Deruta-StemmaDeruta
L’arte della ceramica

Comune di DERUTA
(Provincia di Perugia)
Altitudine
m. 220 s.l.m.
Abitanti
9130 (250 nel centro storico)

Patrono
San Simplicio, 25 novembre
info turismo
Pro Deruta, Piazza dei Consoli
tel. 075 9711559
www.comune.deruta.pg.it

Lo spirito del luogo

Deruta-StemmaIl nome
Il nome nasce come variante di “Diruta”, cioè “rovinata”, in riferimento alla fuga dei perugini dalla loro città, incendiata da Ottaviano nel 40 a.C. durante la guerra civile che lo vide opporsi a Lucio Antonio. Gli abitanti della città distrutta, “diruta”, si stabilirono sul colle dell’odierna Deruta, che prese il nome di “Perugia vecchia”.

 

La storia
40 a.C., il saccheggio di Perugia al tempo delle guerre civili provoca la fuga dei cittadini dalla città diruta, “distrutta”, sul colle dove sorgerà il nuovo abitato.
1040, compare per la prima volta nei documenti dell’abbazia di Farfa il nome Diruta.
1221, i documenti attestano che Deruta, pur dominata da Perugia, ha la facoltà di nominare un podestà, e gode quindi di una certa autonomia.
1299, compare la prima testimonianza scritta sulle ceramiche di Deruta.
1312, contro le milizie imperiali di Arrigo VII, Perugia dispone un rafforzamento delle difese di Deruta.
1370, l’esercito della chiesa, per riportare sotto la propria egemonia le città ribelli dell’Umbria, tra cui Perugia, ne invade i possedimenti devastando anche Deruta.
1451, sono restaurate le mura cittadine; nel 1465 viene emanato il nuovo Statuto comunale in volgare.
1540, durante la “guerra del sale”, Deruta sostiene lo Stato pontificio che, sedata la rivolta dei perugini, garantisce al borgo un periodo di relativa pace, nel corso del quale la produzione di maioliche raggiunge il massimo sviluppo.
1814, viene restaurato il governo pontificio dopo le brevi parentesi napoleoniche (1798-1800 e 1809-14).
1860, con l’Unità d’Italia termina il lungo periodo di sottomissione allo Stato della chiesa.

Nelle botteghe degli artigiani e nei fondachi dei commercianti, le maioliche per secoli hanno dato pane e lavoro a Deruta. Quale grazia usciva dall’incontro tra le mani esperte dei vasai, la fantasia dei pittori e la magia del fuoco! Gli ornati preziosi del periodo rinascimentale, la fitta trama di fiori, foglie e sottili arabeschi del periodo calligrafico, disegnavano uno stile di vita, erano già il segno del “made in Italy”. Soprattutto ci stupisce il segreto del lustro dorato, geniale invenzione dei vasai di Deruta, che esalta le figurazioni e sembra riecheggiare gli ornati a oro profusi nel dipinto dell’“Alunno” conservato nella pinacoteca.
Non sono, infatti, solo le maioliche a catturarci gli occhi a Deruta. Abbiamo una grande firma della pittura, il Perugino, che in una sua opera infila una panoramica di Deruta come appariva nel 1476: compatta, perfetta. Era un mondo di vasai con la loro patrona, Santa Caterina d’Alessandria, affrescata nella chiesa di San Francesco.
E con le sue ragazze, piene di voglia di vivere, che prestavano il volto alle Madonne, come quella di Castelleone, nella chiesa di San Donato, o l’altra nella cappella del Fanciullo, a Sant’Angelo di Celle.

Andiamo subito al cuore del borgo, per evitare l’impressione che l’ampia zona abitativa e industriale sorta negli ultimi decenni parallelamente alla strada statale E45 ne abbia offuscato l’identità originaria. L’Umbria nei sogni di molti rimane una costellazione di antichi borghi in un mare di verde. D’altronde, il territorio di Deruta è segnato dai depositi argillosi che hanno consentito ai suoi abitanti di procacciarsi la materia prima con cui realizzare le ceramiche, e il ritorno a questa attività, dopo secoli di declino, si paga con qualche scalfitura all’estetica. Tutto nel borgo parla di vasai e dell’arte della ceramica, a partire dal museo della ceramica. Ma procediamo con ordine. Si entra nel centro storico dalla porta di San Michele Arcangelo, ai cui lati si notano resti delle mura di cinta. Poco più avanti sono visibili le strutture di alcune fornaci del Cinquecento. La fontana a pianta poligonale del 1848 ci accoglie in piazza dei Consoli, che ha forma allungata e ospita i principali edifici pubblici e religiosi. L’odierno palazzo municipale, al cui interno si trova anche la pinacoteca comunale, è l’antico palazzo dei Consoli, sobria architettura trecentesca rammodernata nel XVIII secolo lasciando inalterate le bifore ogivali che, con il portale, abbelliscono la facciata. Nell’atrio, reperti archeologici romani e medievali. La torre trecentesca ha bifore in stile romanico. Sulla stessa piazza si affaccia il complesso francescano, ossia il convento, fondato nel 1008 dai Benedettini (vi morì nel 1264 Papa Urbano IV) e la chiesa di San Francesco, in stile gotico, restaurata e consacrata nel 1388 dopo un terremoto che l’aveva quasi distrutta. Molto bella la facciata della chiesa in pietra arenaria con il portale ogivale e l’elegante rosone in pietra bianca e dorata. All’interno sono conservate tracce di affreschi realizzati tra XIV e XVI secolo. Notevoli l’affresco raffigurante la Vergine e i Santi Francesco e Bernardino, attribuito a Domenico Alfani (1520) e quello di fine Trecento vicino all’altare maggiore, che ha sempre per soggetto la Madonna tra i Santi. Il campanile trecentesco è a bifore ogivali. Nel convento è collocato il Museo regionale della ceramica. Spostiamoci ora in piazza Benincasa per visitare la chiesa di Sant’Antonio Abate, da poco tornata al suo splendore. Il primo restauro risale al 1493, l’interno accoglie affreschi umbri di Bartolomeo Caporali (Madonna della misericordia, 1480) e del più tardo Giovan Battista Caporali (Episodi della vita di Sant’Antonio Abate). Ben inserita nell’ambiente urbano è anche la chiesa della Madonna delle Piagge (1601) che reca in facciata un pannello in maiolica di Amerigo Lunghi (1929). Opera tutta particolare, appena fuori il paese, è il santuario della Madonna dei Bagni, costruito a pianta centrale subito dopo l’evento miracoloso del 1657, originato dal ritrovamento di un’immagine della Madonna su un frammento di ceramica, tuttora custodito nell’altare maggiore. La forza della fede si esprime qui in oltre 600 mattonelle votive, realizzate dai ceramisti di Deruta su commissione dei fedeli che hanno ricevuto la grazia. Gli ex voto in maiolica (esempio quasi unico) illustrano disgrazie, malattie, incidenti risoltisi felicemente per l’intervento della Madonna.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Canoa nelle anse del Tevere, trekking e cicloturismo sui sentieri pianeggianti o collinari del territorio, percorso verde con attrezzi in località Vingara.

Deruta ha diverse frazioni che meritano una visita. A Casalina è da vedere il castello, recentemente restaurato dalla Regione Umbria; a Castelleone, antico borgo fortificato con torri e mura del XIV sec., attirano l’attenzione gli affreschi della chiesa di San Donato – in particolare la Madonna col bambino del XIV sec. – e il castello, ora trasformato in lussuosa dimora storica a disposizione dei visitatori; a Sant’Angelo di Celle, nella fertile pianura del Tevere, merita una sosta lo splendido affresco di Bartolomeo Caporali nella chiesina della Madonna del Fanciullo. Tutt’intorno, Deruta è accarezzata dal dolce paesaggio umbro di ulivi, prati, boschi di lecci e castagni.

Deruta-Museo regionale della ceramicaMuseo Regionale della Ceramica,
ex convento di San Francesco, tel. 075 9711000, www.museoceramicaderuta.it il più antico museo italiano per la ceramica conserva oltre 6 mila opere, e più di 1500 volumi sull’argomento. Descrive, organizzata in periodi, l’evoluzione della maiolica di Deruta dalla produzione arcaica al Novecento. Tra i pezzi più pregiati, per delicatezza cromatica, i vasi in lustro dorato del primo quarto del XVI sec., i piatti da parata, i vassoi istoriati del XVII sec., il pavimento proveniente dalla chiesa di San Francesco (1524).

Pinacoteca Comunale,
piazza dei Consoli 13, tel. 075 9711143: situata in un’ala del palazzo Comunale, custodisce la raccolta Lione Pascoli che comprende opere del collezionismo romano del primo Settecento (tra cui un Guido Reni e un Baciccio) e dipinti e affreschi provenienti dalla chiesa di San Francesco e da altre del circondario. Tra questi, le due opere di Niccolò di Liberatore detto “l’Alunno” (XV sec.) e i Santi Rocco e Romano del Perugino.

Deruta-Santuario Madonna dei BagniSantuario della Madonna dei Bagni, loc. Casalina: collezione di ex voto in maiolica dalla metà del XVII sec. a oggi.

Festa della Madonna dei Bagni,
domenica-martedì di Pasqua.

Antiquariato in piazza,
1° maggio: mostra mercato della ceramica d’antiquariato.

Festa del Grano,
loc. Sant’Angelo in Celle, fine giugno.

Magia di un’Arte,
fine giugno-luglio.

Festa di Santa Caterina,
25 novembre: nel giorno della patrona dei ceramisti, sono premiati gli antichi vasai.

Tagliatelle con le interiora d’oca, porchetta al finocchio, umbricelli al coccio: questi ultimi si mangiano nella festa di giugno della frazione. Ripabianca. Le sagre nelle frazioni sono l’occasione per apprezzare piatti locali quali i “birbanti”, a Sant’Angelo di Celle, e il “cannibale”, particolare tipo di carne che si cucina a Castelleone.

Deruta-Piatto - la giulia bellaOltre alle ceramiche, che si possono acquistare direttamente nelle botteghe artigiane, occorre ricordare l’olio extravergine d’oliva di Castelleone, apprezzato dai palati più raffinati come, in passato, quello di Gabriele D’Annunzio.

Ospitalità

Deruta, Hotel Melody

Hotel Ristorante Melody

  S.S. E/45 km 55,800
  +39 075 9711022
  info@hotelmelody.it
  www.hotelmelody.it

Ospitalità

Deruta, Antica Fattoria del Colle

Antica Fattoria del Colle

Ospitalità e cortesia.

  St.Colle delle Forche, 6
  +39 075 972201
  +39 338 5677444
  umbria@anticafattoriadelcolle.it
  www.anticafattoriadelcolle.it