san gemini stemmaSan Gemini
Elogio della vita lenta

Comune di san gemini
(Provincia di Terni)
Altitudine
m. 345 s.l.m.
Abitanti
4600 (1300 nel borgo)

info turismo
Pro Loco, tel. 0744 630130
Comune, piazza San Francesco 9 – tel. 0744 334911
www.comune.sangemini.tr.it
proloco.sangemini@tiscali.it
info@comune.sangemini.tr.it

Lo spirito del luogo

san gemini stemmaIl nome
Casventum in epoca romana, assunse l’odierno nome nel IX secolo a ricordo del monaco Yemin (Gemino), che dalla lontana Siria vi venne a predicare. Presto il luogo divenne noto come la città di “Santo Gemine” .

 

La storia
882, i Saraceni distruggono quello che fu un antico villaggio romano costruito lungo la via Flaminia e di cui sono ancora visibili le rovine di una villa e la “Grotta degli Zingari”. L’agglomerato romano deve essere cresciuto vicino a Carsulae e, ancor più, dopo il definitivo abbandono della stessa.
1036, la prima notizia certa dell’esistenza del borgo si ha con la fondazione dell’abbazia di San Nicolò.
1119, San Gemini figura come gastaldato del Comune di Narni, del quale è soggetto e segue le sorti. Successivamente cerca di affrancarsi da Narni grazie al sostegno della chiesa e diventa libero Comune con le magistrature e le istituzioni proprie del tempo.
1530, San Gemini è ceduto in feudo agli Orsini da Papa Clemente VII; risalgono al 1568 gli antichi Statuti e al 1590 l’elevazione a ducato da parte di Urbano VII, a favore degli Orsini.
1722, gli Orsini cedono San Gemini ai Santacroce, famiglia della nobiltà romana, per 13.500 scudi. 1781, Pio VI conferisce a San Gemini il titolo di città.

Sulle pietre sconnesse della via Flaminia risuonano ancora i passi degli antichi romani, che qui avevano una bella città, Carsulae, oggi museo archeologico en plein air. San Gemini è il paese delle acque, da quelle naturali e minerali per cui è noto, a quelle delle vicine cascate delle Marmore. Fiumi e ruscelli attraversano un territorio ricco di profumi e colori, dove è possibile un lento vivere, fatto delle chiacchiere di quattro amici al bar, di passeggiate per antichi chiostri, di incontri senza fretta davanti al municipio, con un’andatura d’altri tempi. Giardini, balconi e vasi di fiori ingentiliscono la pietra: la quale evoca – in un labirinto di stradine, scalinate e archi – un medioevo che perdura nei giochi e nei riti della gente, come negli affreschi ingenui delle chiese. Dentro, la calda intimità delle case protette dai coppi originari, sembra suscitare i nudi scultorei di Guido Calori, l’artista del luogo.

Borgo medievale di viuzze, scalinate, arcate e torrioni, immerso nell’incantevole paesaggio umbro, e ora anche Città Slow (non potrebbe essere altrimenti: qui la lentezza è d’obbligo), San Gemini non si dimentica facilmente. La visita può cominciare da piazza San Francesco, cuore del paese, che collega la parte più moderna, rinascimentale e successiva, al nucleo più antico, arroccato sulla sommità del colle. Sulla piazza si affacciano la chiesa di San Francesco e il settecentesco palazzo Comunale che ha sostituito palazzo Vecchio come sede del Comune. La chiesa, dedicata al santo di Assisi che qui effettuò un esorcismo nel 1213, risale a quel periodo e presenta un bel portale gotico con antica porta di legno; l’interno in stile gotico conserva affreschi di scuola umbra. Attraverso la Porta Burgi del XII secolo si entra nel quartiere medievale percorrendo la via Casentino che seguiva fedelmente il tragitto della via Flaminia.
Si apre ai nostri occhi la piazza occupata quasi completamente, data la sua imponenza, dal palazzo Vecchio (XII-XIII secolo) che fu la sede del Capitano del Popolo. Merita una visita (da concordare con la Pro Loco) per almeno due motivi: nella sala centrale, gli interessanti affreschi che illustrano scene del lavoro nei campi, e nella torre Esperia che gli sorge accanto, la campana forgiata nel 1318 da Mastro Matteo da Orvieto, simbolo del libero Comune perché serviva a chiamare i cittadini alle adunanze pubbliche.
Accanto, nella piccola chiesa di San Carlo (già Santa Maria de Incertis) si ammirano un ciborio trecentesco e numerosi affreschi dei secoli XIV e XV, tra cui una splendida Madonna con Bambino e l’altrettanto bella Madonna in trono. Proseguendo, si raggiunge piazza Garibaldi da dove si arriva alla chiesa di San Giovanni, di cui la facciata romanica, veramente notevole, rappresenta la parte più antica: reca impressa la data di costruzione – 1199 – e i nomi degli architetti.
Tra le molte opere da vedere, ricordiamo il fonte battesimale del XVI secolo e la Madonna lignea settecentesca. Nel vicino ex convento di Santa Maria Maddalena ad attrarre è subito il chiostro. Appena fuori, una breve passeggiata sulle mura consente di apprezzare il panorama insieme con la sapienza costruttiva medievale. Tornati in piazza Garibaldi e in via Casentino, lo sguardo si perderà nel labirinto di vicoletti, scalinate, angoli fioriti che rendono San Gemini così attraente. Da piazza Garibaldi ci si porta in via del Tribunale per raggiungere poi la casa patrizia dove sono conservati i mosaici pavimentali romani (di proprietà privata, serve accordo con la Pro Loco). Si ritorna quindi in piazza San Francesco per imboccare via Roma e quindi arrivare, prima dell’Arco di Porta Romana, alla piazza del Duomo su cui si affacciano il palazzo Santacroce (oggi albergo) e il duomo di San Gemine, molto antico ma restaurato completamente nella prima metà dell’Ottocento da un architetto che forse si è avvalso dei consigli del Canova. L’interno è ridondante di Stucchi e ospita dipinti del Seicento. Oltrepassato l’arco, continuando a destra si raggiunge in breve la chiesa di San Nicola, dalla lunga storia, che inizia nei primi anni del Mille, come attesta un documento del 1037, e arriva sino a New York, dove certamente al Metropolitan Museum è finito il meraviglioso portale originario: quello che ammiriamo oggi è una copia perfettissima. Da vedere all’interno la Madonna con Bambino di Ruggero da Todi (1295).

Piaceri e Sapori

Rafting nel fiume Nera, mountain bike, passeggiate ed escursioni nella Valle del Naia.

Colline ricoperte di vegetazione che si aprono su torrenti e vallate: questo è il territorio di Sangemini, ricco di sorgenti d’acqua naturale e minerale, colori, profumi e rovine antiche. Da visitare nei dintorni, oltre il sito archeologico di Carsulae, la Valle del Naia, le Cascate delle Marmore con la loro profusione di acque alte 165 m, e il Parco delle Terme dell’acqua minerale Sangemini,a 2,5 km dal borgo. Note sin dall’antichità romana, le sorgenti di acqua minerale hanno spiccate caratteristiche biochimiche derivanti dall’habitat naturale e incontaminato dei Monti Martani

Museo della Terra GeoLab,
via della Misericordia 1, tel. 0744 331293: più che un museo, è un laboratorio interattivo ideato da Piero Angela in modo che i visitatori possano capire, attraverso dimostrazioni sperimentali, le scienze della terra e le dinamiche del nostro pianeta.

Museo dell’Opera di Guido Calori, via del Tribunale 54, tel. 0744 59421: propone una collezione di pitture e sculture di Guido Calori (1885-1960), come i bellissimi Vasai e i Nudi.

Rovine Romane di Carsulae:
quel che resta dell’antica città romana del I sec. a.C. – I sec. d. C., come un grande museo all’aperto, a 3 km dal borgo.

SAN GEMINI_InfiorataL’Infiorata,
giugno, giorno del Corpus Domini: le strade della processione sono cosparse di figure decorative realizzate unendo diverse varietà di fiori.

Sangemini World Music Festival, luglio: rassegna di musica etnica e popolare con artisti provenienti da diverse parti del mondo.

Rassegna Bandistica,
settembre.

La Giostra dell’ Arme:
rievocazione storica che ha luogo dall’ultimo sabato di settembre al 9 ottobre, giorno del patrono. Offerta dei ceri, investitura dei cavalieri, corteo storico e sbandieratori sono le tappe della festa che vede il borgo imbandierato con i colori dei due rioni, rossoblu per la rocca e biancoverde per la piazza. La manifestazione termina con la Giostra ed è allietata dalle taverne in cui si assaggianoi picchiarelli tirati a mano dalle donne. Informazioni: Ente Giostra, tel. 0744 334009.

Concorso Pianistico,
fine ottobre: dedicato all’esibizione di giovani pianisti italiani e stranieri.

I picchiarelli alla sangeminese, con sugo piccante. I picchiarelli sono una pasta tirata a mano e della grandezza di una cordicella.

Oggi come già in epoca romana, San Gemini è famosa per le curative acque minerali.
Vino ed olio extra vergine di oliva, e ancora i norcini che lavorano sapientemente la carne con metodi tradizionali e i fornai, i quali, oltre al pane salato, fanno nascere con le loro mani, pizze di formaggio e focacce salate ed i pasticceri che rinnovano con le loro specialità le vecchie tradizioni come quella del pampepato.