Fagagna-StemmaFagagna
Dove passano le cicogne

Comune di FAGAGNA
(Provincia di Udine)
Altitudine
m. 170-266 s.l.m.
Abitanti
6080 (1750 nel borgo)

info turismo
Comune, Piazza Unità d’Italia 3
Tel. 0432 812111
Pro Loco, Piazza Unità d’Italia 8
Tel. 0432 801864
www.comune.fagagna.ud.it

Lo spirito del luogo

Fagagna-StemmaIl nome
Il nome ha come base il latino fagus, faggio (da cui Faganeu e poi Fagagna), in riferimento ai boschi che un tempo ricoprivano questa parte del Friuli.

 

La storia
I sec. d.C., la zona era già abitata dai Romani: di qui passava la strada che collegava Iulia Concordia alla Mansio Ad silanos (Artegna).
V-VI sec., si fa risalire a questo periodo la fondazione della Pieve di Santa Maria Assunta, che compare però nelle cronache solo nel 1247.
983, l’imperatore Ottone II di Sassonia dona alla chiesa di Aquileia, e per essa al patriarca, cinque castelli tra cui Fagagna: è questa la prima menzione del luogo. Si ritiene che il castello sia sorto nella prima metà del secolo come parte di una linea fortificata di difesa creata sulle colline che fronteggiano la pianura, al tempo delle scorrerie degli Ungari.
1216, compare per la prima volta nelle cronache il castello di Villalta.
1250, il castello di Fagagna, dominio del patriarca d’Aquileia, è conquistato col tradimento da Ezzelino da Romano, signore di Treviso.
XIV sec., sui vasti terrazzamenti alla base del colle del castello di Fagagna, sorgono alcuni piccoli borghi, primo nucleo del futuro Comune: di Borgo Paludo e di Borc di Piç si ha notizia dal 1364.
1370-1420, la terra di Fagagna raggiunge l’assetto definitivo di libera Comunità.
1420, conquista veneta del Friuli: una delegazione di fagagnesi si reca nella campagna sotto il colle per giurare fedeltà alla Serenissima.
1797, con la fine della Repubblica di Venezia, il Friuli diventa territorio austriaco fino all’annessione all’Italia nel 1866.

Si gira, a Fagagna, con lo sguardo sempre volto in alto perché fanno parte del paesaggio le cicogne acquattate nei loro nidi, sopra i pali della luce o sui camini. Se invece si sposta l’occhio in basso, non lo si staccherà più, nel Museo della Vita Contadina, dalle mani delle merlettaie che, curve al tombolo, fanno rifiorire i ricami di un mondo perduto. Fagagna rimane nel cuore, con le sue osterie, i due castelli e le chiese, perché è un paese vivo, in crescita, non perfetto ma dalle grandi potenzialità. Sta recuperando il suo patrimonio storico e paesaggistico, e con il museo della civiltà rurale cerca di sottrarre all’oblio la memoria di ciò che è stato. Insomma, il piccolo borgo cresciuto sotto i patriarchi di Aquileia vuole trovare un equilibrio tra modernità e tradizione. La gestione del territorio è già stata premiata con la certificazione di qualità (ISO 14001). E i colori della campagna che si dissolvono nell’azzurro delle montagne sono ancora gli stessi dei quadri di Pellis.

Il “borgo” di Fagagna è in realtà costituito da sette antiche e distinte borgate che lo sviluppo edilizio degli ultimi decenni ha “compattato” in un unico centro abitato, disseminando gli spazi della campagna di nuove costruzioni. Anche qui, come ovunque nel nord-est, il progresso ha intaccato le antiche fisionomie rurali: coppi moderni, serramenti in alluminio, intonaci incongrui, svuotamento degli interni, sostituzione dell’acciottolato con l’asfalto. Ora, per fortuna, si nota un’inversione di tendenza e anche Fagagna ha deciso di riprendersi la sua anima. Il primo passo è il ripristino dell’acciottolato che permetterà di collegare in un affascinante percorso la piazza del paese, il castello, la pieve, fino ad arrivare, inoltrandosi nel bosco, al fortino militare che sta per essere convertito in museo. Già ora, partendo dal palazzo municipale, si può salire al colle del castello attraverso una vecchia strada selciata (vicolo Morcjùte e via Cecconaia). In cima si trovano il palazzo della Comunità, sede amministrativa e giudiziaria della Comunità di Fagagna dagli inizi del XVI secolo al 1797, e i ruderi del castello, la cui parte più antica risale all’XI secolo.
Imboccando poi un’altra strada selciata, via Salizzada, si arriva alla pieve di Santa Maria Assunta. La chiesa fu costruita, forse su preesistenze paleocristiane, nel XIII secolo e con il suo campanile che timidamente appare dietro il colle del castello ha vegliato per secoli sulle vicende del borgo.
Dalla Pieve, attraverso la panoramica via dei Tigli e via della Pieve, si incontra una casa-forte del XIV secolo e si giunde infine al Museo della vita contadina ospitato in Cjase Cocèl, una tipica dimora friulana di campagna del XVII secolo.
Qui è d’obbligo una lunga sosta perché si tratta, forse, del museo più vivo, vero e completo della civiltà rurale in Italia. Sono stati ricreati tutti gli ambienti della memoria friulana, dalla cucina con il fogolâr alla camera da letto al granaio. Colpiscono gli odori: di stalla per la presenza degli animali, di mosto perché si fa il vino, di carbone nella fucina, il profumo del pane nel forno e della farina nel mulino.
Vi sono le merlettaie, la filatrice, il mugnaio, il fabbro e un bicchiere di vino che ci aspetta all’osteria.
Si riemerge dal passato ma subito vi si torna entrando nella chiesetta di San Leonardo (secolo XIV) con i suoi evanescenti affreschi trecenteschi. Ancora un antico viottolo (vicolo degli Orzinutti), un paio di strade (su via Umberto I si affaccia il settecentesco palazzo Nigris) e si è di nuovo in piazza.
Dal municipio prendiamo ora un’altra direzione, verso Borgo Paludo. Superati, in via Umberto I, i palazzi Asquini e Pico (il primo, residenza della famiglia comitale, è del XVII secolo; l’altro è un edificio protoindustriale in cui si lavorava il tabacco), si giunge all’antico borgo dove si notano palazzo Pecile (secolo XVIII) e antiche case a schiera con bei portoni (via Paludo e via Lucca). Da via Paludo si può tornare al castello e alla pieve per dirigersi, attraverso un percorso panoramico (strada Daûr Glesie) al fortino militare della prima guerra mondiale e, da qui, seguendo la strada campestre (Riva di Cjastenêt) al borgo Riolo, sorto a fine cinquecento.
Gli appassionati possono anche fare il giro delle chiese in cui si trovano i cinque organi storici: nella parrocchiale di Madrisio c’è quello del Nacchini (1752); il Comelli del 1788 con la splendida tastiera intarsiata in ebano e avorio è in Santa Maria Assunta a Fagagna; nella parrocchiale di Villalta c’è un Callido del 1792; gli organi di Valentino Zanin (1827) e Beniamino Zanin (1903) sono rispettivamente nelle chiese di Ciconicco e di San Giacomo in Fagagna.
Infine, merita una visita il castello di Villalta, anche solo dall’esterno perché è proprietà privata. Si erge in mezzo alla campagna con la sua torre e le mura merlate almeno dal 1216, quando compare per la prima volta nelle cronache come feudo della nobile famiglia dei Villalta.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Percorso vita-salute al Parco del Cjastenar, paradiso dei bambini e ideale per i picnic. Alla periferia del capoluogo c’è anche un campo da golf (privato) a 18 buche (Golf Club Udine, via dei Faggi 1, Villaverde, tel. 0432 800418).

Una vacanza a Fagagna è completa: si mangia e si beve bene; il paese è ricco di zone verdi, parchi e percorsi naturalistici, di opere d’arte e di luoghi di interesse storico; il Museo della vita contadina e l’Oasi del Quadris completano il quadro puntando su tradizione e natura.

Museo della Vita Contadina di Cjase Cocèl, via Lisignana, tel. 0432 801887. Unico nel suo genere, è un museo vivente. Con il restauro non è stata riportata in vita solo l’antica abitazione che lo ospita, ma anche le attività umane che vi si svolgevano. Sono stati ricreati tutti gli ambienti, nei quali agiscono gli abitanti di un tempo: le merlettaie, la filatrice, il fabbro, il mugnaio, l’oste ecc. Tra le chicche, c’è il canto (registrato in Croazia) con cui l’ape regina dà ordini alle operaie. Aperto la domenica: ore 14.30-18.30 primavera e autunno, 15.30-19 estate. Visite di gruppo su prenotazione.

Oasi Naturalistica dei Quadris,
via Caporiacco, tel. 347 4246312. Qui ha preso avvio il progetto di reintroduzione della cicogna bianca, oggi arrivato a contare una settantina di esemplari, insieme con quello di riproduzione dell’ibis eremita, l’uccello dal becco di maschera veneziana. Aperto la domenica: ore 10-12 in inverno, 14.30-18 da marzo a novembre. Visite di gruppo su prenotazione.

Fagagna Corsa degli asini02Festa del Norcino, gennaio, nel Museo di Cjase Cocèl: giornata dedicata alla valorizzazione dei prodotti tipici della norcineria friulana e dei loro artefici.

Via Crucis: la Sacra Rappresentazione, che si svolge Venerdì e Sabato Santo nella frazione di Ciconicco, è un evento unico in regione. Spettacolo di scenografie, costumi, luci e musiche, vede la partecipazione di un centinaio di abitanti del borgo, impegnati a restituire l’atmosfera della Passione.

Castelli Aperti: per due domeniche, in primavera e in autunno, viene aperto
al pubblico il castello di Villalta. Info: tel. 0432 288588.

Sagre dai Cais,
(sagra delle lumache), maggio: nella frazione di Battaglia, la festa è dedicata alla lumaca, per i palati più fini.

Latterie senza Confini, maggio: mostra-mercato dei prodotti caseari delle latterie del Friuli Venezia Giulia.

Giornata della Trebbiatura, metà luglio: nel cortile di Cjase Cocèl si rianima la vecchia trebbiatrice per rivivere la trebbiatura della segale
e del frumento.

Corsa degli Asini, prima domenica di settembre: la manifestazione più nota del Comune è nata nel 1891. Un tempo compagno di fatica dell’uomo nei lavori campestri, l’asino torna protagonista in una delle rare feste che ormai gli sono dedicate. La corsa si svolge nella piazza del capoluogo. La domenica seguente, il

Palio dei Borghi assegna lo stendardo all’asino che ha vinto la gara, dopo una rappresentazione teatrale che vede impegnati i borghi Centro, Paludo, Riolo e Piç (info: tel. 0432 801864).

Festa della Zucca, novembre, nel Museo di Cjase Cocèl: dedicata ai bambini che intagliano maschere stravaganti, vuole ricordare anche le generose zucche del luogo (info: tel. 0432 801887).

┬®RS_Fagagna salumi farmaggio polenta e frico_export_exportGià ai tempi di Napoleone c’era a Fagagna un commercio di maialini. Siamo a pochi km da San Daniele, dove l’aria che scende dalle Alpi Carniche incontra quella che sale dall’Adriatico
e diventa balsamo per i prosciutti. Trionfano, dunque, i salumi e le ricette tradizionali del maiale: brovada e muset (rape bianche inacidite e cotechino), verze e salsicce ecc. Molti piatti Fagagna Pestatsono incentrati sulla polenta e il formaggio di Fagagna e sul pestât (lardo con verdure e aromi) che accompagna il brasato o la minestra di fagioli. Una particolarità di Fagagna sono anche i piatti a base d’oca, cucinati alla grande in un vecchio casale ristrutturato. Da non dimenticare, infine, i vini: su tutti il raro Picolit, la cui produzione ha avuto inizio qui nel 1761 ad opera del conte Asquini.

È il celebre formaggio di Fagagna, erede della tradizione delle latterie turnarie.
La latteria sociale di Fagagna è stata nel 1885 tra le prime strutture cooperative del Friuli. Oggi sono due i caseifici che continuano ad assicurare la qualità di un formaggio prodotto solo con latte crudo, non pastorizzato, dal gusto inconfondibile grazie alle erbe presenti nel fieno dei prati intorno a Fagagna.

Ristorazione

Fagagna, Villaverde Restaurant

Villaverde Bar&Restaurant

Dove il piacere del gusto incontra quello della vista.

  Via dei Faggi, 1
  +39 0432 811958
  info@golfudine.com

Ospitalità

Villaverde Hotel & Resort

33 camere con vista sul campo da golf. Un’area wellness con due floating room e una SPA, una sala meeting e due ristoranti. Un ponte collega la struttura al Golf Club Udine.

  Via delle Acacie, 1
  +39 0432 1610700
 www.villaverderesort.com