Stemma-OffidaOffida
Merletti e sorrisi

Comune di OFFIDA
(Provincia di Ascoli Piceno)
Altitudine
m. 293 s.l.m.
Abitanti
5230 (916 nel borgo)

info turismo
URP Comune, Tel. 0736 888703
Comune, Tel. 0736 888706 – 07
Ufficio Informazioni, Tel. 0736 888629
Museo di Offida, Tel. 0736 888706
www.comune.offida.ap.it | www.turismoffida.it
info@comune.offida.ap.it | cultura@comune.offida.ap.it

Lo spirito del luogo

Stemma-OffidaIl nome
Tramontata la tesi di un’origine greca (da ophis, serpente) o romana (da oppidum, città fortificata), ha preso credito, tra le diverse teorie, quella che fa risalire il nome all’unione di due radici di origine indoeuropea: oph (ricco) e ida (monte, colle).

 

La storia
IX-III sec. a.C., è documentata nella zona la presenza della civiltà picena, affiancata e quindi sostituita da quella romana a partire dal III sec. a.C.
VI-IX sec. d.C., l’insediamento attuale ha origine dal castello edificato dai Longobardi, arrivati nel Piceno nel 580; nel VII sec. Offida è sede di un gastaldo della contea
di Ascoli.
1039, Longino d’Azzone cede il castello di Offida all’abbazia di Farfa.
1291, Papa Nicolò IV ratifica l’autonomia comunale, già in vigore agli inizi del secolo.
1511, il primo documento che testimonia la fiorente attività artigianale della lavorazione al tombolo, riferisce di un’offerta di pizzi da parte del Comune alla chiesa della Croce Santa per soddisfare un voto; ma l’attività dovrebbe essersi sviluppata già dal XV sec., favorita dalla produzione locale di passamaneria.
1563, con la soppressione del monastero di Farfa, Offida è assoggettata al Vescovo di Ascoli. 1831, Offida ottiene dallo Stato della chiesa il titolo di città.
1860, si costituisce un comitato rivoluzionario che partecipa agli scontri contro l’esercito pontificio, sconfitto a Castelfidardo; il primo sindaco con l’Unità d’Italia nel 1861 è Domenico Curti.
1910, viene istituita la prima scuola di merletto.

Le pietre, i volti e gli oggetti che s’incontrano a Offida sembrano portare felicità e buonumore, il sorriso largo di un luogo che dal Settecento ospita un importante carnevale, e indica ai visitatori della sua chiesa più bella, Santa Maria della Rocca, la fortuna che viene dall’agnellino scolpito su un gradino della scala d’accesso alla cripta. Basta carezzarlo, l’agnellino: così come si accarezzano le meravigliose figurazioni al tombolo che le merlettaie, col sorriso dolce di un’antica pazienza, creano ancora sulla porta di casa, al riparo dell’ombra nella canicola estiva. E se la morte è esorcizzata nel finto scheletro di una chiesetta nascosta, la vita fluisce nell’acqua delle fontane, nei teneri ovali delle Madonne del Maestro di Offida e nelle sensuali forme della dea Flora della fontana grande. Rallegrano l’esistenza anche gli ottimi vini del territorio, e regalano speranza pure i miracoli: lo sbatter d’occhi di Maria che allontana la peste e quello eucaristico del 1273 “contenuto” nella Croce Santa. Chi sposa la precisione del merletto, vede lontano: sa che tutte le trame conducono all’unica necessità di affrontare serenamente la vita.

Racchiuso dentro le mura castellane del XV secolo (ma la struttura originaria risale al XII-XIII), il centro storico di Offida offre da qualsiasi punto un panorama che spazia dal monte Ascensione alla catena dei Sibillini, dal monte dei Fiori al mare Adriatico, lasciando intravedere nei giorni limpidi anche il Gran Sasso e la Maiella.
La nostra visita può iniziare dal monumento alla Merlettaia realizzato nel 1983 dallo scultore locale Aldo Sergiacomi, che subito introduce all’anima del borgo, ricamata – si può dire – sulla pazienza delle donne che lavorano il merletto a tombolo. Si trova all’ingresso del paese anche il settecentesco ex Ospedale Civile, opera di Pietro Maggi. Da lì si raggiunge in breve piazza del Popolo, il cuore di Offida: una di quelle piazze italiane che si ricordano a lungo per l’armonia, per l’accostamento naturale di una molteplicità di stili e materiali, per il calore che vi è racchiuso. Colpisce subito l’insolita forma triangolare, dovuta al riassetto tardo settecentesco, quando furono demolite alcune strutture ospedaliere e fu costruita sul lato sinistro la nuova chiesa della Collegiata, sotto la direzione di Pietro Maggi. La facciata della chiesa è un compendio di stili che vanno dal greco-romano al barocco, mentre l’interno è a pianta latina con tre navate. I fedeli trovano nella cappella del transetto il palio del miracolo (la Madonna nel 1850 fece cessare la peste muovendo gli occhi) e nella cripta la ricostruzione della Grotta di Lourdes. Sul lato principale della piazza si ammirano i laterizi del palazzo Comunale, con la graziosa loggetta costituita da tredici colonne in travertino e il portico del XV secolo formato da colonne in laterizio sormontate da capitelli in travertino. Sull’impianto originario dell’XI e XII secolo si notano tutte le stratificazioni successive: il portico che fiancheggia il palazzo dalla parte del Corso Serpente Aureo è di fine Settecento, mentre la torre coronata da merli a coda di rondine è del Trecento. Attenti al falso: la fila di merli a coda di rondine lungo il perimetro superiore della facciata principale, è un’aggiunta del 1924. Dal porticato del Municipio si accede a una meraviglia nascosta, quasi che il riso o la rappresentazione del dramma umano si dovessero occultare dietro il rigore dell’amministrazione: parliamo dello splendido teatro Serpente Aureo, realizzato nel 1820 su progetto dell’architetto Pietro Maggi e rimodernato nel 1862. E’ un gioiellino di concezione barocca, uno di quei teatrini all’italiana, con schema a ferro di cavallo (50 palchi suddivisi in tre ordini, più il loggione e la platea) e profusione di stucchi e intagli dorati, di cui è ricca la provincia italiana. Non si esauriscono nella piazza la storia e le bellezze di Offida. Oltre ai palazzi gentilizi di cui ci limitiamo a contemplare le facciate, ci restano da vedere le chiese: quella dell’Addolorata (XV secolo) che si trova all’estremità del palazzo Comunale, ha una sola navata e conserva la bara ottocentesca del Cristo Morto portata in processione il Venerdì Santo; quella del Suffragio, chiamata anche della Morte per il finto scheletro in legno del Seicento; la chiesa di Sant’Agostino, che ha mutato stile dal XIV al XVIII secolo, passando dai fregi ad arco romanico-gotici del lato su piazza Forlini al complessivo attuale aspetto barocco, e dove, in una preziosa croce d’argento dorato del XIV secolo, si conservano i resti di un miracolo avvenuto nel 1273, riconosciuto dalla chiesa; infine la chiesa in stile barocco di San Marco (sec. XVIII) annessa al Convento delle monache benedettine, esistente dal 1655 (dal 1243 c’erano i francescani), in cui si conservano gli affreschi del Maestro di Offida. L’ex convento di San Francesco ospita invece oggi l’Enoteca Regionale delle Marche.
Ma l’edificio di culto più importante di Offida è la chiesa di Santa Maria della Rocca, costruita nel 1330 su una chiesetta di età longobarda. La facciata esterna in laterizio è percorsa da lesene in travertino nella parte absidale. Al centro dell’abside maggiore si apre il portale, scolpito con animali fantastici, che conduce alla cripta, dove numerose colonne sostengono arcate a sesto acuto e a tutto sesto. Si ammirano, qui, come nella chiesa superiore, i bellissimi affreschi del Maestro di Offida (probabilmente un monaco, che si caratterizza per il modo di dipingere le aureole e di rappresentare Gesù Bambino sempre con un uccellino in mano) e degli altri artisti che hanno lasciato il loro segno, come il Maestro Ugolino di Vanne e Frà Marino Angeli, anch’egli monaco pittore. Il nostro itinerario prosegue con la visita al museo di Offida e con il giro delle fontane disseminate nel paese: da quella del Trocco, la più antica (secolo XIII, poi modificata), che si raggiunge da Santa Maria della Rocca, a quella della dea Flora, in ghisa con vasca ottagonale, collocata in piazza XX Settembre. Concludiamo tornando al punto di partenza: i merletti. Quello che orna la veste trasparente dell’Angelo nella scena dell’Annunciazione vista nella chiesa di Sant’Agostino, ci dice tutto sulla bellezza del borgo.

Piaceri e Sapori

Palestra e impianti sportivi attraggono chi vuole mantenersi in forma. Ma per ritemprare anche lo spirito, si consiglia di andare alla scoperta del territorio circostante, in particolare dei Monti Sibillini o degli antichi borghi medievali di Montefiore dell’Aso, Ripatransone e Acquaviva Picena.

Ricca di manifestazioni, feste e ricorrenze che si susseguono tutto l’anno, Offida è sede di una delle due enoteche regionali delle Marche (l’altra è Jesi), segno dell’importanza che il vino ha per questo territorio. Quattro sono le doc: il Rosso Piceno, il Rosso Piceno Superiore, il Falerio dei Colli Ascolani e, ultima approvata, l’Offida, che testimonia lo sforzo di qualità dei produttori di questo Comune con oltre 1.100 ettari coltivati a vigneto. La doc Offida valorizza due antichi vitigni bianchi autoctoni, il Pecorino e la Passerina. Il Rosso, invece, è un promettente connubio di Montepulciano e Cabernet Sauvignon.

Museo di Offida,
via Roma 17, tel. 0736 888609.
Situato in palazzo De’ Castellotti, si compone di quattro sezioni distinte.

1) Museo archeologico G. Allevi: sono conservati reperti dall’età paleolitica a quella longobarda, con sezioni dedicate alla civiltà picena e all’età romana, provenienti dai ritrovamenti dell’archeologo Guglielmo Allevi nel corso dell’Ottocento a Offida e dintorni.

2) Museo del merletto a tombolo:
in sette sale espositive si possono seguire le diverse tecniche di lavorazione e apprezzare raffinatissimi
corredi in pizzo, antichi e recenti. Il pezzo più ammirato è un abito di alta moda dello stilista Berardi, indossato da Naomi Campbell durante una sfilata a Londra.

3) Museo delle tradizioni popolari:
è suddiviso in cinque settori, agricoltura, artigianato, abitazione, filatura e tessitura.

4) Pinacoteca comunale: comprende 16 ritratti di personaggi di Offida realizzati dal pittore romano Vincenzo Milione nel Settecento, più due tele,
una di Simone De Magistris (1589) e una splendida Santa Lucia di Pietro Alemanno, allievo del Crivelli.

Carnevale Storico, tra 17 gennaio e martedì grasso si svolgono: lu bov fint (il bue finto), sorta di pacifica corrida con soste mangerecce, e la sfilata dei vlurd, fasci di canne che come un serpente di fuoco attraversano il centro storico.

Processione del Cristo Morto,
sera del Venerdì Santo: si porta in processione la bara del Cristo Morto.

Sagra del Maccheroncino della Trebbiatura,
prima settimana di luglio.

I Venerdì d’Estate,
luglio-agosto: nella serata dedicata al merletto a tombolo, stand gastronomici ed esposizione di merletti fanno da contorno alle merlettaie al lavoro nel centro storico.

Summer Festival,
luglio-agosto: rassegna di musica alternativa.

Sagra del Chichì Ripieno,
prima domenica d’agosto.

Il Fusello d’Oro,
agosto: concorso per merlettaie.

Di Vino in Vino,
prima settimana di settembre:mostra mercato dei Colli Piceni, in collaborazione con la cantina Vinea, principale realtà produttiva della provincia di Ascoli, e Arcigola Slow Food.

Tra i primi piatti, li taccù sono una sorta di grossi tagliolini impastati unicamente con acqua e farina, cucinati in brodo con soffritto di cipolla e pancetta oppure asciutti con sugo di pomodoro. Alla cucina povera tradizionale appartengono anche i maccheroncini della trebbiatura, che i contadini preparavano in questa fase dei lavori agricoli, e il pollo ncipp nciapp, che è il re dei secondi piatti offidani: consiste in uno spezzatino rosolato in padella e aromatizzato con aglio e rosmarino. In alternativa, il saporito coniglio in salsa.

Il chichì ripeno è una focaccia molto saporita, farcita con tonno, alici, capperi e peperoni. Tipici sono anche i funghetti, dolci a base di acqua, zucchero, farina e anice. E per finire, il vino: l’Offida doc è adatto ad accompagnare, se bianco, le olive all’ascolana e i piatti a base di pesce; se rosso, i più saporiti vincisgrassi e il piccione ripieno. Caratteristici della zona il mistrà, un liquore artigianale efficace come digestivo, e il vino cotto, ottenuto dalla cottura del mosto e servito con il dolce a fine pasto.

Ristorazione

Offida, Osteria Ophis

Osteria Ophis

 C.so Serpente Aureo, 54/b
  +39 0736 889920
  info@osteriaophis.com
 www.osteriaophis.com

Ospitalità

Offida, Vistrò

Vìstrò

Bistrot del vino.

  C.so Serpente Aureo, 64
  +39 328 3071254
www.facebook.com/ Vistrò

Acquisti

Offida, Merletto Ottavi

Merletto Gioiello di Ottavi Iolanda

 Corso Serpente Aureo, 40
  +39 320 7035058
  iolanda.ottavi@tiscali.it
 iolandaottavi.wordpress.com