Penne
Il caldo colore del mattone

 

Comune di penne
(Provincia di Pescara)
Altitudine
m. 428 s.l.m.
Abitanti
12850 (1700 nel borgo)

Patrono
San Massimo, 7 maggio
info turismo
Municipio, piazza Luca da Penne 1 – tel. 085 821671
www.comune.penne.pe.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Pinna (volto al plurale, Penne, nel medioevo) significa “altura”, “cima”, a indicare i quattro colli – rappresentati sullo stemma comunale da altrettante torri – su cui si è sviluppata la città dei Vestini. Pinna Vestinorum era il nome assegnato al luogo dai conquistatori romani.

 

La storia

VI-V sec. a.C., primi insediamenti documentati sul colle del Duomo: la città è fondata dai Vestini, un popolo di stirpe tosco-umbra.
326 a.C., i Vestini si alleano con i Sanniti nel tentativo di arginare l’invasione romana, ma dopo lunga resistenza sono sconfitti; i Romani chiamano la città Pinna Vestinorum: è probabile che il nome di questo popolo sia riconducibile alla dea Vesta.
89 a.C., Penne diventa città romana e si arricchisce di templi dedicati a Vesta e a Cerere e di edifici termali.
771, diventa sede vescovile; due anni dopo Carlo Magno dona a Penne territori che si estendono dal fiume Aterno al fiume Vomano.
1127, la città riceve la visita di Ruggero d’Altavilla; occupata dai Normanni, conserva come traccia del loro passaggio la torre a lato della Porta di San Francesco. Penne passa poi sotto gli Svevi e gli Angioini, ed è colpita duramente durante la guerra di questi con gli Aragonesi.
1522, Carlo V dà in dote Penne alla figlia Margarita d’Austria, legando così la città prima alla famiglia dei Medici e poi ai Farnese, che ne fanno la capitale dello stato farnesiano in Abruzzo. Dai Farnese passa infine ai Borboni.
1798, occupata dai Francesi, Penne aderisce alla breve esperienza della Repubblica Partenopea.
1814, Penne partecipa ai moti carbonari contro Gioacchino Murat, re di Napoli.

Il falco pellegrino che un tempo nidificava nella torre di Santa Maria Assunta in Colleromano, vegliava sul centro storico più antico della provincia di Pescara, adagiato su due colli ai quali la dorsale appenninica mostra le sue montagne. Il corpo urbano di Penne è vestito col cotto, il mattone rosso che dalla pavimentazione delle strade sale fino alla cima delle case e dei palazzi nobiliari, rendendo omogenee le facciate per tessuto e colore. Purtroppo il vestito del mattone a vista è stato un po’ lacerato dal bombardamento aereo del 1944, e confutato dalle fabbriche barocche e dagli edifici moderni che hanno sposato altre soluzioni, ma è indubbio che esso resti la cifra stilistica dell’antica città dei Vestini, cui il medioevo ha donato la sua impronta di strade strette e ammattonate e vicoli tortuosi che s’inerpicano sui colli. Qui, su questo naturale terrazzo, si affaccia il Gran Sasso.

Un corpo urbano vestito col cotto. Possiamo iniziare la nostra visita al centro storico, posto in posizione panoramica su due colli, da Porta Santa Croce, che ha accanto la chiesa di Santa Croce e la scenografica piazzetta che porta lo stesso nome. Sulla destra, la chiesa di Santa Chiara, sorta nel Seicento e rinnovata nel 1702, si affaccia sull’omonima piazzetta. Tornando sui nostri passi, percorrendo il corso dei Vestini incontriamo la chiesetta settecentesca di San Ciro, restaurata nel 1843, e due pregevoli edifici civili: sulla sinistra, il cinquecentesco palazzo Scorpione, già dimora di Margarita d’Austria, duchessa di Penne, con cortile rinascimentale in mattoni; sulla destra, il palazzo De Dura, con facciata rinascimentale in mattoni a vista. Arriviamo in breve alla collegiata di San Giovanni Evangelista, documentata sin dal 1324. Anche qui il Rinascimento fa bella mostra di sé nel campanile di stile lombardo, mentre i due portali sono di epoca un po’ più tarda: del 1594 quello laterale e del 1604 quello centrale.
Proseguendo lungo il corso, in una via laterale sulla sinistra sorge palazzo Stefanucci, con facciata e portale del Seicento, e accanto, affacciato sul corso, un altro bell’edificio rinascimentale, sede nel Quattrocento del Giustiziere, cioè del magistrato dell’Abruzzo, con una notevole facciata in cotto. Alla fine di corso dei Vestini, prima di arrivare alla piazzetta XX Settembre, costruita nel 1841, dobbiamo vedere il portale in pietra a punta di diamante della cappella gentilizia della famiglia Aliprandi (1648) dedicata a Sant’Antonio da Padova, e soprattutto il monumentale palazzo Aliprandi, secentesco. Il suo portale in pietra del 1773 si affaccia sulla via dei Martiri Pennesi, che termina con la porta della Ringa, l’antica porta dell’Arengo restaurata nel 1832 dal barone Diego Aliprandi.
Torniamo indietro alla piazzetta XX Settembre per vedere gli arconi rinascimentali realizzati con mattoni a vista e decorati a stampo. Siamo ormai in prossimità della piazza Luca da Penne, dove ci aspettano la chiesa di San Domenico, ricca di opere d’arte (facciata con portale del 1667 con nicchia della Madonna del Leone; gruppo quattrocentesco proveniente dall’antica fabbrica della chiesa; cappella del Rosario con altare a colonne binate e soffitto di legno intarsiato e dorato del 1640; tela della Madonna dai sandali d’oro di Giovan Battista Ragazzini, di fine Cinquecento), il palazzo Leopardi, rimodellato in età barocca, e il palazzo Gaudiosi, già post-barocco. L’architettura civile di pregio prosegue con palazzo Simone, dal bel portale in pietra, e palazzo Trasmundi con cortile del Settecento. Siamo, così, arrivati alla chiesa dell’Annunziata, le cui origini romaniche sono visibili nella parte esterna dell’abside. Ha un campanile a vela, facciata in cotto del 1733 e interno barocchi, e una lunga storia: dal 1570 parte da qui la processione del Cristo Morto che si svolge il Venerdì Santo. E’ forse l’edificio sacro più bello del Settecento abruzzese.
La chiesa successiva è quella di San Giovanni Battista dell’Ordine dei Cavalieri di Malta, con facciata del 1701 e stucchi del Piazzola. Percorrendo il Corso Alessandrini arriviamo in breve alla facciata barocca con due ordini di logge del palazzo di Teseo Castiglione, ristrutturazione di un edificio medievale su progetto dell’architetto napoletano Francesco Di Sio (1766), che disegnò anche porta San Francesco (1780), eretta sul fianco della torre normanna. È, questo, l’ingresso più monumentale e più bello, con l’arco a tutto sesto interamente in mattoni e il frontone curvilineo. A destra sorge l’antica chiesa di San Nicola, restaurata nel 1845.
Proseguendo in direzione del Duomo, incontriamo il tardo-cinquecentesco palazzo Ferdinando Castiglione, ingrandito nel 1699 e con portale secentesco in pietra, e due palazzi barocchi: Tirone-Pansa e Del Bono, quest’ultimo con facciata a mattoni e portale con colonne binate. Dall’altra parte della strada, palazzo Vestini è un edificio medievale e rinascimentale tenuto insieme da muri ottocenteschi. Siamo finalmente giunti al duomo, la cui esistenza è nota già nell’868, quando vi furono trasferite le spoglie di San Massimo. La facciata in cotto è stata ricostruita nel dopoguerra; solo la cripta, il portale, il rosone (XIII secolo) e il trecentesco campanile appartengono all’originaria fase romanico-gotica. L’interno conserva antichi pilastri in cotto del secolo XV e lo splendido altare del Vescovo Odorisio (secolo XII). Ma è soprattutto la cripta romanica (IX secolo), visitabile nel percorso dell’annesso museo diocesano di arte sacra, a emozionare il visitatore con le sue cinque piccole navate coperte da volte a crociera.
Non resta ora che dirigersi verso lo slargo su cui si affaccia la chiesa di Sant’Agostino documentata dal 1348; le monofore sui fianchi sono originali, la torre campanaria è del Quattrocento, con cuspide che richiama quella del duomo di Atri, mentre l’interno è stato rifatto nel 1747.

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Piaceri e Sapori

Equitazione e pesca sportiva
presso l’Oasi Lago di Penne.

Passeggiate e trekking
lungo il sentiero natura che collegail centro urbano (Fonte Nuova) alla Riserva naturale Lago di Penne.

Poco fuori del centro abitato, sul quarto colle su cui è stata costruita la città, sorge Santa Maria in Colleromano (XIV secolo), chiesa e convento appartenuti prima ai Benedettini e poi agli Osservanti. Il magnifico portale romanico – con il fantastico bestiario medievale che dai capitelli traforati raggiunge, con la sua misteriosa simbologia, le formelle della parte superiore – e le ricche sculture sono opera di una scuola locale originaria di Atri. Gotico l’interno e barocche le cappelle nobiliari. Da non perdere la barocca chiesa di Santa Maria del Carmine, con facciata settecentesca, sulla strada che conduce al lago di Penne, i cui ambienti sono Riserva naturale regionale.Il Centro visite della Riserva, aperto tutti i giorni (per informazioni:tel. 085 8215003), dà informazioni sul museo naturalistico, le aree pic-nic, la foresteria in cui è possibile alloggiare, la masseria dell’Oasi (produzione biologiche certificate grazie a 20 mila piante autoctone messe a dimora), la flora (da vedere i gigli d’acqua nei laghetti dell’orto botanico) e la fauna (l’area faunistica di Collalto è utilizzata per il Progetto capriolo). Nel 1991 il WWF Italia ha realizzato qui un Centro per la riproduzione della lontra. Costeggia il lago un sentiero natura attrezzato per il birdwatching, il riconoscimento delle specie vegetali e l’attività ginnica.

Museo Archeologico G. B. Leopardi,
piazza Duomo 7, tel. 085 8211068: allestito nelle sale del palazzo Vescovile, ricostruisce la storia del territorio vestino dal Paleolitico al Medioevo; molti materiali provengono dalla collezione del barone Leopardi.

Museo Civico Diocesano,
piazza Duomo 8, tel. 085 8210525: le sale del piano inferiore sono costituite dalla cripta del Duomo, in cui sono conservati affreschi che vanno dal Duecento al Quattrocento; il piano superiore comprende sale tematiche dedicate all’oreficeria sacra dal Trecento al Settecento, alle sculture lignee, ai codici, ai paramenti sacri e alle telee pale d’altare provenienti dalle chiese di Penne.

Museo di Arte Moderna e Contemporanea,
via Muzio Pansa: allestito nel tardo-cinquecentesco palazzo De Leone, nei pressi del Duomo, raccoglie tre sezioni, le prime due dedicate al pittore Remo Brindisi (1918-96), l’altra alla collezione di Enrico Galluppi (1915-98), poeta, critico d’arte ed elzevirista che ha raccolto opere della pittura italiana dell’Ottocento e della prima metà del Novecento, donate da Giovanna Vallauri e sua figlia Teresa.

Museo Naturalistico De Leone,
tel. 085 8279489: situato nella Riserva naturale regionale Lago di Penne, in contrada Collalto, è costituito da due sezioni naturalistiche (con un diorama sulla lontra) e una dedicata al recupero delle arti antiche del territorio (ceramica, legno, serigrafia, filiera del lino).

Jazz and Wine,
luglio: concerto presso il Museo Archeologico G. B. Leopardi.

Notturna Pennese,
luglio: gara podistica internazionale nel centro storico.

Sagra dei Maccheroni della Trebbiatura,
agosto: nella frazione di Roccafinadamo.

Premio Internazionale di Narrativa Città di Penne,
settembre – novembre.

Mostra dei Presepi Artistici,
dicembre – gennaio.

Natale Vestino,
dicembre – gennaio: incontri, convegni e intrattenimenti.

Tra i primi piatti, segnaliamo il timballo al forno e i maccheroni (o spaghetti) alla chitarra. Tra i secondi, arrosticini (spiedini di carne di pecora cotti sulla brace) e capretto al forno.

La vocazione produttiva del territorio è incentrata sulla cerealicoltura (farro, mais, orzo e la rinomata pasta di grano duro), sulla coltivazione dell’ulivo (olio extravergine Dop Aprutino Pescarese) e della vite (le Doc Montepulciano d’Abruzzo sottozona Vestina, Cerasuolo e Trebbiano d’Abruzzo) e su una discreta presenza di allevamenti zootecnici (vitellone bianco dell’Appennino a marchio Igp).