Rocca San Giovanni
Tra collina e mare 

Comune di rocca san giovanni
(Provincia di Chieti)
Altitudine
m. 155 s.l.m.
Abitanti
2360 (474 nel borgo)

Patrono
San Matteo, 21 settembre
info turismo
Pro Loco, tel. 0872 60121
Centro di Documentazione Ambientale, tel. 0872 609151
www.comune.roccasangiovanni.ch.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Risale alla metà del secolo XI, quando Oderisio I, abate del monastero di San Giovanni in Venere, fortificò il piccolo abitato che gli sorgeva vicino, chiamandolo Rocca san Giovanni.

 

La storia

1047, la prima testimonianza dell’abitato è in un diploma dell’imperatore Enrico III indirizzato al monastero di San Giovanni in Venere.
1076, l’abate Oderisio I fortifica il piccolo nucleo di case per la difesa degli abitanti e dei monaci, includendovi una chiesa dedicata alla Madonna e a San Giovanni Battista.
1200, Oderisio II ingrandisce l’abitato espandendo le mura e rendendole più possenti, al fine di accogliere nei momenti di pericolo gli abitanti sparsi nei casolari; fa costruire tre torri ed erigere la parrocchiale di San Matteo.
1346-81, in lotta con Lanciano, l’abbazia di San Giovanni in Venere e la Rocca vivono momenti difficili, che si concludono con l’incendio del borgo.
1456, un forte terremoto rade al suolo buona parte delle abitazioni e della cinta muraria.
1530, pirati turchi penetrano in paese e fanno alcuni prigionieri; Rocca si munisce allora di torri di avvistamento per prevenirne le scorribande.
1627, un altro terremoto porta morte e distruzione; la cinta muraria viene ricostruita e i Benedettini si prodigano nel restauro degli immobili di loro proprietà.
1820-21, il borgo partecipa senza successo ai moti carbonari, ai quali seguono anni di repressione.
1860, Giustino Croce guida l’insurrezione popolare, strappa il vessillo borbonico e stabilisce per Rocca la scelta dell’Italia Unita; divenuto sindaco, nel 1862 inizia la costruzione del palazzo Municipale.
1990, a seguito della demolizione di antiche abitazioni, viene creata l’odierna piazza che esalta la chiesa e il campanile, ma subisce negli anni la costruzione di edifici incongrui che ne mortificano l’armonia.

Conviene esercitare l’immaginazione pensando a cosa doveva essere questo paese prima delle demolizioni di inizio ’900 che hanno prodotto fratture nell’unità di pietra e paesaggio, turbando le suggestioni del tempo in cui i palazzi erano accarezzati dall’aria profumata proveniente dalle pinete e dall’Adriatico. La cosa più bella, ora, è muoversi tra bosco e mare, in attesa che sia completato l’annunciato recupero dell’intero borgo. Ci si disperde, dunque, tra il verde di uliveti, vigneti e aranceti, e la fascinosa Costa dei Trabocchi, tra antichi gesti di pescatori e ricordi dannunziani. Certo, non ci sono velieri folli che tornano da viaggi australi: l’Adriatico è un mare calmo, domestico, di spiaggette e insenature; e questi orizzonti in fondo limitati riconducono a un porto sicuro, dove è dolce sostare.

Il traboccante che, aspettando l’alba, fa scendere lentamente le reti in mare, ci indica la direzione da prendere, l’accordo possibile con la natura. Se la ritualità di quel gesto avesse ancora un senso nella nostra cultura abituata ad arraffare tutto velocemente, ad esempio svuotando i mari dei pesci, non avremmo dubbi sulla necessità di tener lontane le colate di cemento, l’ansia edificatoria dalla meravigliosa costa dei Trabocchi abruzzese. Di calma e lentezza, abbiamo bisogno: di protenderci verso il mare come fanno i trabocchi, simili a giganteschi ragni di legno o a creature di Dalì, sospesi tra terra e acqua, senza invadere o rapinare. Magari cenando, su questo trabocco, come accade nelle sere estive, al sciabordio delle onde, sotto una luna che invita al canto. E potremmo intonare, allora, Armonie Notturne, una canzone del 1914, musica e parole di Arturo Colizzi, compositore di Rocca San Giovanni e di scuola napoletana: “Sotto il raggio della luna / una musica divina / tra gli olezzi di verbena / vien dal colle alla marina…”. Dietro di noi, infatti, c’è la macchia mediterranea, con il suo carico di profumi, di piante aromatiche. C’è il colle con le ginestre, gli ulivi, le arance che sanno di mare, il respiro verde della collina che benedice anche le vigne, le sposa con il clima mite e cerca di nuovo il contatto con l’acqua. Lo ritrova a Vallevò, che sta tutta in un pugno di case basse affacciate sugli orti.
La contrada va vista dall’alto, dalla terrazza panoramica che chiude il borgo sul suo sperone roccioso e lo spinge quasi verso il mare. Peccato che l’anello debole della catena sia proprio il borgo, dove una piazza infelice, frutto di passati errori, non valorizza le tre emergenze che sono la chiesa di San Matteo, in stile romanico e ancora dotata delle originarie arcate gotiche; l’ottocentesco palazzo Comunale e il torrione medievale che fa parte della cinta muraria del XIII secolo, di cui rimane solo un tratto, con grazioso camminamento. All’interno, il borgo ha interessanti edifici ottocenteschi, come palazzo Colizzi, quasi tutti con ampi giardini interni, e qualcuno con balconi in ferro battuto. Il rifacimento di piazza degli Eroi, di corso Garibaldi, di largo Lentisco e delle vie d’accesso alle mura medievali rappresentano un primo, importante passo verso la riqualificazione totale del nucleo storico.

Piaceri e Sapori

Pescaturismo e piccola pesca, immersioni e bagni di mare, cicloturismo, passeggiate.

La zona costiera ha avuto il riconoscimento di sito d’interesse comunitario per il suo alto valore ambientale. Nel 2004 Rocca ha conquistato La Bandiera Blu con Quattro Vele. Da non perdere la spiaggia del Cavalluccio, tra le più belle della costa. Alcuni trabocchi sono aperti per visite guidate e ospitano cene a base di piatti della tradizione marinara. A pochi km. dal borgo, a Fossacesia, si può visitare l’antica abbazia di San Giovanni in Venere. Da vedere, infine, l’Eremo dannunziano, a picco sul mare, dove Gabriele d’Annunzio andava a scrivere.

Municipio,
piazza degli Eroi 14, tel. 0872 607033: esposizione permanente di sculture e dipinti di artisti contemporanei.

Estate Roccolana,
15 luglio – 16 agosto.

Feste Patronali di San Giovanni e Paolo,
25-26 giugno.

Festa di San Giacomo,
24-25 luglio.

Festa di San Gabriele,
fine luglio, contrada Piano Favaro.

Rocca San Giovanni in Jazz,
agosto.

Festa delle Cantine Sociali,
agosto.

Festa del Cristo degli Abissi,
agosto: con processione e fiaccolata
in mare.

Calici di Stelle,
agosto: manifestazione nazionale organizzata dalle Città del Vino con fiera e degustazione di prodotti locali.

Acciughe o sardine, mollica di pane, aglio, prezzemolo e olio extravergine di oliva sono gli ingredienti per preparare la “palazzole”, piatto tipico della tradizione marinara. Il pane va sbriciolato, si tagliano prezzemolo e aglio, si dispone il pesce a strati alternando gli ingredienti e si inforna.

Città del Vino, Rocca vanta due cantine che producono vini Doc Montepulciano d’Abruzzo e Trebbiano d’Abruzzo, con particolare attenzione ai bianchi. Se i vigneti si perdono a vista d’occhio, gli ulivi non sono da meno: dalle olive Gentile di Chieti si ricava l’olio Dop Colline Teatine, un fruttato dai sentori erbacei e di colore verde oro. La Costa dei Trabocchi, infine, regala una varietà tipica di arance.

Ristorazione

Rocca San Giovanni, Cantina San Giacomo

Cantina San Giacomo

  Contrada Novella, 51
  +39 0872620504
 info@cantinasangiacomo.it
 www.cantinasangiacomo.it