Presicce
Il trionfo del barocco

Comune di Presicce
(Provincia di Lecce)
Altitudine
m. 80 s.l.m.
Abitanti
6.000 (1.500 nel borgo)

Patrono
Sant’Andrea, 29-30 novembre
info turismo
Ufficio Turistico, palazzo Ducale
tel. 393 1134155
www.comune.presicce.le.it
comunepresicce2009@libero.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Potrebbe derivare dal latino praesidium, a indicare un presidio militare in funzione anti-saracena. Secondo altri, il toponimo rimanderebbe all’abbondanza di acqua (da praesitium, “sorto a causa della sete”).

 

La storia

VII sec., le prime tracce di un insediamento sarebbero legate alla presenza di acqua, sotto forma di falde di superficie, che avrebbe attratto in questo luogo gli abitanti dei vicini casali in tempi di siccità.
1088, il castello normanno di Presicce entra a far parte dei possedimenti del Principato di Taranto; intorno al mastio, nucleo originario del palazzo Ducale, i normanni organizzano le attività produttive e agricole.
XII sec., i monaci basiliani scavano nella roccia intorno alla serra di Pozzomauro cripte e frantoi ipogei per riorganizzare gli abitanti dei casali scampati alle incursioni saracene; di questo primo nucleo abitativo che sarebbe poi diventato Presicce, resta nel giardino di palazzo Coltella una torre di vedetta trasformata in colombaia.
1190, re Tancredi dona Presicce al cavaliere Securo; da lì in poi nella proprietà del feudo si susseguono famiglie della nobiltà locale, come i Securo, i De Specola, i Gonzaga, i Brayda e i Bartilotti.
1481, i saraceni distruggono l’abitato di Pozzomauro.
1532, Presicce è abitata da 110 famiglie.
1630, la principessa Maria Cito Moles trasforma il castello in residenza signorile e vi costruisce i giardini pensili.
1655, il barone Carlo Bartilotti, affacciato al balcone della sua casa per assistere alla sfilata dei carri di Carnevale, è ucciso da un colpo di pistola sparato da un uomo in maschera; da allora i presiccesi sono chiamati “mascarani”.
1709, il feudo passa ai De Liguoro, che tentano una riforma agraria assegnando le terre ai contadini in enfiteusi e promuovendo la produzione di olio d’oliva per l’esportazione a Napoli e in Spagna.
1745, sono censiti 17 “trappeti per triturar olive”.

A Presicce si concentra tutto il sapore del sud. La terra rossa del Salento con i suoi ulivi dai tronchi contorti e i muretti a secco, accoglie il visitatore che già respira libero l’aria del mare. Le masserie fortificate sono un’altra meraviglia, anche se, in qualche caso, la trasformazione in resort con piscina toglie la magia. Per tornare all’autentico, basta entrare nel centro storico e inoltrarsi nel bianco labirinto di spazi in cui si alternano palazzetti nobiliari e cinquecentesche case a corte, insomma il popolo della gleba di fronte ai signori. Le stradine lastricate, pavimentate “a basolato”, si lasciano percorrere con la giusta indolenza, sotto un cielo senza nuvole, e ti portano davanti a un’edicola mariana, a un edificio importante come palazzo Arditi o al giardino pensile di gusto secentesco che macchia di verde le superfici del palazzo Ducale. Ogni palazzo qui ha il suo giardino o cortile, e il suo frantoio ipogeo: sotto la città barocca si nasconde la città della fatica, quella dei frantoi scavati sottoterra per la frangitura delle olive.
Agrumeti e palme nei giardini, luoghi d’incontro degli abitanti nelle sere estive, incamerano la luce che li rende rigogliosi. Al tramonto, dalla colonna di Sant’Andrea prendiamo via degli Angeli per una passeggiata piena di miraggi, al termine della quale c’è il convento degli Angeli, nella campagna dove respira il vento.

La visita del centro storico inizia da via Roma, dagli uffici comunali ospitati nel convento dei padri carmelitani (1590). Nell’attigua chiesa della Madonna del Carmine (seconda metà del XVI secolo) l’altare maggiore scolpito in pietra leccese ha colonne tortili, trafori e bassorilievi nello stile tardo barocco; pregevoli sono il coro settecentesco e tre dipinti di Saverio Lilli, pittore pugliese che fu valido interprete della pittura napoletana settecentesca nel Salento. In Corso Italia, il neogotico castello Arditi è frutto della trasformazione subita nel 1924 dall’originaria struttura settecentesca.
Anche il palazzo Ducale, in piazza del Popolo, è vittima delle modifiche di primo Novecento, evidenti nella merlatura neoguelfa. Niente rimane dell’antico fortilizio di metà Cinquecento; la principessa Maria Cito Moles ci ha però lasciato la cappella dell’Annunziata e il bellissimo giardino pensile, realizzati durante la ricostruzione del 1630. Il giardino, ricco di piante ornamentali, si articola su differenti altezze raccordate da rampe e scalinate, e ha al centro una fontana a forma di conchiglia. Un’altra meraviglia, nei pressi della piazza, è la sfavillante cappella Arditi (1767) che associa le calde tonalità della pietra leccese alle decorazioni rococò. Sotto piazza del Popolo si apre un’altra città, quella dei frantoi ipogei o “trappeti”, interessanti esempi di archeologia industriale. Da ottobre a marzo i “trappetari” restavano chiusi dentro questi antri sotterranei per la frangitura delle olive, con il mulo che metteva in moto la macina e il torchio per la spremitura delle olive. Nel territorio comunale ci sono 23 ipogei, di cui otto nel centro storico.
La colonna votiva che svetta davanti alla chiesa Madre con la statua di Sant’Andrea in cima, è stata posta dai principi Bartilotti agli inizi del Settecento; la balaustra che la circonda è sormontata da quattro figure femminili incarnanti le virtù cardinali. La facciata della chiesa, dedicata al patrono Sant’Andrea, completa nell’eleganza della pietra e nella sobrietà delle decorazioni la bellezza barocca di piazzetta Villani. L’interno è a croce latina a una sola navata, con otto altari laterali che sono un tripudio di stucchi e l’altar maggiore in marmi policromi, di scuola napoletana. Le acquasantiere sono un dono del re Francesco I delle Due Sicilie, sollecitato dal marchese Michele Arditi, il fondatore del Museo Archeologico di Napoli. Un’altra chiesetta, integrata a questa, reca sull’architrave la data 1575 ed è detta “dei morti” per i sepolcri sotterranei che contiene. Anteriore alla chiesa Madre, edificata tra il 1776 e il 1781, è il campanile, in stile rinascimentale perché parte integrante del precedente luogo di culto. Gli edifici di via Gramsci, espressione delle famiglie benestanti grazie al commercio e alle arti liberali, sono inframmezzati alle corti in cui vivevano i contadini, come quella lunghissima del rione Corciuli nella parte più antica dell’abitato. Nelle case a corte, di origine cinquecentesca, uomini e animali vivevano in simbiosi, e l’architettura era fatta per consentire alla comunità di svolgere le proprie funzioni. Gli stretti vicoli confluiscono negli slarghi scoperti in cui sono posti il pozzo e la pila (il lavatoio in pietra per lavare i panni), e generalmente le corti hanno doppia uscita. Corte Soronzi, fulcro del rione omonimo, fu costruita nel Seicento da un membro della famiglia Pepe. Sul portale d’ingresso poggia un terrazzino con un’elegante balaustra traforata.
In via Gramsci incontriamo il palazzo Lia con il portale che denota decoro borghese, palazzo Valentini con due stemmi di famiglia di metà Cinquecento e la casa turrita di fine Cinquecento, un po’ fortezza e un po’ palazzetto gentilizio. Attraverso il rione Padreterno si arriva in via Vespucci, dove il rinascimentale palazzo Adamo-Izzo mostra il suo bel giardino. Tornati in piazza del Popolo, prendiamo via Castello, su cui si affaccia palazzo Alberti, dall’elegante facciata d’inizio Novecento decorata da una fascia di maioliche napoletane e da un balcone ad archi intrecciati.
Dalla piazzetta Villani imbocchiamo via Marchese Arditi, la più bella del centro storico. Qui troviamo il palazzo Colella Bisanti, con ampio giardino e torre colombaia in cui sono incise le date di costruzione (1563) e di ampliamento (1770) dell’edificio; il settecentesco palazzo Villani, rivestito di bugnato e grande tanto da abbracciare un intero isolato; la cinquecentesca casa Cesi, dimora dei figli dei feudatari Bartilotti; casa Rollo, anch’essa del Cinquecento, dotata di un nascosto giardino in fondo a un lungo andito; palazzo Arditi, costruzione di fine Seicento in cui nacque il marchese Michele Arditi; e infine palazzo Seracca, della stessa epoca del precedente o di qualche decennio più giovane, custode, come tanti altri edifici del borgo, di un cortile interno annunciato da un gioco di archi. L’ultimo palazzo davanti al quale sostiamo è casa Cara in via Garibaldi, che una lapide nel cortile data all’anno 1601; vi è anche un’iscrizione che invita a non pensare all’abitazione terrena, bensì a quella celeste.

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Piaceri e Sapori

Cicloturismo in campagna e attività balneari lungo la costa protetta da Gallipoli a Capo Santa Maria di Leuca.

A Presicce, Città dell’Olio e Città degli Ipogei, tutto ruota intorno all’oro giallo, al quale è dedicata una festa.
I frantoi sotterranei da visitare sono quelli di piazza del Popolo, di vico Sant’Anna e di via Gramsci. Oltre ai monumenti, nel centro storico bisogna vedere “li vecchi curti”, le case a corte nei rioni Corciuli e Padreterno. Le principali si trovano in via E. Arditi, in vico Matteotti (1581), in vico Sant’Anna e in via Anita Garibaldi.
Su un’altura della serra di Pozzomauro è posta la piccola chiesetta rurale con facciata a capanna della Madonna di Loreto, di origine basiliana.
Dietro la chiesa, una cripta bizantina è stata trasformata in frantoio ipogeo.
La campagna intorno a Presicce mostra immense distese di ulivi e masserie (corti dove un tempo abitavano più famiglie, sotto il dominio di un feudatario), alcune fortificate in seguito alle invasioni saracene e turche, come le masserie La Casarana, Del Feudo e Tunna, tutte cinquecentesche.
La masseria de lu Peshcu è del Seicento e la Monaci è ottocentesca.
Nel Settecento accanto alle masserie sorgono le ville di campagna dei proprietari terrieri, chiamate “casine”, come Casina degli Angeli (1778)
e Casina Celle.

Museo della Civiltà Contadina,
piazza del Popolo, tel. 339 7474418, www.museodellaciviltacontadina.net: comprende circa 300 suppellettili e attrezzi da lavoro distribuiti in diverse sale tematiche, appartenuti a contadini, maniscalchi, falegnami, fabbri, bottai, ciabattini, muratori, frantoiani, tessitrici.

Festa della Madonna del Carmine,
16 luglio. Presicce in Mostra, penultima domenica di Luglio e prima domenica d’Agosto: apertura al pubblico dei giardini delle dimore signorili, delle case a corte e dei frantoi ipogei del centro storico, con mostre, musica (pizzica e “serenate d’amore”) e degustazione di piatti salentini.

I Colori dell’Olio,
17-18-19 agosto: degustazioni guidate, visita al borgo e musica popolare; www.presicceicoloridellolio.it

Festa del Patrono,
29-30 novembre: in onore di Sant’Andrea, la sera prima, si fa un grande falò in piazza chiamato “la focareddha”, seguito dai fuochi d’artificio. Durante la Novena del Santo Patrono, dalle quattro del mattino sino all’alba, “Lu Tamburreddhu” suona per le strade del paese secondo un’antica tradizione.

Presepe Vivente,
periodo natalizio: realizzato nel centro storico o nel convento di Santa Maria degli Angeli.

Il pesce fritto, collegato al culto di Sant’Andrea. A ogni vigilia di festa si preparano le “pittule” salentine, frittelle di pasta lievitata, da condire con gamberetti, baccalà, verdure o “alla pizzaiola” con olive, capperi, pomodorini.

L’olio extravergine d’oliva prodotto a Presicce ha gusto intenso, armonioso e fruttato. La lavorazione tradizionale prevede che le olive siano spremute a freddo con il torchio su dischi di pietra chiamati fisculi.

Ospitalità

Presicce, Corte Terra Signura

B. &. B. Corte Terra Signura

Una vacanza in una tipica corte del ‘600.

Via Matteotti, 97/H
 +39 349 8321729 – 328 3731555
www.corteterrasignura.it

Presicce, Antica Masseria Pescu

Antica Masseria Pescu

Nel cuore del Salento, un’incantevole location a due passi dal mare.

Via Vicinale del Pesco snc
 +39 347 3036942
www.anticamasseriapescu.com