CASTELPONZONE_SCANDOLARA_2Castelponzone
Una corda tesa tra la terra e il fiume

Comune
di SCANDOLARA RAVARA

(Provincia di Cremona)
Altitudine
m. 30 s.l.m.
Abitanti
370

info turismo
Biblioteca Unione Municipia, piazza Italia,  Tel. 347 7802091
Assessorato alla Cultura, Piazza Italia – Tel. 0375 95101, 377 1696600
Pro Loco – IAT di Casalmaggiore, Tel. 0375 40039
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comune.scandolara@unionemunicipia.it

Lo spirito del luogo

CASTELPONZONE_SCANDOLARA_2Il nome
Il nome deriva dagli antichi feudatari: Castelletto dei Ponzone.

 

La storia
70 d.C., si forma un piccolo insediamento romano o un posto di guardia sul Po, come rivelerebbe il ritrovamento di un altare funerario nei pressi della chiesa Vecchia di Scandolara Ravara.
1100 ca., è costruita la chiesa Vecchia di Scandolara sull’antico sito romano.
XIV sec., gli Sforza di Milano edificano un castelletto in posizione strategica, per il controllo delle vie di transito tra Cremona e Mantova; il luogo è conteso dai Gonzaga di Mantova che si appoggiano, per espugnarlo, alla famiglia cremonese Cavalcabò, mentre gli Sforza si affidano alla famiglia Ponzone.
1416, Scandolara entra a far parte del feudo dei Ponzone, che oltre al titolo nobiliare ottengono privilegi, come la riscossione delle tasse.
1441, si crede che il 25 ottobre Francesco Sforza abbia trascorso la notte nella rocca, prima delle nozze con Bianca Maria Visconti.
1456, a Castelponzone, sede del feudo, sono concessi il mercato settimanale e una fiera; si sviluppano l’artigianato e i commerci, pur rimanendo il lavoro della terra l’attività principale della popolazione; si diffonde il mestiere dei cordai, che traggono dai campi, dov’è seminata e raccolta, la canapa con cui producono le corde.
1640, l’inondazione del Po modifica profondamente il territorio e, con esso, l’insediamento intorno alla chiesa Vecchia di Scandolara; nel 1648 il castello dei Ponzone è semidistrutto dai francesi durante la guerra dei Trent’anni contro gli spagnoli; è ricostruito nel 1659 e trasformato in dimora dagli Ala-Pontone, prima della demolizione definitiva di fine Ottocento.
1842, con la morte dell’ultimo discendente dei conti Ponzone si estingue la famiglia dei feudatari che hanno retto il borgo per oltre quattro secoli.
1934, Castelponzone è annesso al comune di Scandolara Ravara perdendo la propria autonomia.

Una corda tesa tra la terra e il fiume: potremmo definire così Castelponzone, antico borgo murato senza più mura, che sorge sonnacchioso nella placida campagna cremonese cercando di salvare la memoria del passato, quando fiorenti erano i commerci e numerosi i cordai. La filiera agricoltura-artigianato teneva insieme il lavoro della terra, le funi prodotte dalla canapa, le botteghe e i commerci. Il cuore di tutto erano sempre la campagna e il Po, che un tempo scorreva a soli due km dall’abitato. Sotto i portici cinquecenteschi e nelle viuzze ciottolate del borgo, ferveva la vita. I mattoni rossi messi a nudo nel crollo degli intonaci rivelano storie scrostate, episodi dimenticati. Qui c’era un castello. Spianate le mura e colmato il fossato, rimane un borgo che vuole rivivere, restano le case sparse e le corti agricole, tra verdi distese di campi e viottoli campestri. Si viene qui per fare l’elogio della ruralità, della vita di campagna; si viene qui per la nostalgia dei filari d’alberi che delimitavano i campi, per la visione bassa di pianura: orizzonti aperti, cascine, odori di stalla, profumo di fiori e scorrere di acque.

Posto tra il Mantovano, il Cremonese e il Parmense, territori di fiorente agricoltura, il borgo di Castelponzone rappresenta un esempio di recupero della dimensione rurale. Costruzioni insipide e villette “geometrili”, disseminate nella Bassa, hanno alterato il volto delle nostre campagne, ridotte ad anonime periferie. A Castelponzone, invece, l’intreccio tra agricoltura e borgo è stato talmente forte in passato, da non poter essere rimosso. La piccola comunità di questa frazione di Scandolara Ravara non ha ceduto ad avventate espansioni urbanistiche e nuove edificazioni, ma si è concentrata sulla protezione dell’esistente.
Centro fortificato senza più fortificazioni, di sapore rinascimentale, Castelponzone ha rimesso a posto le facciate e ripristinata l’originaria pavimentazione in ciottolato negli strettini, i piccoli viottoli che l’attraversano. Chiuso al traffico per consentire al visitatore di cogliere i segni della sua storia, il borgo è delimitato dalla strada di circonvallazione che ricalca il tracciato delle antiche mura. La rocca, demolita a fine Ottocento, era circondata da un fossato, il cui tracciato è ancora visibile.
All’interno, la struttura urbanistica è caratterizzata da isolati regolari. Delle due porte di accesso rimane quella meridionale col passaggio carraio centrale, la postierla e tracce degli attacchi del ponte levatoio. I portici della via centrale risalgono alla fine del XVI secolo: sotto di essi si aprivano osterie, negozi e botteghe artigiane.
La chiesa parrocchiale, dedicata ai Santi Faustino e Giovita, è settecentesca e contiene una Santa Lucia del Genovesino (altri ritratti di questo pittore del Seicento sono nel Museo Ala-Ponzone di Cremona). Un altro edificio storico è la residenza signorile settecentesca conosciuta come la villa, con il suo porticato con architrave poggiante su colonne doriche e la struttura a U. Il resto sono abitazioni rurali che si allineano nei vicoli stretti e negli slarghi, spesso abbellite da balconi e finestre fiorite, immerse nella quiete della Bassa cremonese prossima al Po. Gli episodi architettonici e decorativi sono semplici ma preziosi: camini, portoni di accesso alle proprietà, modanature di edifici.
Esiste, in effetti, un immenso patrimonio rurale che va degradandosi senza rimedio, togliendoci l’immagine di un passato povero ma dignitoso: porticati, fienili, stalle voltate, barchesse, granai, colombaie, abbeveratoi, portali d’ingresso, dipinti murali, oratori campestri, e naturalmente le case padronali e le dimore dei braccianti.
Questo mondo in via di sparizione lascia un’eco a Castelponzone, dove la fisionomia del territorio rispecchia i segni delle opere di bonifica che hanno garantito terre all’agricoltura strappandole alle paludi. Nell’ambiente urbano vediamo molte cascine, in genere monofamiliari, con aia, fienile e stalla, tipiche del Casalasco. Altre cascine si trovano in campagna, dove un tempo c’erano i filari d’alberi a perimetro dei campi.
La principale attrazione architettonica ci si svela, però, nel capoluogo Scandolara Ravara: è il nucleo romanico o addirittura primitivo (forse del IV sec. a. C.) in cui è sorta la chiesa Vecchia, già nota intorno al 1100, al tempo dell’imperatore Federico II. Prima semplice cappella e poi pieve di una certa importanza, la chiesa – un’oasi di pace nella campagna – conserva opere pregevoli al suo interno, come un crocefisso ligneo del XII secolo e gli affreschi del Pampurino e di Giovanni da Piadena. All’esterno si fa apprezzare per la facciata in puro stile romanico lombardo. La torre, prima di funzionare come campanile, era posta a guardia della zona: rimasta intatta nella sua struttura originaria, è più antica dell’attuale chiesa, che risale alla seconda metà del Quattrocento. Approfittiamo della sosta a Scandolara per visitare nel centro abitato la parrocchiale secentesca di Santa Maria Assunta, con bella facciata neoclassica progettata dal Voghera.
Sul territorio comunale e nelle zone vicine sono presenti i bodri, piccole raccolte d’acqua ferma generate dal Po, nelle aree chiuse delle lanche, quando la piena del fiume si ritira: sono ambienti ricchi di flora e di fauna che interrompono il paesaggio piatto della pianura padana e sono tipici della campagna cremonese. Tutto parla del fiume in questi paesi e nelle loro campagne: la toponomastica di cascine e strade, le rogge, gli oratori, le baracche dei pescatori e le barche di legno.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Il filo verde delle piste ciclopedonali attraversa tutta la zona collegando le testimonianze di architettura rurale (chiuse d’argine, case-torri e mulini), di archeologia idraulica e quelle più prettamente storiche (centuriazione, strade, rogge e antichi alvei del fiume, città d’arte). Partono dal borgo, o lo lambiscono, le ciclopedonali “I Borghi del Casalasco”, “I Borghi della Postumia Casalasca”, “I Percorsi di Mezzo”, “Itinerario Eridano”, “Golena del Po”: quest’ultimo, lungo 60 km tra Casalmaggiore e Cremona, solca la pianura cremonese sud-orientale fino ai confini con le province di Mantova e Parma.

La Biblioteca e la Pro Loco organizzano percorsi guidati pedonali e ciclabili alla scoperta del territorio. Si possono distinguere i seguenti itinerari.
Naturalistico: la presenza di due importanti corsi d’acqua, il Po e l’Oglio, ha permesso la realizzazione lungo gli argini maestri di numerosi percorsi come la ciclopedonale del Po; qui il fiume tende a divagare creando scorci affascinanti per il susseguirsi di curve, controcurve e anse.
Archeologico: lungo il tracciato dell’antica via Postumia il paesaggio conserva tracce della centuriazione romana, i cui cardi e decumani si perdono nei campi; nel vicino paese di Calvatone gli scavi hanno riportato alla luce l’antica Bedriacum.
Rinascimentale: la vicina Sabbioneta, città ideale del Rinascimento, e Mantova, capitale dei Gonzaga, sono a poche decine di km.
Ebraico: in numerosi piccoli centri della zona, edifici privati, sinagoghe, ghetti e cimiteri attestano la presenza ebraica.
Della via Francigena: a pochi km dal borgo si trovano chiese collegate a questo itinerario medievale, come la gotica pieve di Caruberto e la tardogotica chiesa di San Zavedro a San Giovanni in Croce.
Delle Ville e dei Castelli: il percorso tocca alcune ville-castello di costruzione ottocentesca, quali villa Bonfanti, in territorio comunale, e nei dintorni villa Medici del Vascello a San Giovanni in Croce, villa Mina della Scala a Casteldidone, villa Fadigati a Martignana di Po, villa Sommi de’ Picenardi e il castello Sommi-Picenardi Crotti a torre de’ Picenardi.
Della Bonifica: un fitto circuito di percorsi ciclopedonali copre l’area della bonifica, realizzata attraverso impianti idrovori e una rete di canali naturali e artificiali in grado di gestire le acque del Po e dell’Oglio; da visitare, in questo paesaggio davvero particolare, l’oasi naturalistica Le Bine a Calvatone, luogo ricco d’acque e di vegetazione spontanea, a 12 km. Gli altri parchi della zona si trovano a Casalmaggiore (Parco Golena del Po, a 12 km), a Gussola (Oasi Lancone, 7 km) e a Motta Baluffi (Lancone Gerole, 5 km).

castelponzone cordaiMuseo dei Cordai: in fase di realizzazione, cercherà di far conoscere un lavoro destinato a morire (solo pochi cordai anziani sono rimasti a Castelponzone) perché oggi le corde sono sempre più spesso sostituite da fibre di plastica.

Sagra di Luglio, seconda e terza settimana di luglio: Castelponzone si trasforma in luogo di poesia, musica e pittura.

Sagra di San Luca con fiera dell’artigianato locale ed gastronomico (terza settimana di ottobre)

Mercatini Natalizi, prima settimana di dicembre: vendita di prodotti tipici nel borgo.

La ricca offerta gastronomica locale comprende i marubini, un primo piatto composto da tre brodi riuniti di gallina, manzo e salame da pentola, e i tortelli di zucca condivisi con i mantovani di là dell’Oglio. In particolare i tortelli sono conditi con ragù rosso ai funghi chiodini ed ii marubini con crema di lambrusco. Tra i secondi, il cotechino cremonese e il lesso accompagnato dall’immancabile mostarda. Dal fiume di latte che esce dalle stalle cremonesi, si ricava un ottimo grana padano. Il vicino comune di Casteldidone ha ottenuto il marchio di qualità per i suoi meloni.

Le funi realizzate dagli ultimi cordai.