stemma-SanGinesioSan Ginesio
Il mimo che danza

Comune di SAN GINESIO
(Provincia di Macerata)
Altitudine
m. 690 s.l.m.
Abitanti
3480 (1500 nel borgo)

info turismo

UFFICIO TURISTICO
I.A.T. – Tel 0733.652056
infoiat@comune.sanginesio.mc.it
www.comune.sanginesio.mc.it

Lo spirito del luogo

stemma-SanGinesioIl nome
È legato al patrono, Lucio Ginesio, martire romano, che fu attore, musico e mimo. Visse sotto l’imperatore Diocleziano (284-305) che lo fece decapitare, nonostante gli fosse molto caro, perché, dopo aver a lungo dileggiato i cristiani durante i suoi spettacoli, improvvisamente si convertì alla nuova fede. Le sue spoglie sono custodite nella chiesa Collegiata.

 

La storia
1098, è documentata l’esistenza di una grande chiesa funzionale alle esigenze religiose di una comunità in piena espansione demografica, conseguente al fenomeno dell’incastellamento.
1212, un documento parla dell’istituzione di un corpo di canonici (capitolo) della Collegiata, segno di agiatezza e vitalità dell’amministrazione. Il castello diviene un libero comune spesso tormentato da lotte intestine o con i comuni vicini. Intorno al 1250 San Ginesio raggiunge, secondo gli storici, i 27mila abitanti. Dalla metà del XIII secolo al 1434 il comune è sotto l’influenza dei signori Da Varano.
1308, inizia la ricostruzione della cinta muraria, intervallata da otto porte (oggi ne restano quattro), per far fronte ai continui dissapori, sfociati anche in battaglie, con Fermo.
1450, una fazione di cittadini favorevole al ritorno del regime dei Da Varano manda in esilio trecento ginesini, che si rifugiano a Siena e vi tengono un comportamento così esemplare da indurre i senesi a perorare la loro causa presso le magistrature comunali, che acconsentono al loro rientro in patria.
1458, Papa Pio II approva il nuovo ordinamento municipale redatto sul modello senese.
1828, gli abitanti di San Ginesio si tassano per sostenere le spese per la richiesta al Papa della promozione a Città, ma senza successo.

L’effigie del santo istrione sbuca dappertutto, dalla formella incastonata nel portale della Collegiata, dai capitelli delle sue esili colonne, dai dipinti quattrocenteschi, dai sigilli comunali, dalle pergamene miniate, mentre suona la ribeca (l’antenato del violino) o mostra la maschera, perché era musico e attore. E tutta un’espressività di facce, un meraviglioso défilé di volti viene dalle pitture custodite nelle antiche chiese o nel museo: dall’agonizzante Santo Stefano lapidato alla dura sofferenza gotica impressa nel viso di Cristo crocifisso, dalle facce contadine delle Madonne a quelle graziose delle principesse, ai tratti umani, troppo umani, dei volti della Scuola del Ghirlandaio. è come se qui, per secoli, tutti fossero stati in scena, a mimare, come il martire Ginesio, la sofferenza e la bellezza del mondo, la vita e la morte. E segni di vita e di rinascita sono le croci maltesi e le stelle a sei punte, emblemi dei templari, e gli archi gotici con gli antichi stemmi, e poi il verde dei dintorni, gli infiniti panorami della Marca pontificia che guidano il pensiero.

Sorge nella piazza principale il gioiello di San Ginesio, la chiesa Collegiata. La facciata è suddivisa in due parti, di cui l’inferiore è più antica e comprende il magnifico portale (XI secolo) in travertino, con archi concentrici a tutto sesto che continuano lo stesso ritmo architettonico delle colonnine e dei pilastrini. Incastonata in una formella nell’angolo destro del portale, c’è la rozza figura del santo istrione, forse longobarda. Fra i capitelli delle colonnine del portale fanno capolino a destra, il volto di Ginesio e a sinistra la mano dell’Eterno che sorregge la Sphaera Mundi, il globo della terra.
La parte superiore della facciata è un autentico ricamo in cotto: suddivisa in cinque prospetti di uguale larghezza ma di differente altezza, fu costruita da un maestro tedesco nel 1421, durante le ultime fioriture del gotico che s’innesta sulla tradizione romanica. Accanto alla facciata è la torre civica romanica con cuspide a bulbo ricostruita nel XVII secolo. Nel silenzio delle navate la maestosa chiesa ha accolto testimonianze di ogni epoca e stile. Il crocefisso ligneo è quello portato dai trecento esuli nel 1450 durante il loro ritorno a San Ginesio. Dalla scuola del Perugino viene la Madonna con Bambino e Santo Patrono, mentre le cappelle che si aprono sulla navata destra custodiscono opere di Federico Zuccari, del Pomarancio, di Simone de Magistris e altri valenti pittori. Nella cripta, si ammirano gli affreschi di Lorenzo Salimbeni del 1406. Quasi contemporanea alla Collegiata è un’altra bellissima chiesa romanico-gotica, edificata nel 1050 e dedicata a San Francesco: l’armonioso portale e l’abside sono le testimonianze più antiche, mentre l’interno a sala, in stile neoclassico, ospita opere pregevoli tra cui un’intensa Crocifissione di scuola riminese-marchigiana. A pochi passi si trova un’altra antichissima chiesa (996), quella di San Michele, dal bel portale gotico e con un’edicola interna affrescata da Stefano Folchetti, pittore locale di echi crivelliani.
Del periodo gotico restano inoltre le mura castellane e i portici superstiti dell’ospedale dei Pellegrini (XIII secolo), così detto perché vi ricevevano assistenza e ospitalità i pellegrini che transitavano per San Ginesio diretti a Loreto o a Roma, quasi sempre a piedi. Restaurato nel 1456-57 con l’aggiunta della loggia, l’edificio preserva il fronte in stile romanico. Da vedere infine, nel borgo, alcuni notevoli palazzi, le quattro porte superstiti e le chiese di San Gregorio, di Santa Maria in Vepretis e dei Santi Tommaso e Barnaba. Ma è tutta l’atmosfera del luogo, avvolto in panorami luminosi, a incantare e stupire: non a caso è chiamato “il balcone dei Sibillini”, per le belle vedute panoramiche, il verde d’intorno, i tesori all’interno.
mato “il balcone dei Sibillini”, per le belle vedute panoramiche, il verde d’intorno, i tesori all’interno.

Piaceri e Sapori

San Ginesio “Il Balcone dei Sibillini”

 

San Ginesio, cittadina in provincia di Macerata con un territorio di 78 kmq, col suo ampio panorama sulla suggestiva terra delle Marche e così ricco di architetture monumentali siede sul Piceno a 690 metri di altitudine di fronte alla catena dei Monti Sibillini. Un vero “balcone” da dove la voce della Sibilla arriva inebriante congiuntamente alle voci dei tanti illustri e valorosi condottieri.

I numerosi reperti archeologici testimoniano che questa bella collina non fu priva di abitanti anche in epoca precristiana. San Ginesio nacque sulle rovine di insediamenti romani distrutti dalle armi dei Goti e Longobardi, l’incastellamento divenne un obbligo per far fronte agli orrendi eccidi. Intorno al X secolo alcuni Signori di questi castelli, durante una partita di caccia divenuta leggendaria, presero la decisione di costruire una fortificazione in cima al colle più alto per dominare la vista sulle pendici al fine di riunire così le loro forze in un luogo adatto alla difesa “..dove vita civile e sicura dal furore ostile vivere potessero..”.

L’antico castellocastrum esculanum”, fattosi grande e potente, prese il nome di San Ginesio, quasi sicuramente dall’immagine del mimo martire romano rappresentata in un affresco di una edicola nella facciata monumentale della Collegiata. E’ certo quindi che San Ginesio si chiamasse così prima del secolo X°, lo si desume dall’Archivio Vaticano in data 1 luglio 995 dove San Ginesio viene così nominato“..insuper flumenflussoris in colle esculano..”. I primi Rioni del castello furono tre: Rione Brugiano, Rione Alvaneto, e Rione Trensano, Il quarto Rione successivo fu chiamato CAPOCASTELLO o CAPUT CASTRI, ove fissarono la loro dimora i nobili del nuovo Castello. Nel 1278 a San Ginesio si contavano 27.000 abitanti, tra il Duecento e il Trecento il Comune fu uno dei più potenti e temuti dell’intera Marca di Ancona. Fu grande San Ginesio per i fatti d’arme gloriosamente conclusi contro la famiglia Brunforte e nel sostenere gli innumerevoli attacchi dei fermani, i cui imponenti resti dei conflitti sono rimasti per gran parte intatti. Alla eccezionale potenza militare e politica di San Ginesio seguirono anni di decadenza, le discordie interne portarono la città sotto il governo dei Duchi Da Varano al cui dominio succedette ben presto quello degli Sforza, Duchi di Milano. Il territorio del Comune di San Ginesio con i suoi 78 kmq è uno dei più vasti della provincia di Macerata, il centro storico conserva veri e propri monumenti architettonici: la Pieve-Collegiata (1090), che custodisce molte opere d’arte (dal ‘300 ai primi del ‘900), si erge maestosa come unico capolavoro marchigiano di romanico e gotico-fiorito nella piazza centrale intitolata ad Alberico Gentili (1552/1608), illustre giureconsulto sanginesino alla corte di Elisabetta I  d’Inghilterra e padre del diritto internazionale, autore del famoso “De Jure Belli”. Nella piazza centrale il Teatro “G. Leopardi” è situato nel punto in cui sorgeva l’antico Palazzo Defensorale. Quasi contemporanea alla Collegiata è un’altra splendida chiesa (1050) romanico-gotica, si incontra percorrendo la via Capocastello che conduce al Colle Ascarano, la chiesa di San Francesco che custodisce un favoloso ciclo di affreschi di scuola giottesca; nell’attiguo convento ha oggi sede il municipio. Ancora perfettamente conservato l’Ospedale dei Pellegrinio di San Paolo (fine XIII secolo), con i suoi due eleganti ordini di archi in pietra, una delle domus hospitales che davano riparo ai pellegrini in cammino verso Roma o Loreto.  Il Museo civico “S.Gentili” si divide in due sezioni, l’antica e quella moderna, nella prima, situata in una ex chiesa di puro stile romanico, si possono ammirare opere d’arte tra cui spiccano “il matrimonio mistico di Santa Caterina d’Alessandria” del Ghirlandaio e la pala della “Battaglia tra sanginesini e fermani”, icona storica a testimonianza della importanza politica di San Ginesio nella metà del xv secolo; nella seconda si trovano opere di autori contemporanei. Prestigiosi manoscritti e pergamene rendono l’archivio storico di San Ginesio tra i più ricchi delle Marche.

A otto chilometri dal centro storico, in direzione Macerata, si incontra l’Abbazia Benedettina delle Macchie, una delle quattro erette dai seguaci di San Benedetto in questa fitta e verdeggiante vallata. In direzione opposta, s’imbocca la strada che conduce al Monastero di San Liberato fatto erigere tra boschi secolari e ruscelli dai signori di Brunforte nel 1274 per ospitarne le spoglie.

Il territorio di San Ginesio è situato all’interno del Parco Nazionale dei Monti Sibillini in un punto sicuramente nevralgico per un turismo intellettuale e naturalistico.

Le Rievocazioni storiche si concentrano soprattutto in agosto con la settimana di “Medievalia” dal 8 al 15 che inizia con la “Battaglia della Fornarina” e termina con l’assegnazione del “Palio di San Ginesio” (15 agosto), il drappo che ogni anno si aggiudica il Rione vincitore del torneo cavalleresco; qualcosa unisce storicamente San Ginesio alla città di Siena attraverso la rievocazione storica triennale del “Ritorno degli Esuli”, alla quale partecipa una folta delegazione del Palio di Siena.

La stessa storia, che questa volta ci riconduce al nome di San Ginesio, lega la cittadina alla tradizione musicale, il Santo Patrono infatti viene iconograficamente rappresentato con un violino in mano, sia negli affreschi del ‘400 che nei dipinti del ‘600, ecco perché ogni anno l’amministrazione comunale offre un premio ad un violinista che si sia contraddistinto a livello internazionale nel corso dell’anno.

Il Santo Patrono viene festeggiato il 25 agosto, è la festa rumorosa e allegra che conclude ogni anno l’estate ginesina.

 

I riconoscimenti

Il paese, a testimonianza di una perfetta conservazione, vanta marchi nazionali di qualità turistico ambientale:è uno de “I Borghi più Belli d’Italia”, è“Bandiera Arancione” del Touring Club Italiano, è “Comune Amico del Turismo Itinerante”, è “Bandiera Gialla” dell’A.C.T.Italia ed ha un’Area Sosta Camper di Eccellenza Coordinate GPS:N43.10897 E13.316266 (43°06’32.25 N 13°18’58.55 E)

 

San Ginesio dove il gusto del mangiare sano è tradizione

A San Ginesio si trovano intatte le più genuine tradizioni culinarie: la pasta fatta in casa, i salumi, i formaggi, il pane, il miele e i dolci naturali, il vino “San Ginesio doc” sono le specialità del luogo, per non parlare del “Polentone di San Ginesio”, piatto tipico e ormai unico sul territorio perché prodotto con farina di mais quarantino quasi introvabile altrove.

san ginesio_museoMuseo pinacoteca Comunale,
via Merelli (sezione antica), via Capocastello (sezione moderna), tel. 0733 656236. Nell’ex chiesa romanica di San Sebastiano si trovano opere che vanno dalla seconda metà del ’400 al tardo ’600: pitture cariche
del fascino di paesaggi segreti e lontani di Stefano Folchetti, Vincenzo Pagani, Simone de Magistrise altri.

san ginesio_manoscrittiBiblioteca ed Archivio Comunali S. Gentili,
tel. 0733 656022: conserva circa tremila pergamene (la più antica è del 1199), un fondo di “cinquecentine” e oltre tremila edizioni dal XVII al XIX secolo.

Centro Internazionale di Studi Gentiliani,
svolge attività di ricerca sull’opera di Alberico Gentili.

Il Colle in Festa, 1° maggio: sagra dell’enogastronomia locale.

Infiorata,
domenica del Corpus Domini.

Il Ritorno degli Esuli,
prima quindicina di giugno: rievocazione storica triennale del rientro dei trecento ginesini scacciati nel 1450 perché accusati di voler cedere la città ai Da Varano di Camerino.

Medioevalia, 1-15 agosto: feste rionali con contese cavalleresche, apertura di botteghe e antiche taverne, rievocazioni storiche.

Battaglia della Fornarina, ultima domenica di luglio: rievocazione storica.

Palio di San Ginesio,
15 agosto: rievocazione storica durante la quale si svolge la Corsa all’Anello di antichissima tradizione, come il Gioco della Pacca, una sorta di giostra del saracino il cui premio era una “pacca”, cioè la metà di un maiale.

Festa patronale di San Ginesio,
25 agosto: intrattenimenti musicali, artisti madonnari, spettacoli pirotecnici.

Giornate Gentiliane, metà settembre: convegni e corsi di diritto internazionale dedicati ad Alberico Gentili, biennale.

Festival Tango Y Mas…
Festival Internazionale di musica, danza e poesia rioplatense ed oltre – direzione artistica M° Hector Ulises Passarella – 1/15 agosto. Organizzato dalla Corale Bonagiunta da San Ginesio;

Palio della Pacca
13 agosto: rievocazione storica.

Il polentone di San Ginesio si ottiene con la farina di mais locale e si prepara con un sugo composto di cinque carni differenti o in bianco con salsiccia, costate di maiale e funghi.

Dalle dolci colline ginesine, grazie alla passione e all’esperienza di viticoltori della cantina Terre di San Ginesio, provengono i vini Doc San Ginesio Rosso e San Ginesio Spumante a base di vernaccia nera. Esperti norcini, caseari e fornai preparano insaccati, formaggi e prodotti naturali da forno.

Ospitalità

San Ginesio, Le Rondini

B&B Le Rondini

  Contrada Cerreto, 20
  +39 338 8364257
  info@lerondinidisanginesio.it
www.lerondinidisanginesio.it