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Palazzuolo sul Senio è Città del Bio, mele, pere e castagne sono libere da fitofarmaci, c’è un caseificio con ottimi formaggi e, soprattutto, c’è l’Albergo Diffuso Locanda Senio dove Ercole – un vero oste d’altri tempi – e la moglie Roberta viziano gli ospiti. Roberta ai fornelli non sbaglia un colpo, lo dicono tutti. Si tratti dell’emblema del Mugello, il tortello fatto a mano che sa di pasta fresca, uova e patate, o delle tagliatelle alla boscaiola, oppure di un arrosto o di un delizioso dolce dove la purezza degli ingredienti arriva subito al palato, la Locanda è un punto di forza della cucina del territorio.
Il piccolo paese dell’Appennino – 1150 abitanti di cui solo 300 nel centro storico – ha orti e giardini curatissimi e un discreto patrimonio architettonico. Il nucleo storico è diviso in due parti – Borgo dell’Ore e Borgo del Crocifisso – separate dal ponte sul fiume. Il borgo più antico è il primo, costruito intorno al palazzo dei Capitani, mentre al di là del fiume le case si dispongono intorno alla piazza del Crocifisso che un tempo ospitava lo “Spedale” di Santa Maria Maddalena, luogo di accoglienza e cura dei pellegrini. Sempre da questa parte del Senio, si trova la chiesa parrocchiale dedicata a Santo Stefano, snaturata nella sua struttura originaria dopo varie ricostruzioni, a partire da quella del Cinquecento. Si dice che in una lapide, andata perduta, fossero scolpiti i simboli dell’eresia ariana, la forbice e il pesce – segno di una probabile fondazione pagana, databile al IV secolo. Prima di salire alla scalinata che conduce alla chiesa, si nasconde il Ghetto ebraico, raccolto intorno a un cortile contornato da palazzi in pietra. Con i suoi sottopassi, è un angolino delizioso.
Ma la parte più interessante di Palazzuolo è il borgo antico che sta dall’altra parte del Senio. Vi si arriva da via Roma, luogo di antiche botteghe, attraversando il brutto ponte sul Senio che sostituisce quello a schiena d’asino con tre arcate, fatto saltare in aria dai tedeschi durante la seconda guerra mondiale. Il Comune ha in mente di abbellirlo mascherandone la struttura con piante e rampicanti. Con la sua lenta cantilena d’acqua, il fiume avvolge l’abitato, che emerge dal verde con i suoi muri e tetti antichi. Il pezzo forte è il palazzo dei Capitani con, alle spalle, la chiesa secentesca dei santi Antonio da Padova e Carlo Borromeo, dotata di un portico a tre archi e di un campaniletto a vela. Sulla destra, il municipio con il suo porticato. Tra il municipio e il palazzo dei Capitani si apre la duplice scalinata della fontana, restaurata negli anni Ottanta con bronzi dello scultore Roberto Barni.
Palazzo dei Capitani è contrassegnato da un portico d’angolo e da un ingresso sopraelevato. Edificato alla fine del Trecento, porta sulla facciata gli stemmi dei Capitani del Popolo che qui ebbero residenza e giurisdizione. Nel Medioevo in paese comandavano due famiglie, i Pagani e gli Ubaldini. Alla prima apparteneva il Maghinardo citato da Dante nella Commedia, e morto nel 1362 lasciando i suoi beni agli Ubaldini, i quali a loro volta li conferirono alla Repubblica Fiorentina. Nel 1506 nel palazzo sostarono due illustri ospiti: Papa Giulio II e il suo accompagnatore, Niccolò Machiavelli. Oggi vi hanno sede il Museo Archeologico Alto Mugello e il Museo delle Genti di Montagna.
Uscendo da piazza Alpi, dove c’è la fontana, si arriva in piazza Garibaldi, circondata da portici che ricordano la sua antica funzione di “mercatale”. Il bassorilievo dell’infante in fasce su un palazzo del Seicento indica che ne era proprietario lo Spedale degli Innocenti di Firenze. Nel palazzo a fianco si fermò nel 1849 Giuseppe Garibaldi in fuga da Roma dopo la caduta della Repubblica. Dalla piazza si arriva attraverso un vicolo in un altro slargo dominato da palazzo Strigelli, costruzione del 1804 restaurata e utilizzata al piano terra come Biblioteca Comunale. Nel borgo antico vi sono altri angoli dove riposare i pensieri, come via Borgo dell’Ore, la parte più antica di Palazzuolo. Seguiamo il profilo delle case in pietra fino alla piazza del Grano, dove nel Medioevo si teneva il mercato delle granaglie.