Frigento
Perla d’Irpinia, panorami e arte

Comune di frigento
(Provincia di Avellino)
Altitudine
m. 911 s.l.m.
Abitanti
3480 (400 nel borgo)

patrono
San Marciano, 14 giugno

info turismo

Uffici del Comune tel. 0825.444004

www.comune.frigento.av.it

protocollo.frigento@cert.irpinianet.eu

Lo spirito del luogo

Il Nome

Il nome ha origini ignote, forse in osco-sannita vuol dire acqua santa per il vicino lago sulfureo Mefite, o dall’espressione latina A populi frequentia (frequentato/affollato), o Frucentum sempre dal latino frux, frugis (per i campi di frumento).

La storia

Frigento è una perla tra i borghi irpini. Il passato viene fuori dopo i primi passi all’interno del nucleo abitativo settecentesco, risultato dell’ennesima caparbia ricostruzione in seguito al disastroso terremoto del 1732. Stessa sorte dopo il sisma del 23 novembre 1980: la popolazione ha riscoperto la propria identità, ripartendo dal recupero dello splendido centro storico, uno dei meglio conservati della provincia.

Per diversi secoli Frigento è stata sede vescovile e presenta alcune chiese di grande pregio artistico. Tra queste spicca la Cattedrale, vero simbolo del paese. Il suo impianto è settecentesco con tre navate ampie, il soffitto di quella centrale e del transetto ospitano tele su cassettoni di castagno, frutto dell’arte di Antonio Vecchione Da Nola. Dalla sagrestia si accede al livello inferiore, dove c’è un piccolo museo all’interno di quelli che erano l’abside dell’edificio di culto costruito nell’VIII-IX sec. e le sale attigue con i cosiddetti scolatoi.

Le cisterne romane sono un poderoso complesso risalente al I secolo a.C., realizzato in opus incertum (pietre giustapposte) con pietra locale.

La Panoramica Limiti è una strada pedonale da cui si gode un panorama che comprende cinque regioni (Campania, Puglia, Basilicata, Molise, Abruzzo). Consente di individuare con lo sguardo fino alla Maiella, a oltre 140 km di distanza in linea d’aria.

Storia

I Sanniti. Luogo abitato da millenni, Frigento è una delle colonie dei Sanniti.

I Romani. Si mantiene fedele ai Romani in cambio di alcuni privilegi e costruzioni pubbliche.

I Longobardi. Frigento è incluso nel Principato di Benevento. Nel 926 la cittadina è devastata dai Saraceni e nel 986 un violento terremoto la distrugge.

I Normanni. Nel 1078 è infeudato ai signori di Gesualdo. Poi re Manfredi confisca il feudo e lo concede al fedele conte di Maletta. Con l’ascesa al trono di Carlo I d’Angiò, la famiglia Gesualdo riprende il potere, ma Elia II muore senza prole.

Aragonesi e Angioini. Durante le guerre tra Aragonesi e Angioini, nel 1496 Frigento subisce un grande incendio, opera delle truppe spagnole. Passa di mano in mano tra i Gesualdo e i Filangieri e nel 1517 Ferdinando II il Cattolico lo concede a Fabrizio Gesualdo.

La sede vescovile. Frigento è una delle prime città a professare il culto della fede cristiana. Leone I Magno, papa dal 440 al 461, avrebbe eletto San Marciano primo vescovo di Frigento. Di sicuro sotto il pontificato di Leone IX, il nome del vescovo Engellino compare in un atto del 1082. Nel 1466 Papa Paolo II unisce la diocesi frigentina a quella di Avellino e nel 1818 papa Pio VII sopprime definitivamente la diocesi di Frigento.

Il sisma del 1732. Dopo l’evento sismico del 1732 c’è una significativa rinascita artistico-culturale. Poi il borgo dai Ludovisi è infeudato ai Caracciolo, principi di Avellino, fino al 1806, anno dell’eversione della feudalità.

Il canonico Marciano De Leo (Frigento 1751-ivi 1819) fu un teologo, letterato, agronomo, statistico… A un suo lavoro, Il Vesuvio, quasi certamente si ispirò Giacomo Leopardi per la Ginestra. Curò la statistica murattiana per il Principato Ultra (l’attuale provincia di Avellino).

Lo scultore Carmine Genua (Frigento 1851-Roma 1924) era ben inserito presso la corte di Casa Savoia. Ha ritratto personalità di rango assoluto del periodo: da Garibaldi a Verdi, da Carducci a Pio X, dalla regina Margherita al figlio Vittorio Emanuele III.

  • La Panoramica Limiti con vista a 360° fino a ricomprendere 5 regioni e 11 province.
  • La Cattedrale All’interno le tele del soffitto dipinte da Antonio Vecchione da Nola nel XVIII secolo.
  • Nell’Ipogeo della Cattedrale si ammirano i resti dell’edificio costruito tra l’VIII e il IX secolo e i cosiddetti scolatoi.
  • Palazzo De Leo, oggi Casa della cultura, ospita il Museo FriMact con due sezioni: archeologica e d’arte contemporanea.
  • I Palazzi storici: una decina di fabbricati settecenteschi con portali sobri ed eleganti in pietra locale (breccia irpina).
  • Nel Municipio si trovano i busti in gesso dello scultore frigentino Carmine Genua (1851-1924).
  • Le Cisterne romane. Poderoso complesso del I secolo a. C. in opus incertum e destinato alla raccolta delle acque piovane.
Piaceri e Sapori
  • Parco Urbano “Panorami”. Noto per la sua biodiversità, ha sentieri per lunghe passeggiate, trekking o mountain-biking; due aree picnic e un teatro con gradoni in pietra per ammirare il panorama e per ospitare piccoli spettacoli.
  • Villa Comunale. Spazio pubblico nel cuore urbano, la villa comunale è caratterizzata da alberi folti, aiuole curate e percorsi pedonali attraverso il verde. Qui ci si può rilassare, socializzare e ammirare la bellezza circostante.
  • L’Ipogeo della Cattedrale. Piccolo museo dove si ammirano i resti dell’edificio costruito tra l’VIII e il IX secolo, una colonna di spoglio romana e i cosiddetti scolatoi.
  • Il Museo FriMact si divide in due sezioni: archeologica con reperti e un’aula didattica; pinacoteca d’arte contemporanea con oltre 50 artisti italiani e internazionali.
  • Nel Municipio sono esposti dodici busti in gesso dello scultore frigentino Carmine Genua (1851-1924): da Garibaldi a Verdi, da Carducci a Pio X, alla regina Margherita di Savoia.
  • Durante la quaresima in Cattedrale sono esposti i Misteri, ottocentesche rappresentazioni in cartapesta della passione di Cristo.
  • Dall’11 al 13 agosto, da 40 anni, una festa al suono dell’organetto.
  • A ferragosto tornano i riti del grano: la sera del 15 i carri covoni vengono trainati dai buoi, il 16 le devote portano sul capo i mezzetti durante la processione di San Rocco.

Pasta casereccia con fusilli, ravioli e cavatelli. Questi ultimi si sposano con il sugo tradizionale di pomodoro e pulièo (puleggio, erba aromatica locale).

L’olio di Ravece “Irpinia Colline dell’Ufita DOP” insaporisce ogni piatto; il vino DOP e IGP bianco (coda di volpe) o rosso (aglianico) lo accompagna; il formaggio pecorino di Carmasciano (Presidio Slow Food) lo rende unico.

Tra i legumi, la cicerchia. Da ingrediente povero a presenza versatile in tavola e protagonista dell’omonima festa in agosto.