Cusano Mutri
“La piccola perla del Matese”

Comune di cusano mutri
(Provincia di Benevento)
Altitudine
m. 450 s.l.m.
Abitanti
3741

patrono
San Nicola, 6 dicembre

info turismo

Ufficio Informazioni Turistiche
Piazza Orticelli
Tel. 3404296469
E-mail: cusanese@unplibenevento.it
comune.cusanomutri@asmepec.it
protocollo@comune.cusanomutri.bn.it

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Lo spirito del luogo

Il Nome

La capitale del Sannio Pentro, Bovianum (presumibilmente l’attuale Bojano) guardava sulle altre due città principali, l’attuale Isernia e l’attuale Alife. Tra queste due città, sull’altro versante del Matese, spiccava Cossa che insieme a Telesia furono distrutte dai Romani e rinominate Cosano e Telese. Da qui a Cusano, il passo è breve.
Alcuni autorevoli storici ritengono, infatti, che l’attuale territorio di Cusano Mutri corrisponda al sito dell’antica Cossa dei Sanniti, distrutta, secondo la narrazione di Tito Livio, nell’anno 202 a.C dall’esercito del console Quinto Fabio Massimo.
Tra le altre ipotesi fino ad oggi più accreditate sull’origine del toponimo ci sono anche quella che lo farebbe derivare dal latino “Clausus” – chiuso – dal quale deriverebbe l’aggettivale “Clausanus” a significare che si tratta di un luogo completamente circondato dai monti e quella che lo farebbe derivare dall’ebraico-caldaico “Chos” che significa Tazza, Coppa, essendo tale l’aspetto che rasenta la corona delle montagne che lo circondano.
Una leggenda popolare racconta di un gruppo di soldati romani che, sfuggiti alla trappola tesa dai sanniti nelle Forche Caudine, si sarebbe rifugiato nei dintorni di Cusano dando origine al nome del paese da “Culum sanum” dovuto al fatto che non avessero ricevuto il calcio durante il passaggio attraverso le forche. Anticamente il nome di Cusano si scriveva con la lettera “Q” e questa singola lettera simboleggiava il paese, una perfetta sintesi grafica della sua cintura di monti e dell’unica via di accesso o del corso del torrente Triterno che scorre a valle.
Cusano Mutri potrebbe essere l’antica Cossa, una città sannitica rasa al suolo dai Romani nel 202 a.C. insieme a Telesia. Questo borgo arroccato tra le montagne del Matese guarda verso Isernia e Alife, ex città chiave della regione. L’origine del nome è avvolta nel mistero: alcuni lo collegano a “Clausus”, un luogo chiuso dai monti, altri all’ebraico “Chos”, tazza, per la sua forma a coppa. C’è persino una leggenda che racconta di soldati romani scampati alle Forche Caudine, dando vita a “Culum sanum”. Quel che è certo è che il vecchio nome, scritto con la “Q”, simboleggia perfettamente la sua posizione: una valle cinta da montagne, con un unico accesso e il torrente Triterno a valle.

La storia

La zona di Cusano Mutri era abitata già in epoca pre-romana da una delle popolazioni sannitiche e il nucleo abitato potrebbe essere nato come piccolo insediamento di sanniti Pentri, il cui nome aveva origine celtica e significava “popolo dei monti”, strategicamente situato in una zona impervia e ben difendibile. Non ci sono prove dirette, ma i ritrovamenti archeologici nei dintorni, come tombe e utensili, suggeriscono una simile presenza.
Dopo la sconfitta definitiva dei Sanniti nelle Guerre Sannitiche (343–290 a.C.), l’area entrò sotto il controllo romano. Nel 797, il duca Ildebrando di Benevento donò all’abate Teodomaro di Montecassino la terra di Cusano, chiamata “gualdo,” termine longobardo che indica una zona boschiva. Come altri luoghi simili, Cusano era rinomato per i suoi boschi ma anche fortificato, tanto da essere definito “Castrum.”
Le prime documentazioni certe su Cusano Mutri risalgono all’epoca medievale. Durante il Medioevo, il borgo si sviluppò intorno a un castello costruito in una posizione dominante sulla vallata. Questo castello, di cui oggi restano poche tracce, fungeva da punto di difesa e controllo del territorio. Nel 1269, Carlo I d’Angiò confermò a Guglielmo Sanframondo il possesso del castello di Cusano. Nel 1317, il figlio Leonardo ottenne dal re Roberto d’Angiò il diritto di nominare suo figlio Filippo conte di Cusano, Pietraroia e Civitella. Dopo aver sostenuto i Saraceni contro Ladislao di Durazzo, i Sanframondo persero i feudi nel 1399, che passarono al conte di Venafro, Francesco Pandone. Nel 1410, Nicolò Sanframondo riacquistò Cusano grazie al favore di re Ladislao. Giovanna II e Alfonso d’Aragona confermarono successivamente nel 1417 il possesso del gualdo ai Sanframondo.
Nel 1478, il conte di Cerreto vendette Cusano a Battista de Clavellis (de Cluvellis o De Cubellis), che lo scambiò nel 1480 con Alvignano. Nel 1508, il feudo passò a Vespasiano Colonna, che lo rivendette nel 1520 a Rinaldo Carafa. Cusano, pur piccolo, subì numerosi passaggi di proprietà senza che i signori si preoccupassero delle sorti degli abitanti, considerati solo come proprietà terriera. La situazione a Cusano peggiorò quando il marchese di Barrionovo assunse il controllo del feudo, abusando del suo potere. Nel 1780, il popolo, guidato da Onorio Perfetti, sollevò una rivolta e appiccò l’incendio che distrusse il castello. Due anni dopo, un grave episodio scosse ancora la comunità: Vincenzo Durante, un uomo corrotto, tentò di sedurre la moglie del marchese Naccarella, Chiara Montanaro. Dopo il suo rifiuto, Durante ordinò un’aggressione violenta, segnando un altro capitolo oscuro nella storia di Cusano.
Cusano fece parte della Terra di Lavoro e, dopo l’Unità d’Italia avvenuta nel 1861, entrò nella provincia di Benevento all’interno del circondario di Cerreto Sannita.

Cusano Mutri custodisce un’anima profonda. Appena entri, le strade strette ti avvolgono in un labirinto sacro. Le case, pietra calcarea viva, sembrano crescere dalla montagna. L’architettura dialoga con la natura: scalinate, archi, finestre puntano all’immensità.
Nel silenzio echeggiano le voci dei Sanniti e l’odore di legna e terra riempie i vicoli. Ogni angolo sussurra: la chiesa dei Santi Pietro e Paolo custodisce mille preghiere, le piazzette trattengono il fiato.
Il genius loci di Cusano Mutri è anche ribellione. Quella rivolta del 1780, quando il popolo arse il castello, non fu solo un grido contro l’ingiustizia, fu il rifiuto di essere solo un feudo. Fu il borgo che disse: “Io sono vivo, e la mia anima non si vende.” Oggi, in ogni pietra lavorata a mano, in ogni manifestazione (le Sagre dei Funghi e delle castagne, l’Infiorata del Corpus Domini, la Spogliata gigante, il San Silvestro), vibra la consapevolezza di essere un luogo dove la tradizione non è polvere, ma brace.

Cusano Mutri conserva tutt’oggi la fisionomia del centro medievale, con le strade strette e tortuose, congiunte da vicoletti o rampe scolpite nella roccia, che danno in scorci pittoreschi dove si affacciano insieme alle caratteristiche case antiche in pietra, con scale a vista e bei portali, anche fastosi palazzetti barocchi. Il paese, infatti, nel corso del Seicento conobbe un periodo di ricchezza dovuto al fiorire dell’arte del maniscalco, cui si deve la costruzione di edifici civili e religiosi tra cui le belle chiese di San Giovanni nella parte bassa dell’abitato e San Pietro e Paolo, nella parte alta. A quest’epoca appartengono anche i benauguranti ferri di cavallo che ancora si vedono su molte case e fonti battesimali, mentre alcune curiose iscrizioni sui portali più antichi si fanno risalire addirittura all’epoca romana, quando gli avidi conquistatori estesero i loro domini in queste zone. Quindi, lontani simboli romani, insieme alle costruzioni medievali e a quelle barocche, si confondono e si sovrappongono, in un insieme che risulta armonioso e singolare.

Chiesa Patronale di San Nicola
La Chiesa dedicata al patrono del paese dal 1760 e risalente al 700 d.C. sorge imponente, con un campanile romanico e portoni ad archi antichi. Dentro, acquasantiere, altari, statue e affreschi raccontano miracoli e leggende. Un tesoro di arte e fede, purtroppo segnato dal tempo.

Chiesa dei SS.AA. Pietro e Paolo
Risalente al 490 come San Pietro in Elce, la chiesa è stata ristrutturata più volte, fu anche fossa comune in epoche di epidemie. Oggi accoglie una “macchina in legno” barocca del 1661, intagliata e decorata in oro zecchino, con il Padre Eterno, Santa Chiara e gli Apostoli.

Chiesa di San Giovanni Battista
E’ la più grande di Cusano Mutri, con origini anteriori al 1400. La facciata ottocentesca ha portoni in legno fiorito, e dentro custodisce l’antico portale romanico del 1537. Tra i dieci altari, spicca un tesoro: un reliquiario d’argento con una spina della corona di Gesù, dono di un crociato.

Chiesa Madonna delle Grazie
Fu fondata dai Benedettini (800-950), crollata e poi ricostruita nel 1656, è l’unico tempio con portico. Qui riposa Fra Carlo di San Pasquale, venerato per la sua santità. Il 16 marzo di ogni anno tanti fedeli arrivano anche da altri luoghi per onorarlo. Un luogo vivo di fede e storia.

Piaceri e Sapori

Sagra dei funghi
A cavallo tra la fine di settembre e l’inizio di ottobre, il borgo si trasforma in un paradiso gastronomico. Si può passeggiare tra stand che profumano di funghi porcini, il re della cucina locale. Ma non è solo cibo: laboratori del gusto, mercatini d’artigianato e musica folk animano le serate.

Sagra delle castagne
La Sagra delle Castagne raccoglie i sapori dell’autunno tra caldarroste, castagne del prete, panzerotti, dolci e pietanze varie a base di castagne. Musica, artigianato e intrattenimenti rendono la passeggiata molto gradevole.

Infiorata
Nel giorno del Corpus Domini, le strade del borgo si trasformano in un tappeto di fiori, colori e arte. Petali freschi creano quadri sacri, simboli e sogni. La processione serale illumina i disegni effimeri, tra meraviglia e tradizione. Un rito antico, un’esplosione di bellezza che dura un giorno.

Spogliata gigante
Proprio come un tempo dopo lo spannocchiamento del granturco, la musica scoppia, i radunati ballano quadriglia, raspa e la “ballarella cusanara”. Vino e taralli passano di mano in mano e il ritmo contagia i presenti.

Pista ciclabile
La vecchia strada provinciale che costeggia le forre di Lavello è stata trasformata in pista ciclabile:
un nastro verde dove il fruscio dell’acqua e il respiro dei boschi ti avvolgono.

Trekking fluviale
Una passeggiata esplorativa delle Forre di Lavello camminando direttamente in acqua, attraversando a nuoto alcune pozze in un’area naturale di rara bellezza tra le pareti carsiche di un canyon millenario.

Trekking a cavallo
Trekking e transumanze a cavallo, lezioni di equitazione di base con i primi passi a cavallo, pony per i più piccoli per gli amanti di questo sport. E’ garantita l’assistenza di un accompagnatore qualificato durante il percorso.

Percorso di Monte Calvario
Un sentiero sinuoso tra rocce e alberi, lungo il quale è possibile ammirare delle cappelle votive in ceramica raffiguranti la via Crucis, conduce alla vetta del Monte Calvario dalla quale è possibile ammirare tutta la vallata cusanese.

Trekking alle Forre di Lavello
Immerso nella natura, il sentiero, che ripercorre un’antica mulattiera di epoca sannita, attraversa le Forre di Lavello facendo scoprire luoghi incantevoli come il Ponte del mulino, varie grotte carsiche, il suggestivo Belvedere e i resti di un vecchio mulino.

Trekking sulla vetta del Monte Mutria
Il Monte Mutria è una delle vette più alte della Campania e la sua sommità è raggiungibile percorrendo due sentieri principali. Il primo parte dal centro di Bocca della Selva e l’altro dalle pendici del monte Palombaro, tra faggete e radure è possibile raggiungere la quota di 1823 metri.

Canyoning
Camminare, tuffarsi, nuotare e calarsi nelle acque limpide delle spettacolari forre delle Gole di Caccaviola e di Vallantica, un’esperienza di immersione totale nella natura.

Tagliatelle ai funghi: tagliatelle fresche condite con un sugo cremoso a base di funghi porcini, aglio, cipolla e prezzemolo.

La zuppa Santella: Scarola lessata fatta ribollire in brodo di pollo con l’aggiunta di polpettine di carne.

Castagne e fagioli: minestra semplice, perfetta per le stagioni fredde, a base di pochi e genuini ingredienti cotti in una pignatta esposta al calore del fuoco del camino e aromatizzati con alloro.

Panzerotto di castagne:
Fagottino fritto a base di una sfoglia a base di farina, vino bianco e olio e poi farciti di una crema di castagne addolcita, arricchita e speziata con cioccolato, cacao, miele, cedro candito, liquore strega.

Pizzonta con origano:
Sfoglia di pasta di pane, condita con olio, abbondante origano e formaggio grattugliato, arrotolata su se stessa e poi a forma di ciambella e cotta in forno a legna.

Pizzonta con l’uovo
Sfoglia di pasta di pane ripiena con uovo, formaggio e salumi.

Casatelli:
Fagottini rustici ripieni di formaggio e uova.