Verucchio-StemmaVerucchio
La culla dei Malatesta

COMUNE DI VERUCCHIO
(Provincia di Rimini)
Altitudine
m. 330 s.l.m.
Abitanti
10.078 (1.000 nel borgo)

info turismo

Ufficio IAT – tel. 0541 673928
iat@comune.verucchio.rn.it
https://comune.verucchio.rn.it/
Ufficio Turismo – tel. 0541 673927
turismo@comune.verucchio.rn.it

Lo spirito del luogo

Verucchio-StemmaIl nome
In un documento del X secolo d.C. è citato un castrum Veruculi di proprietà dei Carpegna. Il toponimo deriva dal latino verruca, con il significato di “sporgenza” o “altura”.

Verucchio si trova su un rilievo nella bassa valle del Marecchia, al confine con il Montefeltro e la Repubblica di San Marino. La straordinaria conformazione del luogo ne ha determinato la storia, perché fin dall’età del ferro è stata sfruttata la sua caratteristica di fortezza naturale. Resti di un villaggio villanoviano-etrusco (IX-VII secolo a.C.) sono ancora visibili nelle necropoli scoperte in queste terre segnate dalla presenza del fiume Marecchia che un tempo, come dice il toponimo, era veramente un “piccolo mare”. Le sue sorgenti, vicine a quelle del Tevere, consentivano il collegamento tra l’Adriatico e il Tirreno.

Con il passaggio dall’età romana a quella medievale, Verucchio sale alla ribalta della storia per essere la culla, il luogo di provenienza, della celebre famiglia Malatesta. È sotto la loro signoria che assume la struttura urbanistica che conserva tuttora.

Ed è dall’ariosa piazza Malatesta, sulla quale si affacciano eleganti palazzi sette-ottocenteschi tra cui quello che ospita il Municipio, che inizia la visita al paese. Salendo per via San Martino, si raggiunge la chiesa Collegiata, edificata nel 1863 e contenente pregevoli opere d’arte, quali il crocifisso dipinto su legno del “Maestro di Verucchio” (prima metà del XIV secolo), il crocifisso di Nicola del Paradiso (1404) e la tela del Centino raffigurante San Martino e il mendicante (1655).

Sulle due cime del monte si ergono ancora le fortificazioni malatestiane: la rocca del Passerello nell’omonimo borgo, trasformata nel Seicento in convento delle Clarisse, e la rocca del Sasso, costruita a partire dal X secolo e nel XIII caposaldo di Malatesta da Verucchio, “il Mastin Vecchio” di Dante nella Divina Commedia. Le mura, i torrioni, le prigioni, il palatium, la terrazza panoramica con vista sulla valle del Marecchia e i tetti di Verucchio, fanno oggi da sfondo a convegni, mostre ed eventi come il Verucchio Music Festival.

Dalla sommità della rocca si coglie la suddivisione di Verucchio nei due borghi del Passerello e di Sant’Andrea, racchiusi dentro la cinta muraria medievale, e nel sottostante borgo di Sant’Antonio, che conserva viuzze e casette dell’antico contado.

Nel borgo di Sant’Andrea sono da vedere la torre campanaria (campanone) del XV secolo, con la campana pubblica del 1684 ancora utilizzata, e il convento di Sant’Agostino in cui ha sede il Museo Archeologico.

Nei dintorni di Verucchio consigliamo di visitare la pieve romanica di San Martino datata al 990 circa, e il convento francescano di Santa Croce, uno dei più antichi d’Italia, nel cui chiostro è custodito un cipresso secolare che si dice piantato da San Francesco stesso. Vi si conservano tesori artistici come la croce dipinta su legno del XIII secolo che richiama Cimabue e Giunta Pisano, un affresco con Crocifissione della scuola giottesca riminese (prima metà del XIV secolo), un raffinato coro rinascimentale in legno intarsiato.

Di recente in modo romanzesco nel coro sono stati  ritrovati affreschi di altissima qualità sempre della scuola trecentesca riminese il cui recupero è  ancora in corso.

Piaceri e Sapori

Due sono gli emblemi di Verucchio: la rosa canina, simbolo dei Malatesta, e la fibula d’ambra, che richiama il Museo Civico Archeologico. Quest’ultimo racconta la storia del villaggio villanoviano-etrusco che sorse sulla rupe di Verucchio nella prima età del ferro. Dal IX al VII secolo a.C. le famiglie aristocratiche, la cui ricchezza derivava dagli scambi commerciali con il Tirreno, il Piceno, il Veneto, l’Egeo, il nord Europa, seppellirono i loro defunti nelle necropoli. Dalle oltre 600 tombe fin qui scavate provengono i corredi funerari esposti: armi, strumenti per filatura e tessitura, raffinati gioielli in ambra o in oro, recipienti per mangiare e bere, tavolini e troni. Pezzi forti sono i troni lignei intagliato della fine dell’VIII secolo a.C., uno quasi integro, che insieme ad alcuni tessuti – i mantelli – grazie alla natura del terreno si sono straordinariamente conservati per quasi tremila anni.

 

Sulla via che conduce al Museo, la Pinacoteca comunale custodisce una sorprendente collezione di arte moderna che comprende una sessantina di opere. Fra gli autori:  Lucio Fontana, Emilio Vedova, Giuseppe Capogrossi, Leoncillo Leonardi, Kengiro Azuma, Rocco Borella, Liliana Cossovel, Achille Pace, Mauro Reggiani, Getulio Alviani, Francesco Guerrieri, Lia Drei, Giorgio Bompadre, Franco di Vito, Jean Pierre Vasarely, Bruno Rosai, Carlo Corsi, Gerardo Dottori, Maurizio Minarini, Norberto Pazzini e perfino un piccolo Picasso.

Verucchio Music Festival si svolge nella seconda metà di luglio con un cartellone ricco di artisti nazionali e internazionali. È uno degli appuntamenti da non perdere nell’intera Riviera adriatica.

Quanto ai piatti, spiccano i cappelletti in brodo con ricetta locale e, in inverno, la “zavardona”, sorta di maltagliati grossi conditi con stracchino e sugo ricco.

Ampia la scelta gastronomica: olio extravergine della Valmarecchia; riscoperta del vitigno rosso “Veruccese” (Sangiovese) all’interno della Dop Colli di Rimini; prodotti suini di razza mora romagnola.