Vigoleno stemmaVigoleno
Un cammino di ronda sulla campagna piacentina

Comune di VERNASCA
(Provincia di Piacenza)
Altitudine
m. 357 s.l.m.
Abitanti
2480 (20 nel borgo)

Patrono
San Giorgio, 23 aprile
info turismo
Tel. +39 329 7503774
www.visitvigoleno.it
info@visitvigoleno.it

Lo spirito del luogo

Vigoleno stemmaIl nome
Le origini di Vigoleno affondano nell’epoca romana: il nome deriva infatti dalla forma latina Vicus Lyaeo, luogo consacrato a Bacco per la squisitezza dei vini.

 

La storia
VIII-IX sec., la dedicazione della parrocchiale a San Giorgio, molto venerato dai Longobardi, rende probabile in quest’epoca un insediamento organizzato intorno alla chiesa.
1132, compare per la prima volta nei documenti il nome di Vigoleno; nel 1141 il fortilizio acquista il diritto di farsi difendere dal Comune di Piacenza; una pergamena del 1223 attesta che S. Giorgio è una pieve non più dipendente da quella di Castell’Arquato; nel 1238 diversi soldati armati di balestra hanno nel castello un quartiere stabile.
1373, nel gennaio il castello è espugnato dalle truppe pontificie del cardinal legato di Bologna ma in aprile è riconquistato e raso al suolo dai Visconti.
1389, Odoardo Visconti cede i diritti su Vigoleno a Francesco Scotti, membro di una potente famiglia piacentina che ha costruito la propria fortuna sulle attività mercantili e bancarie. Caso raro nella storia italiana, Vigoleno apparterrà quasi ininterrottamente a una sola famiglia dalla fine del Trecento agli inizi del Novecento. Nel 1404, infatti, Francesco Scotti viene investito dai Visconti del feudo elevato a contea; segue un periodo torbido alla fine del quale, nel 1449, Alberto Scotti riespugna Vigoleno. Da questa data il borgo resta in modo pacifico in possesso degli Scotti ad eccezione di un periodo nel Cinquecento quando, per vicende storiche intrecciate a quelle della famiglia, passa ai Farnese di Parma. Nel 1622 i Farnese elevano Cesare Maria Scotti al rango di marchese di Vigoleno, dunque al gradino più alto dell’aristocrazia del ducato.
1850, il marchese Gaetano Maria, dopo che la famiglia è sopravvissuta alla soppressione napoleonica dei feudi, fa restaurare il castello. Nel 1908 il nipote Umberto lo vende a Pietro Varani, dal quale lo acquista nel 1921 la principessa Maria Ruspoli, moglie del duca di Gramont. Nel 1934 la principessa, in ristrettezze economiche, è costretta a vendere la rocca, che passerà poi di mano in mano altre cinque volte, fino alla famiglia che la detiene oggi.

Custode delle millenarie vicende del borgo è la fontana, fatta erigere nel ‘500 dai feudatari conti Scotti “a beneficio umano”. La fontana è costituita da due vasche circolari: quella superiore, a forma conca, ha dei beccucci che lasciano cadere l’acqua nella più ampia vasca sottostante, delimitata da un muretto. Attorno ad essa gravitava la vita del villaggio. E oggi la fontana rende la piazzetta di Vigoleno un luogo intimo, raccolto, dove poter chiudere gli occhi beandosi d’infinito. Poi basta guardare nell’antica pieve, che sta di fronte, il cavallo bianco di S. Giorgio che emerge dalla mistica penombra in cui è avvolto, per ricordare i lontani tempi dei paladini e dei cavalieri. Alla graziosa bifora, profilata in pietra e ornata di tre cariatidi, che alleggerisce il volume della piccola torre del castello, forse si sarà affacciata una fanciulla. E un trovatore avrà suonato il liuto alla festa di corte degli Scotti. Il cammino di ronda visto dal mastio evoca grida notturne, assalti feroci, forse al tempo del pellegrino raffigurato nel bassorilievo incastonato nella facciata di S. Giorgio. Tutto questo è possibile, a Vigoleno. Persino che una bella dama “sans merci” ci guidi con una torcia nella nostra camera, lungo la scala della torre.

Vigoleno è un borgo-castello dove tutto sembra, pur nella ristrettezza dello spazio, un labirinto in cui non sai mai dove ti trovi, se nel borgo medievale o nel castello, tanto si specchia l’uno nell´altro. Vigoleno ha una grande forza evocativa. Ciò che più impressiona, a guardare dalla pianura, sono le ampie distese di pietra del borgo arroccato, che vengono a formare la mirabile curva delle mura avvolgenti, la sequenza ritmica delle merlature, le torri, i bastioni e poi, dentro, le vie brevi e strette. Su questa pietra si riflettono, a ogni ora del giorno, le varie condizioni di luce creando atmosfere indefinibili.
Le suggestioni iniziano subito dopo aver superato il portone d´ingresso al borgo, un tempo dotato di ponte levatoio, entrando nella piazza della fontana, con le sue visuali chiuse, la frammentazione dello spazio, le prospettive oblique. Sul lato est della piazza si nota la volta esterna a botte, in muratura, di un ampio vano sotterraneo: è la cisterna, collegata alle cantine del castello, utilizzata nei secoli passati per le necessità d´acqua degli abitanti. L´acqua, il forno, il pozzo, la cappella dei vivi e dei morti, i depositi delle farine e del vino: Vigoleno è un esempio perfetto della logica abitativa del medioevo. Sull´altro lato della piazza sorge la chiesa di San Giorgio, in stile romanico, completata nel 1223 ma iniziata probabilmente intorno alla metà del XII secolo. La pieve ha un bellissimo portale che si fa ammirare per i fregi dell´arco, i telamoni che sostengono l´architrave, la lunetta con il bassorilievo del santo. La facciata è in pietra locale grigia dai riflessi dorati; l´interno, è austero, pervaso dalla penombra da cui emergono i meravigliosi capitelli delle colonne con decorazioni proprie dell´arte romanica: figure antropozoomorfe, volute e fogliami che sembrano accompagnare il fedele nel suo percorso mistico verso l’altare. Qui sono venuti alla luce affreschi del XV secolo fra cui spicca il San Giorgio che uccide il drago del catino absidale. Doveva invece essere la cappella del castello l´oratorio della Beata Vergine delle Grazie, costruzione secentesca di impianto tardo-manieristico (iniziata nel 1604) che presenta un´elegante facciata nei colori caldi dell’arenaria. Il timpano racchiude lo stemma degli Scotti e l´interno, semplice e austero, conserva l´affresco della Vergine che allatta racchiuso in una fastosa ancona seicentesca. Ora, dalla piazza della fontana, non resta che superare la soglia ed entrare nel castello. Le stanze sembrano rincorrersi l´un l´altra e c´è un teatrino di gusto settecentesco affrescato dal pittore russo Alexandre Jacovleff per la principessa Ruspoli Gramont.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Escursioni nel Parco dello Stirone, cicloturismo, trekking, equitazione.

Il territorio di Vernasca è compreso nel Parco regionale fluviale dello Stirone che segna il confine tra Parma e Piacenza. Il torrente Stirone scorre nella fitta ombra di salici e pioppi in un ambiente di grande interesse geologico e paleontologico per la presenza di fossili.
Le colline del parco sono rivestite di querceti e macchie di bosco ceduo che celano orchidee, anemoni, gigli e, tra le specie animali, gufi e civette.

Mastio del Castello
Ore 15-17.30 sabato e domenica, da aprile ad ottobre anche i feriali, tel. +39 329 7503774
Percorsi di visita su www.visitvigoleno.it

vigoleno festa

Cantamaggio
Canti e danze della tradizione contadina, a Vernasca, 30 aprile

La Notte dei Briganti
Camminata notturna con punti ristoro e danze da Vigoleno a Vernasca, giugno

Festa del Vino e marcia non competitiva tra i vigneti, con danze e gastronomia in località Bacedasco Basso, poco fuori del borgo tra le colline, ultimo fine settimana di giugno

Bascherdeis
Festival Internazionale degli Artisti di Strada,a Vernasca, ultimo fine settimana di luglio

La Letteratura nei Luoghi della Storia
Letture di brani delle opere di grandi autori, luglio e agosto

Cena del Vin Santo
cena nella piazza del borgo sotto il cielo stellato, prima decade di agosto

Festa della Patata
in località Vezzolacca, terza domenica di settembre.

vigoleno salumiIl vin santo servito fresco, a 8-9 gradi, si accompagna bene, per armonico contrasto, ai formaggi piccanti. Ottimi sono gli antipasti a base di coppe e salumi.

Vino passito di delicata finezza, il vin santo di Vigoleno è prodotto secondo un’antica tradizione. A determinare il suo particolare profumo concorrono le caratteristiche del terreno, l’esposizione al sole e i vitigni impiegati, esclusivamente bianchi non aromatici. Di queste uve vengono raccolti solo i grappoli migliori. La conservazione in botte dura almeno 5 anni. La gradazione varia a seconda delle annate ma non può essere inferiore ai 18 gradi è ottimo bevuto come vino da meditazione.