Morano Calabro
Il presepe del Pollino

Comune di MORANO CALABRO
solo centro storico (Provincia di Cosenza)
Altitudine
m. 694 s.l.m.
Abitanti
4950 (2000 nel borgo)

Patrono
San Bernardino da Siena, 20 maggio
info turismo
Pro Loco, tel. 0981 30590 – ore 9-12, 17-21
Polizia Municipale, tel. 0981 31021 – ore 8-14, 15-21
www.comunemoranocalabro.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Il toponimo Muranum compare per la prima volta in una pietra miliare del II secolo a.C., ma se è chiara l’origine romana di questa stazione della Regio-Capuam, l’etimologia è incerta: c’è chi pensa ai gelsi mori di cui il territorio abbondava, chi alla parola greca méruma, cioè “cumulo”, perché gli edifici sembrano ammonticchiati gli uni sugli altri. L’appellativo di Calabro è un’aggiunta del 1863 per distinguerlo da Morano sul Po.

 

La storia

132 a.C., risale a quell’anno la lapide miliare rinvenuta a Polla in cui compare il nome Muranum.
La località era probabilmente abitata già dal 300 a. C. ca.
1076, i moranesi sconfiggono un’orda di saraceni. La testa del condottiero saraceno viene portata in trionfo per le strade del villaggio. Tra 1100 e 1200, in età normanno-sveva, sorge il nucleo originario del castello.
1452, viene fondato da Pietro Antonio Sanseverino, feudatario di Morano, il convento dei Francescani dedicato a San Bernardino da Siena.
1515, inizia l’ampliamento del castello.
1568, viene fondato l’”Ospedale degli infermi e dei poveri pellegrini”, a cui si dedicherà la Confraternita del Carmine.
1881-1901, si fa più acuto il dramma dell’emigrazione, che provoca una forte diminuzione della popolazione.

Abbarbicato sul colle, con le case strette le une alle altre, il borgo abbraccia con lo sguardo il versante calabrese del monte Pollino, che con i suoi 2248 metri costituisce una presenza ineludibile, sofferta e amata, punto di partenza e di arrivo per tutti i moranesi. Il Pollino è lì, verde o innevato, con la sua aria pura, nella buona o nella cattiva sorte. è da tempi immemorabili la montagna di Apollo, sacra per nomen et numen. è l’aroma dei boschi che entra nelle case insieme al profumo del pane. è la brezza che va a visitare in sogno i moranesi emigrati in terre lontane. Il Pollino è il genio mutevole e bizzarro di questi luoghi su cui soffia ancora lo spirito greco-romano della divinità apollinea.

La bellezza di Morano sta nella delicata combinazione di arte e bellezze naturali: la pietra degli archi, dei torrioni, dei contrafforti, delle case abbracciate le une alle altre, si sposa con la maestà dei monti circostanti creando uno scenario davvero unico. La maglia urbana, fitta e intricata, fa di Morano uno dei centri storici più suggestivi dell’intera Calabria. La visione d’insieme è quella di un presepe, con le case in architettura povera degradanti verso il basso, con i tetti rossi dei coppi e il dedalo di viuzze che sale verso il castello.La scoperta di Morano può partire dalla chiesa di San Bernardino da Siena, un gioiello di architettura monastica quattrocentesca in stile tardo-gotico. La facciata è dominata da un bel portale ogivale in pietra gialla, mentre l’interno è mistico e severo come tutti gli ambienti francescani (l’annesso convento è stato fondato nel 1452). Pregevoli il soffitto ligneo a carena di nave, unico in Calabria, e il Polittico di Bartolomeo Vivarini, dipinto a Murano nel 1477, che risplende sull’altare in un balenio di ori. Risalendo il quartiere dei Lauri, dove vi era uno stanziamento di monaci bizantini, si raggiunge la collegiata di San Nicola, costituita da due corpi di fabbrica, il superiore quattrocentesco (ma di aspetto barocco per i rifacimenti tardo-settecenteschi) e l’inferiore di epoca precedente. Dal rione San Nicola, attraverso archi, sottopassi, viuzze e slarghi che rivelano stupendi scorci paesaggistici, si raggiunge il castello di origine normanna (secoli XII-XIII), ampliato tra il 1515 e il 1546 da architetti napoletani per conto del Principe Sanseverino che lo elesse a propria dimora. Da lì il passo è breve per la collegiata dei Santi Pietro e Paolo, la chiesa più antica di Morano, risalente al Mille ma ristrutturata al suo interno in chiave tardo-barocca. Dello stesso periodo, fine secolo XVIII, è l’arredo ligneo, come il coro, opera della bottega dei Fusco, valenti ebanisti locali. Conserva al suo interno due notevoli statue di marmo di Pietro Bernini, padre del più famoso Gian Lorenzo. Altra chiesa-museo, per l’elevata concentrazione di opere d’arte, è quella di Santa Maria Maddalena, con la cupola e il campanile maiolicati giallo e blu visibili da ogni parte del centro storico. All’interno, la Madonna degli Angeli di Antonello Gagini (1505). I restanti edifici di culto da visitare sono la chiesa di Santa Maria del Carmine e, fuori dell’abitato, il convento dei Cappuccini con l’austero chiostro seicentesco, e i ruderi del monastero di Colloreto, immersi in un grande bosco di elci e faggi ai piedi del Pollino. Morano è anche ricca di palazzi gentilizi, costruiti per lo più tra Sette e Ottocento dalle famiglie benestanti grazie alla proprietà della terra o all’esercizio delle professioni liberali. Hanno prospetti regolari e simmetrici, portali in pietra, scalinate ampie con grandi arcate, il seicentesco palazzo Rocco, l’elegante palazzo Salmena, i palazzi Serranù e Scorza-Aronne, palazzo Cozza col suo loggiato angolare, il palazzo dei Cavalieri Marzano nel rione Giudea, con le facciate di colore rosso, il palazzo Lauria con il bel portale barocco, e molti altri. Spesso bastionati sono invece i palazzi nati all’interno del nucleo medievale accorpando o sopraelevando edifici adiacenti, come il palazzo Guaragna-Cappelli o il palazzo Coscia, sopraelevato nel 1793 sull’originaria struttura quattrocentesca.

Piaceri e Sapori

Equitazione nelle aziende agrituristiche, escursioni a cavallo, in mountain bike e trekking sul Pollino, con partenza dall’altopiano di Campotenese a 1100 m.

Il territorio produce anche ottimo olio d’oliva ed altri squisiti sapori di Calabria. Il borgo di Morano ricade all’interno dell’area protetta del Parco Nazionale del Pollino (circa 40 mila ettari) ed è quindi sottoposto a vincolo paesaggistico e ambientale. Da questa, che è la più alta montagna del Sud, nelle giornate più belle è possibile vedere i tre mari, Adriatico, Jonio e Tirreno. I paesi del Pollino, soprattutto quelli più arroccati, sono in gran parte di etnia arbëresh, albanese. Sui pendii più alti e sassosi della montagna resiste il pino loricato, simbolo del Parco, più in basso ci sono magnifici boschi di faggio. Tutti i dintorni di Morano si prestano a bellissime escursioni. In un’ala del monastero di San Bernardino è stato recentemente aperto un centro visite del Parco.

Museo dell’agricoltura e della civiltà contadina,
raccoglie segni importanti della cultura materiale, arnesi e strumenti che raccontano il paesaggio agrario e le fasi storiche della comunità moranese.

Il Nibbio:
museo naturalistico privato, documenta la flora e la fauna del monte Pollino attraverso la ricostruzione di ambienti; è ospitato nel Centro Studi Naturalistici del Pollino, nei pressi del castello.

Festa della Bandiera,
19-20 maggio: palio cittadino cui partecipano i tre rioni del borgo in gara fra loro, per commemorare la liberazione dal dominio saraceno avvenuta nel 1076 con l’aiuto dei Normanni. Termina con una sfilata di dame e cavalieri in costumi d’epoca. Avviene in concomitanza con la festa del Patrono, San Bernardino, che ha il suo momento più importante nell’offerta simbolica delle chiavi della città al Santo.

Festa della Madonna del Carmine,
14-16 luglio: alla protettrice degli emigranti è dedicata la processione per le vie del centro con banda musicale e fuochi d’artificio.

Estate per Morano,
luglio-settembre: cartellone di arte, musica e cinema per allietare le serate estive di turisti e residenti.

Festa della Madonna delle Nevi,
prima domenica di agosto: nella frazione Campotenese.

Festa dell’Assunzione,
14 agosto: in contrada Cerasali, processione e stand gastronomici.

Presepe Vivente,
periodo natalizio: nel cuore del borgo antico, accanto alla collegiata dei Santi Pietro e Paolo.

Oltre agli insaccati di maiale, bisogna gustare la pasta fatta in casa: la scelta è tra cavateddri (gnocchi), rascateddri (maccheroni con sugo di salsiccia), lagane (tagliolini) con fagioli o ceci. Tra i piatti esclusivi di Morano c’è lo stoccu e pateni, stoccafisso con patate e peperoni secchi.

Morano vuol dire formaggi: caciocavallo, mozzarella, treccia, ricotta, pecorino, tutti derivanti dalla lavorazione artigianale del latte di pecora autoctona.