Castelvecchio-di-rocca-barbena-stemmaCastelvecchio di Rocca Barbena
Come in una fiaba

Comune di CASTELVECCHIO DI ROCCA BARBENA
(Provincia di Savona)
Altitudine
m. 400 s.l.m.
Abitanti
192

info turismo
Comune, Via Provinciale, 6
Tel. 0182 78042 – Fax 0182 783900
Centro Sociale Pro Loco, Via Roma 28
Tel./fax 0182 78202
castelvecchio.cultur@libero.it
comune.castelvecchio@virgilio.it
proloco.castel_rb@libero.it

Lo spirito del luogo

Castelvecchio-di-rocca-barbena-stemmaIl nome
Il vecchio castello prende il nome dal monte che lo sovrasta, alto 1142 m.

 

La storia
XI sec., sorge in quest’epoca il castello, posto lungo il tragitto che congiunge la costa del Ponente ligure alle prime, fertili pianure piemontesi attraverso il colle di San Bernardo; la via è un passaggio obbligato per mercanti, pellegrini ed eserciti.
1100 ca., il castello, inserito in età carolingia nella marca arduinica (compresa tra Ventimiglia e Torino), passa con Bonifacio del Vasto, capostipite dei Clavesana, alla marca aleramica, che si estende da Savona al Monferrato.
È il principale centro di difesa militare della vallata fino al 1248, anno di fondazione di Zuccarello.
1326, il feudo di Castelvecchio passa per via matrimoniale dai Clavesana ai Del Carretto e viene compreso nel Terziere del Finale (la regione tra Savona e Finale Ligure sottoposta ai marchesi Del Carretto già dal XII secolo).
1397, Carlo I Del Carretto (il padre di Ilaria) cede al fratello Lazzarino i suoi beni nel Finalese per dar vita a un autonomo marchesato. Assunto il titolo di primo marchese di Zuccarello, Carlo sposta in quest’ultimo castello la sede marchionale, provocando la decadenza di Castelvecchio.
XVI-XVII sec., il castello torna ad essere abitato dai Del Carretto in un momento molto difficile della loro storia. Aspre contese ereditarie inducono il marchese Giò Andrea a vendere nel 1567 un terzo del feudo alla Repubblica di Genova, che nel 1624 acquista la parte restante scatenando l’immediata reazione dei Savoia e dei francesi, loro alleati.
In quello stesso anno le milizie savoiarde si impadroniscono del castello, come già avevano fatto nel 1614 durante la guerra del Monferrato e come accadrà nel 1672.
Nel corso di quest’ultimo assedio, viene bombardata dall’artiglieria genovese l’ala nord ovest del castello, che si presenta tuttora diroccata.
Dopo pochi anni Castelvecchio torna in mano ai genovesi.
1746, nuovo assalto al castello, questa volta ad opera degli austro-piemontesi. Con la caduta di Napoleone, Castelvecchio segue le sorti della Liguria passando sotto il Regno di Sardegna. 1951-53, una cinquantina di abitazioni del vecchio borgo sono demolite a causa di un movimento franoso.

Con il suo nome da fiaba, Castelvecchio di Rocca Barbena si presenta come un fiore di pietra sbocciato in cima a un dolce declivio della Val Neva. Il mare di Albenga è a soli 15 km ma quassù sembra un altro mondo: piccolo, raccolto, remoto, per pochi intenditori, come gli artisti che hanno scoperto Castelvecchio contribuendo al suo ripopolamento.
Al tramonto, l’ora buona in cui si accende il lume, il fumo che esce da un camino desta nostalgie ottocentesche, anzi porta ancora più indietro la memoria, fino ai tempi di Ilaria Del Carretto: prima di essere immortalata nel monumento funebre scolpito nel marmo da Jacopo della Quercia, la giovane figlia del marchese avrà passeggiato per i carruggi e coltivato nella rocca la sua composta bellezza. Il “sentiero di Ilaria” che congiunge astelvecchio con Zuccarello, l’altro castello che vide fiorire la sua giovinezza, permette oggi di ricordarla passeggiando tra i castagni e gli ulivi, tra i profumi della macchia mediterranea, nel silenzio che piace ai poeti.

Castelvecchio è il primo e il più bello dei borghi murati della Val Neva, avvolto a cerchio intorno al castello che lo domina.
Il castello fu costruito dai Clavesana nel XI secolo, quando ancora il luogo si chiamava Vallis Cohedani, toponimo misterioso che identificava una delle principali “vie del sale”, in grado di mettere in comunicazione la pianura piemontese con la Liguria di ponente attraverso lo scambio di olio, vino, grano, legname.
Ottenuta l’investitura imperiale del feudo, i Del Carretto hanno improntato di sé Castelvecchio come tutta questa parte di Liguria. Il castello rispecchia il carattere di questa fiera nobiltà di montagna che ha saputo resistere a vicini ben più potenti come i Savoia e la Repubblica di Genova.
Ad esso si accede inerpicandosi per le strette e tortuose viuzze che si diramano dal carruggio principale. Alla famiglia che oggi lo abita si devono gli interventi conservativi che lo hanno riportato a nuova vita.Il borgo si caratterizza per le antiche case in pietra, per i portali in tufo, i tetti a terrazza e i sottotetti ad arco (vîsà) in cui si essiccavano fichi e funghi, per le sagome dei forni sporgenti dai muri delle case, dove veniva cotto il pane per la comunità, e per le cornici bianche alla finestre, che richiamano motivi dell’area alpino-provenzale. Le case fortezza, collegate da archi in funzione antisismica sulle vie interne, si conciliano con l’aspetto mediterraneo delle coperture a terrazza, che conservano forse il ricordo delle origini: i primi abitanti pare fossero saliti fin qui dalla costa per sfuggire alle incursioni saracene. Tra le case arroccate alle pendici del castello c’è quella in cui Björn Afzelius componeva le sue canzoni. La chiesa dell’Assunta, pur avendo subito rifacimenti in periodo barocco, mantiene il campanile con cuspide dell’edificio originario. Su piazza della torre, dove un tempo era innalzata la forca, si affaccia l’oratorio dei Disciplinanti. Dalla strada che conduce al cimitero si può raggiungere il poggio su cui è edificato il santuario della Madonna delle Grazie (sec. XVII). Da qui è molto bella la vista sul borgo e sul paesaggio, dominato dalle fasce coltivate vicino alle case.
Sparse sul territorio comunale si trovano vecchie cascine, un tempo possedimenti del marchese e oggi mute testimoni delle fatiche contadine.

Piaceri e Sapori

Escursioni nel sistema ambientale del Poggio Grande: i sentieri sono tutti segnalati.

Castelvecchio fa parte con altri comuni della zona del sistema ambientale Poggio Grande.
Dal centro abitato si dipartono sentieri e mulattiere che in breve conducono a boschi di castagni e a folti uliveti, consentendo di passare dalla macchia mediterranea ai 1000 m di altitudine, dove verdi pascoli fanno corona a splendide faggete. Il paese è sulla Strada del Vino e dell’Olio ed è inserito nei principali percorsi ecoturistici del territorio.
Di interesse naturalistico sono le rocce selvagge della Rocca Barbena, mentre oltre il valico si possono osservare le sorgenti del Bormida. In un’ora e mezza a piedi si raggiunge, attraverso il “sentiero di Ilaria”, l’antico borgo di Zuccarello, dominato dalle rovine del castello in cui nacque Ilaria Del Carretto.
Qui il fiume Neva è attraversato da un mirabile ponte romanico a schiena d’asino. Meritano poi una visita, sul “sentiero delle Terre Alte”, anche i borghi di Toirano e, soprattutto, Balestrino.
A soli 16 km, infine, c’è il mare per chi volesse fare bagni di folla e tuffi nel blu. Ad Albenga bisogna visitare il centro storico e il borgo murato di Villanova.

Castelvecchio_museoMuseo degli antichi mestieri:
una piccola collezione d’antichi attrezzi ospitata presso l’agriturismo Antico Melo, dove è possibile anche assistere alla raccolta delle olive e alla loro trasformazione in pregiato olio extra vergine.

Il Paese dei Balocchi: i giochi di un tempo a Castelvecchio,il primo fine settimana di giugno di ogni anno.

Rassegne di teatro e concerti di musica: periodo estivo.

Feste di paese: periodo estivo.

Castelvecchio_RavioliRaviolini di borraggine, coniglio allo steccadò, frittelle di mele.

Castelvecchio si trova sulla Strada del Vino e dell’Olio dalle Alpi al Mare. Pertanto, l’olio extra vergine di “primo roggio”, risultato della spremitura a freddo delle olive, effettuata spesso con pesanti macine in pietra, è il prodotto principale dell’entroterra ligure che corrisponde al comprensorio della comunità montana Ingauna. Oltre naturalmente al vino, che qui può assumere le inebrianti sfumature del Pigato (grande vitigno autoctono) o il delicato profumo del Vermentino, o ancora il sentore di mora e ciliegia dell’Ormeasco, esclusivo della valle Arroscia. Da non scordare, infine, le erbe aromatiche di cui sono ricche le valli ingaune.