stemma-san-Giovanni-in-marignanoSan Giovanni in Marignano
Dove i Malatesta nascondevano il grano

Comune di SAN GIOVANNI IN MARIGNANO
(Provincia di Rimini)
Altitudine
m. 30 s.l.m.
Abitanti
9.321 (300 nel borgo)

info turismo
Pro Loco – UIT, piazza Silvagni Tel. 0541 828.124
turismo@marignano.net
Comune, via Roma 62 Tel. 0541 828.111 – urp@marignano.net
Biblioteca, via Roma 59 Tel. 0541.828165
cultura@marignano.net
www.marignano.net  |  www.lanottedellestreghe.net

Lo spirito del luogo

stemma-san-Giovanni-in-marignanoIl nome
Il toponimo è composto di due elementi: San Giovanni, che richiama l’intitolazione della chiesa di San Giovanni Battista in Castelvecchio, prima chiesa del borgo e databile alla prima metà del XII secolo, e Marignano, un antico fondo agrario, fundus rusticus Mariniani, di derivazione tardo-romana. Fin dalle sue origini l’insediamento si caratterizza per la fertilità del suolo e l’abbondanza dei raccolti.

 

La storia
1062, il papa Alessandro III conferma la proprietà della chiesa di Sanctae Mariae in Mariniano (l’attuale chiesa di Santa Maria in Pietrafitta) al monastero ravennate di San Severo in Classe.
1115, il castrum Mariniani cum ecclesia Sancti Johannis risulta essere possedimento del monastero di San Vitale.
XIII sec., i monaci ravennati intraprendono opere di bonifica, prosciugamento delle zone paludose, dissodamento dei terreni incolti; questa riorganizzazione territoriale porta, nella seconda metà del secolo, all’abbandono del primitivo abitato sul colle di Castelvecchio, a favore della pianura, dove è eretto un nuovo castello, in prossimità del torrente Ventena, il cui corso viene deviato per farne la naturale difesa della nuova fortificazione.
XV-XVI sec., sono documentate dal Quattrocento le fosse ipogee per la conservazione dei cereali, disseminate lungo le strade principali e al riparo delle mura; è probabile che la costruzione della rocca e della cinta muraria (1438-42) decisa da Sigismondo Pandolfo Malatesta, con l’intervento di Filippo Brunelleschi, servisse proprio a difendere il “granaio” di San Giovanni; grazie anche all’alta concentrazione di mulini, il borgo resta il più importante centro di produzione cerealicola della Val Conca anche dopo la fine della signoria dei Malatesta (1509) e il passaggio allo Stato Pontificio (1528), come conferma nel 1616 lo storico riminese Adimari.

L’esplosione di luce estiva nei campi di grano ci fa pensare che la migliore rappresentazione dell’anima di questo luogo sia la scena dipinta a metà Ottocento da Antonio Mosconi per il sipario del teatro comunale. Si vede il borgo sullo sfondo, con i profili emergenti della chiesa di San Pietro e della torre dell’orologio; in primo piano, il tempietto della dea Cerere, protettrice dei raccolti. Vive dunque sotto il segno della spiga, San Giovanni, anzi: il borgo fortificato è sorto proprio per difendere il tesoro di Cerere, grano e cereali ammassati nei depositi sotterranei. Oggi, mietitura, trebbiatura, falciatura, sono riti dimenticati: rimane solo il ricordo del solstizio d’estate, la festa di San Giovanni per il raccolto delle messi, la testa che rotola giù a simboleggiare il giorno declinante, appena dopo l’apice del fulgore che richiama le streghe. Ma i campi pulsano ancora intorno al paese. Il nero della terra feconda le viti e gli ulivi. Il bel vivere, che qui è di casa, ha attratto il turismo e l’industria del lusso (moda e yachts), ma il vecchio borgo sta sempre dentro il recinto che gli ha creato la storia: le antiche colline dei Malatesta alle spalle, l’alito del mare di fronte.

Prima di farci catturare da piazza Silvagni e di entrare nel borgo, non ci sfugge, in posizione frontale rispetto alla torre civica, la chiesa di Santa Lucia dai toni pastello. Costruita nel 1786 su un preesistente edificio religioso cinquecentesco, è dedicata alla Madonna “della Scuola”. Dell’antica chiesa – di cui la nuova ha in parte ripreso l’impianto architettonico – rimane solo l’affresco d’ignoto autore romagnolo, raffigurante la Madonna col Bambino. L’organo settecentesco con circa seicento canne di stagno e legno, è stato recentemente restaurato e se ne apprezzano le sonorità in occasione di concerti e rassegne musicali.
Eccoci dunque in piazza Silvagni, la cui forma risale al Settecento, quando si compose intorno alla piazza del mercato, delimitata da un lato dalla chiesa di Santa Lucia e dall’altro dalla torre d’ingresso al castello, che adesso è la torre civica. L’altra torre portaia, quella a nord, fu abbattuta nel 1854 per consentire l’allargamento della strada. Le due torri facevano parte del sistema di fortificazioni voluto da Sigismondo Pandolfo Malatesta negli anni 1438-42. La torre civica è alta 24 metri, grazie alla sopraelevazione in cui sono stati alloggiati l’orologio e la cella campanaria; la sua altezza originaria è visibile osservando la differenza di colore della muratura. Si notano anche i fori laterali cui erano agganciate le catene del ponte levatoio.
Siamo ora nel borgo fortificato, attraversato dalla “via di mezzo” sulla quale si affacciano pregevoli edifici sette-ottocenteschi. La via principale è asse di simmetria per le vie secondarie che l’intersecano o le corrono in parallelo, dividendosi in lato mare e lato monte, secondo un disegno geometrico che risale al Quattrocento, quando i Malatesta ristrutturarono l’originario impianto urbano duecentesco. La pavimentazione fa risaltare la presenza di fosse granarie, circa duecento depositi sotterranei per la conservazione dei cereali, esistenti dal XIV-XV secolo. La vicinanza al porto naturale di Cattolica consigliò ai monaci ravennati prima, e ai Malatesta poi, di creare qui un vasto serbatoio di generi alimentari destinati al commercio con il nord Italia. Nel borgo incontriamo tre notevoli edifici: una chiesa, un teatro e un palazzo. La chiesa di San Pietro è citata dal 1348, ma dovrebbe essere coeva alla fondazione del castello, quindi duecentesca. Si presenta oggi nell’ultima ristrutturazione, avvenuta a metà Settecento, dopo quelle cinquecentesche dei monaci di San Vitale in Ravenna. Tanta storia, dunque, che si concentra nella tavola del Cristo portacroce di Nicolò Rondinelli (fine Quattrocento) e nel mirabile altar maggiore dello scultore Domenico Toschini (1754). Attivo ancora oggi è il teatro Massari, uno degli splendidi teatri ottocenteschi così frequenti in Romagna. In origine oratorio della Confraternita del Rosario, fu adibito alle scene nel 1821 e radicalmente restaurato nel 1855 fino a trasformarlo nel tipico teatro all’italiana a ferro di cavallo con due ordini di palchi.
Palazzo Corbucci, infine, fu residenza di Malatesta de’ Malatesti, signore di Pesaro, nella seconda metà del Trecento. Dopo vari passaggi di proprietà, fu acquistato da Pietro Corbucci nel 1812 e recentemente passato all’Amministrazione comunale.
Siamo ora nel cuore delle mura castellane, perno del sistema fortificato malatestiano. L’impianto difensivo quattrocentesco, cui mise mano Filippo Brunelleschi, consisteva in una cinta muraria guarnita di sei-otto torrioni, circondata da due torri portaie di accesso al castello. Il nostro giro termina di nuovo con la chiesa di Santa Lucia, costeggiando la quale sulla destra arriviamo alla chiesa di Santa Maria in Pietrafitta, ricostruita nel 1730. Qui è conservato un piccolo tesoro: un frammento di una lastra di pluteo di epoca carolingia, databile VIII-IX secolo. Una rarità, che ci riporta al fondo oscuro del tempo.
Molti altri sono gli edifici religiosi presenti nel territorio: in particolare la chiesa della Madonna del Monte (1699) sul colle di Castelvecchio, e la chiesa di San Giovanni Battista in Isola di Brescia, al cui interno è conservata una sorta di pinacoteca sacra.

Piaceri e Sapori

Golf presso il campo a 18 buche e il campo pratica del Riviera Golf Club; equitazione presso l’annesso Riviera Horses; sport nautici e attività balneari (Cattolica è a 3 km); cicloturismo, passeggiate nell’entroterra e percorsi enogastronomici tra cantine e frantoi.

San Giovanni è la porta della Valle del Conca: tutti i comuni che ne fanno parte sono interessanti, a cominciare dai due già classificati nei Borghi più belli d’Italia, Montefiore Conca e Montegridolfo. Il paesaggio della valle è ancora prevalentemente agricolo, con intere colline coltivate e case rurali sparse. Montescudo, Monte Colombo, Mondaino, Gemmano, Saludecio hanno ognuno qualche particolarità – storica, ambientale o gastronomica – che ne consiglia vivamente la visita.
Siamo, d’altronde, nelle terre malatestiane, che comprendono anche la vicina Valle del Marecchia: la Romagna più vera, ricca di castelli, rocche, tradizioni; un territorio di colline morbide e arrotondate a due passi dal mare, dove natura, cultura e gastronomia trovano la perfetta sintesi.

Museo dell’Arte e della Civiltà Contadina:
informazioni presso Pro Loco,
tel. 0541 828124 www.prolocosangiovanni.it

Mostra Entomologica Permanente, via Macello, www.csnvalconca.it

Casa di Artemisia,
via Largo Fosso Pallone.

San Giovanni Marignano_stregheLa Notte delle Streghe,
19-23 giugno: rievoca le tradizioni popolari, i riti della Notte di San Giovanni e le celebrazioni legate al solstizio d’estate quando le streghe facevano sosta a San Giovanni in Marignano nel loro viaggio verso Benevento. Spettacoli, animazioni, scenografie, punti ristoro e mercatino per rivivere antiche fascinazioni. www.lanottedellestreghe.net

Capodanno del Vino,
quarta domenica di settembre: si dà il “benvenuto” al vino nuovo recuperando le tradizioni popolari campestri come la gara della pigiatura, la banda musicale, la “rustida” di pesce, il mercatino e la degustazione di vini e prodotti tipici.

Teatro Massari,
stagione teatrale da ottobre a maggio.

Antica Fiera di Santa Lucia,
13 dicembre: millenaria fiera che riprende le tradizioni legate al solstizio invernale, alla celebrazione della patrona della vista e alla vocazione contadina del borgo.

I passatelli in brodo.

Il vino dei Colli dei Rimini, olio extravergine e miele. San Giovanni è Città del Vino e fa parte del Consorzio Strada dei Vini e dei Sapori dei Colli di Rimini.