Cefalù
Terra del mito

Comune di CEFALù
solo centro storico
(Provincia di Palermo)
Altitudine
m. 0-270 s.l.m.
Abitanti
13790 (2.000 nel borgo)

Patrono
Santissimo Salvatore, 6 agosto
info turismo
Ufficio Turismo, tel. 0921 924130
Azienda Autonoma di Soggiorno e Turismo, tel. 0921 421050
Ente Parco delle Madonie Presidio Turistico, tel./fax 0921 923270
www.comune.cefalu.pa.it – comcefa@comune.cefalu.pa.it

Lo spirito del luogo

Il nome
Kephaloidion è nome greco che significa “testa” nel senso di “capo”, oppure di “estremità” o “punta”, nel qual caso s’intende il promontorio, la rocca. I Romani la chiamarono Coephaledium, mentre per gli Arabi era Gafludi, città fortificata e ricca di acque.

 

La storia
V sec. a.C., la cinta muraria megalitica (fine V sec. a.C.) e il cosiddetto tempio di Diana, edificio megalitico sulla rocca, conservano il ricordo della storia più antica della città. Le origini mitologiche e leggendarie rivelano l’importanza del luogo, un centro indigeno divenuto florido grazie ai contatti con i popoli che gestivano i commerci in Sicilia.
396 a.C., Cartagine, con il generale Imilcone, si allea con Cefalù. Fonti greche del IV sec. a.C. (Diodoro Siculo) parlano già di Kephaloidion.
307 a.C., la città è conquistata dai Siracusani.
254 a.C., Cefalù cade sotto la dominazione romana. Diventa città decumana e segue le sorti di Roma fino alla caduta dell’Impero Romano d’Occidente, quando ne diventano padroni, in successione, i Vandali, i Goti e i Bizantini.
858 d.C., gli Arabi conquistano Cefalù, da loro chiamata Gafludi.
1063, i Normanni prendono possesso della città con il Gran Conte Ruggero, aiutato nella lotta contro gli Arabi da Rodulfo Rufo di Cefalù.
1131, è fondata per volontà del re normanno Ruggero II la cattedrale di Cefalù.
1267, la cattedrale viene rinnovata dopo un periodo di decadimento.
1839, Cefalù ha 81 bastimenti ed è la quinta più importante tra le marinerie di Sicilia, a riprova che il mare è da sempre la principale fonte di vita dei suoi abitanti.

Cefalù è terra del mito perché la bellezza si spiega solo con il sovrannaturale. Qui Dafni, poeta cantore della natura, è trasformato in roccia. Qui Ercole innalza un tempio a Giove – e Ras Melkart, promontorio di Ercole, è il nome punico dell’insediamento. Qui vivono le loro avventure i Giganti, che discendono da lontano (da Iavan, figlio di Iafet, figlio di Noè). Leggende che incrociano culture diverse e incontrano la storia: nell’antica Kephaloidion greca si avvicendano cartaginesi, siracusani, romani, vandali, goti, bizantini, arabi, normanni. Il pluralismo culturale si spiega anche col fatto che il popolo di questa città è profondamente legato al mare, ne sente il respiro, il profumo: il mare è apertura verso il molteplice, è avventura, vita vera.

La cattedrale è l’asse su cui ancora ruota l’intera città storica, inserita in un contesto ambientale di grande fascino, tra il vasto orizzonte marino e il tozzo monte cui è addossata. La rocca che sovrasta la città, già nota ai Fenici come “promontorio di Ercole”, è una roccia calcarea alta 270 m, dalla cui sommità si gode uno splendido panorama. In cima ha un edificio megalitico, noto come tempio di Diana, forse legato a un culto dell’acqua, come proverebbe la vicina cisterna risalente al IX sec. a.C. Della stessa epoca (fine V sec. a.C.) del tempio, che tanto ha affascinato i viaggiatori europei, è la cinta muraria megalitica, di cui restano solide vestigia lungo la scogliera della Giudecca (Postierla) e presso l’antica Porta Terra (oggi piazza Garibaldi). Ma torniamo alla cattedrale.
Rimane un mistero il motivo per cui Ruggero II volle edificare una chiesa così imponente, destinata a diventare anche il suo mausoleo, in questa piccola città anziché a Palermo, la capitale del suo regno. Sta di fatto che il re normanno eresse qui il suo capolavoro: tanto grande da uscire quasi dal campo visivo, severo nel blocco compatto delle due torri, ma prezioso per il caldo colore dorato delle cortine murarie e lo sfavillio dei mosaici all’interno. La cosa straordinaria è che il tempio normanno, condizionato da prescrizioni liturgiche bizantine, fu realizzato da architetti e maestranze islamiche, presenti ancora in Sicilia nell’ambito di quel linguaggio culturale che legava l’isola alle regioni del Maghreb. Insomma, una meravigliosa sintesi di tre culture, stimolata dal fatto che il re voleva una chiesa che fosse anche fortezza e monumento funerario. Alla radice della progettazione ci fu dunque l’architettura maghrebina dei palazzi-fortezza ziriti e hammaditi, la stessa cultura che permise a Ruggero di costruire i capolavori di Palermo. L’interno della cattedrale è dominato dal solenne ritmo del colonnato e dall’immagine incombente del Cristo Pantocratore (che qui dicono sia più bello di quello di Monreale) nel catino dell’abside, tutto a mosaici su fondo oro, con scritte in greco e latino, di pregevolissima fattura bizantina (1148). La croce lignea che si scorge, sospesa, nell’abside centrale, è attribuita a Guglielmo da Pesaro (sec. XV). Pregevoli anche il fonte battesimale romanico e il chiostro annesso alla cattedrale, decorato da colonne binate con capitelli scolpiti. Lasciamo questa imperiale fragranza, questo fuoco di vecchie icone, per andare alla scoperta delle altre bellezze della Cefalù medievale.
Come il palazzo Maria in piazza Duomo e l’osterio Magno in Corso Ruggero. Quest’ultimo edificio, risalente al XIII sec., fu probabilmente costruito su una struttura preesistente, identificata, secondo una falsa tradizione, con la residenza di re Ruggero.
Di proprietà dei conti Ventimiglia, conserva due belle bifore duecentesche e una trifora trecentesca ed è oggi adibito a spazio espositivo. Da non perdere, inoltre, il lavatoio medievale, cui si accede attraverso un’elegante scalinata di pietra lavica. Interamente scavato nella roccia e usato fino a non molto tempo fa, è la foce del fiume Cefalino – citato già da Boccaccio – che nasce dalle montagne a 1000 m d’altitudine e giunge a Cefalù attraverso un percorso sotterraneo di 12 km. Il barocco, altra epoca d’oro per la Sicilia, è rappresentato a Cefalù dai prospetti del monte della Pietà (1716) e della bella chiesa del Purgatorio (1668) ma anche da portali, mensole e altri dettagli architettonici che vivacizzano angoli, vie e piccole piazze del centro storico, il cui impianto rimane comunque medievale. Nella chiesa del Purgatorio è degna di nota la cripta rettangolare con cadaveri completamente essiccati. Interessanti sono anche il seminario vescovile (1638) che affaccia su piazza Duomo e il portale bugnato del cinquecentesco palazzo Piraino. Non si può lasciare Cefalù senza una visita al museo Mandralisca, anche solo per vedere – tra le tante collezioni – lo straordinario Ritratto d’ignoto (1465-70) di Antonello da Messina. Esauriti i capolavori, è bello infine passeggiare senza meta tra i vicoli, tra i tanti angoli medievali caratterizzati da piccoli archi che collegano un edificio all’altro. Attraverso Porta Pescara, concluso il giro, si arriva alla marina. Il vecchio porto, soprattutto la sera, è una di quelle visioni da cui non si vorrebbe più staccare gli occhi.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Tutti i divertimenti legati al mare, che qui è incantevole e con una bella spiaggia. Inoltre, escursioni sulle Madonie, trekking montano, sport invernali.
Informazioni: Presidio Turistico del Parco delle Madonie, a Cefalù, tel. 0921 923327.

A 4 km da Cefalù sorge l’antico cenobio di San Biagio, nella cui cappella sono conservati affreschi del XIII sec. Tra gli ulivi di Settefrati, svetta la torre del Castello Ortolani di Bordonaro (tel. 0921924111), antica dimora della Famiglia Duca. Ai piedi di Pizzo Sant’Angelo, a 15 km da Cefalù e a 800 m d’altitudine, tra una fitta vegetazione di castagni, querce e frassini,sorge il Santuario mariano di Gibilmanna, al cui interno si può ammirare un pregevole altare barocco e visitare un ricco museo. Cefalù è anche la porta d’ingresso alle Madonie.
Il Parco Naturale delle Madonie comprende 15 comuni, tra cui alcuni degni di una visita, come Castelbuono e Pollina. L’area delle Madonie è seconda per altitudine solo all’Etna, raggiungendo i 1979 m col Pizzo Carbonara. è ricca non solo di castelli e opere d’arte ma anche di specie faunistiche e botaniche. Straordinaria, poi, è la tradizione gastronomica, fatta di sapori e prodotti genuini, anche certificati: olio Dop, vino Doc, pasta del “granaio di Sicilia”, formaggi tipici, carni di qualità allevate nei pascoli madoniti, diverse specialità di pasticceria. Infine, l’artigianato tipico offre ceramiche, belle orlature in macramè, lavorazioni del ferro, del legno e della pietra.

Museo Mandralisca, via Mandralisca, tel. 0921421547.
La ricca collezione, realizzata nel XIX sec. dal barone Piraino di Mandralisca e oggi gestita dalla Fondazione Mandralisca, annovera testimonianze pittoriche (la preziosità del piccolo Ritratto di ignoto di Antonello da Messina), una raccolta archeologica (celebre il vaso a campana del IV sec. a.C. con la scena realistica del venditore di tonno), una collezione numismatica e una collezione di conchiglie, che comprende 20 mila esemplari provenienti dai mari di tutto il mondo.

Museo Biblioteca del Santuario di Gibilmanna, tel. 0921 420883.
In contrada Gibilmanna, sorge all’interno del convento dei frati Cappuccini e del santuario mariano questo museo che è il primo a raccogliere arte francescana in Sicilia.

Carnevale, con maschere, carri allegorici, danze e gastronomia.

San Giuseppe, 19 marzo.
La sera della vigilia si organizza la Vampa di San Ciusieppi, spettacolare falò.

Pasqua a Cefalù,
il Venerdì Santo si snoda per il borgo antico una processione e il lunedì dopo Pasqua si va a satari i vadduna (scavalcare i torrenti), un modo per indicare la tradizionale scampagnata.

Festa del Corpus Domini,
prima metà di giugno. Un’ imponente processione accompagna il Santissimo Sacramento. Il giorno che precede la festività si svolge la Fruottula, chiamata anche la Festa del Pane, retaggio dell’antica festa delle Maestranze e delle Corporazioni che durava otto giorni (Ottava).

Santissimo Salvatore,
dal 2 al 6 agosto si svolge la festa del patrono cui è dedicata la cattedrale. Liturgie, processioni, luminarie, fuochi d’artificio, musica e mercato sono gli ingredienti della festa più importante di Cefalù, al cui interno trova spazio da tempo immemorabile un rito laico, la ‘Ntinna a mare. Si svolge il 6 agosto ed è una gara d’equilibrio: bisogna conquistare una bandiera posta all’estremità di un palo (un albero di nave) sospeso sull’acqua dalla banchina del molo e cosparso di sego e sapone.

Cefalù Incontri,
agosto-settembre. Il cartellone estivo della cittadina comprende appuntamenti musicali (le rassegne “Cefalù fa musica” e “Cefalù Jazz club”), teatrali (con il teatro dei Pupi), presentazioni di libri, mostre, animazioni nel centro storico.

Natale a Cefalù,
La notte della vigilia di Natale viene eseguita in strada la nenia natalizia ‘a Ninnariedda. La notte del 31 dicembre sono protagonisti i bambini, che ricevono i doni da ‘a vecchia strina, una vecchietta grinzosa e sdentata.

Cefalù ha il profumo del mare, e dal mare trae origine gran parte dei piatti tipici. Ma la regina della cucina cefaludese è a base di carne: la pasta ’a taianu (pasta al tegame) è una golosa e poetica miscellanea di sapori e profumi, e piatto forte della Festa del SS. Salvatore.La pasta è condita con ragù, carne e melanzane fritte.

La collina colma di ulivi a strapiombo sull’acqua, contrade fertili ricche di vigneti e frutteti, e un promontorio che guarda spiagge, faraglioni e piccoli golfi lungo una costa segnata da pini secolari. È all’interno di uno scenario così incantevole che va cercato il “prodotto” di Cefalù. L’attenzione va posta anche sulla cerimonia quotidiana della pesca in mare aperto. Le tipologie di pesca più diffuse sono quella “a sciabica” (per il novellame di sarde) e “a tre maglie” (per il pesce azzurro).