Montalbano Elicona
Il Tibet di Sicilia 

Comune di montalbano elicona 
solo centro storico
(Provincia di Messina)
Altitudine
m. 907 s.l.m.
Abitanti
2835 (1000 nel borgo)

Patrono
Sant’ Nicola di Bari, 6 dicembre
info turismo
Ufficio Osservatorio Turistico, palazzo Municipale
piazza Maria Santissima della Provvidenza
tel./fax 0941 678019 – ore 8,30-13,30
www.comune.montalbanoelicona.me.it
montalbanoturismo@libero.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Il toponimo Montalbano secondo alcuni studiosi deriva dal latino mons albus, con riferimento ai monti imbiancati di neve; secondo altri dall’arabo al-bana, con il significato di “luogo eccellente”. Studi più recenti ne fanno derivare il nome da Sesto Nonio Albano, latifondista romano, cittadino della vicina Tindari, che sarebbe l’eroe eponimo della città. Il nome del fiume Elicona è di chiaro etimo greco (elikon = tortuoso) e compare presumibilmente nel IV sec. a.C.

 

La storia

IX sec. d.C., si hanno le prime notizie del borgo che, conquistato dai bizantini, assume l’aspetto di una rocca fortificata; nell’843 Messina cade sotto il dominio arabo e con essa, probabilmente, Montalbano.
XI-XII sec., all’epoca della conquista normanna (1061) risale l’arrivo di una colonia “lombarda”, proveniente in realtà dal Monferrato, che ha lasciato traccia nel lessico e nella fonetica del dialetto di Montalbano; verso la metà del XII secolo si ha la prima notizia ufficiale di Montalbano nel celebre Libro di Re Ruggero del geografo arabo al-Idrisi che definisce il luogo “una rocca assai aspra a salirvi e scendervi ma ricca di ogni bene”; con i normanni la rocca di Montalbano si arricchisce di torri e diventa possedimento demaniale, sotto il diretto controllo della corona, rimanendo tale anche sotto gli svevi.
XIII-XIV sec., nel 1211 l’imperatore Federico II di Svevia concede la rocca in dote alla sua prima moglie Costanza d’Aragona; ma per essersi ribellato all’imperatore, come le altre colonie lombarde della Sicilia, nel 1233 il borgo è distrutto e gli abitanti sono deportati in parte ad Augusta e in parte a Palermo ed Agrigento; tuttavia, Federico II, consapevole dell’importanza strategica di Montalbano, ricostruisce il castello inserendolo in un piano generale di consolidamento delle fortezze siciliane; con re Manfredi nel 1262 Montalbano è elevata al rango di contea e affidata a Bonifacio Anglona, zio dello stesso re; gli angioini nel 1270 continuano l’opera di consolidamento del castello, ma il periodo d’oro di Montalbano coincide con l’arrivo di Federico II d’Aragona che vi stabilisce la sua residenza, (1302-1308) fortificando il castello e circondando di nuove mura il borgo.
XVII sec., nel 1623, sotto Giacomo Bonanno, la baronia è elevata a ducato, il quale è retto dai Bonanno fino al 1805, quando Montalbano passa in mano alla Compagnia di Gesù fino all’unità d’Italia.

L’anima di Montalbano va cercata nell’antico borgo, tornato a vivere con un progetto comunale di recupero che lo ha trasformato in albergo diffuso, un vero e proprio Medieval Resort. Qui non ci sono solo il castello o la chiesa madre, ma ogni angolo riserva una sorpresa: portali di ottima fattura ornano le facciate dei palazzi signorili, sormontati da fregi e chiavi di volta; effigi di animali, rose, spighe, delfini, volti corrucciati, mostri sfilano in una interminabile parata di sculture davanti al visitatore che s’addentra nel centro storico rimanendo confuso dalla miriade di vicoli, vinelle e ‘ngone che s’intrecciano fra loro formando un affascinante labirinto. Un giro nel centro storico precipita in un’atmosfera arcana, per certi versi irreale: è la forza della memoria sotto la violenta luce siciliana. Sulle alture dei Nebrodi, tra le pietre di al-bana, “luogo eccellente” per gli arabi, le voci giungono nitide e rinforzate da particolari rimbombi, una sorta di teatro che raduna le voci di un paesaggio ancora più fantastico e magico, con i suoi megaliti, i cubburi, i boschi e sullo sfondo i due coni dell’isola di Salina e lo splendido panorama delle Eolie.

L’elemento storico architettonico più significativo di Montalbano Elicona è il castello che domina un tessuto urbano medioevale irregolare e tortuoso, che si snoda su e giù per i vicoli adattandosi alla conformazione del promontorio roccioso. Le piccole case costruite in pietra arenaria sono colme di storia autentica. Edificato su preesistenze bizantine e arabe, il castello è costituito in alto da un fortilizio normanno-svevo e in basso dal palatium fortificato svevo-aragonese.
La parte superiore, una fortezza rettangolare, è chiusa all’estremità da due torri, una a pianta quadrata e l’altra, tipicamente sveva, a pianta pentagonale, con funzione di maschio.
Al periodo svevo risale la muratura perimetrale merlata che rappresenta la configurazione difensiva “a saettiere” più importante e meglio conservata della Sicilia. Della fase angioina ci rimane la data del 1270 incisa nel rivestimento idraulico della cisterna grande.
Al re Federico II d’Aragona si deve invece la ricostruzione dell’edificio e la sua trasformazione da fortezza in regiae aedes, residenza reale per i soggiorni estivi (1302-08). Il sovrano fece aprire diciotto grandi finestre sui muri perimetrali al di sopra delle feritoie sveve e un numero considerevole di portali e porte.
Grazie alla ristrutturazione operata dal re aragonese il castello di Montalbano è una delle opere più unitarie e armoniose del medioevo siciliano. L’elemento più straordinario dell’intero castello è la cappella reale di epoca bizantina, che custodirebbe secondo alcuni studiosi le spoglie di Arnaldo da Villanova, una delle figure più importanti del suo tempo, medico, alchimista e riformatore religioso in odore di eresia, morto nel 1310 e del quale sono attestate numerose presenze a Montalbano insieme al re Federico. Dopo oltre un secolo di declino, negli anni ’80 lavori di restauro hanno restituito il Castello alla sua antica bellezza, ma con un imperdonabile errore: i merli, originariamente a coda di rondine, sono diventati rettangolari, qualificando così come guelfo un edificio che, essendo svevo aragonese, non potrebbe essere più ghibellino!
Il castello è oggi di proprietà comunale e viene utilizzato per mostre e convegni. Il luogo di culto più prossimo al castello è la chiesa di Santa Caterina, la cui facciata mostra un bel portale in stile romanico. Eretta intorno al 1300, conserva all’interno una pregevole statua marmorea della santa poggiata su un prezioso basamento a bassorilievo, attribuita alla scuola del Gagini.
La chiesa Madre, edificata nel medioevo, fu rifondata e ampliata nel 1654, anno in cui furono aggiunte le due navate laterali e venne eretto il campanile.
La chiesa custodisce una scultura di San Nicola e un delizioso ciborio, entrambi in marmo e attribuiti alla scuola del Gagini, un crocifisso ligneo quattrocentesco, un’Ultima Cena attribuita alla scuola di Guido Reni e preziosi arredi sacri.
Oltre alla miriade di sculture in pietra, a Montalbano spiccano sulla via Mastropaolo i due magnifici portali barocchi di casa Messina-Ballarino, scolpito nel ’600 da Irardi da Napoli, e di Casa Mastropaolo, opera settecentesca di un mastro scalpellino locale.
Interessante anche la fontana del Gattuso, detta ’u roggiu.
Da vedere infine la trecentesca chiesa dello Spirito Santo, vicino a Porta Giovan Guerino, e il santuario di Maria Santissima della Provvidenza, con la statua lignea della Madonna che, ricoperta dei gioielli donati per voto dai fedeli, viene caricata sulla vara per essere portata in processione il 24 agosto.
Dal belvedere Portello si abbracciano con lo sguardo le vette dei Nebrodi, il capo Milazzo e le isole Eolie.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Passeggiate a cavallo, pesca della trota, trekking, tennis, escursioni.

A piedi o a cavallo, lungo suggestivi sentieri, torrenti o laghetti di acque limpide, il territorio di Montalbano offre piacevoli escursioni naturalistiche alla scoperta di paesaggi di grande fascino e di misteriose testimonianze di antiche civiltà. Le rocche di Argimusco con i suoi megaliti, i curiosi capanni pastorali detti cùbburi, i mulini ad acqua, i dolmen, il bosco di Malabotta sono una meta da non perdere. In località Argimusco si trova un complesso megalitico costituito da enormi massi di incerta provenienza, forse resti di un villaggio presistorico. Ma c’è chi ritiene si tratti di altari consacrati a divinità sconosciute. Notevole interesse etno-antropologico rivestono i cùbburi, che potrebbero essere delle postazioni militari di un sistema di comunicazione Ionio-Tirreno, ma più verosimilmente rifugi silvo-pastorali di età preromanica, veri capolavori di ingegneria rurale in grado di garantire un’efficace difesa dal freddo. Per ammirarli occorre raggiungere il pianoro di Polverello. Lungo il torrente Elicona sono ancora visibili i resti di decine di mulini ad acqua, segno di un’antica vitalità economica. Oggi si ipotizza un loro recupero per trasformarli in musei della civiltà contadina e rurale, punti vendita di prodotti artigianali, punti di ristoro per escursionisti. Da scoprire, infine, il bosco di Malabotta, divenuto recentemente riserva naturalistica. Alberi secolari, fitti cespugli di agrifoglio e qualche gorgogliante ruscello sono la seducente cornice di un ambiente ancora incontaminato. In mezzo a faggi, querce, pini, castagni vivono indisturbati volpi, ghiri, cinghiali, martore, rapaci e persino, nella parte più alta del bosco, l’aquila reale.

Il borgo restaurato.
Sono circa cinquanta le casette del centro storico, distribuite in un dedalo di viuzze, ognuna di varie dimensioni e diversa tipologia, che sono state ristrutturate e restaurate nel rispetto dell’atmosfera e dell’architettura medievale.Le casette sono state destinate a campus universitario e a case albergo.

Museo fotografico Eugenio Belfiore,
presso la Fondazione culturale Parlavecchio, piazza Duomo, tel. 0941 678019 – 339 8912177: un’interessante storia per immagini di Montalbano, frutto di una donazione al Comune.

Musei del Castello,
Unico nel meridione, il Museo delle Armi Bianche, è articolato in tre sezioni, e copre, con intento didattico, un periodo storico che va dal X al XVI secolo. Offre, nell’insieme, la spettacolare visione di una imponente sala d’armi. Il Museo degli Strumenti Musicali, con cordofoni, salteri e ghironde, crea un armonioso e dolce contrasto con il grido di guerra dell’altro museo.

Processione del Venerdì Santo:
la rievocazione della passione di Cristo trae origine dalla più autentica tradizione popolare.

Corteo storico,
metà agosto: 200 personaggi in costume medievale rievocano l’entrata di Re Federico II in “castrum et terram Albani Montis”.

Festa di Maria Santissima della Provvidenza, 24 agosto: si rinnova il rito di un festa che ha origine nel ‘600 ed è per metà cattolica e per metà pagana. La vara della Madonna della Provvidenza viene portata a spalla dagli smanicati per le vie del borgo. Al rito sacro, cui partecipano migliaia di fedeli, molti dei quali a piedi scalzi, s’intrecciano nei quattro giorni di festa musica, teatro e folclore.

Rappresentazione del Natale:
140 figuranti danno vita ad un presepe vivente che si svolge nelle case e per le antiche vie del borgo. Rivivono gli antichi mestieri nel coinvolgente scenario notturno di un paese che, con le sue case in pietra e la neve di cui s’ammanta d’inverno, è già di per sé un grande presepe.

International Summer School
Dal 2008, organizzati dal Comune in collaborazione con l’Università di Messina ed il Consorzio Universitario “Federico II”, si tengono in luglio ed agosto, campus universitari estivi, aperti a studenti italiani e stranieri che vengono ospitati nelle “casette” restaurate, facendo così rivivere l’antico borgo.

La tradizione gastronomica di Montalbano è tutta legata all’antico mondo contadino e pastorale. Si tratta pertanto di una cucina fatta di ingredienti semplici e nello stesso tempo genuini, ricchi di sapori e profumi, come la pasta e fagioli, le fave a maccu e i maccheroni. Piatti comuni che diventano speciali grazie all’aggiunta di alcuni ingredienti come il finocchio selvatico e a scurcilla, la cotica di maiale, nella pasta e fagioli, oppure u sutta e suvra (lardo e carne) e ricotta al forno grattugiata nei maccheroni al sugo di maiale. Particolare è la lavorazione dei maccheroni, per la quale si utilizza un sottilissimo ma resistente bastoncino di giunco. Per i secondi piatti si prediligono, in genere, gli arrosti di carni ovine e caprine.

Sono innanzitutto ottimi i prodotti della pastorizia: la ricotta, fresca, salata e “infornata”, i formaggi e le provole, queste ultime – autentico capolavoro dell’arte casearia – presentate anche sotto forma di figure animali (i cavalluzzi di tumma). Gli insaccati sfidano i formaggi in bontà.
E così pure i dolci a base di nocciole, di lavorazione artigianale, che arricchiscono i pranzi e le cene. Unici in tutta l’isola sono i biscotti a ciminu, cioè con i semi di anice, dal gusto forte e particolare, legati alle festività pasquali. Deliziosi anche i legumi – fagioli, fave, ceci – e l’olio extravergine di oliva.