Venosa
La città di Orazio

Comune di venosa
solo centro storico
(Provincia di Potenza)
Altitudine
m. 415 s.l.m.
Abitanti
12220 (2000 nel borgo)

Patrono
San Rocco, 16-17-18 agosto
info turismo
Piazza Municipio 7 – tel. 0972 36542
Vico San Domenico – tel. 0972 374741
www.comune.venosa.pz.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Diverse le ipotesi per l’antica Venusia. Raccoglie maggior credito quella che ritiene la città fondata in onore della dea dell’amore, Venere.

Per altri, l’origine del nome è nell’abbondanza e bontà dei suoi vini (vinosa), oppure nelle vene d’acqua di cui è ricca o, ancora, nel clima ventilato (ventosa).

Il nome glielo diedero i Romani nel 291 a.C., quando, strappata ai Sanniti, ne fecero una colonia. Secondo alcuni, Venus deriverebbe da Benoth, il nome fenicio di Venere.

 

La storia

291 a.C., Venosa diventa colonia romana e, più avanti (89 a.C.), municipium, con diritto di voto e cittadinanza per i suoi abitanti.
La fortuna della città sta nell’essere una delle principali stazioni della via Appia.
65 a.C., vi nasce il poeta latino Orazio. 70 d.C., vi s’insedia una colonia ebraica, forse la più antica d’Italia.
985, è saccheggiata dai Saraceni. 1470, durante il periodo aragonese, Pirro del Balzo, nuovo signore di Venosa, inizia la costruzione del castello. Il duca lo fa erigere sul luogo della vecchia cattedrale di San Felice, che viene demolita: al suo posto, poco distante, ne viene edificata una nuova dedicata a Sant’Andrea.
1581, il celebre madrigalista Carlo Gesualdo viene insignito del titolo di Principe. Per tutto il XVI secolo la città vive un’intensa attività culturale.
1861, Venosa è presa d’assedio dal brigante Crocco che con i suoi 600 uomini riceve dai cittadini ospitalità e protezione.

A Venosa – di origini antichissime, come documentano gli scavi archeologici – culture, religioni ed espressioni dell’arte si possono sfogliare come un libro aperto. Hanno lasciato un segno in questa contrada del meridione d’Italia Sanniti, Romani, Ebrei, Goti, Longobardi, Saraceni, Bizantini, Normanni, Svevi, Angioini, Aragonesi, Spagnoli. Attraversare Venosa da un’estremità all’altra è come passeggiare nella storia, e lo spirito del luogo sta dunque in questa muta presenza del Tempo, sedimentato in così tante testimonianze che è facile, camminando per il borgo antico, imbattersi in una figura togata, in un tronco di colonna, un’iscrizione o un leone in pietra che recano l’impronta dello scalpello romano. Quasi per intero il centro storico è fatto di materiali recuperati dalle architetture civili e religiose romane, ed è proprio questo gioco di rimandi
e intrecci, di innesti e sovrapposizioni, che fa il fascino della città. Visitare Venosa, ha scritto un poeta locale, “è come incontrare una bella, ricca signora avvolta nel suo scialle di ricordi”. Raschiata la prima scrittura nella delicata pergamena del tempo, si scorge un sotto-testo, e un altro ancora, in un viaggio a ritroso nei secoli che parte dall’incerto presente.

Al parco Archeologico si visitano le terme romane, resti di domus private e l’anfiteatro. Gli scavi hanno inoltre riportato alla luce una domus patrizia del I secolo d.C. detta casa di Orazio, le catacombe ebraiche con una serie di ipogei scoperti nel 1853 (la presenza di una forte comunità ebraica è attestata da numerose testimonianze epigrafiche e artistiche) e un sito paleolitico risalente a un intervallo di tempo compreso tra 600 mila e 300 mila anni fa. Del castello longobardo rimane poco, mentre la mole possente del castello aragonese edificato a partire dal 1470 da Pirro del Balzo veglia ancora sulle vicende del borgo antico. Sulla torre ovest è visibile lo stemma dei Del Balzo, un sole raggiante. La rude fortezza con le sue quattro torri cilindriche fu poi trasformata in signorile dimora dai Gesualdo, in particolare da Carlo, “il prencipe de’ musicii” (parole di Torquato Tasso) e da suo figlio Emanuele. Quelle sale che echeggiarono dei meravigliosi madrigali di Carlo accolsero anche, verso la fine della sua vita, la raffinata corte intellettuale dell’Accademia dei Rinascenti (1612). Ma è la chiesa Incompiuta della Trinità, suggestiva sinfonia di pietra che seduce per il suo non-finito, il vero simbolo di Venosa.
Scrive Norman Douglas in Old Calabria, 1915: “La principale bellezza architettonica della città è l’abbazia benedettina della Trinità ora in rovina… La rovina è un luogo di raro incanto: non è facile trovare testimonianze di vita romana, ebraica e normanna tutte stipate in un luogo così piccolo, tenute assieme dalla massiccia ma bella architettura dei benedettini e permeate, allo stesso tempo, da uno spirito mefistofelico di moderna indifferenza”. Il complesso dell’abbazia della Santissima Trinità, di cui l’Incompiuta fa parte, si dipana nell’arco di diversi secoli. Ha origine nel V secolo, con la chiesa Vecchia impiantata sui resti di un tempio romano, alla quale si aggiunge nel 942, per opera dei Longobardi, il primo nucleo di un monastero benedettino ampliato successivamente dai Normanni.
Divenuta una delle più potenti abbazie del Sud, è dai grandi abati benedettini ritenuta insufficiente alle esigenze del culto, per cui viene progettato un grandioso ampliamento, per farne – forse – un’unica, immensa basilica. Eretti i muri perimetrali e part del colonnato, la chiesa Nuova segue le alterne vicende dei benedettini e, più in generale, dell’epoca, finendo così col restare Incompiuta.
Il ricco patrimonio di chiese comprende ancora la cattedrale di Sant’Andrea, a tre navate modulate da archi a sesto acuto, iniziata a metà Cinquecento, la chiesa seicentesca di San Filippo Neri e quella dedicata a San Rocco per aver liberato la città dalla peste nel 1503. Ricca di artistiche fontane – tra le quali spiccano per bellezza l’angioina (1228), quella di Messer Oto (1313) e la quattrocentesca fontana di San Marco – Venosa vanta splendidi esempi di edilizia civile. Tra i migliori, palazzo Calvino, del XVIII secolo, con la sua elegante facciata, il palazzo del Balì, iniziato nel XIV secolo, sede dell’ordine religioso dei Cavalieri di Malta, palazzo Dardes e palazzo Lauridia, entrambi del XVIII secolo, e l’imponente palazzo Rapolla, della seconda metà del XVII.

Piaceri e Sapori

Tennis, calcetto, equitazione, pesca, biliardo, scuole di ballo.

Il territorio produce anche ottimo olio d’oliva, miele, salumi e ha una ricca tradizione culinaria e artigianale. Il borgo ha una buona ricettività turistica. Venosa è immersa in un’area ricca di bellezze naturali e di testimonianze archeologiche. Nei pressi si possono visitare Lavello e il suo antico quartiere medievale, Melfi, antica capitale normanna, e i Laghi di Monticchio.

Museo Archeologico Nazionale:
inaugurato nel ‘91, si trova nella galleria seminterrata del castello Del Balzo. Orari: 9-19 tutti i giorni, il martedì solo pomeriggio.

Parco Archeologico e Incompiuta:
9-19 tutti i giorni, martedì solo pomeriggio.

Biblioteca Civica:
dedicata a Monsignor Rocco Briscese, si trova nel castello (tel. 0972 35280) e ha una dotazione libraria di oltre 14 mila volumi. Lun.- ven. 8.30-13.30, mart. e giov. 16-18.

Certamen Oraziano,
prima settimana di maggio: gli studenti dei licei classici d’Italia, e non solo, si sfidano nella traduzione di un brano oraziano, da integrare con un commento di carattere linguistico e storico-letterario.

Festa della Santissima Trinità,
giugno: due giorni di festa religiosa intrisa di forte devozione, affiancata da una storica fiera.

Festa di San Rocco, il Patrono,
16-18 agosto: una suggestiva cerimonia religiosa con processione in onore del Santo, spettacoli musicali, luminarie, fuochi pirotecnici.

Festa della vendemmia,
ottobre: Città del Vino, Venosa onora la sua tradizione con questo appuntamento che affianca ai momenti di divertimento in piazza, tra musica e assaggi di vini e prodotti locali, un convegno sulla viticoltura.

Gli strascinati, una pasta fatta in casa con sugo e cacio ricotta grattugiato. In alternativa, lagane e ceci, tagliatelle miste a ceci cotti nella caratteristica “pignata”.

L’Aglianico del Vulture, vino rosso celebrato già da Orazio: misurato col cervello e bevuto con il cuore, diceva il poeta, dona conforto e gioia alla vita. Ha un delicato profumo di viola e un bel colore rubino che con l’invecchiamento si tinge di riflessi arancione.

Ristorazione

Venosa, Al Baliaggio

Ristorante “Al Baliaggio”

Cucina tipica regionale con ottime specialità di pesce.

  Via Vittorio Emanuele II, 136
  +39 097235081
  +39 328 3159385
vincenzopierpaolo@libero.it
www.ristorantealbaliaggio.com

Ospitalità

Venosa, Hotel Orazio

Hotel Orazio

Antica residenza nel centro storico del borgo.

  Via Vittorio Emanuele II, 142
  +39 0972 31135
  +39 333 8927819
 info@hotelorazio.it
 www.hotelorazio.it