Etroubles
Un museo a cielo aperto

Comune di ETROUBLES
(Provincia di Aosta)
Altitudine
m. 1280 s.l.m.
Abitanti
498 (150 nel borgo)

info turismo
Office du Tourisme,
Strada Nazionale Gran San Bernardo, 13
Tel. 0165 78559
Comune – Tel. 0165 789101
www.comune.etroubles.ao.it | www.expoetroubles.eu | www.baladesculturelles.com

Lo spirito del luogo

Il nome

Il nome latino del luogo era Stipulae, paglia, a indicare le stoppe di paglia rimaste sul terreno dopo la raccolta del grano. Fino agli anni Sessanta, era possibile ammirare nelle frazioni di Étroubles ondeggianti distese di frumento e segale, punteggiate del rosso dei papaveri e dell’azzurro dei fiordalisi. Il termine “Étroubles” può derivare dal patois valdostano (un dialetto francoprovenzale) etrobla, che significa “campi coperti di paglia”.

 

La storia

23 a.C., con la vittoria sui Salassi da parte dell’esercito romano, interessato a controllare il valico del Gran San Bernardo che porta in Svizzera, l’antica Via delle Gallie, ancora oggi visibile in alcuni tratti, diventa un’importante arteria di comunicazione: su questa strada si trova Eudracinum, l’odierna Étroubles, probabile residenza invernale della guarnigione militare romana.
994, il vescovo Sigerico durante il suo ritorno da Roma a Canterbury transita per la Via delle Gallie, che diventerà poi la Via Francigena; passano il valico della montagna, per tutta l’età antica e il Medioevo, armate, mercanti, personaggi illustri, pellegrini.
1050, San Bernardo, canonico e arcidiacono di Aosta, fonda nei pressi del valico l’ospizio, che da lui prende nome, del Gran San Bernardo.
1273, i Savoia autorizzano gli abitanti di Étroubles e Saint-Rhémy-en-Bosses ad accompagnare sul colle del Gran San Bernardo i viaggiatori e i mercanti diretti da Aosta in Svizzera; svolgono questo lavoro i marroniers, portatori e guide alpine ante litteram che, fino a tutto l’Ottocento, contribuiscono in modo decisivo allo sviluppo dell’economia locale.
1317, è fondato a Étroubles un ospizio per dare ricovero ai pellegrini romei di passaggio; ancora nel 1699 si contano due camere e due letti.
1783, decade il privilegio della Viérie ou Marronnage che in 510 anni ha fatto la fortuna degli abitanti di Etroubles e Saint-Rémy.
1800, Napoleone passa il Gran San Bernardo con oltre 40 mila uomini; la sera del 20 maggio arriva a Étroubles, dove si ferma per la notte.
1853, nasce qui la prima latteria sociale, o turnaria, della Valle d’Aosta.
1880, Étroubles comincia a diventare luogo di villeggiatura; nel 1893 esistono già due alberghi.

“À Etroubles, avant toi sont passés …” – s’intitola il percorso artistico nel vecchio borgo, dove in continuazione lo sguardo si posa su sculture, installazioni, opere pittoriche contemporanee. Prima di noi, a Étroubles, sono passati Salassi, Romani, Burgundi, Ostrogoti, Bizantini, Merovingi, Carolingi, Saraceni, re e imperatori, santi, papi e vescovi, generali con i loro soldati, mercanti, viaggiatori, pellegrini: tutti diretti al valico del Gran San Bernardo o in arrivo dalla Svizzera. Era naturale, dopo questo via vai durato secoli, che Étroubles, smantellati gli skilift e con la crisi del turismo alle porte, cercasse un modo per sopravvivere. L’ha trovato tornando alla sua antica vocazione di luogo di passaggio: qui circolano idee, s’incrociano opere e correnti artistiche, si mettono in piedi grandi mostre. Così, la piccola stazione sulla Via Francigena è diventata un centro culturale di prim’ordine in Valle d’Aosta, senza disperdere le sue tradizioni, come l’emozionante Veillà che fa risorgere per una sera i vecchi mestieri della montagna, e il carnevale della Comba Frèide con le sue maschere e i chiassosi costumi ispirati alle uniformi napoleoniche.

Testardi, questi montanari. Si sono opposti con tutti i mezzi (stampa, tv, striscioni al passaggio del Tour de France, marce organizzate) allo scempio della loro valle, e alla fine ci sono riusciti: il viadotto lungo 300 m e alto 60 non passerà più su queste verdi praterie. Il paesaggio tra Étroubles e Saint-Oyen è salvo. E meno male. Infatti, come si sarebbe conciliato il danno all’ambiente con la grazia sommessa di questo borgo che si è votato all’arte, all’evocazione della bellezza? La particolarità di Étroubles, infatti, è di essere un museo a cielo aperto, con una ventina di opere d’arte disseminate nelle vie, nelle piazze, sulle facciate delle case, là dove gli autori hanno deciso di collocarle. Sculture, pitture, installazioni: anche i numeri civici sono stati ricreati per rendere più colorato e attraente il borgo. E non solo: grazie alla collaborazione con la Fondation Pierre Gianadda di Martigny, nel vicino Vallese, arrivano a Étroubles importanti mostre sui grandi maestri dell’arte, come quelle passate su Rodin e Claudel, sulla scultura da Degas a Picasso, su Hans Erni. Dunque, un felice connubio tra antico e contemporaneo.
Chi veniva dalla Svizzera, valicato il Colle del Gran San Bernardo, percorreva uno stretto vallone fino a Saint-Rhémy, per poi entrare nella Comba Frèide, la “valle fredda” del torrente Artanavaz, dove si trova, circondato da boschi e pascoli, il villaggio di Étroubles. Sosta obbligata della Via Francigena prima di scendere ad Aosta, il luogo è ricco di storia: allo sbocco del vallone, nella frazione di Vachéry, rimane la torre del XII secolo. Di antico, a Étroubles, piccola capitale della Valle del Gran San Bernardo, rimane il campanile, costruito in pietre di taglio su piano quadrato nel 1480. La vecchia parrocchiale è stata invece riedificata nel 1814: vi si accedeva dal fondo dell’odierno campanile, come dimostra il portale di legno scolpito del XVII secolo.
Ad accendere la fantasia, nel borgo medievale, sono le stradine in ciottolato, i fontanili da cui sgorga l’acqua fresca del monte Vélan, le abitazioni ristrutturate in pietra locale con i tetti in lòse, secondo le tipologie architettoniche tradizionali. Nelle costruzioni rurali dominano il legno e la pietra, perché i contadini impiegavano i materiali che trovavano sul posto. Spesso le finestre all’esterno sono contornate di bianco, per ragioni d’igiene e luminosità.
Oggi il borgo è zona pedonale, le aree verdi, i prati e gli alpeggi sono ben tenuti, i balconi sono sempre fioriti, la Via Francigena è oggetto di manutenzione accurata, molti angoli e vie sono stati riqualificati: Étroubles è la dimostrazione di come la montagna riesca a sopravvivere senza snaturarsi e cedere al turismo invasivo. Prima di andarcene, ci restano da vedere la prima latteria turnaria della Valle d’Aosta (1853), trasformata in museo, la prima centralina idroelettrica della Valle del Gran San Bernardo, la Centrale Bertin, risalente al 1904, e le cinque cappelle che la parrocchia possiede nei principali villaggi. La cappella di Bezet, con i suoi affreschi, è del 1742 e bisognosa di restauro; quella di Echevennoz, con le sue pitture murali, è stata fondata nel 1440 e restaurata nel 1836; Eternod è stata rifatta nel 1935 sulla preesistente cappella secentesca; Saint-Roch è stata riparata dopo un lungo abbandono; Vachéry, costruita nel 1506 e restaurata nel 1999, conserva un altare in legno scolpito del Settecento.

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Piaceri e Sapori

Sci alpino e nordico, snowboard, alpinismo e tutte le attività legate alla montagna, sia d’inverno sia d’estate: il comprensorio sciistico del Gran San Bernardo si sviluppa da 1640 a 2450 m. di altitudine, con 22 km di piste da sci di discesa. Le piste per lo sci di fondo partono da Etroubles e proseguono (18 km. in tutto) nei comuni di Saint-Oyen e Saint-Rhémy-en-Bosses. In estate, nella valle del Gran San Bernardo i bivacchi alpini, come il Molline a 2415 m., favoriscono l’escursionismo in alta quota, ma esistono anche numerosi percorsi accessibili a tutti.

“À Etroubles, avant toi sont passés …”: l’intero borgo è un museo a cielo aperto, grazie alle opere d’arte disseminate ovunque.

Carnevale della Comba Frèide, giovedì grasso: nella “Valle Fredda” i personaggi (landzette) del carnevale storico hanno il volto coperto da maschere di legno (o plastica) e richiamano nei costumi le uniformi colorate dei soldati napoleonici arrivati qui nel maggio 1800. Si tratta di abiti costosi, confezionati a mano, adorni di perline e paillettes e di specchietti che allontanano le forze maligne.

La Veillà: una sera d’agosto, lungo la via principale, dal 1984 rinascono i vecchi mestieri, come la lavorazione della fontina, la battitura del grano o del ferro, l’allevamento delle pecore, la confezione di landzette (i costumi di carnevale). Nei punti di ristoro, musica tradizionale, vini locali e buon cibo: grigliate con verdure, panna con lamponi e seuppa frèida.

La Bataille des Reines, luglio, biennale: le bovine di razza pezzata nera e castana valdostana si affrontano a colpi di corna per contendersi il titolo di regina; lo spettacolo non è cruento, ma sfrutta il naturale spirito combattivo delle bovine che determina la gerarchia della mandria.

La zuppa con fontina e pane nero, fatto con segala e frumento, richiama uno degli appuntamenti più importanti per la comunità. Ancora oggi, il pane si cuoce nel forno a legna comunitario una volta l’anno, a novembre, e si conserva a lungo sul ratelì (rastrelliere) mediante essicazione.

La fontina d’alpeggio Dop di Étroubles, ricca di gusto e profumi, è prodotta con latte intero di mucca di razza valdostana. è celebrata come una delle migliori della regione, grazie ai pascoli incontaminati e alla perizia dei casari.