Santa Severina
Suggestioni bizantine e normanne 

Comune di santa severina
solo centro storico
(Provincia di Crotone)
Altitudine
m. 325 s.l.m.
Abitanti
2500 (1000 nel borgo)

Patrono
Santa Anastasìa, 29 ottobre
info turismo
Cooperativa Aristippo, tel./fax 0962 51069, dgcba@tin.it
Pro Loco Siberene, tel. 0962 51598
www.comune.santaseverina.kr.it

Lo spirito del luogo

Il nome

Con il nome greco di Siberene, l’abitato è documentato come città dell’Enotria già nel V secolo a.C. Ignoto è invece quando il sito cambia nome. Due le ipotesi: la latinizzazione del nome in Severiana/Severina, con l’appellativo di Santa aggiunto dai Bizantini dopo la riconquista della città nell’886. Oppure una Santa Severina già venerata dai Bizantini, alla quale essi avrebbero dedicato la nuova patria.

 

La storia

V sec. a. C., è documentata da Ecateo di Mileto l’esistenza di Siberene tra le città della Magna Grecia.
VIII sec. d.C., il luogo diventa un avamposto dell’impero di Bisanzio, che vi costruisce un kástron sulla parte più elevata dello sperone roccioso.
IX sec., elevata a sede metropolita di Bisanzio, vi prende residenza l’arcivescovo.
840, la città è espugnata dai Saraceni.
886, i Bizantini la riconquistano, guidati da Niceforo Foca, valoroso generale al servizio di Basilio I.
1075, il normanno Roberto il Guiscardo, dopo un assedio durato due anni, si impadronisce di Santa Severina. Con i Normanni prende avvio la costruzione del castello.
La popolazione, che era di origine e di rito greci, è costretta a latinizzarsi.
1450 ca., vi immigrano gruppi di Albanesi.
1466, la città passa sotto il controllo degli Svevi.
1496, Santa Severina in mano agli Aragonesi viene infeudata ed elevata a sede di contea.
1503, Andrea Carafa, celebre condottiero e viceré di Napoli, ottiene da Federico d’Aragona il titolo di conte e la signoria di Santa Severina.
1510, un editto del viceré spagnolo don Pedro di Toledo ordina la cacciata degli Ebrei.
XVII-XVIII sec., il borgo diviene feudo di diverse famiglie nobili (Ruffo di Calabria, Sculco e Gruther) fino al 1806, quando con l’abolizione della feudalità entra a far parte del Regno di Napoli.
1783, un terremoto riduce a rovine il rione Grecìa.

E’ il vento, che spira da diverse direzioni, soffia sugli ori bizantini, sussurra le preghiere dei santi mo­­naci, muggisce tra le antiche pietre, l’anima di questo borgo.
Il vento gli gira intorno, diverso in ogni stagione, trasportando gli effluvi profumati della Sila e del mare. Al centro della piazza, come un cuore instabile, c’è la rosa dei venti. Gli stessi abitanti si sentono votati allo spaesamento e all’emigrazione, sollevati dal vento e trascinati nei più lontani punti del globo. E un vorticoso mulinello di pensieri avvolge il visitatore, quando arriva qui, sulle tracce dell’antica Siberene, alla ricerca di suggestioni bizantine e normanne.

Il borgo sorge su uno sperone di tufo che domina la vallata del fiume Neto. In certi giorni, all’alba, quando la foschia avvolge la valle fin sotto la base rocciosa che lo sorregge, assomiglia a una grande nave di pietra. Una nave nel vasto mare della storia, dove ancora luccicano tante presenze.
A testimonianza della dominazione bizantina, rimane il quartiere della Grecìa, nella zona orientale, praticamente intatto dal punto di vista urbanistico, dove le case sono tutte abbarbicate sullo sperone roccioso (quelle delle famiglie più agiate in cima al colle, le altre scavate nella roccia) da cui si dispiega il panorama del Marchesato. E contiguo alla Grecìa vi è il rione della Iudea, abitato dagli ebrei fino alla loro espulsione nel 1510. Dal secolo IX fino all’XI la città conobbe il periodo di massimo splendore: il battistero, la vecchia Cattedrale, la chiesa di Santa Filomena e altre rovine sparse sul territorio, sono le testimonianze più appariscenti del periodo di Bisanzio. Il Battistero, cui si accede da una porticina della Cattedrale, è il più antico monumento bizantino della Calabria: realizzato tra VIII e IX secolo, a base circolare con croce greca inserita, in origine era un martyrium e solo più tardi fu adibito a battistero. Il fonte battesimale originario si trova al centro; il portale ogivale in pietra è di epoca sveva; l’interno ha purtroppo perduto i colori della decorazione bizantina. La chiesa dell’Addolorata, risalente ad epoca pre-normanna, sorge sui resti dell’antico vescovado e conserva numerosi elementi della vecchia cattedrale consacrata nel 1036. L’interno a tre navate, edificato nel XVII secolo, custodisce un bellissimo altare barocco. La chiesa di Santa Filomena, interessante esempio di architettura bizantino-normanna, è una costruzione dell’XI secolo formata da due cappelle sovrapposte a pianta rettangolare, con una cupoletta adorna di colonnine (motivo tipico delle costruzioni armene) e due portali ogivali normanni. Quella che un tempo era la chiesa del Pozzoleo, restaurata, oggi funge da cripta di Santa Filomena. Conteneva una bella acquasantiera di marmo pario, oggi nel Museo Diocesano.
Lo stesso castello, maestoso e imponente, è stato eretto nel 1076 dai Normanni sui resti di una precedente fortificazione bizantina. Lo spirito di Roberto il Guiscardo è stato cancellato nel 1496 quando Andrea Carafa decise di ampliare, e in parte ricostruire, il maniero, il quale subì poi altri restauri ad opera delle nobili famiglie che lo abitarono, i Ruffo, gli Sculco e i Gruther. Nel 1905 il castello è stato acquistato dal Comune che, recentemente, lo ha riportato all’antico splendore. Opera militare tra le più complesse e belle della Calabria, è composto da un mastio quadrato, quattrocentesco, con quattro torrioni angolari in corrispondenza dei quali si trovano quattro bastioni sporgenti. Cinto da possenti mura merlate e circondato su tre lati da un fossato, contiene intricati labirinti sotterranei e scuderie con resti di affreschi medievali. Magnifiche decorazioni a stucco e dipinti barocchi, opera di Francesco Giordano, ornano i grandi saloni della roccaforte. Dal belvedere costruito nel 1535 da Galeotto Carafa si contempla tutto il Marchesato fino a Crotone e al mar Ionio. Eretta tra 1274 e 1295 da Ruggiero di Stefanunzia, la cattedrale ha un impianto a croce latina a tre navate.
Della struttura originaria resta il portale, mentre un’epigrafe posta sulla facciata ricorda il rifacimento iniziato nel 1705 dall’arcivescovo Berlingieri. Un’ulteriore iscrizione dedica la chiesa a Santa Anastasìa, patrona del paese. Seicentesca è anche la chiesa di Sant’Antonio, col bel portale in tufo e all’interno il sacello dei duchi Sculco (1666) e due cicli di affreschi rappresentanti la vita di San Francesco d’Assisi e quella di Sant’Antonio da Padova. La Cattedrale a nord e il castello normanno a sud sono le due importanti emergenze architettoniche del “Campo”, nome col quale gli abitanti di Santa Severina chiamano la propria piazza, per antica memoria di un suo uso militare come piazza d’armi. Separati dal castello da un profondo fossato, due spuntoni rocciosi formano un belvedere che si affaccia su un suggestivo scenario che spazia dai monti della Sila al mare Ionio.

Guarda tutti i video sulla pagina ufficiale Youtube de I Borghi più belli d’Italia.

Piaceri e Sapori

Passeggiate nel centro storico o lungo i sentieri di Monte Fuscaldo con spettacolari vedute panoramiche, caffè in piazza Campo, musica tutte le sere durante l’estate, escursioni con il Gruppo di Educazione Ambientale che ha sede ai piedi di Monte Fuscaldo.

Museo diocesano di Arte sacra,
ha sede nel palazzo arcivescovile ed è uno dei più interessanti musei di Calabria. Gli oggetti conservati consentono di ricostruire l’importanza di Santa Severina come centro religioso nei vari momenti storici. Vi è esposto il tesoro della Cattedrale: paramenti, arredi sacri e documenti ecclesiastici, il più antico dei quali è una bolla papale di Lucio III del 1184. Pregevole un dipinto di gusto bizantino dell’VIII-IX secolo raffigurante il volto di Cristo.

Archivio storico diocesano e Biblioteca diocesana,
sempre nel palazzo arcivescovile, custodiscono un patrimonio inestimabile per la storia dell’intera Calabria. L’Archivio, continuamente meta di studiosi, conta centinaia di pergamene e manoscritti che raccontano le vicende della Metropolia bizantina e delle singole parrocchie, la Biblioteca raccoglie materiale prevalentemente religioso.

Museo archeologico,
è ospitato in alcune sale del castello e comprende materiali (monete, bronzi, ceramiche) che permettono di ricostruire le vicende della cittadina dai Normanni fino all’inizio del secolo scorso. Attualmente chiuso per restauro.

Centro Documentazione e Studi sui Castelli e le Fortificazioni della Calabria, nel bastione dell’Ospedale, il Centro è un punto di riferimento per gli studiosi delle strutture militari calabresi. Pannelli didattici illustrano le diverse tipologie di architetture militari.

Processione del Cristo Morto,
la passione rappresentata per le vie del borgo, il Venerdì Santo.

Festa di Sant’Antonio,
11-12-13 giugno.

Estate Sanseverinese,
manifestazioni musicali, teatrali, cinematografiche e sportive in piazza Campo e al castello, da luglio a settembre.

Suono italiano per l’Europa,
stage nel castello e concerti dei musicisti italiani inseriti nella Orchestra Giovanile Europea (European Union Youth Orchestra), seconda decade di settembre.

È la pasta “chjna”, rigatoni al forno ripieni di formaggio provola e salsiccia.

L’aranciaru, l’arancia – nome col quale è stato identificato per secoli il santaseverinese – ha qui, per le caratteristiche del terreno, qualità organolettiche esemplari che lo portano nei migliori ristoranti e nelle più importanti mostre di frutti.