Cella Monte
L’Infernot, Patrimonio del Monferrato

Comune di cella monte
(Provincia di Alessandria)
Altitudine
m. 268 s.l.m.
Abitanti
504

info turismo

Ufficio Informazioni turistiche

Via Matilde Francia 13
tel. 0142 488161

www.comune.cellamonte.al.it
eventi@comune.cellamonte.al.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Pare che il nome derivi dalle celle vinarie che venivano anticamente scavate nella pietra arenaria e occupavano la vasta area dove sorsero le prime abitazioni. Un’altra ipotesi è quella che attribuisce il nome ai piccoli monasteri (Celle).  Il nome di Cella compare in documenti quali un diploma dell’Imperatore Arrigo V (1116), è citato poi in una concessione a Guglielmo marchese del Monferrato da parte dell’Imperatore Federico I (1164), in un pubblico atto dell’imperatore Federico II e in un diploma dell’imperatore Carlo IV (1355) con cui si conferma la superiorità dei “Monferrini marchesi su Cella”.

La storia

Dal 1311 si assiste alla fine di un’”unica terra dei nobili di Celle” e compaiono protagonisti consortili minori: la signoria di Cella è di fatto suddivisa tra molti feudatari (Ardizzoni, Radicati, Francia ecc.. ). Passeggiando lungo la via principale si possono ammirare due imponenti palazzi: l’antica “Casaforte” e la dimora settecentesca del Vescovo Radicati”. Nel tempo le famiglie nobiliari si contrappongono in due schieramenti: quello alleato ai comuni di Vercelli e Alessandria, e quello filoaleramico. I contrasti si risolvono a favore di quest’ultimo, con la sottomissione ai Marchesi, poi Duchi, del Monferrato. Dopo l’annessione del ducato del Monferrato agli Stati Sabaudi nel 1708 Cella entra a far parte della provincia di Casale; poi, entro la maglia amministrativa francese,segue le sorti dell’intero territorio della vecchia provincia di appartenenza, aggregato a una circoscrizione avente per capoluogo Alessandria. Dopo la parentesi napoleonica rientra a far parte della ricostituita provincia di Casale e poi quella di Alessandria.
Nel 1863 il Sindaco Luigi Vallino, ottiene di aggiungere Monte al nome del Comune, poiché esso si trova su di una delle più belle colline del Monferrato. La successiva richiesta per riconvertire il nuovo nome in Cella Monferratocade nel nulla.
I Paesaggi Vitivinicoli di Langhe, Roero e Monferrato sono stati riconosciuti dall’UNESCO come 50° sito italiano del Patrimonio Mondiale dell’Umanità. Cella Monte si trova nella core-zone della sesta componente del Sito seriale, il “Monferrato degli Infernot”.

Può capitare, passeggiando per Cella Monte, di vedere una conchiglia prigioniera in un muro. Milioni di anni fa qui c’era il mare e le colline del Monferrato erano i suoi arcipelaghi. Quando l’acqua si è ritirata ha lasciato l’arenaria marittima, testimonianza visiva dell’evoluzione del pianeta. Una pietra con cui sono state costruite le case a Cella Monte, un paese di cinquecento abitanti adagiato fra le fascinose colline che regalano vini corposi come la Barbera o intriganti come il Grignolino.

Nel 2011 l’UNESCO ha decretato i paesaggi vitivinicoli delle Langhe, Roero e Monferrato quale  cinquantesimo sito italiano del Patrimonio Mondiale dell’Umanità.

Il territorio di Cella Monte presenta un concentrico, di origine medioevale, e un nucleo minore, la Frazione Coppi, insediato in epoche successive.

Ogni angolo di Cella Monte racconta dei tempi in cui la nebbia sconosciuta e il clima tropicale. Lo si vede nelle sue abitazioni, costruite in arenaria. Muri su cui si indovinano i segni delle onde, mentre sottoterra si aprono gli Infernot, una struttura unica nella zona, una cella sotterranea, interamente scavata nell’arenaria e solitamente attigua alla cantina, in cui la temperatura e l’umidità costante, l’assenza di luce, di spifferi di aria e di rumore offrono le condizioni ottimali per la conservazione delle bottiglie di vino più pregiate. Sono piccoli capolavori architettonici realizzati da costruttori locali, testimonianze del sapere contadino del passato.

I segni della storia sono visibili nelle case del borgo in cui l’arenaria tiene prigionieri i fossili, oppure nei palazzi nobili, come la dimora di Pietro Secondo Radicati, vescovo di Casale Monferrato. Il più sorprendente di tutti è Palazzo Volta, oggi sede dell’Ecomuseo della Pietra da Cantoni, il cui recente restauro ha portato alla luce uno straordinario loggiato del ‘400.

Tanti sono i tesori che Cella Monte custodisce al suo interno o nei dintorni: un angolo fiorito, un arco che introduce in una corte chiusa, circondata da quelle che erano le abitazioni dei contadini, oppure il grande orologio su una facciata di mattoni.

Cella Monte si trova tra le dolci colline del Monferrato Casalese, terra di vigneti e di produzione di vini apprezzati come il Grignolino, la Barbera, la Freisa. In alcune aziende vitivinicole del paese è possibile abbinare la degustazione dei vini alla visita della cantina e dei loro infernot.
Nel primo week end di novembre la “Sagra Regionale del Tartufo Bianco in Valle Ghenza”, promuove il profumatissimo fungo ipogeo, principe della cucina autunnale e raccolto nei terreni della valle su cui Cella Monte si affaccia. Nel borgo si producono anche ottimi salami, con procedimenti artigianali tramandati da generazioni.
Altri piatti locali tipici sono gli Agnolotti, il Fritto Misto alla piemontese, la Bagna Cauda (intingolo con olio, aglio e acciughe).

“L’anello di Cella Monte”, “Dipinti, rose e vigne” e “Vigneti e infernot” sono tre sentieri percorribili a piedi, in bicicletta e a cavallo che consentono ai visitatori di scoprire i colori dei vigneti, le fioriture del borgo e i mirabili panorami.

Nel mese di maggio l’evento primaverile “Le Colline sono in Fiore” propone ai visitatori un’originale sfida tra residenti che allestiscono addobbi floreali esposte nella via centrale. Il tema ispiratore varia ogni anno. Per gli appassionati di rose è a disposizione una mappa che accompagna alla scoperta degli esemplari messi a dimora nei punti più caratteristici del paese. Cella Monte partecipa al concorso nazionale dei “Comuni Fioriti” e nel 2006 ha rappresentato i piccoli Comuni, alla prima partecipazione dell’Italia al concorso europeo “Entente Florale”, ottenendo la medaglia d’argento.