Cisternino
L’abbagliante kasba della valle d’Itria

Comune di cisternino
solo centro storico
(Provincia di Brindisi)
Altitudine
m. 395 s.l.m.
Abitanti
12.160 (480 nel borgo)

Patrono
Santi Quirico e Giulitta, prima domenica di agosto
info turismo
Comune, Associazione Turismo
via Principe Amedeo – tel. 080 4445238
Pro Loco, via San Quirico 14
www.comune.cisternino.brindisi.it
comunecisternino@libero.it

Lo spirito del luogo

Il nome

L’eroe eponimo, secondo tradizione, è Sturnoi, il compagno di Diomede. Finita la guerra di Troia, avrebbe fondato questo centro che i Romani hanno poi chiamato Sturninum. Forse distrutto nel 216 a.C. durante le scorrerie di Annibale in Puglia, l’abitato tornò a vivere nell’VIII sec., quando un gruppo di monaci basiliani profughi dell’Oriente, notarono in queste contrade le rovine dell’antico centro. Sulle stesse vollero allora edificare una badia di rito greco che chiamarono San Nicolò cis-Sturninum, proprio dove oggi sorge la chiesa Matrice.

 

La storia

Età del bronzo, resti di villaggi di capanne, ma i primi insediamenti stabili si hanno con la scoperta dei metalli e l’apporto di civiltà d’oltremare (greci, messapi).
1180, il casale di Cisturninum è nominato la prima volta in una bolla di Papa Alessandro III che ne conferma l’appartenenza al Vescovo di Monopoli.
1330, venduta dal Vescovo a un nobile di Monopoli, Cisternino appartiene per oltre un secolo a baroni civili. La baronia del casale torna al Vescovo nel 1463, per concessione di Ferdinando I d’Aragona.
1495, Cisternino è conquistata dalla Repubblica di Venezia che la tiene fino al 1528, quando viene presa dagli Spagnoli.
Il malgoverno dei baroni spagnoli, e l’oppressione fiscale del Vescovo dall’altro, causano nella popolazione forti motivi di risentimento.
1647, seguendo l’esempio di Masaniello a Napoli, il popolo insorge contro il vescovo-barone e brucia la sua residenza, ma la rivolta non ha successo.
1738, nuovi fermenti rivoluzionari scuotono il borgo nei primi anni della dominazione borbonica. 1799, la popolazione parteggia per la Repubblica Partenopea contro il re; Nicola Semeraro, di Cisternino, a capo di un nucleo repubblicano, è trucidato a Francavilla fontana dai fedeli dei Borboni.
1820, è attivo in paese un gruppo di carbonari; sarà Giuseppe Capece di Cisternino ad innalzare sul forte di Brindisi la bandiera tricolore dopo aver lacerato il vessillo borbonico.

I mascheroni in pietra che, incastonati nelle architravi delle case, guardano i passanti con aria beffarda, sembrano saperla lunga sull’anima di questo luogo che si dice fondato da un reduce della guerra di Troia. Un po’ tutta la valle d’Itria è una terra speciale sotto il profilo spirituale ed esoterico. Vi sono antichi insediamenti che testimoniano il passaggio, nel corso dei secoli, di santi e illuminati che vi hanno trascorso lunghi periodi di penitenza e preghiera; c’è l’origine misteriosa dei trulli, con quegli strani simboli sulla cupola conica; c’è insomma un’aria particolare, una suggestione, che ha spinto, ad esempio, il centro di spiritualità indiana Bhole Baba a insediarsi qui. Le orme lasciate nel vento dai cacciatori paleolitici, dai messapi, dai romani, dai monaci basiliani, dagli eremiti, dai califfi, dai vescovi-baroni mai amati, hanno permesso di far nascere a Cisternino un festival interreligioso dedicato ai suoni sacri del pianeta. Nelle campagne punteggiate di ulivi, la musica sacra dell’India shivaita, dei canti cristici o dei musulmani sufi si leva quasi a deridere i tronfi stemmi di famiglia ancora scolpiti nella pietra locale, per ricordarci, come l’havel havalìm del Cantico dei Cantici, che tutto è vanità. Anche se, nelle vie del centro, i fornelli pronti delle rosticcerie ci invitano a godere con i sensi.

Suggestiva nel borgo è l’osmosi tra spazi interni ed esterni, tra case, vicoli e cortili, frutto di soluzioni architettoniche dettate da ragioni pratiche, da un senso della comunanza e del vicinato.
Si tratta di un classico esempio di “architettura spontanea”, dove non ci sono architetti che seguono un piano prestabilito ma rapporti umani da tessere, tra le case imbiancate a calce e i vicoli stretti, tra i cortili ciechi e le scalette esterne, tra gli archi e i balconi fioriti: spazi dove ci si può “affacciare”, dove si crea aggregazione; spazi condivisi, insieme pubblici e privati. Nel silenzio irreale dei pomeriggi estivi, quando il borgo, prima dell’animazione serale, si abbandona al demone meridiano dell’accidia, è bello passeggiare sulle chianche, la tipica pavimentazione in pietra, nel gioco di luci e ombre che scaturisce dalle viuzze strette, dagli archi, dai sottopassi.
Bianco abbacinante dei muri e azzurro del cielo: la poesia del sud. A cavallo tra Ottocento e Novecento, il paese ha cominciato a svilupparsi al di fuori della cinta muraria, dove l’unico esempio interessante è quello di alcuni edifici con decorazioni liberty in via San Quirico. Nel borgo, invece, gli edifici storici di maggior pregio sono la torre e la chiesa che si affacciano sulla piazza.
La torre normanno-sveva, recentemente restaurata, è alta 17 metri ed è stata eretta nell’XI secolo dai Normanni, poi ricostruita in larga parte sul finire del XIV e rimaneggiata più volte nelle epoche successive. Sulla sua sommità è posta una piccola statua di San Nicola benedicente.
La chiesa di San Nicola, nota come chiesa Madre, è stata edificata nel XII secolo sulla precedente chiesa basiliana dell’VIII secolo, di cui oggi restano le fondazioni, e modificata nel corso del tempo. L’attuale facciata, di gusto neoclassico, sostituì intorno al 1848 la precedente, probabilmente romanica. Dell’originario impianto restano importanti tracce all’interno.
La volta a crociera del transetto e alcune decorazioni scultoree risalgono ai secoli XIII-XIV. Magnifiche le due sculture in pietra viva di Stefano da Putignano: il tabernacolo dedicato alla Madonna del Cardellino (1517) e un altro più piccolo con putti ed Ecce Homo. Al di sotto della contigua chiesetta del Purgatorio (XVII secolo), recentemente è stata riscoperta la primitiva chiesa, databile intorno all’anno 1000. Meritano una sosta, infine, il palazzo Vescovile costruito nel 1560, con facciata in stile tardo-rinascimentale su cui si notano gli stemmi del vescovo-barone; il palazzo del Governatore (secolo XVI), dall’elegante prospetto a triplice balconata con elementi decorativi rinascimentali; i palazzetti nobiliari delle famiglie Pepe e Cenci; la Chiesetta di Santa Lucia (secolo XVII) e, fuori le mura, la torre e il palazzo Amati, in via San Quirico; la chiesa di San Cataldo, completata nel 1783 in stile barocco, con la bella e scenografica facciata; la chiesa di San Quirico, eretta tra Sei e Settecento. Importante per il culto locale è la Chiesetta romanica della Madonna d’Ibernia, sorta intorno al 1100 nel periodo della formazione del casale di Cisternino, da cui dista 3 km. La chiesa incorpora i resti di un preesistente cenobio basiliano costruito non distante da un precedente tempio pagano dedicato alla dea della fertilità Cibele. è conseguenza dell’antico culto verso questa divinità la venerazione del popolo per la Madonna d’Ibernia, detta anche “delle uova”, cioè della procreazione e dell’abbondanza.
Al suo santuario viene portato in dono, nelle feste primaverili, lo stesso dolce, il chïrrùchele (dal latino auguraculum, dono propiziatorio), che i fanciulli pagani offrivano a Cibele per propiziarsi la fecondità.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Passeggiate, tennis, maneggio al Circolo Ippico Red Water,
www.circoloippicoredwater.it

Dal belvedere dei giardini pubblici lo sguardo si apre sulla campagna di Cisternino, ricca di vigneti, oliveti, alberi da frutto, masserie – le più antiche delle quali risalgono ai secoli XV-XVI – e di trulli, le singolari costruzioni a secco con la cupola a forma di cono rivestita di lastre di pietra. Siamo nella Valle d’Itria, Patrimonio dell’Umanità tutelato dall’Unesco. Cisternino possiede il più grande bosco della Provincia di Brindisi, circa 200 ettari di macchia mediterranea e pineta sottoposti a vincolo forestale.

Museo del Clima:
in località Caranna, è un contenitore culturale che organizza eventi, convegni e rassegne sull’ambiente.

Mostra Archeologica:
sono visitabili gli scavi aperti sotto la chiesa Madre.

Fiera di Sant’Antonio Abate,
17 gennaio.

A’ Pasquarèdde,
lunedì di Pasqua: tradizionale visita al santuario della Madonna d’Ibernia, cui si portano in dono dolci tipici, simbolo di fertilità e abbondanza.

Pietre che Cantano,
luglio-agosto: festival dedicato alle sonorità contemporanee i concerti si svolgono nel centro storico e nelle più belle masserie dei dintorni; www.pietrechecantano.com

Suoni Sacri dal Pianeta,
luglio-agosto: il festival interreligioso multietnico propone canti sacri da Oriente a Occidente nell’ emozionante cornice della valle dei trulli; musica devozionale indiana, canti ebrei e russo ortodossi, santeria afro-cubana, gospel, danze per la madre terra: il nome di Dio cantato in tutte le lingue.

Santi Quirico e Giulitta,
prima domenica d’agosto: la festa dei patroni si svolge con una processione tra le luminarie, con il suono della banda e i fuochi d’artificio.

ItriaJazz,
agosto: rassegna dedicata alla musica jazz.

Sagra delle Orecchiette,
agosto: in contrada Caranna; www.sagraorecchiette.it

AlterFesta,
agosto: rassegna musicale organizzata dall’Arci, con degustazioni, mostre e mercatino dell’artigianato.

Friselle, cacio-ricotta, olio extravergine di oliva, capocollo, sono speciali a Cisternino. Come, naturalmente, le orecchiette (al sugo con pecorino e formaggio ricotta, e nella variante con cime di rape e acciughe salate), il purè di fave e i tipici gnummareddi, involtini di interiora. Cisternino è soprattutto nota per le macellerie del centro storico, connesse con le osterie: all’aperto,su tavoli di legno e con una bottigliadi vino, si consuma la carne comprata al banco e cucinata sul momento.

I manufatti degli artigiani in legno o in pietra, le ceste e i rosari.

Ospitalità

CISTERNINO_MADONNA_D'IBERIA

Madonna D’Ibernia

Antica masseria per un soggiorno di piacevole relax tra gli Ulivi. Sei appartamenti provvisti di tutti i confort. Nel ristorante si apprezza la cucina della valle d’Itria.

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Ospitalità

Cisternino, Hotel Quadrifoglio

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Allevatori Valle D’Itria Gravina di Castro, 14
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