stemma-Montefiore-ConcaMontefiore Conca
La rocca di Sigismondo

Comune di MONTEFIORE CONCA
(Provincia di Rimini)
Altitudine
m. 385 s.l.m.
Abitanti
1800 (350 nel borgo)

Patrono
San Bonaventura, 15 luglio
info turismo
Comune, Tel. 0541 980035
www.comune.montefiore-conca.rn.it

Lo spirito del luogo

stemma-Montefiore-ConcaIl nome
In un documento del 1136, Papa Innocenzo II cita due chiese in Castro Monte Flori: è così che Montefiore fa la sua apparizione nella storia. Il nome deriva dalla sua splendida collocazione geografica: Mons Florum, cioè Monte dei Fiori. Un nome, è stato detto, “naturalistico e metamorfotico”: MONTE-FIORE-CONCA.

 

La storia
V-VI sec., le invasioni barbariche costringono le popolazioni delle fertili zone costiere a trovare rifugio sulle alture privilegiando i luoghi in cui già esistevano torri di avvistamento fortificate.
X sec., l’invasione dei Longobardi accentua gli spostamenti verso l’interno, così che anche le colline sopra Rimini cominciano a popolarsi. Ha probabilmente inizio qui, verso fine millennio, la storia della rocca di Monsfloris. 1295 ca., quando Malatesta da Verucchio, detto il “Mastin Vecchio”, si impadronisce della città di Rimini, anche Montefiore passa sotto il dominio della Signoria. Un documento del 30 maggio 1322 a firma di Papa Giovanni XXII ne approva la cessione al Malatesta soprannominato “Guastafamiglia” e a suo fratello Galeotto, nipoti di Mastin Vecchio. 1377, nasce nella rocca di Montefiore Galeotto Novello Malatesta, detto per questo “Belfiore”. Dopo di lui, il borgo passa al fratello Carlo e poi al nipote Galeotto Roberto, al quale succede nel 1432 il fratello Sigismondo Pandolfo, il più celebre dei Malatesta.
1462, Federico da Montefeltro duca di Urbino conquista, “non senza grande fatica e rischio”, Montefiore per conto del Papa.
Fu allora che i montefioresi scolpirono sopra la porta del castello lo stemma di Papa Pio II.
XVI-XVIII sec., dopo il tramonto dei Malatesta, Montefiore conosce un susseguirsi di occupazioni e governi alternati al dominio della chiesa, che poi si stabilizza senza interruzioni fino al 1797, quando il borgo entra a far parte della Repubblica Cisalpina. Restituita al governo pontificio nel 1815, seguirà poi da allora in avanti le vicende del Risorgimento e della storia d’Italia.

Gli spazi carichi di suggestione della rocca racchiudono un mistero che è lo stesso della vita, del tempo che scorre, dell’origine e della fine delle cose. Ezra Pound, autore dei Cantos, uno dei monumenti della poesia contemporanea, affascinato dalla figura di Sigismondo Malatesta, ha citato anche Montefiore nei suoi Malatesta Cantos (1923). A Ezra Pound e a Sigismondo Malatesta due artisti, Ugo Amati e Simona Rinciari, hanno dedicato nel 2001 una mostra-installazione-viaggio culminata nella collocazione, nella rocca, di un Trono studiato secondo le regole armoniche dell’antica cultura cinese, così cara a Pound. Le sculture e le installazioni degli artisti sulla terrazza più alta di questo “numismatico castello scolpito sugli sfondi adorati dai Duchi di Urbino” (L. Cesari) evocano dal fondo della memoria il genius di questo luogo.
Per dirla ancora con Pound: “Ho provato a scrivere il Paradiso / Non ti muovere, / Lascia parlare il vento / Così è Paradiso”.

La rocca Malatestiana, “grattacielo medievale che cerca la luce” – secondo la bella definizione di Ugo Amati – è il più potente simbolo del potere malatestiano in tutta la Valconca. Fu il Guastafamiglia ad ampliarla e ad adibirla, intorno al 1337, a sua fissa dimora. La forma attuale, pur con le modifiche apportate nel XV e XVI secolo, non si discosta molto nella planimetria da quella originaria. L’edificio era spazioso e pienamente in grado di soddisfare il gusto e le esigenze culturali dei Malatesta. Il 13 dicembre 1347 vi furono ospitati il re di Ungheria con tutto il suo seguito e i notabili della città di Rimini. Pandolfo Malatesta si adoperò per rendere la Rocca più bella e accogliente ma fu sotto il dominio di Sigismondo, signore illuminato e amante delle arti, che essa raggiunse il massimo splendore. In questo periodo la Rocca ricevette la definitiva sistemazione: baluardo imprendibile e dimora gentilizia, dove il signore rigenerava nell’ozio e nelle battute di caccia le forze spese nelle continue guerre. Ma a Sigismondo Malatesta, personaggio poliedrico che condusse una vita ricca di avventure alla ricerca della conoscenza e del potere, la troppa audacia valse la scomunica: il 12 febbraio 1463 una bolla di Papa Pio II ordinava a sudditi e vassalli di interrompere ogni relazione con lui. Sconfitto già un anno prima nell’assedio di Senigallia, Sigismondo vide ridursi i suoi possedimenti alla sola Rimini. Nello stesso anno la Rocca venne espugnata per conto della Santa Sede dal più irriducibile avversario dei Malatesta, il duca di Urbino.
Da allora cominciò la decadenza. Interventi di restauro, ormai quasi ultimati, mirano al recupero totale dell’edificio, degno di essere annoverato tra le opere architettoniche più importanti del patrimonio culturale italiano.
Oltre alla meraviglia della Rocca, nel borgo vi sono altri luoghi da visitare. La chiesa parrocchiale di San Paolo, di origine trecentesca, ha un bel portale gotico con Agnello mistico e conserva all’interno un crocifisso in legno di scuola riminese, una Madonna con Bambino e angelo di Bernardino Dolci (XV secolo) e la pala della Madonna della Misericordia di Luzio Dolci (XVI secolo). La piccola chiesa dell’Ospedale, iniziata nel 1461, contiene un bel ciclo di affreschi attribuiti a Bernardino Dolci (1485 ca.), un crocifisso ligneo e i simboli della Passione usati nella Processione del Venerdì Santo.
Il santuario della Madonna di Bonora, immerso nel verde appena fuori del borgo, è uno dei luoghi di culto più importanti del Riminese: vi si venera l’immagine della Madonna che allatta, risalente al XV secolo, alla quale tanti fedeli portano in dono ex voto per le grazie ricevute.

Piaceri e Sapori

Passeggiate a piedi e in mountain bike; particolarmente belli i sentieri segnati che portano verso la Valle del Ventena e Gemmano.

La rarità dell’ambiente naturale che circonda Montefiore è la convivenza di ulivi e castagni in un’area così vicina al mare. Nella valle del Ventena si notano le presenze di istrici, caprioli e cinghiali, mentre nell’area protetta delle Grotte di Onferno si possono visitare alcune cavità interessanti dal punto di vista speleologico e naturalistico.

Rocca Malatestiana,
tel. 0541 980035: ospita eventi culturali, mostre di arti visive, fotografia, incisione organizzate dalle Accademie di Belle Arti o da critici di fama internazionale. Il panorama che si gode dal terrazzo in cima alla fortezza è emozionante: nei giorni limpidi lo sguardo spazia sino alla costa croata.

Stagione teatrale al Teatro Malatesta, uno splendido gioiello ottocentesco. Titolo della rassegna: “Acini, fermentazioni di vini e musica”, da novembre a marzo.

Aprile Dantesco, incontri, convegni, letture e cene dantesche, da aprile ad agosto.

Processione del Venerdì Santo:
un rituale religioso antico di seco-li che vede le famiglie del paese tramandarsi i ruoli (apostoli, pie donne, legionari romani, Cristo, Pilato ecc.) nella tradizionale processione in costume del Venerdì di Pasqua, cui partecipano le Confraternite con le loro vesti.

Rocca di Luna:
re lunghe notti durante il plenilunio di luglio, quando il bianco astro celeste illumina morbidamente la rocca e le vie del borgo, piene di ombre e luci soffuse. Suoni, visioni, profumi, degustazioni e amori sono dedicati alla Luna.

Montefiorito,
luoghi di arte e natura, nei fine settimana di luglio e agosto.

Sagra della Castagna,
tutte le domeniche di ottobre: una delle più antiche fiere del Riminese, imperniata su questo frutto che ha la particolarità di crescere a quote basse in secolari castagneti confinanti con uliveti.

Sagra dell’Oliva,
novembre, in frazione Serbadone, quando le piante centenarie dai tronchi contorti sono cariche di frutti maturi.

Presepe Vivente:
figuranti in costume e scene di vita quotidiana nelle vie e dentro il castello, nei giorni del Natale.

I passatelli, cotti nel brodo di carne, e naturalmente le caldarroste di Montefiore accompagnate da vino novello.

Montefiore Conca_castagnaLa regina, qui, è la castagna, proveniente da due grandi boschi, il Faggeto e il Monte Auro, e da altri più piccoli. In suo onore si celebra una sagra, tutte le domeniche di ottobre.