Castelsardo
Intreccio mediterraneo

Comune di castelsardo
solo centro storico
(Provincia di Sassari)
Altitudine
m. 114 s.l.m.
Abitanti
5500 (600 nel borgo)

Patrono
Sant’Antonio Abate, 17 gennaio
info turismo
Associazione Turistica Pro Loco,
piazza del popolo – tel./fax 079 471506
Ufficio stampa del Comune, tel. 079 478409
www.comune.castelsardo.ss.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Ad ogni dominazione il borgo ha cambiato nome. Fondato nel 1102 dalla famiglia ligure dei Doria col nome di Castel Genovese, fu chiamato Castell’Aragonese nel 1448 dagli Spagnoli che, dopo averlo conquistato, gli concessero il privilegio di diventare “città regia”. Fu infine ribattezzato Castelsardo nel 1769 dai governanti sabaudi.

 

La storia

1102, la fortezza è fondata con il nome di Castel Genovese dalla famiglia genovese dei Doria, al tempo della lunga contesa tra i genovesi e i pisani.
1357, Brancaleone Doria diviene signore della città e sposa Eleonora d’Arborea, che diventerà famosa per il codice delle leggi detto “Carta de Logu”. L’ultimo signore dei Doria è Nicolò, figlio di Brancaleone, al quale si devono gli “Ordinamenti del porto”, di cui si trova traccia nelle tradizioni locali.
1448, la rocca cade nelle mani degli aragonesi, dopo un assedio durato dieci anni. La fortezza cambia nome e diventa Castell’Aragonese, in omaggio ai nuovi conquistatori, e ottiene, assieme ad altre sei città della Sardegna, il titolo di “città regia”.
1527, il capitano di ventura Renzo Ursino di Ceri e l’ammiraglio Andrea Doria cercano di riconquistare la rocca, ma gli abitanti riescono a respingere gli attacchi, aiutati anche dalle fortissime e improvvise raffiche di maestrale che mettono fuori uso la flotta.
Castell’Aragonese resiste e così gli assedianti ripiegano su Sassari, che viene messa a ferro e fuoco. Di quel’epica battaglia si conserva ancora oggi una palla di cannone incastonata nelle alte mura che circondano la chiesa di Santa Maria.
1554, insieme alla peste si ripresentano gli assalitori: restaurata, la fortezza consente alla popolazione di respingere nel 1561 gli attacchi delle navi ottomane. Gli assalti dei turchi si susseguono negli anni successivi e culminano nel feroce scontro del 1576. Con il restauro del 1625, le fortificazioni assumono la struttura che si è conservata fino ai nostri giorni.
1708, al dominio aragonese subentra quello austriaco.
1717, i castellanesi si arrendono alle truppe del cardinale Alberini e cadono nuovamente sotto la dominazione spagnola:
1720, ha inizio il periodo sabaudo e la ripresa economica, con la costruzione di scuole, di un ufficio postale e della strada che collega la città a Sassari, il capoluogo di provincia.
1769, Carlo Emanuele III, acconsentendo ad una proposta presentata dal consiglio comunale, ribattezza la città con il nome di Castelsardo.

Attraversata la spessa cinta muraria ci si trova subito immersi in un’atmosfera senza tempo. Il silenzio è rotto solo dallo stridio dei gabbiani e dal fruscio del maestrale che s’insinua nei vicoli. Nel loro volteggiare radente, i gabbiani indicano la strada per il mare e per gli antichi vicoli, che dal Castello dei Doria portano alla cattedrale e al ponte levatoio. Scorci affascinanti si aprono all’improvviso per far apparire i riflessi, i colori e le trasparenze del mare che cambia sfumatura nel breve volgere di un’ora. Nelle giornate più limpide lo sguardo spazia dalla Corsica all’Asinara, oppure si posa sulle donne che sull’uscio di casa, con un’abilità tramandata nei secoli, si dedicano ad intrecciare cestini, chiacchierando nel loro musicale dialetto, che raccoglie le influenze linguistiche dei dominatori genovesi, aragonesi e corsi. La mescolanza delle culture ha prodotto, alla fine, un’armoniosa sintesi che costituisce la vera peculiarità di questo borgo, la sua anima. Non solo nella lingua, ma pure nella gastronomia, nel folclore e nell’originale artigianato artistico si ritrova il frutto di questi incroci culturali mediterranei.

Arroccato su un grande promontorio affacciato sul mare, Castelsardo con il suo quartiere della Cittadella, o Casteddu – vale a dire il labirinto di stradine contorte dell’antico borgo – offre una visione di gran fascino. Infatti, da qualsiasi prospettiva lo si guardi – escludendo dalla visuale il quartiere moderno di Pianedda e l’insediamento sul litorale delle Marine – il promontorio di Castelsardo regala vedute da cartolina, in particolare dal Castello, che oggi ospita il Museo dell’Intreccio Mediterraneo ed è sede di convegni e di eventi culturali. Con i suoi innumerevoli scalini e il dedalo di stradine su cui si affacciano le tipiche abitazioni sviluppate in verticale, gli slarghi in pietra e le piazzette, il centro storico conserva l’impianto risalente alla sua fondazione avvenuta nel 1102, oltre 900 anni fa. Tra i monumenti più importanti spicca la cattedrale di Sant’Antonio Abate, patrono della città, visibile dal mare anche da diverse miglia, grazie al suo campanile in maioliche colorate.
La chiesa¸ sorta nel 1503, conserva uno dei più preziosi retabli della Sardegna, realizzato dal “Maestro di Castelsardo”. L’opera, anteriore al 1492, è composta di quattro elementi di polittico dipinti combinando tempera e olio su tavola con fondo d’oro e rivela l’abilità dell’artista di padroneggiare il linguaggio figurativo fiammingo, che dà moltissima importanza alla luce. Non solo: l’artista è riuscito a adattare le nuove esigenze spaziali del rinascimento italiano all’impalcatura gotica che il retablo impone. All’interno della chiesa si ammirano anche arredi di pregio, quali gli altari settecenteschi scolpiti nel legno di ginepro.
Poco oltre, circondata da alte mura che fanno da quinta alla piazzetta antistante, si trova la chiesa di Santa Maria, sede della Confraternita di Santa Croce, dalla quale prendono avvio le antichissime sacre rappresentazioni della Settimana Santa. La chiesa custodisce alcuni notevoli tesori, come la Pieddai, una statua di legno policromo raffigurante la Madonna, e soprattutto il crocefisso ligneo del “Cristo Nero”, il più antico della Sardegna, realizzato dai benedettini nel Trecento e portato in processione nella famosa festa del Lunissanti.
Gli insediamenti nel territorio di Castelsardo risalgono, però, a molto prima del medioevo, addirittura al neolitico, come testimoniano i numerosi nuraghi eretti nell’area circostante e le Domus de Janas. Una di queste, la “Roccia dell’Elefante”, così chiamata per il particolare aspetto che nel tempo le hanno dato gli agenti atmosferici, risale all’età del Rame. Si trova sulla strada per Sedini ed ha di fronte il nuraghe Paddaggiu, appartenente all’ultima fase dell’età nuragica e ancora ben conservato.
Un’altra testimonianza di questo evo profondo è il nuraghe Ispighia, situato nell’omonima località in posizione strategica sopra la vallata del fiume Frigianu. Dalla parte occidentale il promontorio di Castelsardo, allungandosi sul mare verso l’isola dell’Asinara, chiude l’imboccatura del porto di Frigiano, offrendo ai naviganti un sicuro riparo, mentre nella parte opposta degrada sul mare. È qui che gli antichi romani hanno realizzato uno dei loro approdi, Cala Austina, ancora oggi una bellissima baia.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Sport nautici, trekking a cavallo, pesca sportiva.

Lo specchio di mare sul quale si affaccia Castelsardo è compreso nei parchi nazionali dell’Asinara e dell’Arcipelago della Maddalena. Il territorio interno, invece, vanta un vasto parco archeo-botanico, dove sono visitabili siti megalitici e nuragici, domus de janas e in particolare la “Roccia dell’Elefante”, uno dei monumenti della natura più conosciuti della Sardegna. Castelsardo si trova in ottima posizione rispetto sia alla Costa Smeralda, sia ad Alghero e Bosa, anch’esse “città regie” di grande fascino.
A pochi km da Castelsardo, nel comune di Santa Maria Coghinas, vi sono le terme sulfuree di Casteldoria, particolarmente indicate per le patologie respiratorie ed articolari. A 10 km si trovano i resti dell’abbazia di Tergu, che è stata la Montecassino della Sardegna, il gioiello più prezioso del romanico-pisano fiorito nell’isola.

Museo dell’Intreccio Mediterraneo,
si trova all’interno del Castello dei Doria ed è dedicato alla particolare attività artigianale delle donne di Castelsardo, che si dedicano ad intrecciare cesti. L’arte dell’Intreccio Mediterraneo richiama nel borgo circa 80 mila visitatori l’anno, una cifra notevole che pone questo museo al secondo posto in Sardegna per numero di presenze, preceduto solo dal Compendio garibaldino dell’Isola di Caprera.

Museo del Maestro di Castelsardo,
è ospitato nella cripta della cattedrale e contiene, oltre ai dipinti del “Maestro di Castelsardo”, argenti, ex voto e oggetti liturgici antichi.

Riti della Settimana Santa,
si tratta certamente dell’evento più emozionante di Castelsardo. In particolare, il lunedì precedente la Pasqua si svolge la manifestazione chiamata Lunissanti, una sacra rappresentazione della passione e morte di Cristo che si ripete identica da oltre mezzo millennio per le stradine del centro storico, portando in processione il prezioso crocefisso ligneo del “Cristo Nero”. L’atmosfera, pervasa dei suoni arcaici di tre cori pre-gregoriani immersi nella luce tremolante delle fiaccole, ogni anno riporta il borgo al tempo del suo medioevo.

Notte di Capodanno,
fuochi d’artificio e concerto.

Gli spaghetti con i ricci oppure con l’aragosta, e in generale tutti i piatti a base di pesce. Il periodo migliore per gustare i ricci è quello invernale, da gennaio a marzo, mentre per le aragoste è preferibile attendere l’estate, poiché nel periodo più freddo occorre rispettare il fermo biologico.

Sedute sulle scalette dei vicoli dell’antico borgo, è possibile vedere le donne intrecciare cestini in palma nana, seguendo una tradizione tramandata di madre in figlia che risale, pare, all’epoca dei benedettini, ovvero al XIV secolo.
I pescatori più anziani invece costruiscono con il giunco le nasse, una sorta di cestini conici utilizzati per la pesca dell’aragosta.

Ristorazione

Castelsardo, Hotel Rosa dei Venti

Hotel Rosa Dei Venti

Personale gentile e qualificato. A pochi passi dal mare e dal borgo.

 Corso Italia, 97
  +39 079 474255 – 079 473156
 www.hotelrosadeiventi.com