultimi artigiani. Si producono anche oggetti in legno e in vimini.