Pretoro
Tra boschi e antichi riti 

 

Comune di Pretoro
(Provincia di Chieti)
Altitudine
m. 560 s.l.m.
Abitanti
960

Patrono
San Domenico, prima domenica di maggio
Sant’Andrea Apostolo, 30 novembre
info turismo
Pro Loco Pretoro Mirastelle, via dei Mulini, 3/a presso il Municipio
www.comune.pretoro.ch.it
prolocopretoro@gmail.com

Lo spirito del luogo

Il nome

Il nome deriva dal latino Praetorium (“luogo di raduno di soldati”) e indica un punto di osservazione e vigilanza dei passaggi nella valle Peligna, abitata dalle popolazioni italiche dei Peligni di stirpe sabellica e dei Frentani di stirpe sannita, entrambe di lingua osca.

 

La storia

VIII-V sec. a.C., le origini del borgo possono essere fatte risalire al periodo italico, come dimostrerebbero i recenti ritrovamenti archeologici in località Crocifisso, poco distante dal centro storico, consistenti in tombe preromane e in un fondo di capanna neolitica.
XII sec. d.C., anche se la fase romana è documentata, le prime notizie certe si hanno con la comparsa nei documenti del nome Praetorium, significante una “adunanza di soldati”, probabilmente a presidio dei pascoli della Maiella; Pretoro in questo periodo partecipa anche alle crociate con alcuni suoi uomini.
XIII sec., il santuario della Madonna della Mazza testimonia il passaggio dei Francesi: fu costruito da monaci cistercensi con la facciata rivolta a nord-ovest, verso la Francia.
XV-XVI sec., i signori feudali sono gli Orsini, seguiti dai D’Alviano agli inizi del Cinquecento e quindi dai Colonna, dai Cantelmo e dagli Acclozamora; i Cantelmo costruiscono un castello sui resti del distrutto medievale castrum Pretorii de Theti e intorno al nuovo castello, oggi ridotto a rudere, si forma e si sviluppa l’attuale borgo, trasferendo l’originario insediamento dalla valle a monte.
XIX-XX sec., a cavallo di questi due secoli si sviluppano la lavorazione del legno al tornio e altre attività artigianali come la lavorazione della pietra; per il resto, l’economia del paese è agricolo-pastorale, basata sulla coltivazione dell’ulivo e sulla presenza, nel primo dopoguerra, di circa diecimila capi di bestiame.

Pascoli, prati, boschi e seminativi costituiscono la ricchezza di questo borgo appollaiato su una collina alle pendici della Maiella. Posto tra il mare Adriatico, visibile in lontananza nei giorni limpidi, e la montagna, Pretoro ha sempre vissuto in rapporto simbiotico con il suo bosco, come dimostra la secolare tradizione dell’artigianato del legno, che ancora oggi consente di vedere lungo il fiume Foro i resti di antichi torni ad acqua. Il cuore del territorio boschivo di Pretoro è la sua faggeta, compresa nella Riserva Naturale. Bosco e montagna: dai pascoli ovini veniva la lana, per filare la quale servivano i fusi, costruiti da abili artigiani, i “fusari”.
L’inverno è la stagione che si adatta meglio a Pretoro, rannicchiato sotto la neve nell’immobilità dei giorni bianchi e freddi. E la notte è il momento magico, quando le luci fioche lo rendono un presepe.

Pretoro è un borgo di architettura spontanea, arroccato sui fianchi della Maiella con case appoggiate le une alle altre lungo vicoletti collegati da scale strette e tortuose che, come dice una poesia, salgono e salgono “fino all’ultimo focolare”.
I principali monumenti di Pretoro sono tre edifici religiosi. La chiesa di Sant’Andrea Apostolo, la principale del borgo, risale ai secoli XV e XVI ed è posta sulla parte più alta dell’abitato. L’interno è a due navate a pianta irregolare, con il pavimento che si adatta alle conformazioni della roccia. Lo stile è frutto del rifacimento neoclassico con elementi barocchi.
La chiesa di San Nicola si discosta dall’originario impianto romanico per le forme tardorinascimentali e secentesche con cui si presenta dopo la sua ricostruzione. E’ più nota come chiesa di San Domenico, al quale sono dedicate le celebrazioni de Lu Lope (il lupo) e quella arcaica dei Serpari (i manipolatori di serpenti). All’interno si trovano una Pietà in terracotta policroma del XVII secolo e un portale ligneo del 1630. Eleganti le due monofore sul lato che dà sulla valle.
L’eremo della Madonna della Mazza ha un portale che testimonia un’origine duecentesca o trecentesca. Le prime notizie certe che lo riguardano sono del 1324-1325 e si riferiscono alla riscossione delle decime da parte dei monaci benedettini cistercensi provenienti dalla Francia, da cui sarebbe stato fondato. Il fervore della vita religiosa ai piedi della Maiella e un altro documento storico anticiperebbero al XIII secolo la costruzione della chiesa, che in alcune mappe antiche è indicata come “Madonna del Monte” ed era una dipendenza del monastero di Santa Maria Arabona di Manoppello. L’immagine della Madonna in trono con Bambino risale al XV secolo. Il nome di Madonna della Mazza deriva dallo scettro (o “mazza”) con cui è raffigurata la Vergine. La chiesetta è frequentata in estate e soprattutto la prima domenica di luglio, quando la Madonna viene riportata in processione qui, sui monti, dopo aver trascorso due mesi nella chiesa di Sant’Andrea. L’interno è a navata unica e custodisce le leggende fiorite intorno all’immagine della Madonna della Mazza.
A circa 8 km da Pretoro e a 900 metri d’altitudine merita la visita un altro eremo, citato in un documento del 1581 come ecclesiam Sancti Angeli e noto come la grotta dell’Eremita. Vi si praticava il culto di San Michele Arcangelo, legato alla presenza, nei pressi, di una sorgente e, nella grotta, di uno stillicidio d’acqua. Indagini archeologiche hanno riportato alla luce utensili in selce, reperti ceramici dell’età del Bronzo e tracce degli eremiti e dei pastori che l’abitavano.
Paesaggi incontaminati, ricchi di flora e di fauna, accolgono il visitatore nella riserva Naturale Valle del Foro. Nelle vicinanze del fiume Foro, con una passeggiata lungo le rive ombreggiate, si arriva ai mulini rupestri.

Piaceri e Sapori

La vicinanza delle piste da sci offre un’alternativa al semplice stare in casa davanti al camino acceso. In estate, quando i sentieri sono liberi dalla morsa del gelo, è piacevole passeggiare nella natura della Riserva Valle del Foro.

Pretoro è stato uno dei primi Comuni in Italia a sperimentare un progetto di audioguide su telefonia mobile, tuttora attivo. Sul suo territorio è presente l’area faunistica del lupo appenninico, con una zona, sopra il borgo, dedicata al ripopolamento dei lupi. La Riserva Naturale del Foro, sorta nel 1997 per tutelare il territorio, è stata il primo nucleo del Parco Nazionale della Maiella.Numerosi percorsi escursionistici conducono all’interno del Parco. Altre destinazioni nei paraggi sono il Passo Lanciano, la Fonte Tettone e il Monte Amaro.

Centro museale San Domenico:
in una vecchia officina di fabbro restaurata, sono esposti materiali sulla storia del borgo e sulle sue tradizioni, come le rappresentazioni e i riti su lupi e serpenti.

Le “Farchie” di Sant’Antonio Abate,
17 gennaio: grossi fasci di canne legati ad arte (le “farchie”) sono accesi in onore del santo a ricordo di un miracolo da lui compiuto nel vicino paese di Fara Filiorum Petri.

Festa di San Domenico e il Lupo,
prima domenica di maggio: antichi riti rievocano i miracoli del santo che protegge dai lupi e dal morso dei serpenti. Con una sacra rappresentazione si ricorda il salvataggio del figlioletto di una coppia di boscaioli rapito dal lupo, e la mattina della festa si premiano i “serpari” che hanno catturato nei boschi i serpenti più belli.

Tra i primi piatti: la famosa pasta alla chitarra abruzzese; la pecorara, anellini di pasta fatti in casa e conditi con sugo, ricotta, melanzane, zucchine e peperoni; i p’ttlolozz, nome dialettale di una pasta fatta in casa e tagliata a mano a forma di rombi, buona con qualsiasi condimento. Tra i secondi: l’agnello alla brace cotto con legna mista di abete, faggio, carpino e ginepro; i turcinelli di budella di maiale. Il dolce locale è la “torta del lupo”, con cacao e vino Montepulciano d’Abruzzo. Nel periodo pasquale si trova il “cavalluccio” da regalare ai bambini.

Questo era il paese dei “fusari”, e anche se di fusi non c’è quasi più bisogno, perché pochi ormai lavorano la lana, l’artigianato a Pretoro non è morto: ci sono ancora, infatti, alcuni tornitori, scalpellini e intagliatori. Mortai, setacci per la farina, strumenti per fare la pasta alla chitarra, cucchiai e forchette di legno, lavorazioni in pietra sono in vendita nei negozi appena fuori del borgo.