Bova
Due volte greca

Comune di bova
solo centro storico
(Provincia di Reggio Calabria)
Altitudine
m. 915 s.l.m.
Abitanti
502

Patrono
San Leo, 5 maggio
info turismo
Pro Loco, via Borgo – tel. 0965 762009,
Ufficio Turistico del Comune, tel. 0965 762013.
Associazione Culturale “Vua Stin Cardìa”
Info Turismo Bova, tel. 347 1807499
ass.vuastinia@libero.it – info@comunedibova.it
www.paleariza.it – www.comunedibova.it

Lo spirito del luogo

Il nome

La città di Bova (in greco Vùa) ha origine antichissima. Secondo la leggenda, una regina armena avrebbe guidato il suo popolo sul monte Vùa, nel cui nome appare chiaro il riferimento alla presenza del bue, cioè a una terra adibita al pascolo dei buoi.

 

La storia

VII-VI sec. a.C., i coloni greci provenienti dalla Locride assoggettano le popolazioni preistoriche, tra cui gli Ausoni, che abitano le rocche e le caverne di Bova sin dal Neolitico. In età greca Bova subisce le sorti della politica locrese ed è assoggettata ai tiranni di Siracusa.
V sec., Bova è sede vescovile e rimane a lungo feudo dei vescovi di Reggio.
829, le incursioni dei Saraceni obbligano i sopravvissuti a lasciare la costa e le campagne per rifugiarsi sui monti. Risale ai sec. IX e X la colonizzazione bizantina i cui influssi sono tuttora vivi nell’antico dialetto greco parlato da parte della popolazione.
1040-60, arrivano i Normanni e costruiscono un castello per il controllo del territorio. Bova diviene una contea governata dall’Arcivescovo di Reggio che mantiene il titolo di conte e i privilegi feudali fino al 1806.
1572, il rito greco – ortodosso, fin qui seguito, viene sostituito per volere del vescovo Stauriano dal rito latino.
1577, la popolazione è decimata da una tremenda pestilenza seguita dalla carestia.
1736, le campagne sono invase dalle cavallette.
1783, un violentissimo terremoto distrugge parte della città recando gravi danni ai monumenti.
1820, il Re di Napoli costituisce, a prevenzione di disordini nel territorio, un presidio militare a Bova.
1943, un bombardamento degli anglo-americani durante l’ultimo conflitto mondiale danneggia l’insediamento abitativo più antico.

Nonostante i segni esteriori della modernità, qui il mondo sembra ancora girare come una ruota lentissima. “Una città – scrive Italo Calvino – può passare attraverso catastrofi e medioevi, vedere stirpi diverse succedersi nelle sue case, vedere cambiare le sue case pietra per pietra, ma deve al momento giusto, sotto forme diverse, ritrovare i suoi dei”.Gli dei di Bova sono greci e sono stati portati, secondo tradizione, da una regina armena, proveniente dal misterioso oriente conteso da Alessandro Magno e dai persiani, una regina che immaginiamo con gli zigomi alti, splendente e barbarica, che qui trovò il luogo ideale per far pascolare i suoi buoi. L’antica grecità si è conservata e rinnovata all’arrivo dei bizantini, sopravvivendo poi per molti secoli alla latinità imperante. I riti, la lingua, le tradizioni e soprattutto un raro senso dell’ospitalità ricordano la radice greca. Chi arriva a Bova è accolto in modo semplice e spontaneo da una comunità che non ha smarrito la memoria del suo passato, tanto che i nomi delle strade sono scritti anche in grecanico. I piccoli vicoli che all’improvviso spalancano spazi aperti, la piazza assolata che sembra disegnata da De Chirico, le case disabitate dove il paesaggio penetra nelle stanze vuote: Bova è un ambiente fatto di luce e silenzio che invita alla calma e alla riflessione.

Dal balcone di Bova, posto in posizione panoramica a 850 metri d’altitudine, è possibile abbracciare con lo sguardo tutto l’arco costiero. Il borgo è uno dei centri più importanti dell’isola grecanica della provincia di Reggio Calabria e vanta una lunga storia di cui rimangono molte tracce nell’abitato. Antichissima sede vescovile, ha una cattedrale la cui costruzione originaria risale ai primi secoli d.C.; certamente esisteva già nel V, come documenta la sottoscrizione di Lorenzo Vescovo di Bova. Dedicata alla Madonna della Presentazione o “Isodìa”, e frutto di successive ricostruzioni e ristrutturazioni, ha un interno a tre navate di tipo basilicale.
Le opere più notevoli sono la Cappella del Sacramento, realizzata da maestranze siciliane specializzate nella lavorazione dei marmi policromi intarsiati, e la statua della Madonna “Isodìa”col Bambino, attribuita a Rinaldo Bonanno (1584), posta su uno scanno di marmo che riproduce lo stemma civico di Bova. Gli scavi hanno riportato alla luce numerose tombe e l’antica chiesa normanna.
Il castello Normanno (secoli X-XI), ridotto a rudere, sorge in cima a uno sperone roccioso.
La torre Normanna (secolo XI) era posta a guardia di una delle quattro porte che permettevano l’accesso alla città.
La chiesa di San Leo (secolo XVII) ha una sola navata con cappelle laterali, preziosi stucchi ottocenteschi alle pareti e un sontuoso altare maggiore di stile barocco, nella cui nicchia policroma è collocata una statua di San Leo di marmo bianco, opera di Pietro Bernini (1582).
Il santo tiene con la mano sinistra un’accetta rotta e poggia su uno scannello ottagonale marmoreo su cui è riportato – anche qui – lo stemma col bove. Altri splendori barocchi nella Cappella delle Reliquie (1722).
La chiesa del Carmine (secolo XVII) è una graziosa cappella gentilizia appartenuta alla famiglia Mesiani. Il prospetto principale in stile tardorinascimentale è definito da alte lesene che sorreggono un cornicione con timpani triangolari. Il portale in pietra realizzato da maestranze locali posto in asse alla facciata è sormontato dallo stemma di marmo della famiglia Mesiani. All’interno si trova un pregevole altare marmoreo. La chiesa dell’Immacolata (secolo XVIII) presenta sulla facciata un portale in pietra con intagli, in stile tardobarocco, opera di scalpellini locali. Sopra l’architrave è posta una finestra ad arco ribassato con lo stemma della famiglia Marzano al centro.
Il prospetto principale della chiesa dello Spirito Santo (secolo XVII) ha forme semplici e austere, e contiene un portale dalle strutture architettoniche tardorinascimentali, intagliato in pietra da scalpellini locali.
La chiesa ha subito gravi danni per i terremoti del 1783, 1908 e del 1928 e ora giace in stato d’abbandono. Pure danneggiata dai terremoti, ma restaurata e riaperta al culto è la chiesa di San Rocco ( secolo XVI), dove si celebra secondo il rito greco – bizantino.
Tra i vicoli sono molti i palazzi gentilizi che testimoniano l’importanza di questo paese.
In genere sono costruiti in pietra e mattoni e arricchiti all’esterno da decorazioni di lesene, cornici e mensole e da splendidi portali d’ingresso. Da vedere il palazzo Mesiani-Mazzacuva, sorto alla fine del XVIII secoo nei pressi delle antiche strutture difensive della città e destinato dal Comune a diventare un centro culturale sulla Magna Grecia; il palazzo Nesci Sant’Agata (secolo XVIII) che sorge nella piazza principale ed è di proprietà privata; e infine il palazzo Tuscano (secolo XIX) nella parte alta del centro abitato, che ospiterà il Centro Visite del Parco Nazionale d’Aspromonte.

Piaceri e Sapori

Trekking, sentieri attrezzati per passeggiate, escursioni guidate nel cuore dell’Aspromonte (informazioni presso la Cooperativa San Leo, tel. 347 3046799 – 346 7159100, www.naturaliterweb.it, cooperativasanleo@gmail.com), balli e canti tradizionali in piazza, tennis.

La maggior parte del territorio comunale è compresa nell’area protetta del Parco Nazionale dell’Aspromonte. A Bova c’è uno dei centri visita del Parco, in un palazzo secentesco di via Dante (tel. 0965 762091, centrovisitabova@gmail.com).

Museo di Paleontologia e Scienze naturali dell’Aspromonte: collezione di circa 18 mila reperti fossili rinvenuti nell’intera Calabria.

Museo Diocesano.

Santuario di San Leo: vi sono custoditi oggetti liturgici di notevole interesse artistico, come ostensori, calici, turiboli, navicelle, paramenti sacri, statue di legno del XVIII secolo.

Biblioteca comunale e Centro di documentazione di Cultura grecanica “Napoleone Vitale”.

Carnevale Grecanico.Pasqua Bizantina
Dopo la cerimonia religiosa, le palme sono benedette e portate in giro per le vie del borgo. Su uno scheletro di canne s’intrecciano ramoscelli d’ulivo, che poi vengono ricoperti sino a formare statue antropomorfe a grandezza umana, con le fattezze dell’uomo o della donna. Molto ricchi e colorati sono gli addobbi, fatti di fiori, frutti, nastri e merletti. La festa aveva un carattere propiziatorio, era infatti volta ad ottenere una buona annata di raccolti.

Paleariza,
festival di musica tradizionale etnica e grecanica, luglio-agosto, tel. 0965 762121, 347 9390536, 347 3046799 – www.paleariza.it Sottotitolo: Musica tu Cosmu stin Calavrìa Greca. Nel cuore della Calabria greca resiste una tradizione viva della musica e della danza che questa importante manifestazione, frutto di un lavoro lungo e rigoroso, ha il merito di far conoscere e valorizzare. “La luna ci restituirà la nostra musica”, dice il direttore del festival. Ad agosto si svolgono anche le esplosive evoluzioni del ballu di lu camiddhu, una sorta di macumba mediterranea dove nacchere e tamburelli accompagnano il ballo tarantolato di un uomo imbottito di fuochi d’artificio.

Bovarché, manifestazione di arti visive, letteratura e poesia, agosto, tel. 0965 762013. È una sorta di laboratorio permanente di documentazione dell’arte contemporanea meridionale, che pone Bova all’avanguardia tra i comuni calabresi per vivacità culturale.

Giornata della lingua grecanica,
11 novembre.

Presepe Vivente, 26 dicembre.

I prodotti della tradizione agro-pastorale – latte di capra, pomodoro, olio d’oliva – sono la base di prelibatezze come i maccarruni al sugo di capra, i cordeddi con il sugo, i tagghiarini con i ceci, i ricchi di previti con il pomodoro, la carne di capra alla vutana. Ottimi, da queste parti, sono i salumi, i formaggi (ovini, caprini e pecorini) e i dolci. Da gustare infine la lestopitta, una frittella di farina e acqua, fritta nell’olio e mangiata calda.

Il fiorente artigianato locale si riconduce alla tradizione agro – pastorale e alla cultura “grecanica”, seguendo una lunga tradizione che sopravvive oggi in alcuni settori, come l’intaglio del legno (cucchiai, stampi per dolci e formaggi, collari per capre, stecche per busto), la lavorazione del vetro, la tessitura (coperte, tovaglie, tappeti, pezzare). La materia prima per la tessitura popolare è costituita dalla lana, dal lino e soprattutto dalla ginestra, raccolta sulle pendici dell’Aspromonte e lavorata in maniera naturale dalle stesse tessitrici con lunghi processi manuali. Il reticolo ornamentale della tessitura riporta generalmente la croce greca, ispirata agli affreschi di Madonne e Santi nelle chiesette bizantine.