San Marco D’Alunzio
Lezioni di storia dell’arte

Comune di san marco d’alunzio
(Provincia di Messina)
Altitudine
m. 548 s.l.m.
Abitanti
2202 (900 nel borgo)

Patrono
San Marco Evangelista e San Nicola di Bari, 31 luglio
info turismo
Ufficio turistico, tel. 0941 797339.
uff.turistico@comune.sanmarcodalunzio.me.it
cultura.istruzione@comune.sanmarcodalunzio.me.it
www.comune.sanmarcodalunzio.me.it

Lo spirito del luogo

Il nome

L’antica (Alòntion) greca divenne Haluntium con i Romani, mentre i Bizantini la chiamarono Demenna e i Normanni San Marco; nel 1867 prese il definitivo nome di San Marco d’Alunzio.

 

La storia

IV sec. a.C., abitato da siculi e sicani, il luogo è ellenizzato da una popolazione proveniente dalla Grecia, che costruisce il mito di una derivazione dal nocchiero che accompagnò Enea sulle coste della Sicilia; la città prende il nome di Alòntion, batte moneta, è cinta da mura (di cui è riconoscibile qualche tratto nei pressi della Porta Sant’Antonio) e si arricchisce di templi tra cui quello di Eracle, in seguito trasformato in chiesa cristiana.
III sec. a. C., con l’arrivo dei romani in Sicilia prende il nome di Haluntium, è città “decumana”, e in seguito, in età augustea, diviene Municipium Aluntinorum, così come sta scritto su due lapidi ritrovate; nel periodo di Cicerone subisce i soprusi di Verre, che s’impadronisce dei beni della città come argento cesellato e vasellame; Haluntium diventa fiorente grazie al commercio di vino e olio.
VI sec. d.C., i bizantini cambiano nome alla città che diventa Demenna e, insieme, il centro principale di tutto il Val Demone sia dal punto di vista culturale che religioso; di questo periodo ci restano gli affreschi custoditi nel Museo delle Arti Figurative Bizantine e Normanne.
IX sec., più volte fermati dai demeniti, alla fine gli arabi riescono a espugnare la città e costruirvi una moschea nei pressi dell’attuale chiesa Matrice; con gli arabi si sviluppano l’agricoltura e i commerci.
1061, i normanni occupano il territorio e lo ribattezzano San Marco; Roberto il Guiscardo fa costruire un grande castello intorno al quale cresce l’abitato; nel 1081 San Marco passa sotto il dominio di Ruggero; il borgo non è dato in feudo ma resta dipendente dal Regio Demanio; dal 1090 al 1112 il castello, ben difeso e fortificato, diventa la residenza degli Altavilla.
XIII-XIV sec., convivono a San Marco una comunità ebraica composta di 350 anime, un nucleo latino e uno greco; intorno al 1320 re Federico d’Aragona concede San Marco al fratello Sancio e, dopo alterne vicende, nel 1398 re Martino di Sicilia dona in feudo il borgo ad Abbo Filangieri della potente famiglia normanna; la dinastia dei Filangieri termina con Giuseppe Antonio nel 1507, quando il feudo passa a Ottavio Lanza.
1572, estinto il casato dei Lanza, il feudo ritorna ai Filangieri, il cui dominio si protrae fino al 1804.

Lezioni di storia dell’arte: ventidue chiese, un museo archeologico e uno di arte sacra, rovine di un tempio ellenistico, ruderi normanni, affreschi bizantini, vasi greci d’argento a rilievo. È un museo a cielo aperto, questo antichissimo paese della provincia di Messina, alto sui Nebrodi, dai quali domina la costa tirrenica da Cefalù a Capo d’Orlando. Di qui sono passati tutti: vi ha lasciato l’impronta il dio Ercole nel suo tempio; dopo i greci, ecco i romani, e quindi bizantini, arabi, normanni. Le pietre di marmo rosso di San Marco ci raccontano la storia millenaria di un paese che anche nelle murature più ordinarie rivela materiali di architetture di epoche diverse, in una commistione culturale che è il fascino stesso della Sicilia.

Nella parte più alta dell’abitato si scorgono i ruderi del castello di San Marco fatto edificare da Roberto il Guiscardo a partire dal 1061 sui resti di una fortificazione preesistente. Fuori delle mura, prima di entrare nel centro storico, si nota in posizione isolata la chiesa di San Marco, edificata sopra il tempio di Ercole (IV sec. a.C.), del quale non restano che pochi blocchi in pietra tufacea.
La chiesa, totalmente scoperchiata, conserva i muri in pietra a vista e un portale rifatto. Tra le ventidue chiese ancora presenti sul territorio, segnaliamo le più interessanti. San Teodoro, chiamata anche Badia piccola, è sorta nel XVI secolo sui resti di una cappella bizantina, ha pianta a croce greca e ciascun braccio quadrato termina in una cupoletta. L’interno è decorato da magnifici stucchi nello stile di Giacomo Serpotta.
Il monastero delle Benedettine, edificato nel 1545, è stato di recente ristrutturato per accogliere il Museo bizantino-normanno.
Al piano terra sono state riportate alla luce due delle tre absidi appartenenti alla Cappella dei Quattro Dottori (XI sec.), decorate da splendidi affreschi bizantini: molto ben conservati quelli dell’abside destra; nel catino appare una Madonna dalle delicatissime mani (non se ne vede purtroppo il volto) e, nella fascia sottostante, divisa da una netta demarcazione che simboleggia la separazione tra il cielo e la terra, i Quattro Dottori della chiesa ortodossa – San Giovanni Crisostomo, San Gregorio Nazianzeno, San Basilio Magno e Sant’Attanasio – si stagliano su uno sfondo blu intenso. In San Giuseppe è allestito un Museo Parrocchiale che custodisce arredi sacri, reliquiari in legno, una Vergine Odigitria in legno policromo, una bella statua lignea della Maddalena (XVII sec.) e una tela della Deposizione (XVIII sec.).
La chiesa della Madonna Annunziata, situata all’inizio del paese come a guardia dell’abitato, fu costruita probabilmente sui resti di un tempio pagano ma nel corso dei secoli ha subito diverse trasformazioni, alcune delle quali, sono documentate da affreschi bizantini ritrovati sotto l’intonaco dei muri. È una chiesa piccola e a una sola navata che custodisce una bellissima statua della Vergine in marmo bianco di Carrara del XV secolo sul cui piedistallo, in bassorilievo, è raffigurata una città medievale; le mani e la testa della statua sono in gesso perché le originali sono andate distrutte durante un’incursione saracena.
Percorrendo il centro storico lungo la centrale via Aluntina, s’incontra trova la chiesa Madre di San Nicolò, con una sobria facciata arricchita soltanto da tre portali in marmo rosso locale, utilizzato a profusione anche all’interno.
Più avanti, in piazza Sant’Agostino, si trova Santa Maria delle Grazie, che custodisce il monumento funerario dei Filangieri, opera di Domenico Gagini (1481), con una bella statua giacente dall’espressione dolce e serena. Ci si lascia sulla destra la chiesa di San Basilio, settecentesca, di cui si conservano i resti di un loggiato ad archi acuti, e si arriva alla chiesa dell’Ara Coeli, secentesca, che presenta un portale affiancato da colonne scanalate e arricchito da volute e decorazioni floreali. All’interno, la Cappella della Santissimo Crocefisso, decorata con begli stucchi serpottiani raffiguranti santi, vivacissimi putti, angeli e ghirlande di frutta, custodisce un espressivo Crocefisso ligneo secentesco di scuola spagnola.
La chiesa di San Salvatore, detta Badia Grande poiché vi era annesso un importante monastero di suore benedettine fondato dalla regina Margherita di Navarra, ora diroccato, sorge isolata in direzione del campo sportivo. L’elegante portale, in marmo aluntino, è impreziosito da colonne, angeli e putti. All’interno si è accolti da un tripudio di angeli che suonano le trombe, figure allegoriche, putti che giocano e sostengono drappi, cartigli e ghirlande di fiori; la ricchezza di fregi e decori di scuola serpottiana e della decorazione a stucchi culmina nel sontuoso drappo che scende dal baldacchino ligneo, posto sul tabernacolo dell’altare maggiore in legno dorato, opera di don Corrado Oddo del 1704.

Piaceri e Sapori

Escursioni nel Parco dei Nebrodi e, per gli amanti del mare, un tuffo nelle acque di Torrenova, Sant’Agata Militello e Capo d’Orlando che distano rispettivamente 7, 15 e 20 Km.

Il borgo è compreso nel Parco dei Nebrodi. Dunque, aria pura e vedute mozzafiato con le isole Eolie all’orizzonte, se non fosse per la speculazione edilizia che preme sulla costa. Là dove lo sguardo non incontra più i tersi panorami greci, ci si può consolare con il kòttabos, un gioco, uno strumento ludico, rinvenuto in una tomba della necropoli del III secolo a.C. e custodito nel museo bizantino-normanno.

Museo della Cultura e delle Arti Figurative Bizantine e Normanne,
ospitato presso l’ex monastero delle Benedettine, si articola in tre sezioni, Archeologia, Arti figurative bizantino-normanne e Medioevo nei Nebrodi. La sezione archeologica comprende reperti ceramici e un ricco lapidario di epoca greco-romana, e vanta tra i pezzi più interessanti un’ara sacrificale dedicata ad Augusto. La sezione sulle arti figurative bizantino-normanne è posta nell’ex chiesetta detta dei “Quattro Santi Dottori della chiesa d’Oriente” per degli affreschi che raffigurano questi personaggi della chiesa orientale. Qui è stato ricostruito il ciclo pittorico proveniente dall’abside centrale della chiesa normanna di San Salvatore extra moenia; nello stesso salone è custodito un altro affresco proveniente dalla ritrovata chiesetta dedicata a San Basilio di Cesarea. La sezione Medioevo nei Nebrodi comprende alcuni reperti e una ricca documentazione iconografica sui principali aspetti dell’architettura, della scultura, delle arti minori e della cultura dell’intera area nebroidea fino al XIV-XV secolo. È inoltre possibile visitare virtualmente il Museo Bizantino e Cristiano di Atene, grazie a due postazioni multimediali. Infine, nell’area circostante il museo e la chiesa di San Teodoro sono state rinvenute alcune cisterne di età ellenistica e un pavimento a mosaico ellenistico-romano che, opportunamente illuminati, fungono da itinerario esterno all’edificio.

Museo Parrocchiale di Arte Sacra,
allestito nella chiesa di San Giuseppe, ospita circa 300 pezzi provenienti dalle chiese aluntine, tra i quali argenti liturgici, stemmi nobiliari scolpiti su marmo, statue lignee, paramenti sacri, risalenti al periodo che va dal XV al XVIII secolo.

Museo Brasiliano,
collocato presso il convento dei Frati Minori Cappuccini, presenta una collezione di minerali, fossili e altri reperti provenienti dal Brasile.

Festa di San Basilio Magno,
2 gennaio.

Festa del Crocefisso di Aracoeli,
ultimo venerdì di marzo:il crocefisso è portato in processione da 33 babbaluti (incappucciati e vestiti con un saio blu) secondo una tradizione che si ripete dal 1612; nel pomeriggioil Cristo viene posto nel sapurcu, un mausoleo allestito con drappi rossi e gialli e illuminato da centinaia di candele, che rappresenta il Pretoriodi Pilato e che da terra s’innalza fino alla cupola della chiesa dell’Aracoeli.

Venerdì Santo,
processione con le Verginelle e gli Angioletti che, insieme alle Pie Donne accompagnano il Cristo deposto nell’urna.

Festa dei Santi Patroni,
25 aprile.

Estate Aluntina,
luglio e agosto.

Festa dei Santi Patroni San Marco Evangelista, San Nicola di Bari e San Basilio Magno,
dal 30 luglio al 2 agosto: vari eventi, tra cui la processione di San Basilio tra decinedi torce (ceri alti un metro ornati di basilico, fiori, nastri e foulard) portate dai devoti che precedono e seguono la vara; le collure (ciambelline di pasta azzima) benedette distribuite ai fedeli; l’entrata r’addauru del 31 luglio presso la Badia Piccola, con i ragazzi che addobbano alberelli d’alloro.

Maccheroni al tegamino e pasta fatta in casa, lattupitte (frittelle di pasta di pane poco lievitata) e grigliate di carne e di pesce. Le numerose pasticcerie offrono cannoli siciliani, pignolata, biscotti al latte e al vermouth.

Il salame San Marco è una produzione tipica il cui segreto sta nella qualità delle carni di maiale e nella giusta proporzione degli altri ingredienti. C’è chi fa risalire la tradizionale lavorazione ai colonizzatori normanni.