savignano_stemmaSavignano Irpino
Un accogliente rifugio

Comune di 
savignano irpino

(Provincia di Avellino)
Altitudine
m. 718 s.l.m.
Abitanti
1205

Patrono
Sant’Anna, 26 Luglio
info turismo
Comune: Corso Vittorio Emanuele, 8 – 0825 867009
www.comune.savignano.av.it

Lo spirito del luogo

savignano_stemmaIl nome
Un’iscrizione lapidaria rinvenuta in loco attesta l’esistenza nel periodo romano di un Fundus Sabinianus. Il nome deriverebbe da Nasellius Sabinus, un militare romano proprietario terriero vissuto nel I secolo d.C.

 

La storia
Savignano è un accogliente rifugio nella valle del Cervaro, circondato da campi fertili coltivati a grano e a fieno, ricoperti di uliveti e vigneti che testimoniano la sua storica vocazione agricola. La sua origine mitica si potrebbe rintracciare nella “primavera sacra” raccontata da Strabone, quando alcuni gruppi di Sabini abbandonarono l’Italia centrale per recarsi verso le terre di mezzogiorno seguendo un toro, e dando così origine al popolo dei Sanniti. Piccole comunità patriarcali – i cosiddetti “vichi irpini” disseminati nelle campagne dell’odierno centro abitato – si sarebbero spostate a monte a seguito delle incursioni longobarde, intorno al 570. Nel Medioevo il paese fu soggetto a diverse dominazioni, da quella di Tancredi d’Altavilla (fine XII secolo) a quella angioina. Il 1445 segna l’avvento dei Guevara, nobile famiglia spagnola che conservò il titolo di conti di Savignano fino al 1950. Il borgo si ampliò nel Cinquecento fino a Porta Grande grazie all’unione del feudo aragonese dei Guevara con quello dei Ferrara. Nel Settecento furono aggiunti nuovo quartieri tra cui il Corso, il Calvario e la Fontana Vecchia.
Il castello Guevara, fondato in epoca longobarda (VII-VIII secolo) come opera difensiva e trasformato in fortezza dai Normanni nel XII secolo, fu adibito a palazzo signorile durante la dominazione dei Guevara. Porta Grande è l’antica porta di accesso al paese, collocata sul lato sud della nuova cinta muraria, realizzata nel XVI secolo in seguito all’ampliamento del rettangolo tra il castello e la chiesa Madre. Quest’ultima si trova nella parte sud del centro storico e risale al XVI secolo. La facciata neoclassica, realizzata con pietra viva proveniente dalla Targiana (località tra Savignano e Monteleone), è una rilettura dello stile romanico. L’interno a tre navate si fa apprezzare per le due file di pilastri in pietra viva, lavorata a scalpello, per il battistero del 1514 e per la cappella di Sant’Anna, recentemente restaurata. Via dei Finestroni, una delle strade più antiche del centro storico, presenta una pavimentazione in pietra lavica e abitazioni con arcate che da lontano sembrano grandi finestre. La Tombola è il punto più panoramico del centro storico: il suo nome deriverebbe dalla piccola tomba in cui fu sepolto il normanno Sarolo Guarna, giustiziato nel 1193 per essersi ribellato a Tancredi d’Altavilla. Palazzo Orsini, odierna sede del Municipio, era un hospitius pro peregrinis, costruito nel 1727 dal cardinale Orsini, poi Papa Benedetto XIII, con la funzione di ospedale. La fontana Angelica convoglia in paese l’acqua del Monte Sant’Angelo che sgorga dalle bocche di tre papere in ghisa. Completata nel 1912, oggi ha solo funzione ornamentale ma in passato era affollata dalle donne che ogni giorno vi si recavano a prendere l’acqua con un fazzoletto in testa per riparare il capo dal secchio.

L’area della sorgente Rifieto in contrada Licese, alle pendici del Monte Sant’Angelo, è circondata da un bosco di 12 ettari, ricco di conifere, querce e fauna selvatica. L’acqua sulfurea ha proprietà curative.

Nella stessa area della sorgente veniva praticata la transumanza: le mandrie di mucche, provenienti da Montella, arrivavano nei pascoli adiacenti, consentendo la produzione del caciocavallo podolico. Un ramo del tratturo Pescasseroli-Candela attraversava le contrade di Savignano. Oggi è possibile seguire le antiche “vie dell’erba” con percorsi organizzati nel verde.

Il Mulino Normanno, detto anche “di Bethlemme”, è un antico opificio in forma di piramide tagliata, asservito a un antico mulino ad acqua del XII secolo. Si trova nella zona delle Cesine.

Piaceri e Sapori

Ha oltre quarant’anni la Sagra delle orecchiette, che nella prima settimana di agosto richiama visitatori e turisti da tutta l’Irpinia. Dal 25 al 27 luglio, invece, il paese festeggia Sant’Anna con danze, banda musicale e processione.

Non solo orecchiette affogate nel ragù di carne o nella versione tricolore con pomodorini, rucola e parmigiano: il paese è noto anche per l’olio extravergine Ravece Dop, per i latticini (caciocavallo podolico e affumicato, scamorza, ricotta), i salumi (soppressata irpina e capocollo), l’aglio bianco dell’Ufita e il miele. In alternativa alle orecchiette: cicatielli e fagiolini.