cervo-stemmaCervo
Sogni d’oltremare

Comune di CERVO
(Provincia di Imperia)
Altitudine
m. 67 s.l.m.
Abitanti
1215 (470 nel borgo)

info turismo
Ufficio IAT, presso il castello Clavesana
Piazza Santa Caterina, 2 Tel/Fax 0183 408197
infocervo@rivieradeifiori.travel
tutti i giorni  9-12.30/15.30-18.30 – Estivo fino alle 23.00
www.cervo.com | comunecervo@cervo.com

Lo spirito del luogo

cervo-stemmaIl nome
Deriva dalla scritta latina Servo (“offro servizi”) che campeggiava sulle insegne della originaria mansio romana che si trovava sulla via Julia Augusta, nel luogo dell’attuale borgo. Nel tardo Cinquecento
il passaggio dal latino al volgare ha determinato la corruzione del Servo originario in “Cervo”

 

La storia
181 a.C., le legioni romane conquistano la Liguria determinando lo sviluppo della via Julia Augusta (l’attuale via Aurelia). Grazie alla sua posizione elevata e alla presenza di alcune sorgenti e di un porticciolo naturale, anche il colle sul quale sorgerà Cervo viene scelto come sede di una mansio.
950-1000 ca., il castrum Cervi è rocca e feudo dei marchesi di Clavesana e nel sec. XI è già chiuso da mura.
1204 Cervo si proclama libero comune ponendosi sotto la protezione della repubblica di Genova.
1330, Genova assegna Cervo in feudo ai Cavalieri di Malta, che la vendono l’anno dopo al marchese Lazzaro Doria. Conquistata dal marchese Enrico Del Carretto, discendente dei Clavesana, soltanto nel 1384 ritorna ai Genovesi, cui rimarrà sempre fedele, tanto da ottenere nel 1425 il diritto di eleggere direttamente il proprio podestà. XVI sec., Cervo patisce l’incubo dei turchi sia sulla terraferma, mai sufficientemente al riparo dagli improvvisi sbarchi dei predoni saraceni, sia in mare aperto, dove la sua irresistibile vocazione marinara la porta a spingere le sue fragili “coralline” tra la Corsica e la Sardegna, con il prezioso carico che attira i pirati. Soltanto dopo la battaglia di Lepanto del 1571, il pericolo saraceno si fa meno pressante. Comincia allora l’epoca d’oro di Cervo, che si arricchisce con la pesca del corallo e il commercio dell’olio.
1815, il Congresso di Vienna assegna la Liguria ai Savoia.

Le origini sono mitiche e affascinanti. Documenti romani indicano il golfo su cui Cervo si specchia come Lucus Bormani, con riferimento al folto bosco (lucus) di pini e querce che stava alle spalle dell’attuale borgo e da cui scaturivano le sorgenti che i liguri aborigeni avevano consacrato al loro dio delle fonti perenni, Borman, che secondo i celti indicava ai navigatori costieri i luoghi dove fermarsi perché ricchi d’acqua. Lucus Bormani, dunque, come asilo, ricovero, porto. Secondo alcuni il dio celtico equivaleva al Nettuno dei romani. E ci piace pensare che così fosse, perché tutto a Cervo viene dal mare, la ricchezza dei coralli come la morte portata dalle feluche turche. Non esiste qui casa in cui almeno uno degli uomini non sia stato marinaio, nostromo, capitano o pescatore. “Di loro – diceva Franco Ferrero – restano struggenti memorie, racchiuse in modellini di velieri che stanno pudicamente nascosti nel salotto buono a ricordare tempi ormai svaniti. E ancora, in un borgo che sa tutto di salino, molte case alzano dai loro terrazzi trinchetti e pennoni nell’ansia di correre incontro al mare, tanto che basta una bava di vento per far spumeggiare gli ombrosi carrugi come sangue che ribolle nelle vene”.

La visita inizia dalla Salita al castello, con la Porta Marina della Montà, che segna fino alla fine del XVIII sec. il limite meridionale delle mura del castello. Il palazzo del Cinquecento sopra i portici bassi e stretti riecheggia le costruzioni genovesi dell’epoca. Salendo, s’incontra palazzo Morchio, ora municipio, appartenuto a Tommaso Morchio, ammiraglio comandante di dieci galee genovesi, che nel 1371 conquistò alla Repubblica l’isola di Malta e la città di Mazara in Sicilia. è della fine del sec. XVII con un portale d’ardesia di stile genovese. Giunti al piano, si entra nella cerchia delle mura e si continua la salita voltando poi a destra per lasciare la via Romana.
Procedendo, s’incontrano le imponenti mura che costituivano gli spalti del castello nei secoli XV-XVI. Nella piazza si apre la maestosa e barocca chiesa di San Giovanni Battista, detta “dei Corallini” perché edificata con i proventi delle compagnie di pescatori che esercitavano, la pesca del corallo nei mari di Corsica e Sardegna. In realtà, le offerte per la fabbrica arrivarono da tutti gli abitanti – pescatori e marinai, armatori, possidenti, commercianti di olio, artigiani – che contribuirono anche a trasportare quassù dalla spiaggia, a spalla d’uomo, le opere d’arte e i preziosi marmi giunti via mare. L’originale facciata concava del tempio domina un ampio braccio di mare con straordinario effetto scenografico e la sera il suo campanile sembra un faro che indica l’approdo ai naviganti.
La chiesa fu iniziata nel 1686 e conclusa nel 1734 dal figlio dell’architetto Giobatta Marvaldi, l’autore del progetto, morto nel 1706 a lavori in corso. Trent’anni (1758-1778) è invece durata la costruzione dell’elegante campanile, disegnato dal pittore Francesco Carrega. Entrati in chiesa, una scritta in latino ricorda: “Dal mare assunta / sorsi su questa punta”.
I corallini hanno fatto le cose in grande: sono splendidi l’altare maggiore del Pittaluga, con il suo tabernacolo di scuola lombarda dell’inizio sec. XVI e il pulpito in marmo bianco con bassorilievo della Pietà (sec. XVI), l’intaglio del coro ligneo dietro l’altar maggiore, gli affreschi sul coro del Carrega, e il crocifisso ligneo sopra l’altar maggiore, un capolavoro intagliato e scolpito del Maragliano.
Usciti dalla chiesa dei Corallini, si sale la gradinata a destra e s’imbocca via Grimaldi-Salineri, percorsa da archivolti ogivali o a tutto sesto che ornano le entrate delle abitazioni. Tutta la zona conserva caratteristiche medievali. Ci si trova in breve in piazza Santa Caterina e davanti al castello che nel XII sec. i marchesi di Clavesana edificarono come propria dimora dotandola di tre torrioni a pianta circolare e inglobando l’originaria torre altomedievale che sorvegliava la via Julia Augusta. Nel sec. XVII l’edificio fu sventrato e diviso in due parti: la superiore a volta unica conserva un affresco raffigurante Santa Caterina, l’inferiore, ridotta, ha ospitato l’ospedale e oggi è sede del Museo Etnografico. Si esce ora dalla Porta Bondai per godere di un bel panorama sulle valli di Cervo e di Diano. La chiesa in basso su un poggio è l’antica parrocchiale dedicata a San Giorgio di Cappadocia, il cui culto i marinai avevano appreso in Oriente all’epoca delle crociate. Fu abbandonata verso la metà del sec. XV perché esposta agli assalti barbareschi, nella sua linea conserva qualcosa di moresco.
Rientrati per la Porta Bondai nel cerchio delle mura, si scende per via Romana per ritrovarsi poco più avanti di fronte al palazzo Balleydier bella costruzione settecentesca affrescata dal Carrega.
Arrivati al punto pianeggiante della strada – che si chiama Romana perché di qui passava la via Aurelia – si è in breve all’oratorio di Santa Caterina, soffocato da costruzioni che in epoca medievale per penuria di spazio e motivi di difesa venivano addossate le une alle altre. Edificato in pietra a vista intorno al sec. XII-XIII, è un classico esempio di struttura romanica in origine a croce latina.
Molti sono i palazzi padronali che testimoniano la passata agiatezza della popolazione e inducono a vagabondare nei carrugi con gli occhi in su: quelli della Meridiana, della Merla e i settecenteschi palazzi Viale, De Simoni, Alassio e Arimondo. Ma è soprattutto il borgo nel suo insieme ad emozionare: i giochi d’ombra tra i vicoli stretti, gli alti archi, i saliscendi mozzafiato, gli accordi di pini e ulivi sullo sfondo, lo scoglio accarezzato dal mare trasparente, il mandorlo in fiore, il profumo del timo.
della Meridiana, della Merla e i settecenteschi palazzi Viale, De Simoni, Alassio e Arimondo.

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Piaceri e Sapori

Attività nautiche, pesca, surf, tennis, minigolf, escursioni nel verde su sentieri segnalati, cicloturismo.

L’escursione più breve è quella che porta al parco del Ciapà: partendo da piazza castello e seguendo una mulattiera tra la macchia mediterranea e gli ulivi, si raggiunge i Ciapà, una vasta pineta, ideale per una siesta sotto il fresco dei pini, raggiungibile in un quarto d’ora di cammino. Nell’entroterra di Cervo si trovano tanti paesini che vale la pena di visitare, anche perché vi sono ristorantini e trattorie dove si mangia “come una volta”. Ne è un esempio il borgo di villa Faraldi, con le case arroccate attorno alla chiesa, i vicoli e gli angiporti. Dopo villa Faraldi la strada carrozzabile non è più asfaltata e si prosegue in piano tra bellissimi scorci, fino alle case di Tovetto. Si riprende la strada asfaltata per raggiungere Tovo, un altro tipico agglomerato agreste. Un altro itinerario conduce, tra boschi di pini, ginepri, querce, ulivi e carrubi secolari, alla frazione di Chiappa, a ridosso della collina. Oltrepassato il borgo, si giunge alle poche case di Rocca con la cappella di Santa Lucia e quindi, attraverso una mulattiera, al colle Mea da cui si ammira un meraviglioso panorama: il mare di fronte e, nelle belle giornate, il profilo della Corsica.
A Diano castello, nella piazzetta Clavesana si vedono i resti dell’antico castello medioevale. Notevoli anche la parrocchiale in stile barocco, l’oratorio di San Giovanni Battista in stile romanico-lombardo e la chiesetta dell’Assunta (sec. XI) in cui si conserva un polittico quattrocentesco. A una trentina di km si trova lo splendido centro storico di Albenga, con la cattedrale, il battistero e il museo navale romano. Un altro centro da vedere è Bussana Vecchia, abbandonato dalla popolazione dopo il terremoto del 1887 e occupato da una comunità di artisti provenienti da ogni parte del mondo.

Museo Etnografico del Ponente: Ligure, piazza Santa Caterina 1, tel. 0183 408197, aperto tutto l’anno, ore 9-12.30 / 15.30-18.30, ingresso gratuito libero. Ospita, all’interno del castello dei Clavesana, duemila reperti che illustrano la cultura contadina e marinaresca: manichini in grandezza naturale e mobili e suppellettili originali permettono di ricostruire ambienti d’epoca.

Festa di Primavera, nel centro storico, da febbraio a maggio, manifestazione floreale e dolciaria.

Infiorata, nel centro storico, festa del Corpus Domini.

Festa Patronale, a San Giovanni sulla spiaggia i falò e i lumini in mare.

Mostra personali di pittura, Salone superiore del castello, 1 giugno – 31 settembre.

Festival Internazionale di Musica da Camera, Sagrato della chiesa dei Corallini (informazioni: Ufficio Turistico, piazza Santa Caterina 1, tel. 0183 408197, turismo@ cervo.com, www.cervo.com). Nelle serate tra luglio e agosto, otto concerti di alto livello artistico in una splendida cornice: quando il sole tramonta e la chiesa s’illumina di fasci di luce rosata, il pubblico, raccolto sui gradini della scalinata d’ingresso alla chiesa, fa da corona al podio e vive momenti di intensa emozione. Sulla piazzetta sono passati, dal 1965, musicisti quali Arturo Benedetti Michelangeli, Sviatoslav Richter, Wilhelm Kempff, I Solisti Veneti, Maurizio Pollini, Jean Pierre Rampal, Severino Gazzelloni, Narciso Yepes, Salvatore Accardo, Uto Ughi e molti altri.

Break Concerti, piazza Alassio e spiaggio del Pilone, da luglio a settembre, concerti classica jazz e pop. Informazioni presso ufficio IAT e sito www.cervo.com

Accademia internazionale estiva di Cervo, corsi di specializzazione di musica da camera ad alto livello. 1-12 settembre. Per informazioni e iscrizioni: Internationale Sommerakademie Cervo, Rotariusstr – 4 D-44229 Dortmund, tel. 0231-734074, arnimcervo@aol.com, I.A.T. di Cervo, tel. 0183 408197.

Concerti di Settembre. Concerti dell’Accademia Internazionale Estiva di Cervo Festival dei Giovani Artisti, oratorio di SantaCaterina, informazioni c/o Ufficio Turistico, piazza Santa Caterina 1, tel. 0183 408197, turismo@cervo.com, www.cervo.com. Dal 1° al 12 settembre, dodici concerti di musica da camera.

Pesci e crostacei forniti dal mare.

Il prodotto principe è l’olio extravergine di oliva con i suoi derivati: olive taggiasca in salamoia, paté di olive. Gli ulivi sono quelli delle colline alle spalle del borgo. Da un vitigno importato da Candia si ricava poi il vino bianco Vermentino.