Vigoleno stemmaVigoleno
Un cammino di ronda sulla campagna piacentina

Comune di VERNASCA
(Provincia di Piacenza)
Altitudine
m. 357 s.l.m.
Abitanti
2480 (20 nel borgo)

Patrono
San Giorgio, 23 aprile
info turismo
Comune, Tel. 0523 891225 / 329 7503774
www.comune.vernasca.pc.it
infovigoleno@libero.it

Lo spirito del luogo

Vigoleno stemmaIl nome
In un documento del 1136, Papa Innocenzo II cita due chiese in Castro Monte Flori: è così che Montefiore fa la sua apparizione nella storia. Il nome deriva dalla sua splendida collocazione geografica: Mons Florum, cioè Monte dei Fiori. Un nome, è stato detto, “naturalistico e metamorfotico”: MONTE-FIORE-CONCA.

 

La storia
V-VI sec., le invasioni barbariche costringono le popolazioni delle fertili zone costiere a trovare rifugio sulle alture privilegiando i luoghi in cui già esistevano torri di avvistamento fortificate.
X sec., l’invasione dei Longobardi accentua gli spostamenti verso l’interno, così che anche le colline sopra Rimini cominciano a popolarsi. Ha probabilmente inizio qui, verso fine millennio, la storia della rocca di Monsfloris. 1295 ca., quando Malatesta da Verucchio, detto il “Mastin Vecchio”, si impadronisce della città di Rimini, anche Montefiore passa sotto il dominio della Signoria. Un documento del 30 maggio 1322 a firma di Papa Giovanni XXII ne approva la cessione al Malatesta soprannominato “Guastafamiglia” e a suo fratello Galeotto, nipoti di Mastin Vecchio. 1377, nasce nella rocca di Montefiore Galeotto Novello Malatesta, detto per questo “Belfiore”. Dopo di lui, il borgo passa al fratello Carlo e poi al nipote Galeotto Roberto, al quale succede nel 1432 il fratello Sigismondo Pandolfo, il più celebre dei Malatesta.
1462, Federico da Montefeltro duca di Urbino conquista, “non senza grande fatica e rischio”, Montefiore per conto del Papa.
Fu allora che i montefioresi scolpirono sopra la porta del castello lo stemma di Papa Pio II.
XVI-XVIII sec., dopo il tramonto dei Malatesta, Montefiore conosce un susseguirsi di occupazioni e governi alternati al dominio della chiesa, che poi si stabilizza senza interruzioni fino al 1797, quando il borgo entra a far parte della Repubblica Cisalpina. Restituita al governo pontificio nel 1815, seguirà poi da allora in avanti le vicende del Risorgimento e della storia d’Italia.

Gli spazi carichi di suggestione della rocca racchiudono un mistero che è lo stesso della vita, del tempo che scorre, dell’origine e della fine delle cose. Ezra Pound, autore dei Cantos, uno dei monumenti della poesia contemporanea, affascinato dalla figura di Sigismondo Malatesta, ha citato anche Montefiore nei suoi Malatesta Cantos (1923). A Ezra Pound e a Sigismondo Malatesta due artisti, Ugo Amati e Simona Rinciari, hanno dedicato nel 2001 una mostra-installazione-viaggio culminata nella collocazione, nella rocca, di un Trono studiato secondo le regole armoniche dell’antica cultura cinese, così cara a Pound. Le sculture e le installazioni degli artisti sulla terrazza più alta di questo “numismatico castello scolpito sugli sfondi adorati dai Duchi di Urbino” (L. Cesari) evocano dal fondo della memoria il genius di questo luogo.
Per dirla ancora con Pound: “Ho provato a scrivere il Paradiso / Non ti muovere, / Lascia parlare il vento / Così è Paradiso”.

La rocca Malatestiana, “grattacielo medievale che cerca la luce” – secondo la bella definizione di Ugo Amati – è il più potente simbolo del potere malatestiano in tutta la Valconca. Fu il Guastafamiglia ad ampliarla e ad adibirla, intorno al 1337, a sua fissa dimora. La forma attuale, pur con le modifiche apportate nel XV e XVI secolo, non si discosta molto nella planimetria da quella originaria. L’edificio era spazioso e pienamente in grado di soddisfare il gusto e le esigenze culturali dei Malatesta. Il 13 dicembre 1347 vi furono ospitati il re di Ungheria con tutto il suo seguito e i notabili della città di Rimini. Pandolfo Malatesta si adoperò per rendere la Rocca più bella e accogliente ma fu sotto il dominio di Sigismondo, signore illuminato e amante delle arti, che essa raggiunse il massimo splendore. In questo periodo la Rocca ricevette la definitiva sistemazione: baluardo imprendibile e dimora gentilizia, dove il signore rigenerava nell’ozio e nelle battute di caccia le forze spese nelle continue guerre. Ma a Sigismondo Malatesta, personaggio poliedrico che condusse una vita ricca di avventure alla ricerca della conoscenza e del potere, la troppa audacia valse la scomunica: il 12 febbraio 1463 una bolla di Papa Pio II ordinava a sudditi e vassalli di interrompere ogni relazione con lui. Sconfitto già un anno prima nell’assedio di Senigallia, Sigismondo vide ridursi i suoi possedimenti alla sola Rimini. Nello stesso anno la Rocca venne espugnata per conto della Santa Sede dal più irriducibile avversario dei Malatesta, il duca di Urbino.
Da allora cominciò la decadenza. Interventi di restauro, ormai quasi ultimati, mirano al recupero totale dell’edificio, degno di essere annoverato tra le opere architettoniche più importanti del patrimonio culturale italiano.
Oltre alla meraviglia della Rocca, nel borgo vi sono altri luoghi da visitare. La chiesa parrocchiale di San Paolo, di origine trecentesca, ha un bel portale gotico con Agnello mistico e conserva all’interno un crocifisso in legno di scuola riminese, una Madonna con Bambino e angelo di Bernardino Dolci (XV secolo) e la pala della Madonna della Misericordia di Luzio Dolci (XVI secolo). La piccola chiesa dell’Ospedale, iniziata nel 1461, contiene un bel ciclo di affreschi attribuiti a Bernardino Dolci (1485 ca.), un crocifisso ligneo e i simboli della Passione usati nella Processione del Venerdì Santo.
Il santuario della Madonna di Bonora, immerso nel verde appena fuori del borgo, è uno dei luoghi di culto più importanti del Riminese: vi si venera l’immagine della Madonna che allatta, risalente al XV secolo, alla quale tanti fedeli portano in dono ex voto per le grazie ricevute.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Escursioni nel Parco dello Stirone, cicloturismo, trekking, equitazione.

Il territorio di Vernasca è compreso nel Parco regionale fluviale dello Stirone che segna il confine tra Parma e Piacenza. Il torrente Stirone scorre nella fitta ombra di salici e pioppi in un ambiente di grande interesse geologico e paleontologico per la presenza di fossili.
Le colline del parco sono rivestite di querceti e macchie di bosco ceduo che celano orchidee, anemoni, gigli e, tra le specie animali, gufi e civette.

Castello,
tel. 0523 891225, ore 15-18 sab. e dom.

vigoleno festaRappresentazioni di opere liriche nel castello di Vigoleno, luglio.

Cena medievale
con “ricordanze di sapori” e egustazioni di vin santo, prima decade di agosto.

Alia Musica – Festa medievale,
antico mercato con arti e mestieri del borgo, prima domenica di settembre.

Cantamaggio,
canti e danze della tradizione contadina, a Vernasca, 30 aprile.

Festa del Vino e marcia non competitiva tra i vigneti, con danze e gastronomia in località Bacedasco Basso, poco fuori del borgo tra le colline, ultimo fine settimana di giugno.

Festa della Patata,
in località Vezzolacca, terza domenica di settembre.

vigoleno salumiIl vin santo servito fresco, a 8-9 gradi, si accompagna bene, per armonico contrasto, ai formaggi piccanti. Ottimi sono gli antipasti a base di coppe e salumi.

Vino passito di delicata finezza, il vin santo di Vigoleno è prodotto secondo un’antica tradizione. A determinare il suo particolare profumo concorrono le caratteristiche del terreno, l’esposizione al sole e i vitigni impiegati, esclusivamente bianchi non aromatici. Di queste uve vengono raccolti solo i grappoli migliori. La conservazione in botte dura almeno 5 anni. La gradazione varia a seconda delle annate ma non può essere inferiore ai 18 gradi è ottimo bevuto come vino da meditazione.

Ristorazione

Vigoleno, Casa dell'Abbondanza

Casa dell’Abbondanza B&B

Percorsi introspettivi su prenotazione, tra cui: meditazione, regressioni, equilibrio energetico.

 Podere Fornasari di Sopra
  +39 0523895533
  +39 327 7370192
  casadellabbondanza@gmail.com
  www.casadellabbondanza.it

Ristorazione

Vigoleno, La Rondanina

Agriturismo La Rondanina

Un agriturismo dove la tradizione del buon vino e della buona cucina incon- tra l’ospitalità e la professionalità.

 Via Sandrone, 231
  +39 0523 – 947541
  info@larondanina.it
  www.larondanina.it