stemma-cordovadoCordovado
Nella quiete della campagna friulana

Comune di CORDOVADO
(Provincia di Pordenone)
Altitudine
m. 15 s.l.m.
Abitanti
2518 (300 nel borgo)

info turismo
Punto Turistico  c/o Biblioteca civica,
Palazzo Cecchini, Piazza Cecchini
Tel. 0434 690265 / Fax 0434 68091
www.comune.cordovado.pn.it

Lo spirito del luogo

stemma-cordovadoIl nome
Curtis de Vado è il nome latino che designa una corte – ossia un grande complesso agricolo – posta vicino a un guado (vadum) sul fiume Tagliamento (per la precisione, su uno dei due rami del fiume).

 

La storia
II sec. a.C., la presenza romana in regione coincide con la fondazione di Aquileia. I romani bonificano le paludi e gli acquitrini che allora coprivano l’intero territorio. Prima di loro si erano insediati i celti calati dalle Alpi Carniche, che hanno lasciato in eredità i riti dei fuochi purificatori e la loro lingua alla parlata friulana.
400, crolla l’impero romano e i barbari dilagano nella pianura: il Friuli è conquistato dai Visigoti nel 402, dagli Ostrogoti nel 408 e dagli Unni nel 452. Le città romane di Aquileia e Concordia sono date alle fiamme, e ovunque è morte e distruzione.
568-794, il dominio dei longobardi lascia profondi segni nella cultura locale, tra cui il nome Friuli.
794-954, con i franchi viene introdotto in zona il feudalesimo.
Sotto l’impero carolingio acquista potere il patriarcato e i vescovi diventano sempre di più, fino ai secoli XII e XIII, il fulcro della vita politica, amministrativa ed economica della regione.
1186, Cordovado si affaccia per la prima volta alla storia in una bolla di Urbano III che elenca tutti i possedimenti temporali (40 pievi) della chiesa.
1276, si ha la prima esplicita citazione del castello costruito dai vescovi di Concordia.
1337, dagli statuti comunali traspare come il complesso castellano sia ormai un luogo sicuro per i vescovi, tanto da essere usato periodicamente come una sorta di capitale militare e politica.
1420, Cordovado passa sotto il dominio della Repubblica di Venezia: dopo secoli di violenze e sanguinose guerre civili ha inizio un periodo di relativa quiete e sicurezza, a parte la peste del 1454 che riduce il paese a un cimitero. Ma siccità, invasioni di locuste, razzie dei Turchi (1499), fame, freddo, lupi, terremoti e inondazioni del Tagliamento tornano periodicamente a tormentare la popolazione.
1797, con l’avvento di Napoleone e la fine della Serenissima, Cordovado diventa municipalità.
1817, è l’anno della grande fame, conseguente alla distruzione dei raccolti da parte di alluvioni e grandinate.
1886, grazie all’ingegnere Francesco Cecchini, sindaco e benefattore, Cordovado ottiene la stazione ferroviaria sulla linea Portogruaro-Casarsa.

Un paesaggio di quiete agreste, un espandersi delle attività e delle costruzioni che non ha deturpato la serena bellezza del centro storico: ecco Cordovado. Tra il Tagliamento e il Livenza, c’è questo piccolo angolo di pianura friulana che non rinnega la sua storia, che insegue – ancora – le belle acque correnti, i profumi e i colori della campagna, i tranquilli orizzonti della prateria, modificati solo in parte dalla modernità.
Spariti i fuochi epifanici dei celti – i fuochi fatui che apparivano nei cimiteri o nelle paludi -, disperso il massariol – il rosso folletto delle stalle e dei fienili -, trasformato il borgo-castello, rimane un’idea di paesaggio che rimanda alle Confessioni di un italiano di Ippolito Nievo, dov’è citata la Fontana di Venchiaredo. Una campagna ottocentesca come quella vista da Angelo Menegazzi dai finestrini di uno dei primi treni che l’attraversavano: disseminata di casali e borghi, coperta di vigneti e biondeggiante di spighe, “tra un serpeggiare di canali e di acque correnti, che sfuma via via a perdita d’occhio sino a dileguarsi interamente nei vapori delle prossime lagune”.

L’attuale area fortificata di Cordovado, nota come il Castello (secolo XI), è il risultato di modifiche e stratificazioni che si sono succedute nel tempo, in particolare tra Sei e Ottocento. Nel basso medioevo la cerchia esterna di mura, con terrapieno, fossato e due torri portaie ancor oggi presenti, racchiudeva uno spazio interno costituito dal castello vescovile, a sua volta munito di mura e fossato con ponte levatoio, mastio e altri edifici. Accanto sorgeva il borgo.
La Cordovado medievale si concentra dunque nell’area castellana, al cui interno trovano spazio alcune interessanti costruzioni come palazzo Ridolfi; l’antica casa del capitano, ossia palazzo Bozza Marrubini, affrescato internamente da Francesco Zimolo (1704-1712); l’elegante palazzo Agricola dalle forme rinascimentali con ampie arcate e trifore. Dentro la cerchia murata è collocato il palazzo Freschi Piccolomini (1669-1704) che prima si chiamava Attimis, una struttura imponente di linee rinascimentali, a tre piani con ampio portale d’ingresso, immersa nel verde di un parco secolare. Nelle adiacenze, vicino alla porta nord, sorge la chiesa di San Girolamo (sec. XIV). Delle due torri portaie, la meridionale conserva la postierla, la settentrionale, detta anche dell’Orologio, le scale e i camminamenti in legno al suo interno. Lungo il tratto delle mura sud-orientali si notano i resti del fossato e le case costruite all’interno del recinto nel XIX secolo. Alla fine del Seicento parte dell’apparato fortificato fu abbattuto o trasformato in residenza civile, dando così vita al palazzo Freschi Piccolomini. L’ultima descrizione a noi giunta del Castello appartenuto ai vescovi di Concordia risale al 1856, poco prima del suo abbattimento definitivo.
Palazzo Beccaris Nonis spicca nel “borgo nuovo” sorto nel Cinquecento. Palazzo Cecchini, oggi sede della Biblioteca, è lascito dell’ingegnere ferroviario e filantropo Francesco Cecchini (1819-97), che alla comunità ha conferito anche l’immobile oggi utilizzato come scuola materna. Il restauro degli affreschi dell’abside dell’antica pieve di Sant’Andrea (il portale reca la data del 1477) ha portato alla luce anche il loro vero autore, Gianfrancesco da Tolmezzo, che li ha realizzati agli inizi del Cinquecento. Il santuario della Madonna delle Grazie (1603) è un gioiello d’arte barocca, a pianta ottagonale con un soffitto splendidamente intagliato e dorato da Cataldo Ferrara (1656-58), gli ovali dipinti da Antonio Carneo con figure di Santi e Profeti, le statue a stucco di Andrea dell’Aquila e i dipinti di Antonio Moretto. Si può terminare il giro con l’antico convento francescano di Santa Maria di Campagna diventato villa Freschi, e con l’Oratorio di Santa Caterina che conserva affreschi del XV secolo.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Passeggiate, tennis, itinerari storico-artistici.

A Cordovado fa riferimento il primo “Parco letterario” dedicato allo scrittore Ippolito Nievo (1831-1866), autore delle Confessioni di un italiano, opera fondamentale del Risorgimento italiano che segna il passaggio dal romanzo storico al romanzo sociale, e che il pronipote dello scrittore ha istituito in diverse località del nostro Paese. Le suggestioni letterarie offrono lo spunto per andare alla ricerca dei luoghi dell’ entroterra friulano che hanno ispirato il Nievo, dalla Fontana di Venchieredo (a un miglio da Cordovado, citata nel III capitolo del romanzo) ai Mulini di Stalis, dai Prati della Madonna a Casa Provedoni, dal vecchio Duomo al Castello: tutti luoghi scelti dall’autore per ambientarvi le vicende d’amore di Leopardo e Doretta, Lucilio e Clara o quelle più romanzesche dello Spaccafumo e di Bruto Provedoni.

Palazzo Cecchini, piazza Cecchini, tel. 0434 690265. Ospita la Biblioteca Comunale ed è sede di convegni, incontri, mostre d’arte ed esposizioni storiche.

Nei luoghi del Nievo, aprile-settembre: itinerari storico-naturalistici a piedi, in bicicletta con visite guidate ai luoghi cari allo scrittore. Informazioni: tel. 0434 690265.

Estate in arena, giugno-luglio: serate musicali e teatrali.

Rievocazione storica e Palio dei Rioni. La prima domenica di settembre Cordovado rivive il suo passato: le quattro contrade del paese sfilano per le vie del borgo e si sfidano in contese medievali per la conquista del Palio dipinto. Tra i vari eventi, giochi e feste, vi è la “Elezione della Domina Bella”, per ricordare i tempi del matrimonio di Riccarda d’Arcano e Francesco di Cordovado. Era il 1571: Riccarda nella “lunga veste di velluto cremisi, con il busto azzurro ricamato d’oro, le maniche ornate di pezzi d’oro e d’argento” ebbe in dono da Francesco – com’era d’uso nei matrimoni feudali – un cavallo bianco, il compagno dell’uomo sui campi di battaglia (la descrizione è stata recuperata negli archivi dei conti d’Arcano e poi ripresa dalla storica friulana Alice Sachs nel 1915). Informazioni: tel. 0434 690265.

La Notte dei Fuochi, settembre: mostre d’arte e conferenze a tema storico.

Festa del Lengal, agosto: loc. Suzzolins. Il lengal è la lingua scottata e spellata avvolta in carne macinata che viene consumata, insieme con le patate e i fagioli, in questa antica sagra che celebra il maiale. L’animale, parte integrante della cultura friulana, veniva votato a Sant’Antonio Abate il 17 gennaio: per questo era affettuosamente chiamato “Toni” e viveva tranquillo girando indisturbato fra le borgate fino al 30 novembre, giorno di Sant’Andrea, il pursit ‘ta la brea, quando il maiale finiva sul tavolaccio.

Natale Insieme, dicembre.

È il tipico piatto friulano muset e brovada: cotechino con contorno di rape bianche coperte con vinaccia di uva nera bagnata in acqua calda.

Porta il nome di un personaggio del romanzo di Ippolito Nievo, lo Spaccafumo, il dolce artigianale che Cordovado ripropone da alcuni anni, fatto con fichi secchi, uvetta, noci, nocciole, pinoli, mandorle, arancini e miele. La cucina tradizionale di quest’area è, in ogni caso, fortemente legata alla terra: anatra, oca, fagiano, volatili da cortile, erbe selvatiche con la polenta, bigoli, gnocchi con l’oca, anatra in umido.