stemma_bobbioBobbio
Il capolavoro del monaco irlandese

Comune di BOBBIO
(Provincia di Piacenza)
Altitudine
m. 272 s.l.m.
Abitanti
3724

info turismo
IAT, Piazza San Francesco
Tel. 0523 962815, Fax 0523 936666 – iatbobbio@sintranet.it
Centro Culturale, Palazzo Comunale – Tel. 0523 962804
cultura.bobbio@sintranet.it
www.comune.bobbio.pc.it  |  www.provincia.piacenza.it/turismo

Lo spirito del luogo

stemma_bobbioIl nome
Bovium, Bobbio, prende nome dal torrente che scende dalle pendici del Monte Penice, saltus Boielis in latino. Il toponimo boiel è di origine celtico-ligure e connesso alla stirpe gallica dei Boi che subentrarono ai Liguri nella zona tra il V e il IV secolo a.C.

 

La storia
14 a.C., i Romani s’insediano sulla sponda sinistra del fiume Trebbia, in una zona ricca d’acqua, abitata sin dall’epoca neolitica e, prima di loro, dai Liguri e dai Celti.
614, arriva dall’Irlanda il monaco eremita Colombano, che riceve il territorio dal re longobardo Agilulfo e dalla regina Teodolinda, donazione importante poiché Bobbio controlla la via del sale che da Piacenza lungo la Val Trebbia raggiunge Genova, caposaldo dei Bizantini. Colombano vi fonda un monastero benedettino restaurando la chiesetta di San Pietro, ma muore l’anno dopo. A reggere la comunità si alternano, con l’incarico di Abati, vari monaci seguaci del Santo; intorno al convento, che nel 643 conta già 150 monaci, sorgono le prime case abitate da civili.
774, Carlo re dei Franchi s’impadronisce di Pavia e pone fine al regno longobardo; i monaci, che godevano di alta considerazione presso la corte longobarda, sono ben visti anche dai Franchi, perché Bobbio apre loro la strada verso la Liguria. Bobbio diventa monastero imperiale e un potentissimo feudo che possiede beni ormai in tutta l’Italia del nord; nel IX secolo l’abate Agilulfo fa costruire la basilica proto-romanica.
1014, l’Abate ottiene la giurisdizione episcopale e nasce così la diocesi autonoma di Bobbio, che da borgo monastico sale al rango di città episcopale; nei primi tempi vescovo e abate sono la stessa persona, poi le due cariche sono affidate a persone diverse e le lotte intestine tra abate e vescovo, aggiunte ai conflitti derivanti dai nuovi soggetti nascenti, i Comuni, portano la città al declino.
1230, Piacenza occupa Bobbio: il dominio prosegue fino alla conquista da parte dei Visconti di tutta l’area lombarda; Bobbio, staccata da Piacenza e aggregata a Voghera, si orienta verso l’ambito di influenza pavese.
1387, il borgo è dato in feudo ai Dal Verme, i quali lo tengono, salvo brevi interruzioni, fino alla metà del XVIII sec. quando, in seguito alle Guerre di Successione, passa ai Savoia; da questo momento la storia di Bobbio s’identifica con quella dello Stato Sabaudo.

Cosa c’è di più piacevole del prendere un caffè sotto i portici di piazza Duomo, appena restaurata, salutare la testina apotropaica che ammicca da un capitello, infilarsi nelle stradine acciottolate del borgo, sfiorare le vecchie case e quindi – prima di finire abbracciati sul Ponte Gobbo – immergersi nelle meraviglie romane, longobarde e carolingie del museo dell’abbazia? Già, l’abbazia di Bobbio, la Montecassino del nord: Umberto Eco per “Il nome della rosa” si è ispirato al suo antico scriptorium, meraviglioso libro aperto (e poi chiuso: troppo sapere fa male) sui testi dell’antichità.
A Bobbio cerchiamo il nostro segno zodiacale nel mosaico romanico dell’abbazia; le nostre metamorfosi in leoni, cavalieri e sirene, sulle superfici sensibili dell’avorio della teca romana; la scrittura delle nostre vite nei codici miniati di San Colombano che, oltre alla fede, portò l’istinto nomade del pellegrino, rievocando senza volerlo le radici celtiche di questi luoghi, ancora presenti nella musica. Una cosa è certa, il monaco venuto dall’Irlanda un miracolo l’ha fatto: ha creato Bobbio.

Bobbio appare in lontananza, nell’alta valle, tra la linea sinuosa del Ponte Gobbo e i campanili del Duomo e della basilica di San Colombano. A dare inizio alla sua storia fu Colombano, monaco irlandese in odore di santità, che vi costruì – nel luogo dove ora sorge il castello – il primo nucleo di quello che sarebbe diventato un grande complesso monastico, faro di cultura – come Montecassino – per le sue scuole, lo scriptorium e la biblioteca più importante dell’alto Medioevo. Intorno all’abbazia benedettina di San Colombano, che fu spostata nel luogo odierno intorno al IX secolo dall’abate Agilulfo, si sviluppò un borgo che poi crebbe diventando il polo economico della Val Trebbia.
Dell’antica basilica di Agilulfo restano parte della torre campanaria, il pavimento a mosaico, la cripta e frammenti dell’abside circolare. Sull’edificio proto-romanico è poi sorta, tra il 1456 e il 1522, l’attuale basilica, affrescata nelle tre navate e nel transetto da Bernardino Lanzani negli anni 1526-30, di cui si segnala la bellezza della Madonna con Santi. Il presbiterio accoglie gli stalli del coro ligneo (1488), contemporaneo al sarcofago di San Colombano nella cripta, opera di Giovanni de Patriarchi (1480). Prima di accedere alla cripta, in una sorta di piano posto sotto il livello del pavimento superiore, si ammira il bellissimo mosaico che costituiva la pavimentazione originaria della basilica di Agilulfo. Era come un tappeto di preghiera dispiegato davanti agli occhi dei fedeli, che vi leggevano il susseguirsi dei mesi con le relative attività agricole, quando ancora lo scambio simbolico tra uomo e natura non si era spezzato. Tornando alla cripta, restano da vedere gli affreschi quattrocenteschi sormontati da lastre longobarde finemente decorate, che chiudono i sepolcri degli abati successori di San Colombano. Sul lato destro della cripta non sfugge allo sguardo la cancellata in ferro della prima metà del XII secolo, che divideva la zona dei fedeli da quella dei monaci.
La contrada di Porta Nuova conduce al piccolo salotto di piazza Duomo, coronata di portici, al di sopra dei quali stanno antichi palazzi. Una testina apotropaica del XIII secolo ci guarda da palazzo Brugnatelli: dal copricapo si intuisce che raffigura un magistrato. Il duomo, innalzato nell’XI secolo e ampliato tra il 1450 e il 1475, presenta una facciata semplice affiancata da due campanili risalente a quest’ultimo periodo. Nella cappella di San Giovanni, i lavori di restauro hanno riportato alla luce una splendida Annunciazione della seconda metà del Quattrocento. Accanto alla chiesa si trova il palazzo Vescovile, la cui struttura originaria risale all’XI secolo mentre l’attuale appartiene al XV ed è opera di maestri comacini.
Scendendo lungo la contrada di porta Alcarina s’incontra il più antico palazzo di Bobbio, detto “della regina Teodolinda”, in realtà risalente al XV secolo. Continuando a scendere – senza mai perdere di vista il castello Malaspina-Dal Verme che dalla collina domina il borgo col suo poderoso mastio centrale – arriviamo alla strada Statale. La attraversiamo per andare a osservare da vicino il simbolo di Bobbio, il famoso ponte Vecchio, detto anche Gobbo o del Diavolo per il particolare profilo ondulato e contorto. Di età romanica con rifacimenti successivi e sovrastrutture barocche, è lungo 280 metri e presenta undici arcate diseguali tra loro. Le prime notizie risalgono al 1196; poi fu distrutto dalle piene del fiume e ricostruito più volte.
Restano da vedere in piazza San Francesco il santuario della Madonna dell’Aiuto (1621) e il monastero di San Francesco, conservatosi nello stile francescano rustico del XIII secolo con chiostro del XV secolo, mentre la chiesa è stata ricostruita in forme barocche all’inizio del Settecento.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Impianti sciistici per discesa e fondo a Monte Penice (1145 m.), pesca e discesa in canoa lungo il fiume Trebbia, passeggiate e trekking in ambiente appenninico. In estate le piccole spiagge che il fiume forma durante la sua discesa a valle sono ricercate dai bagnanti.

La fortuna storica del percorso lungo la Val Trebbia è legata, già dal periodo longobardo, alla presenza dell’abbazia. Decaduta questa nel secolo XII, la direttrice principale dei pellegrini per Roma divenne la via di Monte Bordone attraverso il passo della Cisa. Ma i monaci di Bobbio per andare a Roma seguivano un altro itinerario ancora, chiamato per questo via degli Abati, che oggi è possibile percorrere agilmente e termina a Ottone, ormai quasi in Liguria. È questo un modo per scoprire il territorio attraversato dal fiume Trebbia, che qui disegna spettacolari anse incassate tra i rilievi. La zona di Bobbio comprende anche uno stabilimento termale, in località San Martino.

Museo dell’abbazia, piazza Santa Fara, tel. 0523 936219: inaugurato nel 1961 e recentemente riallestito nei locali dell’antico scriptorium, presenta interessanti reperti legati sia alle vicende del monastero sia a quelle della città. Dell’epoca romana si ammirano il maestoso sepolcro della famiglia Cocceia, quattro anfore cinerarie, un’ara di Diana, un’idra in alabastro, una splendida teca eburnea del IV-V secolo appartenente al tesoro dell’abbazia e raffigurante Orfeo che col suono della lira trascina cento animali, reali o fantastici. E inoltre: magnifiche pietre longobarde e carolingie, artistici capitelli, colonnine in marmo e in arenaria che costituivano l’arredo dell’antica basilica di Agilulfo, la lastra altomedievale donata dal re Liutprando a Cumiano, le eulogie – oggetti devozionali provenienti da Irlanda, Palestina, Roma, che servivano per conservare il ricordo dei luoghi visitati. E ancora: il busto in argento di San Colombano e la pinacoteca che comprende il bellissimo polittico di Bernardino Luini raffigurante l’Assunzione di Maria.

Pasquetta in piazza,
Largo Rio Grande degustazione prodotti tipici.

Irlanda in Musica,
piazza San Colombano, fine giugno, rassegna di musica celtica.

La Freccia Azzurra,
inzio estate, chiostro dell’abbazia di San Colombano: festival di letteratura per infanzia.

Festa di San Giovanni,
giugno: mostra di prodotti biologici.

Festival del Cinema,
chiostro dell’abbazia, 16-30 agosto: rassegna cinematografica ideata nel 2006 e diretta da Marco Bellocchio, uno dei più grandi registi italiani (nato a Bobbio nel 1939). Si a ssegna il premio Gobbo d’Oro.
Per informazioni tel. 0523 962804.

Festa dell’Uva e Mostra del Fungo e del Tartufo, prima domenica di ottobre.

Castagnate,
le domeniche di ottobre.

Festa Medioevale di San Colombano, piazza Santa Fara, novembre.

Sagra della Lumaca e Mercatino di Natale, dicembre.

Presepi in Mostra, nelle vie del borgo, 24 dicembre – 6 gennaio.

Tipici del luogo sono i maccheroni
alla bobbiese, pasta fresca fatta a mano utilizzando l’ago da maglia e condita con sugo di stracotto. Piatto tradizionale della vigilia di Natale sono le lumache. Anche il croccante fatto con mandorle e zucchero si trova solo qui.

Bobbio_tartufiCome si può vedere curiosando tra le botteghe del centro storico, la gastronomia locale mette sul piedistallo i salumi, nobilitati da una gloriosa tradizione, i profumatissimi funghi porcini raccolti in montagna e, quando è tempo, i tartufi.

Ospitalità

BOBBIO, ALBERGO FILIETTO

Albergo Ristorante Filietto

Cucina tipica, zona panoramica.

 Località Costa Tamborlani, 1
  +39 0523 937104
 info@filietto.it
www.filietto.it