stemma-BargaBarga
I cipressi dell’Arringo nella valle della poesia

Comune di BARGA
(Provincia di Lucca)
Altitudine
m. 410 s.l.m.
Abitanti
10.000 (500 nel borgo)

Patrono
San Cristoforo, 25 luglio
info turismo
Comune, Via di Mezzo 45
Tel. 0583 724743
www.comune.barga.lu.it

Lo spirito del luogo

stemma-BargaIl nome
L’etimologia del nome rimane incerta. Secondo alcuni deriverebbe da Lucio Barcolio, lucumone di Luni. Ne sarebbero prova alcune urne cinerarie etrusche scoperte sui monti che circondano l’antico castello, da cui si desume anche che i primitivi abitanti furono i liguri-apuani. Altri sostengono che il nome di Barga provenga da Bargena, città della Tunisia, le cui genti, giunte in Italia al seguito di Annibale, 200 anni prima di Cristo, qui si sarebbero fermate.

 

La storia
180 a.C., i Romani, che hanno base a Pisa, sconfiggono definitivamente i Liguri; inizia la penetrazione latina in Valle del Serchio.
VIII sec., Barga è feudo della famiglia longobarda dei Rolandinghi.
Poi è parte del Marchesato toscano come libero Comune favorito dalla contessa Matilde di Canossa; i privilegi sono confermati dall’Imperatore Federico I Barbarossa.
XIII sec., Barga, aiutata dal Papa e dai Pisani, lotta per sottrarsi al dominio dei Lucchesi. Ma nel 1236 Lucca, con la forza del denaro e delle armi, estende il suo dominio sulla Garfagnana dividendola nelle tre vicarie di Castiglione, Coreglia e Barga. Nel 1298 i Lucchesi distruggono le mura per punire il contrabbando dei mercanti barghigiani che, eludendo il dazio, rifornivano i Fiorentini di lana, seta e formaggio di pecora.
1328, alla morte di Castruccio Castracani, signore di Lucca, Barga si sottopone volontariamente alla Repubblica fiorentina. L’atto (1331) è la conseguenza della crisi politica di Lucca, di cui i Barghigiani approfittano. L’unione con Firenze porta a Barga benefici economici, come l’esenzione da molte gabelle e imposte.
1436-37, il Piccinino, condottiero al soldo dei Visconti di Milano, pone l’assedio a Barga usando per la prima volta le bombarde per far breccia nelle mura. Ma Firenze manda, in aiuto dei suoi fedeli sudditi, un altro celebre condottiero, Francesco Sforza, che libera Barga dall’assedio. All’ombra della grande potenza militare e finanziaria fiorentina, la comunità gode di un lungo periodo di pace che terminerà solo con l’occupazione napoleonica.
1859, l’Unità d’Italia causa a Barga gravi danni economici, venendo a mancare d’improvviso i floridi commerci con i paesi limitrofi appartenenti agli Stati di Lucca e di Modena. Prende così avvio una fase di depressione che spinge molti cittadini ad emigrare.

La Valle del Serchio ha incantato Giovanni Pascoli e, dopo di lui, l’artista scozzese John Bellany, che in questa “nuova Provenza” ha preso dimora e trovato fonte d’ispirazione per la sua pittura piena di luce.
Quest’incanto il visitatore lo scopre inoltrandosi nelle carraie e nei vicoli di Barga, che rivela il suo spirito nella visione aerea del Duomo millenario, nello stridore di rondini che guizzano all’improvviso nello spicchio di cielo fra le case, nel rintocco dell’ora che accompagna i passi.
“Barga offre ancora – scrive Giuliana Gramigna – il colore compatto della pietra serena dei suoi selciati, il grigio delle murature, il sapore del pecorino locale che, nel suo profumo, si sente sull’uscio del pizzicagnolo, la visione delle tessandole che in bottega intrecciano panni in lana di pecora. A volte, d’autunno, perfino l’odore della svina che invade le strette carraie salendo dalle cantine di via di Mezzo”.

La struttura urbana di Barga è rimasta più o meno quella dell’età comunale (sec. XII-XIV), segnata dalla ragnatela delle strade che si aprono tra l’irregolarità degli edifici. Si entra nel borgo da porta Reale e si imbocca via del Pretorio, attraversata da vicoli e carraie. Oltrepassata una piazza, si giunge al conservatorio di Santa Elisabetta, antico monastero delle Clarisse (sec. XV), che custodisce una bellissima pala d’altare della scuola dei Della Robbia (sec. XV-XVI) e un Crocifisso quattrocentesco.
Subito si giunge nella parte più alta del castello, dominata dalla mole imponente del Duomo, da cui lo sguardo corre ai tetti del centro storico e, oltre il verde dei colli punteggiati di paesi e casolari, alla corona montana delle Apuane.
La facciata principale del Duomo romanico, costruito a più riprese dal sec. XI al XVI in chiari blocchi di alberese – un calcare locale che acquista tonalità e sfumature a seconda delle condizioni atmosferiche – è l’antico fianco rimaneggiato della primitiva chiesa del Mille. La porta maggiore è ornata da due esili colonne alla cui sommità si trova un leone aggettante sulla mensola. L’arco è decorato con foglie di acanto stilizzate. Della chiesa originaria rimangono le bellissime acquasantiere (sec. XII o XIII) e il frammento di un affresco.
Il fonte battesimale è una vasca esagonale arricchita dalla statua di San Giovanni Battista (sec. XIV o XV). L’ambone è un pregevole esempio dell’arte dei maestri comacini.
Il Patrono, San Cristoforo, è una statua di legno policromo altomedievale che campeggia dietro l’altare maggiore.
La cappella di destra è interamente occupata dalle Terre Robbiane, quella di sinistra mostra, in una tavola del sec. XVI, la Barga d’epoca. Il grande prato che circonda il Duomo conserva nel nome di Arringo il ricordo delle assemblee che vi teneva la comunità medievale.
Lo spiazzo è chiuso a nord dal palazzo Pretorio che fu residenza del Commissario di Firenze dal 1341 al 1859 ed è oggi sede del Museo Civico.
Dal piazzale del Duomo si scende, per un’ampia scalinata, alla chiesa del Santissimo Crocifisso, dalla facciata tardo cinquecentesca e dall’interno ricco di decorazioni in stucco e oro. Da via della Speranza si scende alla porta Macchiaia, così detta perché apre alle grandi macchie e ai boschi dell’Appennino. Da lì si segue via di Mezzo e costeggiando antichi edifici si giunge in piazza Garibaldi, dominata dal maestoso palazzo Balduini (sec. XVI).
Su piazza Salvi si affacciano due edifici nello stile fiorentino del Cinquecento: la loggia dei Mercanti e palazzo Pancrazi, oggi sede del Comune.
La Loggia, elevata su agili colonne, fu costruita quando Cosimo I dé Medici istituì il mercato di Barga (1546), i cui maggiori prodotti erano il sale e la seta. Il leone di pietra della facciata è simbolo della sudditanza politica a Firenze.
Da qui si passa in piazza Angelio, che per le sue armoniose proporzioni ha il decoro di un salotto all’aperto. Più avanti c’è il teatro dei Differenti, costruito nel 1795 su uno precedente del 1689, dall’Accademia dei Differenti, promossa e sostenuta dai Medici. via di Mezzo è costeggiata da bei palazzi nobiliari settecenteschi, tra cui quelli dei Bertacchi, dei conti Pieracchi, dei Mordini.
La chiesa barocca della SS. Annunziata (1595) è a croce latina con vasta navata longitudinale e finte colonne appoggiate alle pareti.
Fuori del centro, la chiesa di San Francesco (XV sec.) custodisce terrecotte invetriate attribuite alla bottega di Andrea Della Robbia (1453-1525).

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Piscina, tennis, pesca sportiva, equitazione, percorsi escursionistici in area appenninica.

Il territorio offre castagne, miele, frutti di bosco, funghi, trote, salumi di ottima qualità. Ha una ricca tradizione culinaria e una buona ricettività turistica.
Barga è immersa nella verde e rustica bellezza della Garfagnana, avvolta nel manto salutare e profumato dei boschi, punteggiata di antichi borghi, le cui luci, viste dall’Arringo, brillano la sera fra le selve scure. Grande amore per la terra e tradizioni che s’intrecciano col presente fanno il fascino di questi luoghi.

Museo Civico del Territorio di Barga: ospita reperti paleontologici, geologici, archeologici e opere d’arte del Medioevo e del Rinascimento.

Barga_casa-pascoliCasa Pascoli,
in località Castelvecchio a 4 km da Barga: nella residenza abitata dal poeta dal 1895 fino alla morte, tutto è rimasto come allora. Abiti, arredi, oggetti ricordano la presenza di Pascoli che qui compose alcune delle sue liriche più belle. Per valorizzarne l’opera è sorta da pochi anni la Fondazione Pascoli, tel. 0583 724728, info@fondazionepascoli.it

Galleria Comunale:
ospita mostre temporanee di artisti contemporanei.

Biblioteca Comunale:
con quasi 32 mila volumi è la terza biblioteca di pubblica lettura della provincia di Lucca.

Mercatino dell’antiquariato e dell’artigianato,
seconda domenica di ogni mese.

Festa della Befana,
4-5 gennaio.

Festa del Centro Storico,
seconda e terza settimana di luglio: stand gastronomici e intrattenimenti.

Festa del Patrono,
24-25 luglio: processione in onore di San Cristoforo.

Estate Musicale,
concerti all’aperto, luglio-agosto.

Festival Opera Barga,
fine luglio-inizio agosto.

Barga Jazz, luglio-agosto: concorso di arrangiamento e composizione per orchestra jazz.

Sagra Scozzese,
luglio: musica, gastronomia e spettacolo.

Presepe Vivente,
23 dicembre.

Barga_Minestra_di_farroIl minestrone di farro, un cereale largamente usato nell’antichità e riscoperto dalla nouvelle cuisine toscana. Non c’è ormai ristorante tipico che non proponga con successo questo piatto povero ma sostanzioso.

La castagna, cui Giovanni Pascoli dedicò una poesia, per ricordare come nelle povere case dei contadini si sentisse il borbottio del paiolo posto sul fuoco: il castagno dà agli uomini di che sfamarsi
e agli animali un tiepido letto di foglie.